Max Payne

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.


Max Payne, serie di videogiochi composta da tre titoli, i primi due capitoli sviluppati da Remedy e distribuiti da Rockstar North e il terzo capitolo sviluppato da Rockstar Vancouver e pubblicato dalla Rockstar Games.

Citazioni da Max Payne[modifica]

  • Erano tutti morti. L'ultimo colpo fu come il punto esclamativo a chiusura di quello che era successo. Allentai la presa sul grilletto. Era tutto finito.
  • La vita mi sorrideva... Il sole al tramonto di una sera d'estate, l'odore dell'erba appena tagliata, le risate dei bambini che giocano. Una casettina nel New Jersey, al di là del fiume, una bella moglie e una bimba incantevole. Il sogno americano divenuto realtà. I sogni però possono trasformarsi in incubo senza il minimo preavviso...
  • Il sole aveva concluso il suo cammino, mentre l'oscurità si faceva spazio nel cielo come in un tetro presagio.
  • Lo spettacolo non mi piacque fin dall'inizio... anche se mi avevano riservato un posto in prima fila.
  • Qualcosa di sinistro e orribile era stato dipinto sul muro... [Max Payne mentre osserva il simbolo della Valchiria disegnato sul muro di casa] Una siringa: un emblema impregnato di significati diabolici.
  • Tutto ciò era successo tre anni fa. La mia vita stravolta per sempre nel giro di un minuto. Gli assassini erano strafatti di una nuova e potentissima droga sintetica di nome Valchiria. Dopo il funerale, dissi ad Alex che avrei accettato il trasferimento alla DEA.
  • Ci vollero tre lunghi anni prima di trovare una pista valida per il caso Valchiria. Finalmente un informatore ci disse che Jack Lupino, un malavitoso affiliato al clan dei Pulcinello, era a capo dell'operazione. E fu così che mi ritrovai infiltrato in una delle peggiori famiglie mafiose di New York.
  • Fuori, la città sembrava un mostro crudele avvolto da una gelida oscurità. Stavo cercando di risalire dai pesci più piccoli fino alla cima... a chi gestiva il giro della droga. Alex e B.B. erano i miei unici contatti alla DEA. I soli al corrente della mia missione. [B.B. che parla al telefono con Max] Parla B.B... abbiamo scoperto qualcosa su Jack Lupino. Devi incontrarti subito con Alex... alla stazione di Roscoe Street.
  • Non avevo più visto Alex da quando lavorava sotto copertura.
  • Infuriava una vera tempesta di neve… piovevano proiettili di ghiaccio come se il cielo volesse vendicarsi della terra. Tutti cercavano un riparo, come se non ci fosse più un domani... Non che la situazione in metropolitana fosse migliore...
  • Provai una sensazione strana, come un improvviso montante in piena faccia. C'era qualcosa che non andava...
  • La mia Beretta si agitava dentro l'impermeabile, ma le porte si erano già chiuse alle mie spalle: troppo tardi per scendere. Prossima fermata: Stazione di Roscoe Street... e Alex.
  • La stazione era avvolta nell'oscurità ed Alex sembrava un fantasma di cui si era persa ogni traccia. Dovevo trovarlo in fretta.
  • La stazione di Roscoe Street era impregnata di odori di morte. Dovevo trovare Alex e farlo in fretta.
  • Il treno si illuminò come un albero di Natale. Era tornata la corrente.
  • La porta arrugginita conduceva a una zona abbandonata, chiusa fin dagli anni quaranta. Qualcosa di grosso stava accadendo a Roscoe Street. Forse per questo Alex mi voleva incontrare qui... o forse no. In un modo o nell'altro dovevo scoprirlo..
  • [Il telefono squilla]
    Max – Dal vivo, direttamente dalla scena del crimine.
    Bravura – Chi parla?
    Max – Posso saperlo anche io?
    Bravura – Vice procuratore Jim Bravura della Polizia di New York. Dovete interrompere ogni attività criminale ed arrendervi immediatamente.
    Max – Certamente Jim. Ne ho parlato ai ragazzi e siamo tutti molto dispiaciuti. Non lo rifaremo più.
  • Trovarsi invischiato in una rapina in banca non avrebbe certo giovato alla mia reputazione.
  • E così i rapinatori cercavano i certificati azionari della Aesir Corporation. Del cui recente successo commerciale si era occupata ogni trasmissione e rivista del Paese.
  • Alex era l'unico supporto che avevo da tre anni. A quel punto ero rimasto completamente solo. Doveva aver scoperto qualcosa di grosso, e a Jack Lupino la cosa non era andata a genio.
  • Lupino gestiva il suo giro di sesso, droga ed estorsioni da uno squallido hotel di un quartiere malfamato.
  • La polizia di New York stava arrivando. Potevo sentire il crescendo delle loro sirene. Lupino pensava di avermi in pugno eliminando Alex e facendo credere a tutti che fossi stato io. Di sicuro aveva tutta la mia attenzione.
  • Decisi di entrare nell'hotel. Un edificio decrepito ed incrostato, frequentato da delinquenti di strada e prostitute dall'aria stanca.
  • Adottai il mio celebre ingresso alla Bogart, senza guardare in faccia nessuno. Alla reception c'erano un paio di avanzi di galera, con uno sguardo assassino: i fratelli Finito.
  • A: – Signore e Signori, il dolore fatto persona.
    B: – Il Massimo del dolore! [Pain to the Max nell'originale]
    Max: – Mi fate morire voi due…. Le inventate da soli o avete un suggeritore ufficiale di stronzate? Lasciate perdere, era una domanda retorica. Ho qualcosa per il grande boss. Lupino è in casa?
    A: – Dipende da chi lo cerca. Un amico oppure un fottuto doppiogiochista. Non rispondere. È una di quelle INUTILI domande retoriche. Lupino non è qui ma vorrebbe dirti addio.
  • Lupino non era in quell'hotel fatiscente. In compenso m'imbattei nei fratelli Finito.
  • La mia copertura era saltata e le porte si chiusero alle mie spalle, mentre venivo salutato da una cascata di proiettili.
  • Avevo incontrato Lupino una sola volta, questo perché gran parte del suo racket veniva gestito dal suo fedele braccio destro, Vinnie Gognitti.
  • Gognitti era uno schizzato iperteso perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. Aveva il cervello per gestire un business di questo tipo, ma gli mancavano le palle. E così finiva per scaricare la tensione su squillo da quattro soldi.
  • [Vinnie Gognitti nella lettera ai fratelli Joey e Virgilio Finito] Il Piano-V avrà luogo nell'hotel. Le parole esatte di Jack sono state: "Vinnie, a te gli onori della casa". Rico Muerte sarà anche lui della partita. Se qualcosa andasse storto, siamo tutti morti. Trattate questo tizio con la dovuta attenzione: qualunque cosa voglia, dategliela. Non facciamo casini o siamo finiti.
  • Il Piano-V significava una sorveglianza extra, porte sbarrate e un sacco di bifolchi dal grilletto facile. Non avevo visto niente di interessante, ma questo poteva non significare nulla. Rico Muerte era il classico duro spietato. "313", i Finito avevano scribacchiato il numero di stanza di Rico ai margini del foglietto.
  • [Il notiziario alla radio] Nella conferenza di oggi, il sindaco ha confermato come la droga Valchiria rappresenti un chiaro pericolo per i cittadini di New York e come il problema debba essere affrontato con la massima urgenza. La crisi Valchiria, che sta sconvolgendo la città, si aggrava oggi con l'omicidio dell'agente speciale della DEA Alex Balder, freddato con una raffica di colpi a bruciapelo. Il killer è stato identificato come Max Payne. Il cappio si sta stringendo attorno a questo pericoloso criminale in fuga, ormai braccato da mezza polizia di New York.
  • [Dopo essere stato identificato come assassino alla radio] Avevo appena avuto il mio quarto d'ora di notorietà.
  • Non eravamo riusciti in alcun modo a collegare Angelo Puncinello, capofila dell'ononima famiglia, alla droga Valchiria. Tutte le tracce sembravano portare a Jack Lupino.
  • La lettera nella camera portava la firma di Angelo in persona. Era il primo indizio che il gran capo fosse in qualche modo coinvolto.
  • [Angelo Puncinello nella lettera a Rico Muerte] Dopo il gran casino di Chicago, dovete ringraziare solo i Puncinello se non marcite ancora in galera. È arrivato il momento di ricambiare. Uno dei nostri ragazzi più fidati ha un problema con un gorilla che lo bracca da vicino. Dovete fare in modo che non mandi all'aria un affare importante.
  • Era da qualche centinaio di proiettili che avevo smesso di raccogliere prove. Mi ero spinto così oltre il punto di non ritorno da averlo oltrepassato, senza nemmeno rendermene conto.
  • Il diario apparteneva a una squillo di nome Candy Dawn. Avrebbe fatto arrossire perfino un agente della buoncostume.
  • [Dal diario di Candy Down] Ho parlato ancora al telefono con la vecchia megera. Le ho inviato l'ultimo video di "Alfred il guercio". Fino a quando me li paga, il vecchio può venire tutti i giorni che vuole.
  • Una bella attività secondaria: filmava i suoi hard con i clienti più facoltosi per poi rivenderli al migliore offerente. Si sarebbe fatta ammazzare, sempre se non ci avesse pensato prima la droga Valchiria.
  • Nel retro della reception c'era un vecchio centralino telefonico che ricordava quelli installati negli anni quaranta. Non era difficile immaginare qualche vecchio magnaccia con la cuffia mentre sentiva le sue ragazze fingere orgasmi con i clienti al telefono. Ecco il vero cuore pulsante di New York. Al momento, però, si udiva un tipo decisamente diverso di gemiti.
  • [Dialogo tra Vinnie Gognitti e un suo scagnozzo intercettato dal centralino]
    Scagnozzo – Boss... Gognitti... è Max Payne... è arrivato e ha iniziato a sparare... ha ucciso... UUUH...
    Gognitti – Mi stai prendendo in giro? È solo uno stupido poliziotto! Smettila di scherzare! Eliminatelo! Quale sarebbe il problema? Ehi? Rispondimi! Pronto?
  • Un virus letale era stato rilasciato nel corrotto sistema circolatorio della città. Qualcosa che non avrebbero dimenticato. Si chiamava Max Payne.
  • Voltarsi, svignarsela, cambiare città. Questa sarebbe stata la cosa più saggia da fare. Ma non fui così intelligente. Il quartiere popolare di Lupino era l'emblema dello squallore: un negozio di liquori..un banco di pegni, una pidocchiosa lavanderia automatica e via di questo passo. Il come e il perché restavano un mistero, ma sapevano che ero un poliziotto. Sapevano che sarei arrivato e non vedevano l'ora di ricoprimi di piombo.
  • Il covo di Lupino brillava come una stella. L'esplosione della bomba tramutò la neve in oro colato, mentre una colonna di fuoco innalzava in alto i resti di una macchina in cielo. Le fiamme si riflettevano sulla carrozzeria di una Mercedes che procedeva lentamente. Come se il guidatore non avesse niente di cui aver paura a questo mondo. Riuscii a riconoscere l'uomo armato all'interno della macchina. Era Vladimir, il capobanda della malavita russa, la mosca nella zuppa di Don Puncinello.
  • L'eco nelle mie orecchie era quello di una guerra fra bande appena scoppiata. Un'altra bomba esplose nella catapecchia accanto. La detonazione, a giudicare dalla feccia che l'abitava, mi lasciò indifferente. I problemi erano altri... Potevano esserci altre bombe e i poliziotti non avrebbero tardato a farsi vivi. La suite di Lupino era all'ultimo piano. O almeno, è lì che si trovava prima dell'esplosione.
  • Il telefono nella Hall iniziò a squillare. Poteva essere un semplice sballato in cerca di una dose... ma si rivelò qualcuno di ben più misterioso.
  • [Il telefono squilla]
    Woden – Sto parlando con il signor Payne?
    Max – Chi vuole saperlo?
    Woden – Il mio nome è Alfred Woden. Deve muoversi. La polizia sta per arrivare.
    Max – Dimmi qualcosa che non so.
    Woden – Sanno che si trova lì
    Max – Davvero? E tu come lo sai?
    Woden – La contatterò nuovamente.
  • Arrivarono i poliziotti, con il loro coro assordante di sirene spiegate. Avevo pochi minuti prima che la squadra della SWAT facesse irruzione nell'edificio... pochi minuti per sparire dalla circolazione. [Jim Bravura al megafono] Max Payne, qui parla il vice procuratore Jim Bravura della polizia di New York. Deponi le armi e vieni fuori con le mani alzate.
  • Tutto iniziava ad avere senso: le bombe e l'apparizione del capobanda russo in persona. Gognitti non si smentiva mai: tante parole, niente fatti.
  • [Vinnie Gognitti in una lettera ai suoi scagnozzi] Dopo il nostro attacco, ai russi non restano che un paio di uomini, che possono anche essere comprati. Non avranno il coraggio di tentare qualche scherzo.
  • E invece i russi, di fegato, ne avevano da vendere. Una cosa era sicura: a forza di tirarla, prima o poi una corda si spezza.
  • Le bombe avevano fatto saltare le scale che conducevano all'ufficio di Lupino. L'unica strada alternativa era passare dal tetto.
  • [Il notiziario alla TV] La città di New York vive una nuova notte di terrore, con una guerra fra gang rivali che scuote il Bronx. Sembra che Max Payne, ricercato dalla polizia per l'omicidio di un agente speciale della DEA, abbia ingaggiato una controffensiva solitaria contro quelli che prima erano i suoi compagni di lavoro. Fra le altre vittime, spiccano i fratelli Joey e Virgilio Finito, affiliati alla famiglia dei Puncinello, e Rico Muerte, un latitante sospettato di svariati omicidi nella regione di Chicago. La polizia di New York è in stato di allarme. È stato emesso un ordine di cattura per Max Payne, ritenuto dal vice procuratore Jim Bravura un vero pericolo pubblico. Riuscirà ad assicurarlo alla giustizia? Lo scopriremo nelle prossime edizioni. New York, CNN News, Kyra Silver.
  • [Max Payne sfonda la porta e si trova di fronte Vinnie Gognitti]
    Max – Vinnie Gognitti, una pietanza prelibata per la mia fame di vendetta.
    Gognitti – PAYNE! Maledetto federale! Non mi hai convinto fin dalla prima volta che ti ho visto. Chi ti credi di essere? Fottuto poliziotto, pensi di farci paura? Pensi di venire in casa nostra e dirci quello che dobbiamo fare... [Max Payne spara a Vinnie Gognitti] YYEEAARGH! Oh mio Dio, mio Dio, mi ha sparato, AAAHHH. SEI MORTO, PAYNE! COSA DIAVOLO STATE ASPETTANDO SCIMMIONI? UCCIDETELO! UCCIDETELO!
    Scagnozzi – Con piacere, capo.
  • Gli concessi la libertà provvisoria, ma non se la sarebbe goduta a lungo.
  • La lettera era indirizzata a Don Puncinello, ma Vinnie non aveva mai avuto il coraggio di spedirla: [Vinnie Gognitti nella lettera per Angelo Puncinello] Jack è andato fuori di testa. Ieri ha sparato a Dino per il gusto di vedere come il sangue sarebbe schizzato sulla parete. È un serio pericolo tanto per i nostri uomini quanto per il nostro business.
  • Gognitti viveva nell'incubo mortale del suo diretto superiore. Jack Lupino era uno psicopatico.
  • Vinnie Gognitti correva terrorizzato. Poteva scappare, ma con un proiettile infilato nello stomaco come una bottiglia di tabasco spezzata non sarebbe andato lontano. Sapeva dove trovare il suo capo, e io avevo un conto in sospeso con Jack Lupino. Gognitti non avrebbe perso tempo. Non so per gli angeli, ma per gli uomini è la paura che mette le ali.
  • Era la mia seconda corsa in treno della giornata e, dal modo in cui era cominciata, non prometteva niente di buono... Il vento gelido mi graffiava il volto come rasoi di ghiaccio, mentre iniziavo a perdere la sensibilità degli arti. In lontananza ancora loro: le sirene di un'intera città che mi stava braccando.
  • New York mi sfrecciò davanti come un'immagine sfuocata, con le sue distese di camini anneriti e le file interminabili di antenne della TV.
  • Quando il treno finalmente rallentò la sua corsa, Gognitti fece finalmente la sua mossa.
  • [Jim Bravura in una dichiarazione televisiva] Max Payne ha le ore contate. Siamo molto, molto vicini alla sua cattura. Avrete un rapporto dettagliato. Ma adesso mi scusi. Ho da fare. [Il notiziario della TV] È tutto quello che siamo riusciti a strappare a Jim Bravura, vice procuratore della polizia di New York.
  • A parte le sue dubbie abitudini alimentari Bravura faceva parte dei buoni: era il destino che ci aveva reso rivali. Ma quando parlava della mia cattura, era decisamente fuori strada; avevo seminato i suoi agenti un paio di tetti prima. Almeno per il momento...
  • Gognitti si era infilato in un vicolo cieco. I vapori che emergevano dai tombini davano l'impressione che ci fosse l'inferno a bruciare sotto di noi. Era l'ora delle confessioni.
  • Max – Dov'è Lupino?
    Gognitti – Fottiti!
    Max – Pessimo inizio, Vinnie.
    Gognitti – AARGH! POLIZIA BRUTALE...
    Max – Mi sono sempre distinto in questo.
    Gognitti – Tu... tu non puoi eliminarmi così a sangue freddo!
    Max – Davvero? Credici pure, se la cosa ti fa sentire meglio.
  • Non lo facevo per la gloria. Non ero stato io a cercarmeli. Erano i problemi ad essere venuti da me, di quelli che non si potevano dimenticare... Giustizia e onestà erano polvere d'oro in questa città. Non avevo illusioni. Non ero uno di loro. Non ero un eroe. Restavamo io, una pistola ed un piccolo truffatore tremolante. Le mie opzioni non erano moltissime...
  • Vinnie Gognitti – Te lo dirò. Te lo dirò, ma non farmi del male! Lupino è al Ragna Rock! Il Nightclub! Denunciami, arrestami, sbattimi in galera. Tutto quello che vuoi. Ma non farmi del male.
    Max Payne – I tuoi diritti verranno letti al tuo funerale.
  • Ragna Rock era il nightclub privato di Lupino. Un bazar della droga all'interno di un vecchio teatro. Sapevo quello che mi avrebbe atteso all'interno: squilibrati strafatti capaci di esplodere in atti di violenza senza senso. Oltre alla guardia personale di Lupino, i killer più spietati in circolazione. Ragna Rock era invitante quanto un'emicrania perforante col suo assalto di luci colorate e musica senza inizio né fine. Il cuore del locale era un'area ricreativa gotica con giochetti sadomaso e un sacco di altre degenerazioni simili.
  • Penetrante col suo subdolo messaggio oscuro come un proiettile nel cuore. Nel nome del padre e del figlio. Nel nome di Jack Lupino.
  • A giudicare dal luogo, era sorprendente che qualcuno avesse anche solo mai pensato di leggere qualcosa. Il libro era intitolato "L'età della morte e della tempesta". Parlava dei miti nordici e del Ragnarock, giorno in cui, secondo le credenze vichinghe, sarebbe giunta la fine del mondo. La Terra si sarebbe ricoperta di ghiaccio e gli uomini avrebbero perso il loro ultimo barlume di umanità. Compresi come qualcuno potesse pensare che stesse davvero arrivando la fine del mondo. E, al tempo stesso, iniziavo a capire quale fosse il vero significato di un locale del genere.
  • La stanza era addobbata di scritte come "Necronomicon", "Magia nera" e "Paradiso perduto". I titoli dei libri parlavano da soli, "Malleus Maleficarum" piuttosto che "De divina malevolentia in mortibus violentibus". Libri con pentagrammi di copertina, tutti sull'occulto e l'infernale, in mezzo a pile di video dell'orrore. L'unico motivo per dar loro importanza era che Lupino sembrava prenderli sul serio. Doveva aver speso un sacco di tempo per farsi amico il tipo di sotto.
  • Il retro del palco conduceva verso il santuario di Jack Lupino. L'aria irrespirabile sembrava innalzare muri invisibili fortificati dall'odore di un incenso dolciastro e appiccicoso come la resina. Era questo il cuore in putrefazione della grande mela. Lupino doveva essere vicino, come un ragno al centro della sua ragnatela, in attesa. I vapori nell'aria iniziavano ad intorpidirmi i sensi.
  • Puncinello aveva messo Lupino in guardia. La missiva era stata accartocciata ed era ricoperta di sangue. [Angelo Puncinello nella lettera a Jack Lupino] Non voglio nemmeno pensare che uno dei miei uomini non stia al gioco. Ricorda, Jack, che stiamo concludendo un affare. Non vorrei essere costretto a mandarti il Trio a farti visita. – Il Trio erano gli uomini di fiducia del capofamiglia. Era chiaro che Lupino non si era lasciato intimorire dalla minaccia.
  • [Sfottendo il contratto di Jack Lupino col Diavolo]
    A Jack Lupino mancava sicuramente qualche rotella […] voleva seguire le orme di Faust: la sua anima in cambio di potere e ricchezza. "Basta firmare con il sangue sulla linea tratteggiata"
  • Lupi mannari sorgete per divorare il sole e la luna, io sono il lupo, io sono la bestia, io sono il signore fine del mondo, io sono colui che indossa la carne degli angeli decaduti.. (Jack Lupino)
  • Dopo l'anno 2000 la fine del mondo era un cliché abbastanza comune. Ma chi ero io per parlare? Uno spietato vendicatore solitario soverchiato dalla lapide dell'ingiustizia. Tutto era soggettivo. L'apocalisse è qualcosa di personale. Niente è più in cliché quando capita proprio a te.
  • Per quanto assurda, la situazione sembrava avere una sua coerenza; anche se non riuscivo a capire quale. Lupino era strafatto e sembrava pronto ad affrontare un alligatore mutante. Quindi riprese i suoi discorsi deliranti come in un incubo... il mio.
  • [Jack Lupino sotto gli effetti della droga Valchiria] Ho assaporato la carne degli angeli decaduti. Ho assaggiato il sangue verde del demonio. Scorre nelle mie vene. Ho visto oltre il mondo della carne, l'intera architettura di carne e ossa. La morte sta arrivando. Sarà presto fra noi, con l'Inferno al suo seguito! Ecco l'alba dell'eterno inverno. Sono pronto per diventare suo figlio. È arrivato il suo momento e chiunque si opporrà al suo cammino... dovrà morire! [Jack Lupino in una risata malvagia]
  • Quando Lupino cadde finalmente a terra, volevo essere sicuro che ci rimanesse. La Valchiria era una brutta bestia: sembrava saper tramutare gli uomini in zombi indemoniati.
  • Mona – Credo che sia morto, ormai.
    Max – HUH?
  • E fu allora che accadde qualcosa.
  • Mona – Vivo o morto che sia hai colpito la persona sbagliata.
  • Mi ero imbattuto in questa donna fatale. [Mona Sax], che mi puntava una pistola in faccia. E le restituii il favore.
  • Max – Lisa Puncinello...? [Lisa Puncinello era la moglie di Angelo]
    Mona – Mona Sax, la sorella gemella di Lisa.
    Max – Vacci piano con le armi, sorellina. Sai che potresti anche fare del male a qualcuno?
    Mona – Lisa era quella fragile. Io sono la forte e potrei farti saltare il cervello senza battere ciglio.
    Max – Certo, e tu puoi verificare le mie credenziali spiattellate su tutte le pareti.
    Mona – Non può essere stato Jack. Non in questo stato. Cerchiamo entrambi la stessa persona. È stato Angelo Puncinello a uccidere il tuo amico e a far ricadere la colpa su di te.
    Max – Ne sei certa?
    Mona – Ho le mie fonti.
    Max – Questi giorni non sono più sicuro di niente, e nel dubbio sparo. A chi toccherà sistemarlo?
    Mona – Deve essere mio. Non sopporto chi prova gusto a picchiare la propria moglie. Perché non risparmiare i nostri proiettili per lui?
    Max – Pensavo non me l'avresti mai chiesto... il dito iniziava a indolenzirsi.
    Mona – Come lo vuoi il tuo whisky?
    Max – Mi basta il profumo e che il sapore accarezzi il palato.
    Mona – Sei un vero intenditore, Max.
  • Era roba buona, scese nella gola come fosse miele.
  • Mona – Niente di personale. Ma non posso correre il rischio che nella frenesia Lisa resti uccisa.
    Max – UUNHH... [Max sviene e cade a terra narcotizzato dalla Valchiria diluita nel suo whisky]
  • L'incubo era sempre lo stesso. Violente figure che si muovevano nell'oscurità. La risata isterica dell'assassino era come un rompicapo di deviata malvagità. Da qualche parte la bambina stava piangendo.
  • Michelle lavorava part-time nell'ufficio del procuratore distrettuale. Il diario era aperto sulla pagina di quel giorno. La calligrafia così armoniosa.
  • [Dal diario di Michelle Payne, moglie di Max] Ieri sera mi sono ritrovata sulla scrivania uno strano fascicoletto. Valhalla? Sbaglio o ha a che vedere con la mitologia nordica? Con i Vichinghi? Ho provato a dirlo a Max, ma mi ha liquidato con il suo affettuoso sorriso di circostanza. Probabilmente avranno solo invertito una spedizione. – Da quel momento in poi avrei sempre trovato del tempo per lei. Restò una vana promessa. Troppo poco. Troppo tardi.
  • Mi risvegliai nel mezzo di un incubo. La mia testa sembrava due volte troppo piccola per il cervello. E l'assassino sorrideva.
  • Lui aveva una mazza da baseball, mentre io ero legato a una seggiola. Sfotterlo non era la cosa più intelligente da fare.
  • Tutti commettono degli errori. Il mio non era stato di sfottere un bifolco con una mazza, visto che mi avrebbe fracassato il cranio ugualmente, e nemmeno di fidarmi di una ragazza con la pistola. Mi ero lanciato come uno stupido all'inseguimento della prima persona sulla lista, mentre avrei dovuto mirare fin da subito alla testa della famiglia Pulcinello. Chissà perché, ma non riuscivo a prendermela con Mona per la situazione in cui mi trovavo. Quando però qualcuno decide di giocare a baseball con la tua testa, si rischia di finire male.
  • Mi avevano riportato nel seminterrato dell'albergo di Lupino. Ero stordito, acciaccato e violaceo. Mi sentivo come la seggiola che avevo appena schiantato per liberarmi. Tutto quello che avevo era la mazza di Niagara impiastrata del mio stesso sangue.
  • Gli uomini in blu erano passati e se ne erano andati. Avevano decorato il palazzo con linee di gesso ed impacchettato il tutto con il nastro giallo. I poliziotti che erano rimasti di guardia erano morti. Frankie, i suoi ragazzi e io avevamo tutto il palazzo per noi.
  • Alla radio: Dai dati in nostro possesso, tutte le vittime identificate nello scontro a fuoco al Ragna Rock erano criminali noti, molti dei quali avevano alti dosi di Valchiria nel sangue. Fonti affidabili sostengono che Max Payne sia morto…
    Max: "Fonti affidabili" significava che sospettavano fossi in mano alla mafia e non volevano che la polizia s'intromettesse. Don Puncinello aveva le conoscenze per essere una "fonte affidabile"……ma le fonti non erano state aggiornate.
  • Incastrarmi non era stato sufficiente. Don Puncinello l'aveva messa sul personale. Mi voleva morto e ci teneva così tanto da fornire a Frankie istruzioni scritte al riguardo. [Angelo Puncinello nella lettera a Frankie "Mazza" Niagara] Max Payne deve morire come un cane per tutti i guai che ha causato. Frankie, sono certo che tu saprai trovare il modo giusto affinché ciò succeda nel migliore dei modi.
  • Avevo notato l'inseguitore non appena lasciato l'hotel. Una grande Mercedes nera. Avevo già visto quella macchina, accompagnata da una impressionante esplosione. Vladimir era tornato.
  • Avrei anche riso, se fossi riuscito a ricordarmi come si faceva.
  • Vladimir era uno di quei cattivi d'onore, il che lo rendeva quasi una persona affidabile. Nessuno di noi due era un santo.
  • L'attracco di Brooklyn era un labirinto di arrugginiti container e gru scheletriche. In una notte come quella, non si poteva non pensare all'armata di cadaveri che dormiva sul letto del fiume con due belle scarpe di cemento. Nessun Minotauro era in agguato nel labirinto ma, da qualche parte sul ponte del suo cargo, sapevo che mi aspettava il capitano del Caronte, impassibile come il mitico barcaiolo dello Stige.
  • La ruggine aveva cominciato a mangiare quello scafo molto tempo addietro. Boris Dime doveva essere a bordo. C'era da far fuori almeno metà dei suoi scagnozzi solo per raggiungere la passerella. Le armi probabilmente erano tenute nella stiva, insieme ai ratti e a pozze d'olio.
  • Far arrabbiare Puncinello era un gioco pericoloso. Ma quando la gente si infuria, commette degli errori, e io lo sapevo bene. Ed era ciò che volevo: fargli compiere un passo falso che lo conducesse dritto in una tomba.
  • Nonostante la nuova potenza di fuoco, non potevo affrontare frontalmente la tenuta di Puncinello. Potevo solo sperare che avrebbe preso al volo l'occasione di vedermi chiedere pietà, di assaporare la vittoria.
  • – Payne! Sei un uomo morto!
    – È quello che continuano a dirmi tutti. Ho la tua nave ed il suo carico. Voglio un incontro. No Payne, no gain. Chiaro?
  • La neve cadeva come polvere da un cielo post apocalittico, ma questo succedeva fuori. Dentro l'ambiente si sarebbe presto riscaldato. Era improbabile che Angelo Puncinello si sarebbe fatto vivo di persona, ma sperare non era un crimine.
  • Vlad aveva visto il mio segnale di fumo. La Mercedes era pronta a partire, quasi circondata dall'urlo straziante delle sirene.
  • La notte tremava dal freddo. Le luci del giardino oscillavano nervosamente. Al loro chiarore la neve risplendeva bianca prima che l'oscurità la inglobasse. Avevo sentito le storie, il Trio era formato da sanguinari. Avrebbero appeso le teste dei loro nemici al cancello della tenuta se il loro capo lo avesse permesso.
  • Puncinello voleva Payne. Stava per assaggiare il dolore.
  • Il segreto in queste situazioni è non avere assi nella manica, contrariamente a quanto si dice nei film. Nessuna regola, nessun mantra, nessun segreto, nessun piano. Non importava quanto fossi intelligente o bravo. Era solo una questione di fortuna, e chiunque la pensi diversamente è un illuso. L'unica cosa che si può fare è colpire ciecamente, il più a lungo ed il più duro possibile.
  • Qualcuno aveva generosamente lasciato aperta la porta sul retro e ucciso le guardie. Avrei puntato tutto su Mona.
  • Sapevo che il Trio si sarebbe frapposto tra me e Puncinello. Avevo letto i rapporti su di loro, spessi come elenchi telefonici. Nessuno sarebbe uscito vivo da lì.
  • Il freddo paralizzante della notte mi aveva seguito. Di sopra il trio perlustrava la casa al lento ritmo dei loro cuori assassini, col sangue delle vittime ancora sulle labbra. Vince Mugnaio, Pilato Providence noto come "Il grande fratello" e Joe "Padella" Salem. La pistola era un freddo pezzo di metallo nella mia mano, perforava la pelle e rosicchiava l'osso.
  • Qualcuno non aveva apprezzato l'ospitalità del Don. Qualcuno con la tendenza al drammatico, capace di scappare da una cella sprangata e di uccidere un paio di guardie armate.
    Mi tornava in mente Mona. Potevo solo sperare che fosse una giocatrice intelligente, capace di ritirarsi finché stava ancora vincendo. Prima di imbattersi nel trio.
  • Si diceva che Lisa Puncinello fosse una fattucchiera. I tarocchi sul tavolo della cucina confermavano la mia ipotesi. Non era il mio genere di carte, ma ero pronto a dare un'occhiata alla mano della signora Puncinello. La prima carta era la Torre, forse poteva rappresentare la tenuta. Le altre erano più semplici da interpretare. Il Diavolo era il signore della casa e la Morte ero io, pronto a riscuotere.
  • Puncinello era un debole. Nel momento in cui entrai, si accasciò come una coppia contro una scala reale. Stava cercando di comprare altra sabbia per la sua clessidra, ma io non ne avevo da vendere.
  • Sapevo quando era il caso di arrendersi. Era giunta l'ora di beccarsi un altro pestaggio. La misteriosa strega era un vero barracuda, un pericolo su due gambe, un fucile d'assalto fumante in mano e un esercito di agenti in nero. Prima o poi sapevo che l'avrei dovuta affrontare.
  • Stavo per scoprire che la dea fortuna era una meretrice da pagare... e io avevo finito i soldi.
  • Mi aveva appena somministrato un'overdose di Valchiria. Potevo sentire il fuoco verde bruciarmi nel cervello. Si trasformarono in vapore. Ero come ottenebrato. Non avevo speranze. Mi aveva fregato era stato semplice come puntarmi la pistola alla tempia e premere il grilletto.
  • Le ombre mi avvolsero; visi indistinti desiderosi di vendetta mi deridevano. Conoscevano i miei punti deboli e si preparavano all'attacco. Il pavimento si trasformò in un vortice di sangue verde. Caddi.
  • [Sognando] Il barista si è lucidato e i sogni sono fatti di negromanti storpi. Canta come una banana twist che si è avvicinata troppo alla costellazione dei loro teschi rasati. La pioggia di rane è cessata, ora tocca a quella di sangue.
  • La verità era una verde fessura bruciante che mi attraversava il cervello... Infinite ripetizioni dell'atto di sparare, il tempo che rallentava per mostrarmi ogni singolo movimento. La paranoica sensazione che qualcuno stesse manovrando ogni mia mossa... Ero in un gioco per computer... Per quanto assurdo, era la cosa più orrenda a cui potevo pensare.
  • [Sognando la moglie] I fori di pallottola erano come rubini sul suo petto, il sangue ricopriva la sua pelle d'avorio. Era così bella. L'assassino sorrideva.
  • Lentamente l'incubo verde si dissolse, lasciando macchie oscure e indelebili nella mia anima. Mi sentivo a pezzi. Ero sconvolto. Mi risvegliai con i sudori freddi, nauseato e stanco da morire, riverso in una pozza del mio stesso vomito. La megera aveva detto "Portatemi a Cold Steel" prima che iniziassi a dare i numeri. Era un indizio. L'unico che avevo.
  • Mi ci volle un secolo per rimettermi in piedi e iniziare a muovermi, ma non appena ci riuscii, iniziai a dirigermi verso l'acciaieria di Cold Steel fuori città. C'era un bel po' di movimento per essere una gelida notte invernale: camion che andavano e venivano, gente che correva. Avevo un vantaggio sulla misteriosa arpia: credeva fossi morto, ero inatteso. Ed io ero pronto a muovermi.
  • Il brutto trip mi aveva messo di pessimo umore, l'adrenalina mi pompava dolorosamente nelle vene. Barcollando sul tetto in lamierato coperto di neve e ghiaccio ero come un ninja, la forza scorreva in me. Non prendevo in giro nessuno. Alla meglio potevo essere Superman imbottito di criptonite pronto a volare giù dal lucernaio.
  • Un'area industriale semiabbandonata nel bel mezzo del nulla. La fabbrica era la copertura perfetta per qualsiasi tipo di attività illegale.
  • [Il notiziario alla radio] Condizioni pericolose per la sopravvivenza [...] una tempesta assassina da record [...] nella storia della città [...] veicoli bloccati dalla neve [...]le previsioni indicano [...] forti nevicate [...] e la situazione non accenna a migliorare.
  • Fuori nella notte, la neve scendeva come il riso al matrimonio del diavolo. La tempesta era tutto tranne che terminata.
  • [Militare che lancia un messaggio da un'altra trasmittente] Perimetro violato. La struttura è stata compromessa, ripeto, Deep Six è stato compromesso. Avviare l'operazione "Occhi della morte".
  • Il gergo pacchiano del militare poteva significare una cosa sola. Erano pronti a distruggere le prove e scomparire nel nulla. Ero così vicino. Le verità nascoste erano dietro l'angolo.
  • I mercenari stavano eseguendo un'operazione molto delicata. [Soldato mercenario in una lettera su una scrivania] Un chimico ha tentato di portarsi via della roba per un party privato. È stato rinchiuso nella cella B7 nella sezione D-6 della vecchia ala esperimenti in attesa di provvedimenti. Max – Potevo sentire l'odore degli altri segreti che si nascondevano dietro l'angolo.
  • Avevo assunto il ruolo del mitico Bogart nei panni del detective Marlowe, o Sam Spade all'inseguimento del Falcone Maltese. Pronto a svelare tutti i misteri. Avrei seguito la mia pista fino alla rivelazione finale, a costo di finire tre metri sotto terra in una bara di mogano.
  • [Presentazione del Progetto Valhalla ad un computer] Top Secret. Progetto Valhalla. Esercito degli Stati Uniti. YGGDRASIL Network. Valhalla: l'oltretomba nella mitologia nordica in cui i guerrieri più valorosi passavano il resto della loro esistenza festeggiando e combattendo senza tregua; le loro ferite si rimarginavano miracolosamente ogni notte. Valchirie: le vergini che sceglievano i guerrieri vichinghi più valorosi e poi li portavano nel Valhalla. 1991. Lo scopo del progetto è di creare una sostanza chimica capace di aumentare il coraggio e la resistenza delle truppe di terra. 1995. Risultati insoddisfacenti. Progetto annullato. Max – Qualcuno doveva aver continuato la ricerca senza autorizzazione.
  • [Continuazione della presentazione del Progetto Valhalla] Progetto compromesso. Fuga di informazioni. Bisogna chiudere la falla a tutti i costi. Controllo di sicurezza livello rosso autorizzato dal responsabile del progetto. Prova sul campo: raddoppiare le dosi per tutti i soggetti restanti, osservare e registrarne il comportamento nell'ambiente urbano. Max – Il luogo dell'operazione corrispondeva al mio vecchio indirizzo del New Jersey, la data era quella di tre anni fa.
  • Proprio quando credi di essere piombato nel più freddo degli orrori, scopri di poter scendere ancora più in basso. Come potevo ammutolire la suadente vocina dentro la mia testa secondo la quale adesso ancor più di prima la mia vendetta era finalmente giustificabile sotto qualsiasi morale? La suadente vocina provava oltre ogni dubbio che la mia esistenza era ormai dannata.
  • Metti al suo posto l'ultimo pezzo di un puzzle e ti accorgi di come l'immagine ti rappresenta mentre completi lo stesso puzzle. Più un assassino psicopatico al tuo fianco. La leggenda urbana diventa realtà.
  • I soggetti di prova del Progetto Valhalla erano quei maledetti sbandati che avevano ucciso le persone che più amavo. Il resto era stato solo un conteggio di cadaveri. Tutto puntava a lei. La signora Valchiria.
  • La fabbrica era esplosa alle mie spalle in un mare di fiamme. Tutte le prove erano finite in fumo e cenere. Avevo perso la strada. Non dormivo da un milione di anni. Mi sentivo senza energie. Andavo a ciambelle vecchie di una settimana. Avevano aiutato ad alimentare la pazzia che mi bruciava il cervello. Non riuscivo a ricordare l'ultima volta che avevo visto il sole. Ero in condizioni di lutto perpetuo. Quando scese l'oscurità, New York City si trasformò in qualcosa di diverso, come una vecchia canzone di Sinatra.
  • Nella notte avvenivano cose orrende lungo le strade della città nuova, Noir York City.
  • Mi tenevo sveglio in una vecchia caffetteria a trangugiare caffè che sapeva di olio per motori, quando un messaggio di B.B. mi rimise sulle tracce dell'assassino. [B.B. al telefono con Max Payne] Cosa diavolo è successo a Roscoe Street? Max, è scoppiato proprio un bel casino. Dobbiamo parlare di questa faccenda, pensa a un piano. 2:30 AM. garage della Choir Communications.
  • Più pensavo a come era stato ucciso Alex, più sentivo puzza di tradimento. Avrei dovuto aspettarmelo. B.B. mi aveva venduto e adesso voleva terminare ciò che aveva iniziato.
  • Il garage era deserto. B.B. si presentò con un bell'abito fatto su misura, orologio e gemelli d'oro. Tutte cose che andavano ben oltre la paga di un poliziotto.
  • BB: Max questa volta non puoi vincere.
    Max: Forse no, ma ti assicuro che non sarò l'unico a perdere.
  • B.B. aveva dimostrato di essere l'ennesimo cattivo di mezza taglia. Un cattivo poliziotto in fuga, un codardo che scappava dalla scena lasciando il lavoro sporco ai suoi scagnozzi prezzolati.
  • [Il notiziario alla radio] Ci è giunta voce di un incendio alla tenuta Pulcinello a Winchester. Si tratta dell'abitazione di Angelo Pulcinello, il presunto capo dell'omonima cosca mafiosa. La polizia informa che Max Payne è ancora vivo e a piede libero. Sta portando avanti la sua vendetta contro la mafia, di cui questo sembra il suo ultimo atto.
  • Non ricordavo di aver appiccato alcun fuoco, ma ricordavo molto bene le fiamme.
  • [Alfred Woden parlando di Nicole Horne] Il suo nome è Nicole Horne. Era la figura centrale del Progetto Valhalla. Quando i fondi iniziarono a scarseggiare, lei si rifiutò di interrompere la ricerca. Si era resa conto di cosa aveva tra le mani. Nicole Horne è presidente della Aesir Corporation. Ha più della metà della città sotto il suo controllo.
  • [Da Woden] Come a comando, gli agenti in nero sfondarono in quel momento le porte ed entrarono nella stanza. Era uno spettacolo veramente interessante, ma decisi di andarmene prima della fine. Si trattava di una caduta da un solo piano. …per fortuna.
  • Dallo schermo, il presunto cadavere di Alfred Woden, come risvegliato da un sonno profondo, osservava soddisfatti i corpi dei suoi ex amici. Nella terra dei ciechi, l'uomo con un occhio solo è colui che governa. Quell'operazione, forse, era solo un modo per liberarsi da tutte le promesse fatte. Quello che aveva detto, però, non sembrava una massa di stronzate.
  • Nicole Horne costringeva il Circolo Interno al silenzio con il ricatto. Al nastro era allegata una breve nota di estorsione su carta di ottima fattura. Mi ricordavo di Candy Down: registrava i suoi clienti in azione e rivendeva i nastri al miglior offerente. Ero certo che il sesso selvaggio non era neanche lontanamente il peggior difetto di Alfred Woden. Ma avevo la sensazione che, quando tutto sarebbe finito, qualsiasi arma si sarebbe rilevata utile.
  • Woden aveva progettato la mia missione con precisione militare. Le aree critiche della Aesir Corporation erano segnate sulle planimetrie con cerchi rossi. L'ufficio del presidente era in cima, proprio sotto alla suite imperiale. Gli ascensori erano gestiti dal sistema di sicurezza, controllato a sua volta da un computer centrale installato nelle fondamenta. La struttura era protetta come una fortezza supertecnologica.
  • Avevo sognato la vendetta. I sogni si trasformavano però in incubi, quando l'occasione pian piano sfuggiva. Adesso ero vicino. Un nome che mi indicava la via, Nicole Horne. Non avevo niente da perdere.
  • Il Progetto Valhalla non era l'unica attività a cui il Circolo si dedicava. C'erano file di schedari pieni di cartelle. La società segreta di aspidi era attiva da tempo e reggeva le fila dall'ombra. Non riuscivo a sentirmi dispiaciuto, il gioco bizantino del potere di Woden aveva spazzato via tutti i membri tranne uno. Il vecchio voleva che mi occupassi io delle pulizie. Del resto, quello sporco mi riguardava.
  • Il mio non fu l'approccio più originale al problema, ma le altre strade non andavano nella direzione che volevo. Occhio per occhio, il principio base della vendetta. Vecchio e sporco, ma ancora di moda. La regola base quando si decide di uccidere qualcuno è di non metterla troppo sul personale. Inevitabilmente però le cose non vanno mai nel modo previsto. Per lo meno così era per me.
  • Mi presi del tempo e vagai senza meta nella tempesta. Non c'era fretta, sapevo cosa dovevo fare. Presi tempo per pensarci sopra, per far crescere la rabbia. Quando mi sentii pronto, parcheggiai la macchina rubata di fronte al quartier generale della Aesir Corporation. Fuori, dentro, in azione. Avevo un proiettile con il nome di Nicole Horne scritto sopra. Per la verità, ne avevo migliaia di proiettili con il nome della strega. Possedeva sistemi di sicurezza sofisticatissimi, mercenari e armi a sufficienza per iniziare la terza guerra mondiale. Ma non avevo paura.
  • New York scomparve dietro ad un vetro di neve. Avevo superato la soglia. Ero entrato nel suo dominio: lucido, pulito e senz'anima, tutto vetro e acciaio. Un luogo governato da schede di sicurezza di diverso colore, metal detector e sistemi di sorveglianza. Più freddo di una passeggiata in un frigo, freddo come la canna di una pistola.
  • Sua sorella stava sussurrando in mio favore. Conoscevo intimamente l'appetito dei fantasmi, sempre pronti a chiedere vendetta.
  • Un colpo la centrò e lei [Mona Sax] cadde come al rallentatore. Era una brava ragazza, non una fredda assassina... E adesso era stata freddata.
  • Come i fanatici religiosi o i samurai fedeli, l'esercito privato di Horne era pronto a ricevermi.
  • Quando l'ascensore tornò giù Mona non c'era più, c'era solo un sacco di sangue, ma nessun corpo. Qualcosa scattò per l'ultima volta. La mia mente non era mai stata così sgombra, come se nel cielo le nuvole temporalesche fossero scomparse e stelle fredde splendessero nella nera oscurità.
  • Vicino alla stampante c'era una risma di carta di ottima fattura. Se avessi guardato nel computer di Horne, probabilmente avrei trovato piani criminali sconosciuti, strategie per il dominio globale, rapporti di satelliti spia, registrazioni video illegali, pornografia via internet... la scelta era ampia, ma ormai non mi importava più. Ciò che avevo già visto mi bastava e avanzava.
  • La Valchiria doveva essere una vergine alata pronta a portarti nel paradiso dei guerrieri, ma si era rivelata una corsa di sola andata per l'inferno. Il diavolo lavorava nel campo della droga. Lo sapevo per certo. Lo avevo incontrato. E adesso ero pronto ad ucciderlo. La regina degli inferi aveva cercato di avvicinarsi al cielo grazie ai soldi della droga.
  • Nessuna richiesta, nessun tentativo di corruzione, lo sapeva bene: l'onore dei sicari, "Coloro pronti a morire". Entrambi sapevamo come sarebbe finita. Con dolore e sofferenza.
  • E allora tutto ebbe fine. La tempesta sembrava aver perso forza. Le nubi lasciavano intravedere le stelle. Era come essere un po' più vicini al paradiso. [Jim Bravura da un elicottero della polizia] Max Payne, qui il vice procuratore Jim Bravura della polizia di New York. L'edificio è circondato. Getta le armi e sdraiati con le mani dietro la schiena.
  • Le voci dei poliziotti erano distanti e mute. L'ira funesta dei miei fantasmi mi aveva abbandonato. Sotto di me New York scintillava come diamanti su velluto nero.
  • C'era Woden, in mezzo alla folla, che stava dietro al cordone. Non sarebbe finita fino a quando lui non avrebbe detto basta. Ma avrebbe detto le parole giuste. Ne ero certo, era meglio per lui.. Woden sorrise soddisfatto. Era un sorriso di vittoria… …e lo condividevamo entrambi.

Citazioni da Max Payne 2 – The Fall of Max Payne[modifica]

  • Erano tutti morti. L'amore uccide. L'amavo? C'era un'altra scelta?
  • Il passato è come un buco nero. Puoi provare a scappare, ma più corri, più questo cresce terribilmente alle tue spalle, e lo senti sfiorarti i talloni. L'unica via di uscita è quella di voltarsi e affrontarlo. Ma è come guardare dentro la tomba della donna che ami. O ficcarti in bocca la canna di una pistola, sentire il proiettile che freme dentro il tamburo, pronto a farti schizzare via il cervello.
  • È il momento dei cartoni animati, in cui la gravità aspetta che il coyote realizzi di avere sbagliato prima di farlo precipitare.
  • Mentii dicendo a me stesso che era tutto finito. Io ero ancora vivo. La mia famiglia, no.
  • Il passato è come un puzzle, come uno specchio rotto. Mentre lo metti insieme ti tagli, un'immagine riflessa in continuo movimento. E tu cambi con lei. Potrebbe distruggerti, farti diventare pazzo... ma potrebbe anche salvarti.
  • La regola del buco: Non importa quanto tempo ci metti a uscirne, puoi sempre ricaderci in un istante.
  • Quando ti svegli, hai una visione confusa del mondo. Quello che era logico nel sogno diventa insensato. Nessun salvataggio surreale. Nessuna magica via di uscita... ma sei sveglio.
  • Sentii crescere in me un sentimento conosciuto... lo odiavo.
  • Era rimasta una sola cosa da fare. Fui costretto a ridare a Vlad la sua pistola. Un proiettile alla volta.
  • In un incubo ogni scelta che fai è sbagliata.
  • Il tuo passato ha un modo per assalirti di sorpresa, cominci a sentire echi lontani, come in una moviola, diventi insofferente con tutto e con tutti, consapevole che rimbombano solo nella tua testa.
  • Quando il divertimento si trasforma in un riflesso surreale della tua vita sei un uomo fortunato se ti viene ancora da ridere. Fortunato, e non per modo di dire.
  • Una casa stregata comporta una sequenza progressiva di spaventi, accettarli o andarsene è l'unica possibilità. Ti fa pensare al libero arbitrio. Davvero le nostre decisioni sono intese da noi per quello che siamo?
  • Come sempre siamo d'accordo nel disaccordo. (da Vladimir Lem)
  • Signori e Signore permettetevi di presentarvi Max Payne il più grande e raffinato collezionista di cadaveri di New York. Gentili ospiti preparatevi a morire! (da Vladimir Lem)
  • Non è vero che non avevano voglia di parlare; al contrario, i morti hanno sempre un sacco da dire.
  • C'era una bomba che ticchettava nella mia testa: nessun antidolorifico l'avrebbe disinnescata.
  • Sulla carovana della vita erano saliti di nuovo i fantasmi del passato.
  • "Le cose che voglio" di Max Payne: una sigaretta. Un whisky. Il sole che splende. Voglio dormire, dimenticare. Cambiare il passato. Mia moglie e mia figlia che mi sorridono. Munizioni infinite e licenza di uccidere.
  • In quel momento la desiderai, più di qualsiasi altra cosa.
  • Non sei nient'altro che un criminale monco. (Mona Sax a Vladimir Lem che cerca di stringere un patto con lei)
  • La realtà non è mai come credi che sia...
  • Fiamme, che non potevano cancellare il mio passato, resero ancor più vive le sue ombre. Dovevo uscire.
  • Assoluto distacco. Ero morto dentro.
  • La morte aveva un vantaggio su di me, munizioni infinite.
  • Il Dramma di quando si vuole una cosa è la paura di perderla, o di non riuscire mai ad averla. Pensare rende deboli.
  • È tutta una questione di punti di vista, legati a tempo e luogo, amore e amicizia, vita e morte. Tutto è soggettivo. Le scelte, le risposte, il bene e il male. Einstein aveva ragione. Il tempo è relativo agli occhi dello spettatore. Quando guardi dentro la canna di una pistola, il tempo rallenta e la vita ti passa davanti in un baleno, con tutte le sue ferite e le cicatrici. Puoi vivere una vita intera in una frazione di secondo.
  • Nel sogno ero come un fantasma invisibile che aleggiava sul mio corpo. Non meritavo di cavarmela con così poco. Non esistono lieto fine.
  • Vlad aveva ragione. Non c'era scelta. Niente, una linea dritta. L'illusione arriva in seguito, quando ti chiedi "Perché io?", "E se magari...?". Quando ti guardi alle spalle vedi dei rami, come un bonsai sfrondato o un fulmine biforcuto. Se avessi fatto una scelta diversa non saresti lo stesso tu, sarebbe qualcun altro a guardarsi indietro e a porsi domande di tutt'altro tipo.
  • Tutto era di nuovo chiaro. Nessun'altra ambiguità, nessun'altra domanda.
  • Apice frastagliato di un cerchio imperfetto. Vuoi restare qui, con gli occhi socchiusi, in attesa che il sangue defluisca dal corpo? O vuoi sgattaiolare fuori, aiutare le persone che ami e impedire che il fuoco si propaghi ulteriormente?
  • Per tutto questo tempo ci hanno raccontato la favola sbagliata della bella addormentata. Il principe non la svegliò con un bacio. Chi dorme per centinaia d'anni non può riaprire gli occhi. Era tutto al contrario. Il principe la baciò per provare a svegliarsi LUI dal suo incubo.
  • La morte è inevitabile. Il timore che ne abbiamo ci fa evitare ogni rischio, blocca le nostre emozioni. È un gioco a perdere, senza passione... sei morto.
  • E adesso come tutti i miei amori lei è mia per sempre. Mi aveva portato qui in questo momento di lucidità, quando il tempo rallenta. Scelsi di guardare indietro per vedere me stesso. E in quel momento resuscitai.
  • È quasi mattina. Il risveglio dal sogno americano.
  • Siamo nati per soffrire, morire per le cose a cui teniamo. Per amore. Per le giuste cause. Grazie a lei avevo risolto il caso. Il mio caso. Ogni cosa. Chi in realtà fossi. Ne è valsa la pena? Dire di no sarebbe stata una bugia. Alcune volte sei fortunato. Altre volte succede qualcosa di buono. Qualcosa che non penseresti di meritare nemmeno in un milione di anni. Qualcosa che ti dà una ragione per andare avanti.
  • Sognai mia moglie. Era morta, ma andava tutto bene.

Citazioni da Max Payne 3[modifica]

Incipit[modifica]

  • Questo posto è grandioso. Molto comodo. Credo proprio che mi ambienterò bene. Bisogna andare avanti. Continuare a vivere. Sì, è proprio così. Ormai, come ti dicevo, è passato molto tempo. Dimentica. Dico sul serio. Sicuramente più nel mio stile che Panama o Hoboken. No. A essere onesti, ne ho piene le scatole di ubriacarmi. Voglio dire, sì, una volta ogni tanto, ma non sempre. Hai ragione. Non mi faceva alcun favore. Avevo perso la dignità. Ma ora l'ho ritrovata. Sono elettrizzato, davvero. Sento il bisogno di ricominciare daccapo. Credo che tu abbia ragione. Credo che qui mi piacerà. Certo, certo non è il New Jersey. È la mia nuova vita, come dicevi tu prima. Se mi pensi ancora in grado di lavorare, cos'ho da perdere? A parte qualche chilo. Spiritoso... Ah ah. Sì, non fa ridere, stronzo.

Frasi[modifica]

  • E così, finii per diventare quello che volevano loro, un assassino. Un pagliaccio con la pistola, pagato per bucherellare qualcuno. Beh, era quello per cui avevano pagato e quello avevano ottenuto. Dite quel che volete di noi americani, ma il capitalismo lo capiamo bene. Quando compri un prodotto, ottieni ciò per cui hai pagato. Questi idioti avevano pagato un gringo incazzato e incapace di distinguere tra giusto e sbagliato. Ero lì, sul punto di ammazzare quel povero bastardo come un angelo della morte da quattro soldi. Capii che avevano ragione. Non avrei distinto giusto e sbagliato neanche se avessi visto uno di loro aiutare i poveri e l'altro fottersi mia sorella.
  • Avrei potuto anche ridere... se mi fossi ricordato come si faceva...
  • Non sto cadendo. Sono già a terra.
  • Questi bastardi facevano sembrare la polizia di New York come gli Hari Krishnas.
  • Mi sentivo come una puttana in un monastero.
  • Ero un problema che tentava di essere la soluzione.
  • Ero un fantoccio. La barzelletta che capivano tutti, tranne me.
  • Non puoi evitare la realtà, ma puoi renderla più sopportabile. [Quando raccoglie l'antidolorifico]
  • Sapevo che quella faccenda era più grossa di me, più grossa dei Branco, e non avevo dato che una rapida occhiata al quadro complessivo. Come quando ti guardi allo specchio e, per un istante, vedi come ti vedono gli altri, la caricatura di un uomo migliore.
  • Quando si vive una vita come la mia, si impara a vedere la realtà da un punto di vista diverso, ma nulla avrebbe potuto prepararmi per quello che avrei visto oltre quella porta. [Max entra in una cella piena di prigionieri mal ridotti] Dovevo tirare quei poveri bastardi fuori da li.
  • Serrano aveva un aspetto patetico, quello di un uomo sconfitto. Me ne andai, lasciandolo al suo incubo personale.
  • In qualunque cosa mi avesse coinvolto Da Silva, capii che avrei dovuto mettervi fine. Non avevo scelta, se non proseguire. Non capivo tutto e non ci sarei mai riuscito, ma capivo abbastanza.
  • A volte i problemi più complicati prevedono una soluzione molto semplice.
  • Se sei all'inferno, balla col diavolo.
  • Mi trovavo in cima a quel castello di carte. Era venuto il momento di giocare i miei assi.
  • Per come la vedo io esistono due generi di persone: quelli che passano la vita a costruirsi un futuro e quelli che la trascorrono a ricostruire un passato. Per troppo tempo io ero rimasto nel mezzo, nascosto nell'ombra.
  • Forse ero stupido, ubriaco o entrambe le cose, eppure stavo di nuovo rischiando tutto per una donna.
  • In questa città ci sono più fumi e specchi di uno strip club.
  • Non ero più l'uomo di un tempo... che comunque non era granché già di suo.

Altri progetti[modifica]