Mina

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Mina, nome d'arte di Mina Anna Mazzini (1940 – vivente), cantante italiana.

Citazioni di Mina[modifica]

  • A me Vasco Rossi non piace. Lo adoro. [...] Mi coinvolge, mi appassiona. Sanguina, come diciamo noi, ecco, lui sanguina. (da Vanity Fair, n. 26, 4 luglio 2012)
  • Adoro Chet Baker. Lo amo quando suona, ma quando canta mi sembra un angelo. Un angelo cupo, solitario, pensoso, rancoroso, dolente, ma abbagliante. Usa il cervello, non la voce. Usa l'anima, non la gola. Sono pazza di lui. (dalla rubrica "Mina per voi", 19 gennaio 2013)
  • Alla convention democratica, negli Stati Uniti, ho ascoltato il discorso di un giovane uomo molto sicuro di sé, molto sereno, molto calmo, molto... luminoso, mi verrebbe da dire. Lui, non ricordo il nome, diceva nel suo speech che era figlio di due mamme. E lo diceva con semplicità, senza troppa enfasi. Non mi è sembrato un fenomeno da baraccone. Mi è sembrato normale. (da Vanity Fair, n. 38, 26 settembre 2012)
  • Basta. Basta considerare chi si droga un figo. Non si può dire di no, è proprio così. L'aria da maledetto, bevitore, drogato incanta i ragazzi. E non arrivo ancora a capire perché. Qualche volta, questa perfida interpretazione si accompagna con una reale capacità. Ma si muore. E un'altra vittima di questa imbecillità è caduta. Una che aveva stoffa. Una che aveva un talento potente. E non lo ha potuto esprimere in pieno. Una che non avrà più niente da questa vita che, qualche volta, vale la pena di essere vissuta in lucidità. Si muore. E Amy Winehouse, vittima di un lungo suicidio, se ne è andata. Senza alcuna bellezza. Senza splendori. (da Vanity Fair, n. 30, 3 agosto 2011)
  • [Su Nilla Pizzi] Bella, leale, rassicurante Nilla. La nostra carne di irriducibili italiani è impastata con la tua voce soffice e nutriente. Sei bella con quella faccia da aristocratica popolana e con quella tua espressione sempre un pochino ironica. Tutti abbiamo imparato qualcosa dalla tua voce, anche se non vogliamo ammetterlo. Intendo dire noi "lavoratori della canzone". Abbiamo cercato di arrotondare la voce, di renderla più autorevole proprio nella emissione, abbiamo lavorato sulle vocali e sulle doppie proprio come tu suggerisci. Senza tecnica e senza un controllo totale non si possono fare delle serie pazzie. Ascoltarti è sempre stato un po' come andare a scuola da una maestra estremamente intelligente, di quelle che insegnano con l'esempio, senza volersi imporre a tutti i costi. (da "Nillapizzi" la Regina, Liberal, 3 giugno 1999)
  • Bisogna essere capaci di affondare lo sguardo nel profondo di quell'abisso smisurato che è il nostro cuore. Guardarci dentro, per accorgerci che quel mondo rovesciato di cui spesso ci lamentiamo è fatto anche dalle nostre piccole mostruosità. Siamo tutti complici di una catena di cedimenti, di trasgressioni, di colpe piccole e grandi. Esiste, quanto meno, una catena di bene non fatto, di amore non dato, di carità elusa, di grettezza sordida e quotidiana che si dilata dal nostro comportamento e crea una somma di iniquità che esce da noi e diventa una smisurata schifezza che inghiotte chi, meno di noi, sa costruire difese contro il suo terribile potere di invasività. E non ci rendiamo conto che dentro quella struttura sociale viviamo anche noi, con tutto il nostro "non bene" quotidiano. Nessuno è a priori salvo o libero dal male. (da Vanity Fair, n. 32, 20 maggio 2004)
  • C'è nell'aria una specie di atmosfera di guerra. L'Italia vive la complessità e la paura del rischio incombente di bancarotta. I problemi sociali ed economici incalzano e il modo sgangherato di reagire tra fantasiosi ottimismi e contagiosi pessimismi non aiuta il quotidiano obbligo di vivere o sopravvivere. Siamo assaliti, più del solito, dagli incubi della corruzione che sgretolano la nostra capacità di distinguere tra untori, contagiati e immuni. "E adesso il terremoto". Visto da lontano appare come la catastrofe che si insinua con troppa facilità nelle crepe dei nostri errori e nell'assenza di prevenzione. Poi, però, c'è il pianto disperato di uomini per la perdita di vite e cose sfracellate in pochi secondi. E questa diventa l'immagine che deve guidare i pensieri e i gesti da dedicare al terremoto, adesso. Al nostro fatalismo abbastanza proverbiale abbiamo sempre associato l'umanità, la generosità, la solidarietà. Ci serviremo tutti, ancora una volta, di questa attitudine per far diminuire le lacrime di un vecchio che dorme in una macchina o una tenda, su un prato, mai troppo lontano dalla porta d'ingresso della sua casa a chiedersi se almeno ciò che resta possa non crollare. (da Vanity Fair, n. 24, 20 giugno 2012)
  • [Sul suicidio di "Davide", omosessuale di 15 anni che amava vestire di rosa, vittima del bullismo] C'è un'età in cui la derisione si trasforma e perde ingenuità per acquisire il carattere della violenza. È l'età in cui le sovrastrutture ideologiche cominciano a bacare i pensieri di ex bambini profumati di neutralità. È sempre avvenuto che, con l'inizio della voglia di diventare grandi, ciascuno cominciasse ad abbuffarsi di preferenze, di convinzioni, di polemica, di tentativi di confronto. Prima del difficile parto di pensieri liberi e autonomi, l'essere "a favore" o "contro" è la prima attività in cui si misura il progredire del tempo dell'uomo. Fino alla generazione scorsa tutti i ragazzi erano obbligati al coraggio e alla vergogna della posizione presa. Oggi, l'accozzaglia casuale del "gruppo", spesso virtuale e telecomandato, fa sfogare la appartenenza nell'irrealtà dei social network. Sociale? Non si cerca uno schieramento, lo si trova. Non c'è più l'incognita del rossore delle guance e l'omofobia è facile come il maoismo, il nazismo, l'horror, il terrorismo, la destra e la sinistra. La responsabilità della scelta è talmente diluita da risultare alibi. La cattiveria moltiplicata per un numero ics di cattiverie senza faccia diventa miele. Gli effetti, anche quando sono raccapriccianti, vengono sminuiti facilmente. Non so cosa fare più che maledire i bulli, le sette dell'ignoranza, i pavidi, quelli che si spacciano per uomini veri, gli amanti dell'omologazione. (dalla rubrica "Mina per voi", 3 dicembre 2012)
  • [Dopo il massacro alla Columbine High School di Denver] C'è una legge del contrappasso che colpisce inesorabile. La violenza chiama la violenza; la bestialità sbandierata e giustificata, con tutto il suo armamentario tecnologico e militaresco, provoca altra bestialità. E Clinton, con la sua bella e condivisa moralità sulla quale preferisco non tornare, mostra i muscoli al mondo intero, ma si ritrova in casa propria dei piccoli mostri. A furia di bollare Milošević come l'"Hitler dei Balcani", gli americani non si sono accorti di avere nella propria pancia dei ragazzi ignoranti di ogni senso storico e umano, che giocano a fare i piccoli führer e sognano di liberarsi di tutta la feccia del mondo. Se non fosse per il rispetto sacrosanto per le vittime innocenti, mi verrebbe da dire che se la sono cercata, questa ennesima strage nelle scuole. Questa gioventù smidollata e criminale è la serpe tremenda che cova nel seno dello Stato che vorrebbe costruire un "nuovo ordine mondiale". (da Piccoli Führer crescono, Liberal, 6 maggio 1999)
  • Chissà per quale strada Totò è riuscito ad arrivare nel mio cuore, nei nostri cuori. Il suo modo, non saprei adoperare la parola "mestiere" perché mi sembrerebbe addirittura riduttivo, il suo dono, la sua celestiale grazia, la sua classe infinita, il suo non essere mai volgare anche quando magari le battute lo erano, la sua faccia commovente da Cristo invecchiato, il timbro della sua voce, i suoi tempi comici inarrivabili, i suoi tempi tragici inarrivabili, tutto questo, pur se eccezionale, non può bastare per capire il suo successo inestinguibile. Ci deve essere proprio una specie di mistero, un miracolino, appunto. Sarà forse quella sua gestualità primordiale, quella mimica ancestrale, quel suo modo di essere diretto, che lo rende capace di conquistare tutti, anche i bambini che sono nati trent'anni dopo la sua scomparsa. Oppure la sua capacità di sollecitare ed elevare il "fanciullino" che risiede nel profondo di ogni essere umano. In ogni caso, Totò si rivela come una sorta di mago Merlino, che con le sue arti misteriose riesce a tirar fuori la parte migliore di noi. [...] Grazie, Totò. (da Vanity Fair, n. 43, 2 novembre 2011)
  • Con personalità si nasce. La personalità vive di luce propria, come il sole. E come il sole dà luce, luce, luce a tutto quello che tocca. La mia definizione è "brillio". (da Eva, 24 febbraio 1962)
  • Conosco la spietatezza di quelli che, con tutte le forze, non vogliono comprendere l'amore dissimile dal loro. E non sanno che ogni amore è, a parte qualche apparente analogia, completamente, sorprendentemente disuguale. Come vedi, non ho usato la parola diverso perché ha assunto un significato derisorio, barbaro e violento. Aggettivi che ben identificano chi ha voglia di ostilità aprioristica. (da Vanity Fair, n. 47, 30 novembre 2011)
  • [Su Conchita Wurst] Credo che abbia vinto la barba. Il pezzo non era un gran che. Va tutto bene. Ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, ma questo profumo di Barnum che circola nel nostro ambiente, e non solo, mi preoccupa un po'. A forza di caricare avremo solo eccessi, caricature che non rendono giustizia al reale talento di chi meriterebbe più di un banale moto di sorpresa. (da Vanity Fair n. 22 dell'11 giugno 2014)
  • Detesto la moda Courréges che trasforma le donne in altrettante adolescenti senza sesso. Il mio consiglio di bellezza? Curare al massimo i capelli: un bel viso, un corpo perfetto, un abito di gran classe scompaiono, o sembrano addirittura brutti, se i capelli sono in disordine o la pettinatura non è adatta a valorizzare il volto e il tipo di una donna. Quanto a me, essere ben pettinata significa essere sempre un po', e volutamente, spettinata: sto malissimo con i capelli leccati e laccati, tutti ben sistemati e perfettamente in ordine. Assumo immediatamente l'aria di una brava zia, magari inglese, naturalmente zitella. (da Mina: sono una pertica e me ne vanto, Oggi, 30 giugno 1966)
  • [...] Dovremmo, tutt[i] insieme, [...] ridere di gusto sugli sproloqui di chi vuole farci credere di intendersi di economia. Da circa una cinquantina d'anni, ogni giorno, in ogni telegiornale, su ogni giornale, in ogni intervista, in ogni dibattito, in ogni dichiarazione, molti, moltissimi, troppi, a diverso titolo, affermano di volerci informare sui problemi di economia, di consegnarci ricette adatte alla soluzione e di chiederci in cambio la fiducia espressa in un voto in cabina. Mi pare, ma posso anche sbagliarmi, che non sia successo mai niente che indirizzasse le nostre vite alla sicurezza di un lavoro, inteso come diritto, e alla stabilità, pur con i fisiologici alti e bassi che, sempre noi normali, potremmo accettare. L'economia basata sul debito, la distanza tra "ricchezza o povertà" e economia reale, l'antidemocraticità della finanza tramata in salotti, cupole e club, così silenziosa da fare ribrezzo, sono gli elementi della mia disillusione. E, siccome non voglio piangere, rido di chi, con sussiego o arroganza, cialtroneria o competenza, sincerità o folklore, interesse o irresponsabilità, finge di capire, di volermi far capire e, solo per questo, mi chiede qualcosa in cambio. Non darò niente in cambio. Solo una risata, il più irrispettosa possibile. [...] Faranno sempre i seriosi quelli che, se aprono bocca, sono capaci di invertire un andamento di borsa, fregandosene se ciò avverrà per un giorno solo, mentre l'anno, gli anni, le vite continuano a essere sul bordo di un precipizio. L'arma più certa per garantire il perpetuarsi della nostra illusione di libertà è tenerci nella paura sventolando gli incubi dei futuri bui. (dalla rubrica "Mina per voi", 31 luglio 2012)
  • Essere buoni oggi, e anche ieri, significa non essere umani, evidentemente. Perché noi uomini stiamo mettendocela tutta per dimostrare di essere delle belve sanguinarie, prevaricatrici, senza rispetto, senza amore, senza comprensione, senza compassione. Non so se i "buoni" esistono e dove. Qui, forse, si possono trovare i troppo buoni. Diffiderei anche di loro. (da Vanity Fair, n. 34, 3 giugno 2004)
  • Fa male che la tv rappresenti così abbondantemente la violenza. Come se fosse l'unica manifestazione dell'uomo interessante da mostrare. Specialmente in questo periodo è facile assistere a telegiornali che su undici o dodici servizi ne trasmettono almeno otto riguardanti morte. Senza voler fare lo struzzo, mi rifiuto di pensare che siano i più importanti. Suscitare raccapriccio, angoscia da aggiungere al dolore che già ci strangola è un'operazione scorretta. Solitamente si tratta di attirare attenzione e strumentalizzare pensieri privati o comuni. Che l'intenzione non sia solo quella buona, di informare, ma piuttosto quella di giustificare prese di posizione e relativa propaganda, lo si può intuire da quanto eventi di orrore e terrore servano a provocare e prolungare dibattiti inutili, sconvenienti, banali. Per non parlare di quanto sia ridicolo, in certe occasioni, ripetere l'invito al silenzio necessario e continuare a dissertare animosamente proprio sull'evento che meriterebbe il silenzio. (da Vanity Fair, n. 53, 14 ottobre 2004)
  • Fin dall'inizio, più di un anno fa, c'era qualche analista di buon senso che credeva alla favola delle armi di distruzione di massa? Era evidente che la guerra in Iraq aveva altri scopi. Destituire quella personcina garbata che si chiama Saddam, spezzare i legami tra il regime di Baghdad e i palestinesi, creare nel cuore del Medio Oriente una possibile democrazia, come elemento scardinante di un pezzo di mondo dominato dall'integralismo. La questione dirimente, su cui non si possono fare analisi a tavolino, è l'esportabilità della democrazia. L'arrivo degli yankees, con il determinante corredo di aiuti economici, aveva saputo riportare libertà e civiltà in Germania, in Italia e in Giappone, le tre nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale. Ma un modello di cambiamento accaduto in passato non è garanzia di successo in altro tempo e altro luogo. Troppo diverse le condizioni di partenza, troppo lontane le mentalità. Certo, gli iracheni non ci hanno accolto con i fiori. Ma davvero qualcuno pensava di rivedere a Baghdad le stesse scene delle ragazze italiane che lanciavano fiori ai soldati americani nel 1944-45? E poi, quante fazioni ci sono dentro l'Iraq? Quante etnie, quante consorterie, quanti interessi? L'errore, che è tragico oltre che ridicolo, è l'illusione di riuscire a imporre, con l'azione delle armi, una logica democratica, a cui il civilissimo Occidente è arrivato dopo secoli di storia complessa. Tra un mese dieci nuovi paesi entreranno nell'UE. Ci sono arrivati non per interventi esterni, ma perché ha agito l'esigenza della libertà. Dall'interno. (da Vanity Fair, n. 29, 29 aprile 2004)
  • Fiorello è splendido. Lo adoro. Per fortuna non è l'unico. [...] Certo, con la sua naturalezza, il suo garbo, la sua non volgarità e, non ultima, la sua abilità di cantante si stacca nettamente da tutti. (dalla rubrica "Mina per voi", 18 novembre 2011)
  • Fiorello è una mela, un uovo, un albero, un grappolo d'uva. È una forma perfetta. È la natura. È qualcosa di integrale, di cristallino. Miracolosamente incorrotto dal successo gigantesco e infiammante, lui si muove dentro se stesso con una naturalezza e una grazia che ho registrato raramente. [...] Mi ha lasciato un regalo prezioso: una splendida canzone siciliana che mi ha permesso di registrare. E qui non posso astenermi dal dire che potrebbe tenere dei corsi di perfezionamento per cantanti famosi... Eh, sì... Insomma Fiorello è una palma, una quercia, una rosa. Anzi lui è Rosa. (dalla rubrica "Mina per voi", 27 novembre 2013)
  • Forse è colpa nostra. Forse abbiamo esagerato, noi della musica leggera. Abbiamo imbottito le nostre canzoni di "ti amo". Ne abbiamo abusato e il senso reale si è un po' perso. Magari uno, pur amando disperatamente, non ha voglia di pronunciare quelle due parole stregate col timore di suonare un po' finto, un po' fumettistico. Comunque non sono le parole, ma i fatti che contano. Io ci ho messo una vita a imparare a non ascoltare con le orecchie, ma col cervello, col cuore. (da Vanity Fair, n. 42, 27 ottobre 2010)
  • Hanno ragione tutti. Chi vuole tradire per indole tradisca. Chi vuole tradire perche si sente trascurato tradisca. Chi vuole tradire per noia tradisca. Chi vuole tradire per allegria tradisca. Chi vuole tradire per leggerezza tradisca. Chi vuole tradire per abitudine tradisca. Chi vuole tradire per troiaggine tradisca... Padroni ... Ma ripeto e ripeto e ripeto ancora: chi ama non tradisce. (da Vanity Fair, n. 59, 25 novembre 2004)
  • Ho grande considerazione per chi non ti rovescia addosso anche il più piccolo malessere. Ho la fortuna di conoscere e frequentare gente che alla domanda: "Come stai?" risponde sempre: "Benissimo" anche quando la situazione non è delle più rosee. Lo fanno per non preoccupare, per educazione, per cultura. E anche se magari mi accorgo della verità faccio finta di niente per rendere omaggio alla loro capacità di controllo. (dalla rubrica "Mina per voi", 19 settembre 2012)
  • Ho un dolcissimo ricordo di Flo Sandon's che ho visto la primissima volta che sono salita su un palco. Lei e il marito, il grande Natalino Otto, erano le star della serata. Io, sconosciutissima, cantavo con un gruppo cremonese, per la prima volta, appunto. Eravamo in una classica balera lombarda. Alla fine ricordo che mi dissero: "Lei farà strada". La prima cosa che mi stupì fu il fatto che mi dessero del lei e poi pensai: "Questi due sono matti...". Invece... [...] Ma Caterina Valente, che io chiamo maestra, è una musicista pazzesca. Pensa che ha inciso un disco come chitarrista addirittura con Chet Baker, figurati. [...] E come voce, come padronanza rimane la più forte. (dalla rubrica "Mina per voi", 4 ottobre 2011)
  • I grandi vestiti non mi sono mai piaciuti. E poi con tutti i recital fatti alla Bussola, dovendone indossare uno a sera, quanti avrei dovuto comprarne? Ho scelto quelle zerogonne perché costano poco: quindicimila, ventimila lire l'una. E poi per cantare sono comode. Ma chi è che non usa la minigonna oggi?, andiamo. Solo che quando canto io i fotografi mi riprendono dal basso ed eccomi in mutande. Che, crede sia contenta di queste fotografie? Vado in bestia, certo. Mica fa piacere vedersi in quello stato. È colpa mia se vogliono per forza vedermi in pose spregiudicate? Io metto fuori solo le gambe, il resto per correttezza dovrebbero lasciarlo stare. Invece, ecco tutta quella serie di fotografie indecenti. Perché? (dall'intervista di Sandro Mayer, Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno, Oggi, 15 settembre 1970)
  • Il buonismo è l'altra faccia dell'indifferenza. È un modo per non esporsi e soprattutto per evitare di andare al centro delle questioni. Per questo mi verrebbe da chiedere: ma c'è un altro modo di essere se non quello contrassegnato dalla schiettezza? Con alcune precisazioni, però. Dire sempre e comunque quello che si pensa, con la veemenza delle proprie idee spiattellate in faccia, è spesso segno di maleducazione. Soprattutto quando non ci viene chiesto il nostro parere. Ma quando si è costretti ad uscire dal silenzio i giri di parole possono nascondere freddezza, lontananza, disinteresse. O si tace o si parla. E il parlare è sempre un "sì, se è sì e no se è no". (da Vanity Fair, n. 6, 13 novembre 2003)
  • Il fatto è che io non mi sono mai abituata a cantare in pubblico, ho paura di tutto, di dimenticare le parole, di inciampare e cadere come un sacco, ho paura che mi sparino, come in Nashville, come in Quinto potere. Ho sempre pensato a questa cosa, che mentre canto qualcuno mi ammazza, è una sensazione schifosa che mi occupa tutta, quando sono lì che annaspo nei riflettori, e non vedo niente perché oltre tutto si sa che sono mezza orba, un occhio da 18 diottrie. (dall'intervista di Natalia Aspesi, Ecco Mina più grassa più bella e più brava, la Repubblica, 4 luglio 1978)
  • Il nemico più grande della donna è la donna stessa. Non riusciamo a sfilarci da sotto il calcagno dello schiavismo del maschio. Stiamo facendo la caricatura della femmina per cercare di andare insensatamente incontro ai supposti desideri della controparte. Tira qui, molla là, botulini, filler, acidi ialuronici, plastiche additive e delizie di questo tipo. Si vedono in giro donne con la faccia di Fantomas e il seno della Saraghina. Più oggetto di così si muore. Va bene che è nell'uomo che deve avvenire la famosa "alterazione fisica", ma ciò non giustifica il massacro che stiamo operando su di noi. Siamo noi le prime a trattarci come dei pezzi di carne. Magari non sarà vero che le armi a nostra disposizione siano necessariamente e fisiologicamente pari a quelle del maschio, ma pari deve essere la dignità da esigere con potenza e assennatezza prima di tutto da noi stesse. Ma, visto l'andazzo, speranze poche. (da Vanity Fair, n. 2, 19 gennaio 2011)
  • Il pettegolezzo non ha mai niente di positivo. Da quello "giornalistico" a quello praticato nei "salotti", da quello serpeggiante per via orale a quello fatto di ammiccamenti allusivi. È una distorsione del racconto di uomini e fatti, è la trasformazione della verità ad uso della pruderie e della morbosità di una società in cui farsi i cazzi propri non è più un valore. L'"uomo pubblico" ha molto da mettere in mostra, quasi come un dovere assunto, e non è sconveniente che si pratichi una registrazione fedele della cronaca che lo riguarda. Non è questo il punto. Il problema nasce dall'insinuazione a tutti i costi. Il gossip non si accontenta mai di essere rosa, giallo o nero. Pretende ascolto, indica giudizi, invoca pudori e non vuole rimanere un gioco allegro. Per questo è obbligato a sconfinare nella rossiniana "calunnia" che da "venticello" si trasforma in un "colpo di cannone". (da Vanity Fair, n. 48, 5 dicembre 2012)
  • Il più violento e raccapricciante effetto dello stupro è lo smarrimento. La rabbia sarebbe benefica, la ricerca della vendetta sarebbe confortante. Invece no. È la solitudine la ricaduta prevalente. Così nessun giudice, nessun legislatore e pochissimi psicologi possono centrare l'essenza di questo crimine che modifica la storia di una vita. Gli aiuti sono solitamente inadeguati, spesso codificati e non personalizzati perché la ricerca della rinormalizzazione avviene tenendo conto di canoni comuni. Non c'è risarcimento, non c'è soluzione se non quella decisa dalla vittima. (da Vanity Fair, n. 70, 17 febbraio 2005)
  • Il testosterone, che i "maschi" possiedono in misura grandemente superiore alle "femmine" e che noi, per fortuna, tendiamo a convertire in estrogeni, è alla base, è l'origine di quasi tutti i guasti, dalla semplice rissa, alle guerre, le odissee, le morti, i dolori profondi. Per non parlare dello stretto lato sessuale... L'uomo dovrebbe essere altro. L'uomo è chi muore con dignità e chi con dignità accetta le tempeste fisiche e mentali della vita. E l'uomo è anche chi vorrebbe che inventassero l'anti-pillola che spegnesse, almeno in qualche momento, il continuo, incontrollato, estenuante fuoco che lo dirige e lo guida e che tratta per lui e in suo nome. In buona sostanza: l'uomo è la donna. Signore ti ringrazio per quando la levatrice ha comunicato a mio padre: "È una femmina". (da Vanity Fair n. 20, 28 maggio 2014)
  • [Su Nilla Pizzi] Io ho imparato molto dalla tua voce, ed è giusto ammetterlo, finalmente. (da Nilla Pizzi fa novanta. Gli auguri di Mina, La Stampa, 17 aprile 2009)
  • In qualsiasi parte del mondo mi trovi, non vado mai in giro. A New York non mi preoccupo di vedere la Quinta Strada, a Londra non mi accade di passare per Piccadilly. Sono pigra, le cose non mi interessano. E poi penso che, qualsiasi cosa uno veda in giro, non gli cambia niente di quello che ha dentro, nella mente e nel cuore. Ho girato tutte le grandi città del mondo e posso dire di aver visto tutti i grandi alberghi del mondo. In certi posti, è persino divertente: in America la televisione ha un'infinità di canali e basta premere un bottone per vedere film vecchi, meravigliosi... (da Ecco Mina ai raggi X, Epoca, 7 ottobre 1966)
  • Io non sono nata per cantare. Davvero. E non ci crede nessuno quando lo dico. Se c'è una cosa che non mi va di fare è cantare. Voglio dire, in pubblico. A me non piace cantare davanti alla gente. [...] Vent'anni fa ero un'altra donna... Oggi non ricomincerei. Magari, sceglierei sempre un'attività artistica, ma nella quale non ci si debba esibire. (da Mina come va? "Ho paura", Gente, 8 luglio 1978)
  • L'altra sera ho rivisto Mine vaganti [...]. Ero con mia figlia e a un certo punto, quando il padre scaccia il figlio perché scopre che è omosessuale, ho detto: "Benedetta, questa è sicuramente una cosa strumentale. Non posso credere che oggi un genitore agisca in questo modo barbaro". Mia figlia mi ha guardato come per capire se stessi scherzando o no. No, che non scherzavo. Sai cos'è, [...], mi meraviglio. E non sarò l'unica, spero. Sogno un mondo dove ognuno si fa gli affari propri. Un mondo dove vige il rispetto, prima dell'amore. Sono una visionaria? Ben felice di esserlo. (dalla rubrica "Mina per voi", 15 maggio 2012)
  • L'America non pensa di doversi svegliare perché è e si sente sveglissima e, anche se deve sacrificare qualcosa della propria immagine sull'altare dell'impopolarità, non cambierà l'indirizzo dei propri interessi legati alla produzione e al mercato delle armi. Gli indignati che il popolo americano annovera sono pochi, poco ascoltati e poco compresi. Gli eventi, ormai non più così rari, di stragi sparpagliate in scuole o cinema non vengono collegati alla facilità di possedere armi quanto alla "stranezza" della psicologia degli assassini. L'alibi è sempre potente e rasserenante. Nessun americano, credo, considera neppure l'ipotesi della cosiddetta corresponsabilità politica. I pianti pubblici dei loro governanti sono sufficienti ad alimentare lo stupore comune e la condivisione dell'orrore. Una legislazione sul possesso di armi che, per non andare tanto lontano, basterebbe somigliasse a quella italiana sarebbe sufficiente a calmierare il fiorire di arsenali domestici. Ma, purtroppo, credo che non legifereranno in questo senso. I cowboy si toglievano il cinturone soltanto entrando nel saloon. L'America intera non può degradarsi a saloon perché vive nella convinzione della propria superiorità morale e civile. Una strage di bambini non può intaccare o intralciare una tale colpevole superbia. Vergogna! (da Vanity Fair, n. 1, 9 gennaio 2013)
  • La canzone è una piccolo, modesto, breve mistero che ti prende per il collo proprio quando hai bisogno di essere strapazzato. (dalla rubrica "Mina per voi", 10 dicembre 2013)
  • La categoria economica diventa criterio unico di analisi. La applichiamo a proposito e a sproposito, e sotto la lente d'ingrandimento del denaro misuriamo tutti gli aspetti della vita. Anche la possibilità di avere dei figli. Paradossalmente si generavano più figli in epoche in cui le disponibilità economiche erano più scarse. Nessun bambino si lamentava nell'indossare i pantaloni dismessi dal fratello più grande. E nessun genitore doveva rifornire i figli di tre o quattro ricariche telefoniche al mese. Un figlio è innanzi tutto un atto d'amore. Che poi sia anche un costo lo pensano tutti. Commettendo l'errore, però, di subordinare l'essenza della persona al denaro. E ricadendo quindi nell'ennesima schiavitù in cui vogliamo imprigionare il livello più profondo del nostro essere. (da Vanity Fair, n. 26, 8 aprile 2004)
  • La costruzione della notizia è un procedimento mortifero che mi fa inorridire. La corsa al sensazionalismo, la violenta banalità dei titoli, la logica pettegolistica da mercato rionale, la deliberata manipolazione della verità, il solleticamento delle facoltà più basse del pubblico sono tutti meccanismi esiziali che sembrano essere diventati la norma della comunicazione. La pseudocultura dell'immagine ha ormai imposto le sue regole anche all'informazione: la notizia, reale o costruita che sia, viene confezionata come un videoclip, con la stesso trattamento che si usa per uno spot pubblicitario. Un facile slogan, una frase ad effetto, una sintesi estrema e riduttiva, qualche immagine riciclata ed ecco fatto. (da Lo stupro della verità, Liberal, 25 febbraio 1999)
  • La credenza in una virtualità che funzioni come sostituto dei rapporti umani è una sciocchezza di questi tempi. Noi ci affidiamo alle tecnologie telematiche anche quando ci rendiamo conto che ci stiamo forzando a farlo. Il miracolo del vedere vicino ciò che è lontano e la possibilità di una esplorazione praticamente infinita ci attraggono. La nostra pigrizia e la pubblicità convincente rendono il processo quasi automatico. Soddisfatti al massimo due sensi su cinque, costruiamo la grande illusione. Ma la vista e l'udito sono, nella nostra era, così bistrattati da aver perduto quasi completamente la capacità di differenziare, selezionare, preferire. Sono diventati due poteri maleducati e sgangherati. Chattare fa passare un po' di tempo e ci ingombra in quei pezzi di noi che sono o che lasciamo momentaneamente un po' più liberi e sensibili. [...] Mi piacerebbe essere genericamente dissacratoria nei confronti della pratica della virtualità. Economia virtuale, amore virtuale, conoscenze virtuali, cultura virtuale, comunicazione virtuale, partecipazione virtuale. Devi per forza testare quale odore, quale sapore, quale consistenza abbia la persona, prima di decidere se o che ti piace. Solo dopo comparirà il livello di smaterializzazione e idealizzazione che, comunque, tutti adottano soprattutto affrontando il cosiddetto amore. Non un computer, ma il nostro cervello farà sufficiente casino per far sembrare bello ciò che non lo è, vicino ciò che non lo è, accettabile ciò che non lo è. Ma questa è un'altra storia. È la storia della libertà intellettuale e sentimentale che caratterizza la dimensione umana. Questa storia non ha, però, giustificazione di accadere prima di, e a prescindere da, olfatto, gusto e tatto. (da Vanity Fair, n. 48, 7 dicembre 2011)
  • La dolcezza è poesia. La montagna vista da lontano è poesia. Gli occhi che si chiudono dal sonno sono poesia. Puccini è poesia. Gadda è poesia. I rari rumori della notte sono poesia. La finestra che adesso apro per andare in terrazza a guardare il lago è poesia. Insomma la poesia è dappertutto, ma sarà vero che solo pochi la vedono? Io non ci voglio credere. Anche la persona più fredda e disincantata, più malvagia e sgradevole, più perversa e scellerata in un angolino del suo animo deve avere un ricordo, un rimpianto. E il rimpianto è già poesia. (da Il poeta che è in voi, La Stampa, 23 marzo 2008)
  • La Littizzetto è un miracolino. E, anche se a prima vista può non sembrare per via delle parolacce che non lesina, è un prodigio di equilibrio. Sa dove fermarsi. Non sgomita, non è mai volgare, mai noiosa. Cosa chiedere di più? (dalla rubrica "Mina per voi", 26 febbraio 2013)
  • La mia adorata Callas, mi mette ancora soggezione. Con quella sua voce artificiale, totale, con le sue colorature, con la sua devastante personalità. Proprio pochi giorni fa sono andata a risentirmela dopo aver visto la «Traviata» alla Scala… Che dire? Solo lei. Ogni paragone diventa impietoso. Vorrei avere la sua determinazione, la sua tenacia. Vorrei avere il suo stesso atteggiamento nei confronti della musica. Ma io sono una cialtrona al suo confronto. (dalla rubrica "Mina per voi", 9 dicembre 2013)
  • La musica, bella o brutta, seria o ignorante, santa o puttana, è lunga. E non ti abbandona. È il rumore dell'anima. E ti si attacca alla pelle e al cuore per non lasciarti più. (da Vanity Fair n. 24, 25 giugno 2014)
  • La musica... la musica. La amo, la adoro, la idolatro, la venero. Quella che medica. Quella che ti estorce le lacrime. Quella che sembra essere l'unica entità che ti possa capire. Quella che ti persuade. Quella che conferma la tua solitudine. Quella che ti fa muovere. Quella che hai in gola e butti fuori e quella che hai in gola e tieni dentro. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei. Quella che ti fa trattenere il fiato come davanti al crollo di una diga. Quella che è l'unico, vero, potente stupefacente. Quella che ha fatto dire a Shakespeare: "Nulla vi è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura. Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile". (da Vanity Fair, n. 10, 11 dicembre 2003)
  • La scuola fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l'ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione. Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad "educatori" spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell'itinerario-vacanze. Non è neppure sfiorato uno dei principi della pedagogia classica: la trasmissione della passione per la lettura e la trasfusione della curiosità culturale. Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione. (da La scuola degli asini, Liberal, 27 maggio 1999)
  • La tv della cosiddetta realtà provoca uno svuotamento dell'essere, perché sostituisce il guardarsi dentro e l'analisi di sé con l'esaltazione della visibilità e della notorietà, spacciati come apice della verità. Ma la realtà, se c'è ancora, ci dimostra che non è così. Il genere reality show ha l'invidiabile primato di essere, al tempo stesso, funerale e requiem della tv. Non solo si tratta di programmi che hanno un'intelligenza, uno spessore artistico e culturale da prefisso telefonico. No, il punto che li rende del tutto osceni (in senso letterale, cioè al di fuori della "scena" televisiva) è la loro tracotante volgarità. Sarebbe facile ma inutile, a questo punto, inveire contro la decadenza dei costumi e lo strapotere dell'audience, in nome della quale si perpetrano autentici crimini televisivi. Ogni popolo ha la televisione che si merita. Inutile lamentarsi. (da Vanity Fair, n. 34, 3 giugno 2004)
  • La verità è che nessuno mi conosce veramente: tranne mio marito ovvio. Sono cresciuta in una città di provincia, Cremona. È là che si è formato il mio carattere, è là che mi sono fatta le mie convinzioni sulla vita. No, gli anni dell'adolescenza non si riescono a buttare al vento, d'un colpo, solo perché una diventa popolare. Non m'importerebbe niente di quel che dicono di me, se veramente fossi una donna spregiudicata, senza complessi. Invece ci soffro, e sa quante volte scoppio a piangere quando leggo un articolo su un giornale? Sono capace di piangere per un giorno intero. Questo che significa? Significa che quel provincialismo è ancora in me. E sa cosa le dico? Me lo tengo ben stretto, per carità, guai se lo perdessi, è la cosa più cara che ho. Anche se è proprio quel provincialismo che mi fa soffrire. (dall'intervista di Sandro Mayer, Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno, Oggi, 15 settembre 1970)
  • Le immagini dei No Tav che protestano per manifestare il loro dissenso alla nuova linea ferroviaria in Val di Susa hanno fatto il giro dei media e, con l'abituale falsità del «partito preso», ogni filmato sembrava descrivere situazioni diverse. I «buoni» e i «cattivi» con le loro rispettive divise erano rappresentati e descritti in modo capovolto in base alle diverse opinioni. La buona fede dell'informazione va sempre a gambe all'aria. E ormai mi ci sono abituata. Provo ad avere abbastanza cinismo per non spaccare il televisore a martellate. L'episodio di quel ragazzo che, faccia a faccia, ironizza e deride il poliziotto immobile e silenzioso mi ha fatto salire una rabbia totale. La scena, l'unica non travisabile, non imbastardita da commenti e da montaggi, è raccapricciante nella sua crudezza. Come al solito c'è un riferimento ideale che mi viene in soccorso in casi come questo. E mi consola. Come tutti, anch'io devo citare la poesia di Pier Paolo Pasolini "Il Pci ai giovani", pubblicata su "L'Espresso" del 16 giugno 1968. Siamo ancora lì. (dalla rubrica "Mina per voi", 15 marzo 2012)
  • Luciana Littizzetto mi piace proprio. E mi piacciono anche i suoi vestitini. Sempre molto chic, ve ne siete accorti? Mi piace come usa il corpo, come dondola sul precipizio della scrivania di Fazio, come entra con quella camminata che sembra voler dissacrare il suo essere donna. È una persona intelligente. Non dico è una «donna intelligente» se no l’aggettivo potrebbe sembrare, come sciaguratamente succede di solito, una gratifica natalizia. È l’unica che dice le «parolacce» esattamente come vanno dette. Con leggerezza. E intanto il senso del messaggio passa chiarissimo. L’altra sera mi ha tirato delle legnate per via della pubblicità delle farfalle, bavette, lasagne e altre deliziose paste alimentari. Ma non mi ha fatto alcun male. Come ripeto, mi ha fatto ridere, anzi riderissimo, come direbbe lei. Grande Littizzetto. (da Cara Luciana, mi hai fatto riderissimo, La Stampa, 24 novembre 2009)
  • Madonna è un'azienda potentissima. Lei scrive, canta, produce e decide tutto. Ha tutta la mia stima. Questo è un ambientino abbastanza spietatino [...]. Lei può fare quello che vuole e lo fa con risultati formidabili. Mia figlia Benedetta è pazza di lei e da anni mi martella. "Senti questo... senti quest'altro...". Anche se un pochino a forza, tutto ciò mi ha permesso di farmi una vera cultura madonniana. Chapeau! (da Vanity Fair, n. 20, 20 maggio 2009)
  • Mai che si dica: "Toh, quanto è brava la Mina; toh, hai visto come la fa bene quella canzone?". Oppure il contrario: "Mina, per carità, meglio la Milva, o la Cinquetti, o chi volete". Purché si parli di me come cantante, purché si parli del mio lavoro. Invece no, ci si chiede solo se adesso sono veramente felice con Crocco, se questo matrimonio durerà, o come l'ho messa con Pani o con Martelli. Insomma, sempre solo la mia vita privata. C'è l'esaurito quando canto io, è vero. Ma certe volte ho la sensazione che la gente non venga per sentirmi cantare, ma perché è spinta da una curiosità morbosa. Vuol vedere come sono fatta, se mentre canto strizzo l'occhio a Pani o a Crocco che sono là in sala e si stringono la mano. Capisce, è terribile. (dall'intervista di Sandro Mayer, Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno, Oggi, 15 settembre 1970)
  • Monti sta cercando di svolgere una funzione assurda. Gli tocca il giochino di governare una nazione e accontentare contemporaneamente una sessantina di milioni di persone. Continuo a pensare che la sua cultura e la sua ironia esistano e che lo abbiano avvertito dell'impossibilità del risultato pieno. Nelle sue parole si può ascoltare una paziente monotonia, come una ninna nanna contro la nostra rabbia che non può assopirsi. Nella sua interpretazione della situazione, le soluzioni individuate gli sembreranno le migliori o le meno peggio. E non mi vengono dubbi sul fatto che possa averle elaborate al bar durante una merendina, lui no. Sul loro funzionamento decisivo ognuno di noi e anche lui considererà l'alea del tempo e la storia in generale come giudice finale. Campa cavallo... (da Vanity Fair, n. 24, 20 giugno 2012)
  • Mi ha dato un sostenuto fastidio vedere quante testimonianze si incentravano su chi ricordava piuttosto che su Lucio [Dalla]. Io, io, io... Quell'io protagonista a tutti i costi, al di là del buon gusto, al di là della vergogna, crogiolante, al calduccio dei riflettori accesi. Ma lì di protagonisti ce n'era, più che mai, uno solo. Adesso, spero, si spegneranno i «ricordi» e andrà avanti potente, aristocratica e popolare la sua musica. (dalla rubrica "Mina per voi", 18 marzo 2012)
  • [Su Giorgia] Non [...] ho ancora ascoltato [il nuovo album], a parte un pezzo, ma so chi è la ragazza... Una assoluta potenza. E poi adesso mi sembra che utilizzi meno la tecnica e più il cuore. Proprio come piace a me. (dalla rubrica "Mina per voi", 7 ottobre 2011)
  • Non ho mai capito la "funzione" del critico. Dovrebbe forse controllare l'esattezza di un'espressione artistica per stilare classifiche o usare con maggiore appropriatezza gli aggettivi "migliore" e "peggiore"? Dovrebbe mettersi a indagare l'intenzione di uno scrittore, di un pittore, di un musicista esplorandone psiche, cultura, emozione, malattie intercorrenti, conto in banca, temperatura delle guance? Non mi stupisco se qualcuno o tutti fanno commenti, ma la critica, quella che alcuni chiamano critica, mi appare come una disprezzabile invasione di campo. (da Vanity Fair, n. 8, 27 febbraio 2013)
  • Non ricordo chi ha detto: "L'unico politico onesto è il politico capace". La politica si misura sulla capacità propositiva, sulla mediazione e sull'azione. L'onestà è solo un prerequisito della persona, oppure una conseguenza di un'attività efficace. Ci siamo lasciati alle spalle la funerea stagione di Mani Pulite, quando i giornali ci vollero far bere la favola di un mondo nuovo che la ramazza giustizialista stava finalmente per purificare da tutta la corruzione. Sia chiaro: fu un'operazione che andava certamente a scovare del marcio che c'era, ma che utilizzò metodi infami. Come disse uno dei suoi massimi attori, Francesco Saverio Borrelli, nel giugno 1993: "Noi incarceriamo la gente per farla parlare. La scarceriamo dopo che ha parlato". Era l'epoca in cui girava la frase: "Datemi un politico onesto e vi porterò una prostituta vergine". Anche Dario Fo si univa al coro nazional-popolare con la battuta: "Come ci sono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche politici onesti". Piazza pulita è stata fatta. Di Pietro & co. ci hanno liberato da (quasi) tutti i politici corrotti. Ma a chi ci hanno messo in mano, ai "capaci"? Oggi più che mai, aridatece Andreotti! (da Vanity Fair, n. 13, 8 gennaio 2004)
  • Non seguo [...] la moda: compero soltanto le cose che mi piacciono. E mi piacciono moltissimo le scarpe, anche quelle coloratissime; mi piacciono gli abiti sportivi; gli abiti lunghi, da sera, nei quali, però, non mi sento mai completamente a mio agio; le parrucche che non metto quasi mai; i "toupets" che invece uso qualche volta. Non mi piacciono i gioielli: unica eccezione un paio di solitari che mi sono regalata e che porto di tanto in tanto; e una serie di anellini di nessun valore (costano da un minimo di cinquanta lire a un massimo di qualche migliaio di lire) che mi diverto a distribuire su tutte le dita. (da Mina: sono una pertica e me ne vanto, Oggi, 30 giugno 1966)
  • Non sono le parole che cambiano la realtà. Allo stesso modo non sono i "ti amo", né quelli pronunciati per intero e neppure quelli rosa apostrofati da mille baci, a determinare il peso di un amore. Ci si misura dai gesti, dalle intenzioni non dette che spesso diventano fatti concreti, senza passare per il tramite delle parole. Ci parliamo, però spesso lo facciamo con l'ambiguità di frasi che non sono notizia di un dato di fatto, ma ombra per creare lo scenario della nostra rappresentazione. In un amore incanalato sui binari degli andirivieni, [...] le parole che si dicono sono come fruscii che fan le foglie, direbbe D'Annunzio. Sono battute di un copione da recitare, che muoiono già nell'atto stesso di uscire dalle labbra, direi io, memore di quelle rare canzoncine che dicono la verità. Misura il vostro rapporto dagli atti e non lasciarti irretire dai balsami verbali che lui stende sul tuo cuore ferito. Quasimodo scrisse: "Le parole ci stancano, / risalgono da un'acqua lapidata; / forse il cuore ci resta, forse il cuore". Il cuore. Ed anche la vita. (da Vanity Fair, n. 32, 20 maggio 2004)
  • Ogni tanto Dio sembra che si risvegli dall'assenza, dal torpore in cui appare avviluppato, o in cui noi lo abbiamo costretto, e accadono i miracoli, che non hanno niente a che vedere con le Madonnine che lacrimano sangue, ma che si esprimono nella dimensione concreta di certi uomini. Sono quelle genialità imprevedibili, quelle umanità inspiegabili coi criteri razionalistici, che innestano un pezzetto di cielo nella nostra quotidianità. Capita solo qualche volta nell'arco di un secolo. Ma capita. Il miracolo della grazia che talvolta si incarna in una precisa personalità artistica è quello che ci fa dire che Dio non si è dimenticato di noi. E la controprova del genio sta nel fatto che gli viene tutto facile, che la melodia scorre come l'acqua di un ruscello e si fissa sul pentagramma, come per Mozart che non aveva bisogno di cancellature. Come per Fellini che ha avuto il dono di una enorme facilità espressiva e in più si sentiva investito di quella felicità tipica dell'uomo che si accorge che l'immagine interiore aderisce perfettamente alla forma visiva. E noi, il pubblico, ne percepiamo immediatamente il valore e la grandezza. (da Il mio Fellini genio felice, Liberal, 26 marzo 1998)
  • [Sulla condanna a 15 anni di carcere per Fabrizio Corona] Penso tutto il male possibile. Non solo la pena è esagerata, ma è tragica. È addirittura ridicola. Va bene, d’accordo: è un ragazzaccio, sbruffone, bullo, spavaldo, selvaggio… tutto quello che volete… ma da lì ad avere una punizione degna di un assassinio ce ne corre. “Pericoloso per la società”? Ma per favore… Sono altri i soggetti veramente dannosi, mortali. Non so perché, ma nessuno mi toglie dalla testa che se fosse stato brutto, piccolo, magro e strabico la condanna sarebbe stata più equa. Pensa te… Invece è bello come il sole. (da Vanity Fair, n. 27, 16 luglio 2014)
  • [Su Mia Martini] Per fortuna il suo talento dolente e intenso è rimasto qui, nei suoi dischi, nelle sue apparizioni televisive. [...] Mi piace moltissimo, basta sentirla per imparare sempre qualcosa. La precisione, la purezza, l'uso della voce. La passione no, quella ce l'hai o non ce l'hai. Quella non si impara. Lei ne aveva da vendere. [...] Io ho indegnamente fatto un suo pezzo, per la precisione "Almeno tu nell'universo", ma meglio [...] la sua versione. (dalla rubrica "Mina per voi", 22 febbraio 2011)
  • [Alla domanda "Perché hai sempre avuto dei pessimi rapporti con la stampa?"] Perché trovo una cosa demenziale che uno venga lì, senza averti mai visto (e non ti vedrà mai più dopo), ti parli per venti minuti e metta già tutto un malloppo pazzesco scrivendo che tu sei fatta in un determinato modo. Non lo capisco, non lo capivo nemmeno agli inizi, quando tutto sommato, sì, mi divertiva anche leggere sul giornale cose su di me (è durato pochissimo tempo). Da quando la cosa ha cominciato a prendere un'altra piega, non c'è assolutamente dialogo, anche perché ci sono cose [...] delle quali non intendo parlare: riguardano persone cui voglio bene e allora non so proprio che cosa dire agli estranei. E poi i giornalisti, certi giornalisti, che cosa ti possono chiedere? Al massimo se scopi con questo o con quello e allora non so cosa dire, per cui evito. O mandarli in quel posto o pigliarli a calci nei denti (e dopo si va all'ospedale tutt'e due naturalmente) o sennò evitare... (da un'intervista rilasciata a Playboy, gennaio 1973)
  • [Su come capire quando si è davvero innamorati di qualcuno] Quando a fatica riesci a pensare ad altro, quando tua madre ti chiede ripetutamente perché stai sorridendo, quando la respirazione cambia, quando ti rendi conto che non puoi stare più lontana di un metro da lui, quando tutte le percezioni sono esasperate, quando Brad Pitt non ti fa né caldo né freddo, quando sei insospettabilmente allegra, quando ti sforzi di non rompergli le scatole ogni minuto, quando ascolti la tua voce che dice ti amo, quando ti sembra di non poter sopravvivere alla sua mancanza, quando diventi pazza per ogni suo piccolo gesto, quando ti senti di essere di sua proprietà esclusiva, quando ti incanti e ti attardi a guardare un albero, il cielo, una tenda, il muro o anche la punta delle tue scarpe, quando il rispetto è totale, quando, tu che odi il calcio, stai a guardare una raffica di partite fingendo di capirci qualcosa, quando ti si scioglie il cuore a un suo sottinteso, quando ti guardi e non ti vedi bella abbastanza, quando una sua chiamata sposta il ritmo del tuo cuore, quando hai voglia di urlarlo al mondo intero, quando ti rendi conto di essere più disponibile nei confronti della odiosa signora del piano di sopra, quando gli compreresti fasci di rose rosse, quando alla più piccola incomprensione piangi come un vitello, quando hai capito il motivo per il quale ti hanno messo su questa terra, quando temi per la sua incolumità fisica come se fosse un figlio, quando sei disposta a lasciare tutto pur di avere lui. Allora sei sulla buona strada. (dalla rubrica "Mina per voi", 28 ottobre 2011)
  • Quando avevo diciott'anni, venne un tale a intervistarmi e io lo trovai antipatico. Mi domandò quali fossero i miei autori preferiti e io, per togliermelo di torno, risposi: Topolino, Nembo Kid, Mandrake. Allora tutti capirono tutto e spiegarono che ero un'ignorante, una infantiloide, quasi una deficiente. Perciò replicai che, nella vita, mi era capitato anche di leggere qualche libro e saltò subito fuori che mi consumavo su Proust, Kafka, Garcia Lorca. Io non vedo davvero quale grande importanza debbano avere le mie letture. Tutti quelli che vengono da me mi domndano: che cosa legge? Ho sempre letto poco perché avevo poco tempo. E allora? Mi piacevano, e mi piacciono, i personaggi di Walt Disney perché li trovo favolosi e riposanti. Sono da biasimare se non voglio sentirmi angosciata, se non voglio immedesimarmi in altri problemi e altre grane? (da Ecco Mina ai raggi X, Epoca, 7 ottobre 1966)
  • Quando lavoro dal vivo devo superare un trauma che ogni volta è più grave e più insuperabile, ogni volta mi chiedo se veramente ne vale la pena o no. E poi questo mostrarmi, così, è una cosa che non mi è mai piaciuta. Anche all'inizio mi vergognavo molto. Adesso poi è diventato talmente pazzesco che potrei uscire, far tre passi e tornar dentro (questa è una cosa vecchia che dico da anni): non gliene frega un *** a nessuno se canto bene se canto male, se non canto addirittura o se scrivo a macchina, mi vogliono vedere e basta, per controllare come ho i capelli, se sono grassa o sono magra, se ho gli anelli, se non ho gli anelli, che cosa ho negli occhi, capito? Non mi va di stare a questo gioco. Più. (da un'intervista rilasciata a Playboy, gennaio 1973)
  • Quel pomeriggio dell'undici settembre, dopo aver camminato come un animale in gabbia per due ore, ho capito che l'altrove è proprio qui, dentro di me, è sul volto dei miei figli, di mia madre, dei miei amici e, ridete pure, mi sono messa a cucinare dei piselli per la cena. Perché il mio compito è quello di continuare a fare il mio dovere di brava formichina, occupandomi delle piccole, improrogabili cose di tutti i giorni. Con grande fatica, con le lacrime agli occhi, sentivo che mi mancava la terra sotto i piedi e cercavo un pezzo di pavimento per poter fare il passo successivo, quando la routine mi è venuta in soccorso con la dolcezza delle abitudini nelle quali mi abbandono volentieri. E quel piatto di piselli era come una cattedrale nella quale rifugiarmi. (da Il mio 11 settembre: La voglia di scappare, La Stampa, 29 settembre 2001)
  • "Rimettiamo in discussione il ruolo di Sua Maestà la televisione". Lei, l'imperatrice delle nostre case sempre più vuote di pensieri e parole e sempre più inzuppate di rumori. Lei, appollaiata sul trono delle nostre serate, lei divoratrice dei nostri attimi più privati, così ingorda di scandali, di pochezze e di immagini virtuali, con i suoi flash abbaglianti e le sue sequenze accelerate che inghiottono lo spazio e soffocano il tempo. Lei che non lascia via di scampo. Dalle sue frattaglie non si può sfuggire. Lei, che vomita pattume in quantità industriale, non accetta più di essere un vago sottofondo: ti penetra nell'iride sotto forma di stupefacenti videoclip, di pianti in diretta e altre amenità. Sua Maestà la tv ha decretato che il nostro cervello debba essere soltanto una discarica. E a noi, bravi e diligenti utenti, ha riservato una sola libertà: quella dello zapping da un cassonetto per la plastica ad un contenitore per rifiuti organici. Il saltapicchio da un canale all'altro non è più motivato dalla ricerca di ciò che potrebbe sollecitare maggiormente la nostra intelligenza, il nostro interesse. Quando brandiamo un telecomando, ci trasformiamo in un animalone tecnologico, un tutt'uno con l'apparecchio televisivo. Una schifezza massmediale rassegnata e inconsapevole. E quanto più ciò che vediamo è inquietante, tanto più le nostre facoltà inferiori si sentono gratificate. (da Salviamoci dal trash in tv, Liberal, 7 maggio 1998)
  • [Su Michael Jackson] Se ne è andato un bambino. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant'anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente. (da Mina: "Un bambino d'oro e di paura", La Stampa, n. 453, 27 giugno 2009)
  • Se ne vanno, vogliono andarsene. Un'altra tragedia, un'altra assurdità, un'altra assenza, un altro mistero. Non voglio sapere perché Whitney Houston è morta. Non ho voglia di legare, un'altra volta, un grande talento musicale a storie di droga. L'equazione "maledetta" che associa successo a fragilità, arte a depressione, applausi a farmaci continua a perseguitare un mondo che, solamente in apparenza, contiene solo privilegi. Non fatemelo sapere, per favore, se fosse veramente così. Me la voglio tenere nella memoria come la vedo io: lunga, bellissima, brava oltre ogni misura. So poco della sua vita. E tutto della sua musica. Un angelo che canta in quel modo avrebbe meritato quello che ormai sembrerebbe un "premio" irraggiungibile: una esistenza consapevole, una vita felice. Lei ha veramente inventato un modo di cantare, per niente facile, che tutti hanno tentato di imitare. È diventata il termine di paragone. La cartina di tornasole. Il modello. L'inarrivabilità. E, come mi capita in casi come questo, non posso fare a meno di pensare a dove va a finire il talento di una persona quando questa persona smette di essere nella forma che conosciamo. Ma non è questo che conta. Se ne è andata. Non so, aveva figli? Speriamo di no. Dieci anni fa circa si era sparsa la voce della sua morte. Non era vero. Whitney Houston aveva ancora da vivere per sé e per noi. Se questa volta non ci saranno smentite, avrà smesso la sua vita e la sua sofferenza, e noi ci terremo caro ciò che ci ha lasciato. (da Vanity Fair del 27 dicembre 2003)
  • [A un lettore che le chiedeva "che differenza c'è tra israeliani e palestinesi?"] Se ti confidassi che non vi è alcuna differenza tra israeliani e palestinesi così come non ve ne è tra nessun uomo di nessuna etnia, religione, sesso, età, colore ecc. ecc. farei filosofia di bassa lega. Talmente bassa e semplice che il mondo ritiene peccaminoso farvi riferimento. Così Israele e Palestina sono un buonissimo pretesto, quasi paradigmatico, per inventarsi cosa sia giusto e sbagliato, buono e cattivo, vero e falso. Da un tempo che per me è tutta la mia vita, la regione in questione è un campo di battaglia o guerra mai smantellato in cui repliche continue di azioni e reazioni, viltà e coraggio, pretese e malintesi producono morti. Non porre a nessuno le domande che ti stai facendo [...]. Prova a studiare da solo quella storia, quelle cronache e non leggere commenti. Ti accorgerai che il mondo intero ha voluto che così andasse e che non vi è interesse a chiudere il teatro. Benvenuto nel club. (dalla rubrica "Mina per voi", 4 dicembre 2012)
  • [Su Giorgio Faletti] Si firmava "l'autore", quando mi scriveva. E io "la canzonettista". Aveva una delicatezza, un garbo particolare. Molto ironico, ovviamente, ma come incantato. Gli dicevo quanto mi piacesse "Signor tenente" ed era vero. Fortissimo. Tempo fa mi aveva mandato una mail spiegandomi il suo problema. Mi diceva: "Va meglio, le cure fanno effetto". Mi diceva. "Scrivo a te che sei la persona più riservata che io conosca". Mi diceva. "Fra poco ci vediamo per un caffè". Da dieci giorni più niente. Stamattina, Mariù, amica comune mi dà la notizia. Ti chiedo scusa, Giorgio, se ho rotto la riservatezza, ma volevo farti un affettuoso omaggio. E adesso vado a risentirmi il tuo pezzo "Compagna di viaggio". Bellissimo, struggente e dolorosamente congruente. Grazie, Giorgio. (da Vanity Fair, n. 27, 16 luglio 2014)
  • Siamo tutti terroni. È la nostra natura. Non l'abbiamo nel DNA la capacità di rispettare le file, di parcheggiare le macchine solo nei posti consentiti, di rispettare i parchi e le strade. Quello che, invece, ci caratterizza è il mettere in pratica il volgare "lei non sa chi sono io" in una serie di arroganze quotidiane, che sono il piedistallo su cui elevare la nostra meschinità. Ma se fosse solo questo, non sarebbe neanche gravissimo. È quell'arietta di "adesso te lo metto nel culo", con l'espressione di un'amicizia che non esiste, dato che siamo pronti a tagliare la gola per il nostro tornaconto, che mi strema e mi fa sorridere. Ma tant'è. Siamo tutti poeti, artisti, santi e navigatori. Siamo dei geni. Viva l'Italia. (da Vanity Fair, n. 7, 22 febbraio 2012)
  • Sogno un mondo in cui l'omosessualità non sia equiparata a immoralità, indecenza, oscenità, corruzione, vergognosa offesa alla morale comune o addirittura a pedofilia. Questa è una orrenda china che non ci porterà niente di buono. (dalla rubrica "Mina per voi", 18 gennaio 2011)
  • Sono una donna moderna? Assolutamente no, in quanto sarei stata, almeno mi pare, un soggetto ideale per un pittore impressionista come Renoir, vissuto, tutti lo sanno, più di un secolo fa. (da Mina: sono una pertica e me ne vanto, Oggi, 30 giugno 1966)
  • 'Sto fatto che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna mi sembra una gran cretinata. È la solita storia che puzza di mancia, di gratifica natalizia, di carità, di "bel gesto" nei confronti di noi donne, esseri inferiori. Io mi sono rotta leggermente le palle. E dietro una grande donna c'è sempre chi o che cosa? Solo se stessa, temo. (da Vanity Fair, n. 35, 10 giugno 2004)
  • [Sulla comunicazione virtuale] Temo veramente che questo nuovo metodo di comunicazione sia il segno del coraggio perduto. Da una parte la paura di guardarsi dentro in silenzio e privatamente giudicarsi. Dall'altra, lo sgomento di ricevere uno sguardo, benevolo o accusatorio che sia, da mettere in relazione ad una parola detta o ad un gesto compiuto. È una illusione pericolosa, quella del rapporto impersonale mediato da un display. La grande montagna dell'alibi e la fossa profonda dell'assenza di responsabilità guidano l'uomo alla spersonificazione e lo indeboliscono fino a renderlo improteggibile da se stesso e dagli altri. La voglia di conoscenza dell'interlocutore richiede un processo faticoso, ma garantisce il significato della sua e della nostra stessa esistenza. (da Vanity Fair, n. 7, 20 novembre 2003)
  • Un amico vero ha il potere di penetrare la scorza del nostro cuore e permanere con la definitività di una conquista che non ci verrà più tolta. Non occorrono accorgimenti astuti o strategie particolari. Il legame si costruisce poco alla volta, come un puzzle che, tassello dopo tassello, viene completato con la costanza di chi agisce senza la frenesia di ottenere un risultato immediato. (da Vanity Fair, n. 21, 4 marzo 2004)
  • Una considerazione piccola piccola. Cantare è la cosa più facile del mondo, si sa. Fa bene al cuore e all'equilibrio psichico. Urlare ancora di più, in alcuni casi. Tutti cantiamo. Perché no? Ma per farlo come professione bisogna avere qualcosa in più che, purtroppo, non si impara. E, a meno che uno non voglia fare il Tannhäuser o comunque fare la carriera di soprano dove lo studio giornaliero è vitale, le lezioni servono a pochissimo. So che mi attiro l'ira di molte persone, ma questo è esattamente quello che penso. (da Vanity Fair, n. 36, 9 settembre 2009)
  • Vasco mi prende per il collo a prescindere dal pezzo. Vasco è un genio preterintenzionale ed è costretto ad esserlo. Mi verrebbe voglia di fargli una carezza. (da Vanity Fair n. 21, 4 giugno 2014)
  • Vivremo in un mondo di statuette di Capodimonte. Tutte ugualmente lucide, uniformi, con proporzioni e sproporzioni ripetute in serie. La chirurgia estetica e i suoi miracoli sono a disposizione per far diventare tutti un po' più uguali tra loro. Il suo potere supera, oggi, quello della moda d'abbigliamento, del conformismo espressivo, del gusto spersonalizzato. Bambini, cani, vecchie carampane, uomini ipodotati, uomini normo o iper con qualche «ma» distante dalla regione pubica, donne giovani quasi belle o quasi brutte, polpacci, ginocchia, occhi a mandorla fisiologici o patologici, genitori premurosi, figli pretenziosi, spiccioli di intelligenza, maree di ignoranza e invidia. Un bell'insieme di mondo in viaggio verso la minuta speranza di cambiare i connotati attraverso cicatrici invisibili. Le statuette diventano tutte pronte e perfettamente omologate per essere piazzate in classiche composizioni come presepi, scene campestri, festine da ballo, botteghe del pizzicagnolo, studi televisivi, concorsi di bellezza, cartoline di vacanze al mare, consessi multietnici. (da L'officina dei figli statuine, La Stampa, 28 giugno 2009)

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

Mina quasi Jannacci[modifica]

Etichetta: PDU, 1977.

  • Noi bisognava cercare, capire | capire cosa? | Che forse l'amore... | Gli occhi perduti per non far rumore | Ecco tutto qui. (da Ecco tutto qui)

Mina con bignè[modifica]

Etichetta: PDU, 1977.

  • E il cuore, il cuore poi | fa un casino di rumore, | batte forte contro il letto | senza farmi più dormire | senza farmi più dormire. | Non si rende neanche conto | che non c'è più niente da fare... (da Da capo)
  • Ma che bontà, ma che bontà, | ma che gustino questa roba qua! | Cioccolato svizzero? | No? | Cacao della Bolivia? | No? | Ma che cosa sarà mai questa robina qua? | Cacca!?!? (da Ma che bontà)
  • Io mi scordo sempre di quest'ora, | ora e ancora, | l'instabilità che mi bilancia. | Io mi scordo sempre in quest'ora, | ora e ancora, | quanto costa porgere l'altra guancia. (da Balla chi balla [Bala com bala])
  • E c'eri tu, | tu nei giorni miei. | E da che non ci sei | non mi piaccio più. | E c'eri tu, | tu nei giorni miei, | io li rivivrei | ma non ti trovo più. (da Giorni)
  • Sei entrato | nelle vene | e la mia vita | ti appartiene. | Ecco perché, se non ci sei, | non vivo più | ormai. (da Ormai)
  • Taci, taci non ho finito ancora. | Ora senti e ascolta me. | Tradirò ogni mia promessa, | tradirò ogni tua speranza, | tradirò tutti i sentimenti che ti legheranno a me, | tradirò quello che c'è stato, | tradirò quel che ci sarà, | tradirò tutto, tutti quanti sempre e soprattutto te. (da Tradirò)
  • Che lui, | che lui mi dia, sì, | un'ora per calmar | quest'ansia mia, | l'emorragia | ed il veleno | di quest'agonia. (da Che lui mi dia [Basta um dia])

Mina Live '78[modifica]

Etichetta: PDU, 1978.

  • Vuoi una stella vicina? | Vuoi un'emozione un po' bambina? | Vuoi, | vuoi qualcosa che non si afferra? | La carrozza del vento? | Vuoi? | Io sono qui. (da Stasera io qui)
  • Non può morire un'idea. | La fai morire, | lei vive, vive, vive. | Tace in te, | vive in te. (da Non può morire un'idea)

Attila[modifica]

Etichetta: PDU, 1979.

  • E di notte quando piango | sotto le lenzuola bianche, | rivedo sopra il muro | quelle tue espressioni stanche, | quell'etichetta bianca | con scritto "sono tua, | sprecami se vuoi | ma non buttarmi via". (da Sensazioni)
  • Proprio in fondo a questo quadro, | a questa orrenda pioggia di colori, | un piccolo puntino nero, | il tuo viso appeso a un chiodo | che mi sorride. (da Il vento)
  • Tu ti diverti a pestare le teste | ma questa qui non l'avrai. | Per quanto sia | è ancora la mia | e crede ancora all'amore. (da Rock and Roll Star)
  • Ma che volgarità, | che volgarità, | sopra il petto suo, | sopra il corpo suo, | ora dico no. (da Che volgarità)
  • Anche un uomo | può sempre avere un'anima | ma non credere che l'userà | per capire te. | Anche un uomo | può essere dolcissimo | specialmente se al mondo oramai | gli resti solo tu. (da Anche un uomo)

Kyrie[modifica]

Etichetta: PDU, 1980.

  • La mia voce avrà | un corpo e un'anima | e camminerà | per arrivare a te, | per gridarti che | io ti amo ancora... (da Chi sarà)
  • Voglio la fine delle necessità, | sguazzare nell'abbondanza. | Voglio i bastardi tutti quanti di là | per chiuderli tutti insieme e andarmene... (da Voglio stare bene)
  • Se tu vuoi lasciarmi sola, io | io no non ti tratterrò, | ma ora tu mi rompi il cuore, | io capisco il dolore... (da Capisco)
  • Poche gocce di nostalgia | non possono riempire mai | questo stagno mio di follia, malinconia | di te... (da Fermerò qualcuno)
  • Riapro la porta del cuore alle nuove avventure | E senza bussare lui è dentro me... (da L'amore è bestia, l'amore è poeta)
  • Il rosso del mio sangue | è l'unico colore, | non è della mia anima che parlo, | è del mio corpo che non ha pudore, | un corpo che ha sofferto, che ha ceduto, | che porta i segni di ogni scontro avuto, | che non ha mai negato la paura | di camminare per la via più dura... (da Colori)
  • Stiam già ridendo di noi | e dei fantasmi miei... | Cosa darei | se così riderai di lei... (da Radio)

Salomè[modifica]

Etichetta: PDU, 1981.

  • E griderai | la mia follia | a un cielo che | non è più mio, | lui sarà là, | ti ascolterà... | Tu sarai la mia voce | e lui lo capirà... (da Tu sarai la mia voce [Put the Weight on My Shoulders])
  • Prego sedersi qui | e stare un po' con me, | essere triste e sola | senza di te. | Essere il trucco mio, | volere dire ti amo, | che più di me non ti ami | neanche tu... (da Miele su miele)
  • Le stelle non esistono | per chi stasera è triste... | l'amore è andato via, così... (da Così)
  • E va bene ti voglio, ti voglio, non voglio che te. | Puoi amarmi, toccarmi, usarmi, buttarmi | anche tu, anche tu... (da E va bene ti voglio)

Italiana[modifica]

Etichetta: PDU, 1982.

  • Magica follia | io sentirmi tua, | il tuo corpo nero, i suoi richiami | e sentirti urlare che mi ami | che mi ami a dispetto delle convenzioni | perché la carne è carne e vive solo d'emozioni.. (da Magica follia)
  • Non le spaccherà la noia | le ginocchia ma la gioia | E l'ebbrezza del tuo vino | non offenderà nessuno | Non affiorerà l'inganno, | le parole senza affanno | sono un lago nel mio cuore | per chi ha voglia di nuotare. (da Il cigno dell'amore)
  • Per averti qui | e sentirti tra le mani | mio Dio, che cosa inventerei. | Per averti qui | dolce mio domani | venderei l'azzurro dei miei occhi. (da Per averti qui)
  • Le mani, la bocca, le labbra | sono sempre state solo una magia | Adesso la bocca, le labbra | non ti sanno dare di più. (da Ti dimentichi di Maria)
  • Se mi casca l'anima in terra | non è più la guerra | ma tregua noiosa fra noi. (da Già visto)
  • Tutta la gente vuole quello che vuoi tu | e mira al cuore, spara e dopo non ritorna più. (da Mi piace tanto la gente)
  • Non dimenticare però | l'amore è come il vento | ti prende quello che può in un momento. (da Senza fiato)
  • Sei tu, impercettibile emozione, | sei tu, incomprensibile ragione, | sei tu... è stata tutta un'illusione ma | non è possibile pensare | che non mi ami più, | difficile da credere | o solo da comprendere | che non ti avrò mai più. (da La vita vuota)
  • Spremi la mia bocca come fosse | una tisana, una tisana poi | se lei ti ama, se lei dichiara | che lei ti ama, ti consola, | ti da svago, | si trasforma come un drago | mezza dannata, persa, affamata | e ti morde il cuore come vuole. (da Marrakesh [Qualquer coisa])
  • No, caro qualcuno non è questo che vorrei, | si dice basta troppo presto e non sai mai | se questa notte parte un treno e dove va, | se possiamo partire anche noi. | Noi che abbiamo detto "adesso tutto cambierà", | che abbiamo scritto qualche pagina a metà, | e intorno e dentro si era fatto sera ormai. (da Caro qualcuno)
  • Oggi è nero, tutto quello che dico oggi è nero | Mi guardo le mani, mi tocco i capelli, oggi è nero. | Oggi è nero, ogni mio pensiero oggi è nero | vorrei sparire, poter morire per davvero. (da Oggi è nero)

25[modifica]

Etichetta: PDU, 1983.

  • Il mio sangue freme, | tu mi scorri nelle vene | Io ti voglio, tutto il resto si vedrà. (da Devi dirmi di sì)
  • Meno perfezione e un po' di rabbia in più | Meno spazio alla serenità, | al romanticismo antico. | Allora sì che io ti ascolterei... (da Allora sì)
  • Non ho difese con te, | la voglia di fuggire o di arrendermi combattono in me. | Ma rinunciare però | fa male al cuore in amore, in amore. (da Non ho difese)
  • Un lupo metterò a guardia della mia ingenuità. (da Un'aquila nel cuore)
  • E penso alla notte che sola morivo, | e tu pur sapendo che sola morivo, | chissà da che braccia non sei più tornato. | E allora mi dico non mi hai mai amato. (da Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"])
  • Ricordo Dicembre, la neve, la gente | e tu che nel traffico lento, irritante, | bloccando la strada, hai spento il motore | per dirmi "mi vedi, io muoio d'amore". (da Ahi, mi' amor [Romance de Curro "El Palmo"])

Catene[modifica]

Etichetta: PDU, 1984.

  • Tu con la faccia dura e senza sogni | sulla mia pelle sai lasciare i segni, | sulle ferite poi ci metti il sale. | Io non capisco questo strano amore... (da Più di così)
  • Più di così mi chiedi e mi pretendi, | più di così mi stringi e poi mi stendi, | e a denti stretti io ti dico di sì | perché ti amo... (da Più di così)
  • Guarda più in là | quanti amori non hai. | Amico sì, stare senza non puoi. | Rose su rose, e con loro appassirai, | resterai solo coi tuoi guai... (da Rose su rose)
  • Tu sei la mia forza, la mia vita, il mio spasso | tu che senza me ti senti un animale pazzo | tu che ancora un po' ci stai dentro di me, poi scappi e vai via... (da Sogno [Sonhos])

Finalmente ho conosciuto il conte Dracula...[modifica]

Etichetta: PDU, 1985.

  • Love, you are my love | because my breath | is like a whiff | when I'm alone... (da You are my love)
  • La speranza credi | è una farfalla che non fa rumore | e batte le sue ali | ed in silenzio muore | senza umanità... (da Senza umanità)
  • Tanto sento che mischio già | la voglia di te, la voglia di gridare, | di farti male e di andar via | o averti così come sei... (da Nei miei occhi)
  • Ti svegli, guardi me, ma vedi lei, | ti metti calze e maglioni che ti ha fatti lei | all'uncinetto | sei un amore ma | proprio non va... (da Spara)
  • Ci ragiono su, | io penso dappertutto. | Ci sragiono su, | ho il cuore in ogni posto | dove te ne vai, | quanti cuori miei che hai... (da Mio di chi)

Sì, buana[modifica]

Etichetta: PDU, 1986.

  • Nella mia gioia, | nel mio dolore, | come ti odio | ma poi ti amo... (da Semplicemente tua)
  • Questo amore calcolato, | questo amore trascinato via | senza crisi né sorrisi mai, | forse manca di sostanza, | forse solo un po' di lontananza | che poi finisce per unire di più... (da Cosa manca)
  • Sei tu | che mi esplodi dentro agli occhi quando dormo, | ed è per questo che non dormo mai... (da L'altra metà di me)
  • Ogni tanto è bello stare soli, | ascoltarsi un po' per darsi ragione. | E trovarsi a ridere da soli | tra pensieri inconfessabili... (da Ogni tanto è bello stare soli)
  • Secondo me | si sta arrendendo qui | l'eroica fedeltà. | L'amore è stanco | e non ne può più... (da Secondo me)

Rane supreme[modifica]

Etichetta: PDU, 1987.

  • Ho cercato te proprio come sei, | solamente tu sei come vorrei, | quell'intensità... | Ho voluto te e unico sarai... (da Proprio come sei)
  • Allevare l'infelicità | come un sogno che non hai | sembra prima o poi | un modo di essere... (da Mi manchi tu)
  • Ti penso e dentro al cuore sboccia un fiore nero, | l'immagine più allegra dell'amore che mi hai dato tu... (da Serpenti)
  • Il momento più bello più dolce che c'è | tiro fuori un coltello, faccio a meno di te. | Quante volte lo penso, prima o poi lo farò. | È un pensiero stupendo, il migliore che ho... (da Tu vuoi lei)
  • E invece sono ancora io | che vorrei dirti | di non aver paura, di non tormentarti. | Appoggia qui la testa e prova ad addormentarti | su di me... (da Certo su di me)
  • Scusi lei, si lei | mi consiglia i pomodori migliori? | Sono stanca di andare in giro... | Quelli lì? Quelli lì con l'etichetta a fiori? | Ah, è un consiglio prezioso. | Sa, vivo da sola e sono molto golosa! (da Ma chi è quello lì)

Ridi pagliaccio[modifica]

Etichetta: PDU, 1988.

  • Arriva di nuovo Natale, | la gente è più falsa di prima, | s'insegna ai bambini a mentire, | si aiuta l'ortica a salire. | Si porge una mano, si allunga una mancia, scordando di colpo però | il male di pancia. | "La prego, si accomodi pure, | si sieda al tavolo 10" | "La smetta con i complimenti, | oggi siam tutti parenti". | Oggi è Natale, oggi è Natale, passati due giorni però | te la faccio pagare... (da È Natale)
  • E mi vorrai come allora | perché uscendo dalla porta ho riso ancora, | perché il cuore paga chi non soffre mai. | E mi vorrai di più ancora, | bella stupida convinta che l'amore | fosse dire a quel telefono "dai, suona se puoi, | fa che sia lui, fa che sia lui"... (da L'ultimo gesto di un clown)
  • Disegnando grandi battaglie sul muro | tu dichiari le guerre così | combattendole in modo più vile e puerile che mai... (da Dalai)
  • Io non ci credevo, | non immaginavo, | come un'incosciente mi illudevo. | Alla fine adesso pago... (da Un tipo indipendente)
  • Cuore, amore, cuore, | una rima elementare. | Sembra tanto facile da fare | e non lo è... (da Cuore, amore, cuore)
  • Hai un'aria che direi simpatica | ti potrei cospargere di zucchero, | con un cappuccino per bagnarti un po' | E lo farò, e lo farò... (da Bignè)

Uiallalla[modifica]

Etichetta: PDU, 1989.

  • L'uomo chiese alla montagna di toccare il cielo. | La montagna realizzò quel suo desiderio. | E quando fu così una nuvola lo sfiorò | in fondo al cuore che malato è | di nostalgia... (da La montagna)
  • Per che cosa lo faresti, pupone? Canta! | Lo faresti tu con me per un bel conto in banca? | Lo faresti per un tango, un cioccolato caldo | o ti basta questo sguardo che è color smeraldo? (da Lo faresti)
  • Perché l'amore | se è vero amore | ingrandisce tutta quanta la realtà... (da Bachelite)
  • E userò le labbra | per accarezzarti, | mentre con le mani | proverò a parlarti. | Non sono parole, | non sono silenzi, | sono suoni intensi | da fermare il cuore... (da Canterò per te)
  • Ci vorrebbe un coup de téléphone | tanto lui dorme e russa già, | ci vorrebbe un brivido di più | per sopravvivere così si fa. | E mi vien da ridere oramai | perché il brivido eccolo qua, | ma è soltanto freddo e tiro su | questo mio plaid sur les genoux... (da Il plaid)
  • Già la prima difficoltà | adesso è rientrare ma | sapere che non sei là. | Poi il solito vuoto qua | e niente di niente va | ed è l'infelicità... (da Uscita 29)

Ti conosco mascherina[modifica]

Etichetta: PDU, 1990.

  • E rido per lo scherzo che tu m'hai giocato, | poi guardo nello specchio l'effetto se è riuscito. | E poi con impudenza ti chiuderò la bocca | e parlerò per te... (da Franz)
  • Mi sento dentro il canto di un cigno | che vuol morire... (da Notte di San Valentino)
  • E lasciarsi dicendo che poi | resteremo amici. | Se lo dicono tutti, anche noi... | Soli sì, ma nemici... (da Non ci sono emozioni)
  • Perciò nel dormiveglia se mi prendi vicino | fin quando la tua spalla diventa il mio cuscino | e tranquillo mi chiedi se va bene così | per una volta tanto | lasciami dire sì... (da Per una volta tanto)

Caterpillar[modifica]

Etichetta: PDU, 1991.

  • Io sono quello che ti spezza il cuore, | quello che ti fa sognare, | quello che ti accende e che ti spegne il sole... | Sono l'amore... (da Il genio del bene)
  • Ecco qui bevendo the, | sorseggiamo un po' anche te, | rimanendo fermi come siamo | fermi qui... (da Fermi)
  • E lentamente da solo, | è già sparito ormai, | un treno nero che corre | e non si ferma mai | nella notte coi suoi occhi | guarda fisso avanti a sé... (da Amanti)

Sorelle Lumière[modifica]

Etichetta: PDU, 1992.

  • Quando finisce una canzone | mi prende sempre la tristezza. | Chissà perché? | Non me lo spiego mai... (da Quando finisce una canzone)
  • Adesso è steso lì | accanto a me, ma non mi fa tremare. | Il mio pugnale è lì, | piantato lì, al centro del suo cuore. | Vedete, la mano mia lo stringe ancora. | Venite, non scappo via, non ho paura... (da La follia)
  • Amore amore amore mio, | ti mando in busta questo cuore mio. | Non cestinarlo, senti cosa dice. | Non ha più pace, non ha più pace... (da Amore, amore, amore, mio)
  • E mi arrendo dolcemente abbandonata su di te, | come jazz che striscia sul parquet... (da Ancora un po')

Lochness[modifica]

Etichetta: PDU, 1993.

  • Mi tuffo a testa in giù | e l'acqua non c'è più, | trovo sempre il pavimento... (da L'irriducibile)
  • Se avessi tempo io ti parlerei | come facevo da bambino, | perduto nei tuoi occhi belli e immensi | seduto solo su un gradino... (da Se avessi tempo)

Canarino mannaro[modifica]

Etichetta: PDU, 1994.

  • Io ti vedrò così | strisciare come lui | mi ha vista piangere ai suoi piedi. | Quando mai | avrei pensato che | qualcuno come lui | potesse dirmi: "Ti ho distrutta, adesso vai"... (da Impagliatori d'aquile)

Pappa di latte[modifica]

Etichetta: PDU, 1995.

  • Vi basterà guardarmi in faccia, | ecco che divento rossa... | Scapperei via di qua. | Sono timida... (da Timida)

Cremona[modifica]

Etichetta: PDU, 1996.

  • Se ti rendessi conto di quanta vita non ti dai. | Quanto pesce scappato che non si ripesca mai... (da Ma tu ci pensi)

Leggera[modifica]

Etichetta: PDU, 1997.

  • E tu chi sei, da dove vieni e cosa aspetti? | No, non rispondere mi bastano i tuoi occhi, | mi basta sciogliere i pensieri fino a te | perché noi siamo entrambi soli... (da Noi soli insieme)
  • Grigia la cravatta al collo | e il mondo è grigio non è blu, | grigia carta di giornale, | grigio io, grigio tu. | Viva il grigio, | vai col grigio. (da Grigio)
  • Ma tutto il grigio, | tutto il grigio che c'è | non ci stupisce più di tanto perché | abbiamo grigie mani e grigio cuore, | ma specialmente abbiamo, | abbiamo un grigio dolore. (da Grigio)

Olio[modifica]

Etichetta: PDU, 1999.

  • Per questo resterò a navigare mare che non sia amore. | Amore che mi va, | amore che mi dà, | amore che mi sa far male... (da Il meccanismo)

Veleno[modifica]

Etichetta: PDU, 2002.

  • Ciò che di eroico e di geniale c'è | nel credere soltanto a questo mondo | è la speranza un giorno di essere smentiti | dall'esplodere di un bacio... (da La seconda da sinistra)

Bula Bula[modifica]

Etichetta: PDU, 2005.

  • Io ti amo da altezze incredibili, | ragazzo vestito di bianco e di arancio. | Per guanciale il tuo corpo mi dai | Solo i sogni non muoiono mai... (da 20 parole)

Bau[modifica]

Etichetta: PDU, 2006.

  • Così vedrai nelle cose da niente, | ritroverai tra le sorprese, | il chiaroscuro delle cose... (da Per poco che sia)

Todavía[modifica]

Etichetta: PDU, 2007.

  • Morir matando | matar muriendo | sin piedad de ti | sin piedad de mí... (da Sin piedad)

Facile[modifica]

Etichetta: PDU, 2009.

  • Mi attraversano la mente | centomila e più conferme. | Che dovunque vada, sei con me. | Cammino e incontro solo te. | Mi guardo intorno, vedo te. | E se mi addormento, dormo te. (da Con o senza te)
  • Io non so camminare su un piede solo, | non so se sto strisciando oppure volo, | se devo far la spesa, per una o due persone, | se devo apparecchiare per nessuno. (da Ma tu mi ami ancora?)
  • Poi ti guardi allo specchio e ti dai del deficiente | perché lo sai che della vita non si butta via niente. (da Non si butta via niente)
  • Ma ti ho aspettato e scopro | che sei già passato dentro me. (da Adesso è facile)
  • Io sono carne viva, ahi, sono carne viva, | sono la tua vitamina, | la tua penicillina, | il tuo pentimento, | il tuo cedimento, | la tua compassione, | la disperazione, | senza mai un'attenzione. (da Carne viva)
  • Se non fossi di plastica | cercherei di scaldarti. (da Non ti voglio più)
  • Cogli il frutto che vuoi. | Se hai fame soprattutto di lui, | se lo tenterai, tu l'avrai, lo so. | Lui non sa dire no. | Ma rimane mio, perché dentro di lui, | so viaggiare solo io. (da Il frutto che vuoi)

Caramella[modifica]

Etichetta: PDU, 2010.

  • Ho amato le storie improbabili | ho accolto i segreti più fragili. (da Solo se sai rispondere)
  • Non dirmi chi sei ma quanto amore hai. (da Solo se sai rispondere)
  • Dove non ho più parole inizi tu | dove comincio a stare bene | dove mi sembra di volare e non tornare giù. (da Amoreunicoamore)
  • Dove non tramonta il sole esisti tu | dove tutto può accadere | dove la via tra il bene e il male non si distingue più. (da Amoreunicoamore)
  • Ti avevo già e ti avevo perso | ti ho maledetto e ti ho sognato | ho alzato i pugni contro il cielo | però ti ho sempre perdonato. (da Amoreunicoamore)
  • Pe paura ca io volo ma pure s'i' putesse | nun m'abbastass'o cielo scennenno te dicesse | io senza te nun vol. (da Ma comme faje)
  • Cosa vuoi capire tu di questo amore | del mio tanto dare del mio disperare | tanto per cambiare mi ritrovo sempre ad amare solo io. (da Inutile sperare)
  • È solo un suono, | ma per me questa è musica, | la tua voce | in mezzo a questa velata realtà. | È solo un fuoco | che illuminerà il mondo e anche te, | se saprai distinguere | il povero dal re. (da Il povero e il re)

Piccolino[modifica]

Etichetta: PDU, 2011.

  • Quante lune sui campi, quanti inverni ed estati | quante lucciole accese, quanti nomi scordati | quanto sole sul mare, quanti estati ed inverni | da riempirsene gli occhi, da riempirci i quaderni | quante cose saranno, quante cose son state | e non sono bastate, e non sono bastate | e non sono bastate. (da Compagna di viaggio)
  • Mi lascio dietro rughe antiche, rughe di momenti, rughe di abitudini | E grido amore, grido la mia pelle | e grido la mia voce, così grido anch'io. (da Matrioska)
  • Canto per te questa canzone | per farti male forse un po' | perché tu sappia almeno ancora | che dentro non mi hai perso, no. (da Questa canzone)
  • Ho provato ad essere più forte della mia natura | ma la mia natura non permette sai a me | di essere più forte, | più forte poi di che? | Più forte forse della tua natura che allo stesso modo poi | ti spinge a me. (da Brucio di te)
  • Maledetto il sesso | che picchia così forte | che a volte mi dimentico | persino della morte. (da Canzone maledetta)
  • E sai colorare | giorni pallidi | ma è solo un'illusione | come quei coriandoli | che dopo carnevale | se ne vanno via. (da L'uomo dell'autunno)
  • L'amore è amaro sai | e t'avvelena il cuore | Dolci sospiri e in fondo all'anima | rimane il suo sapore | E non ti lascia più, | ti fredda il sangue | È come un posto dove il sole c'è | ma non ti scalda mai. (da Fuori città)
  • Cries are way out of place | and by the way, I forgot you yesterday | Words are said out of space | 'cause I will never learn from my mistakes. (da Fly Away)
  • Senza di te non c'è più il giorno | che si consumi senza l'inganno | e io ti sento ancora, pazzo di me | anima mia, mentre vai via | e così sia, così sia. (da E così sia)
  • I have seen so much pain | I have broken these chains | I'm gonna be strong | I'm gonna start from this song | and only your smile to help me get | through to the day. (da Only This Song)
  • E riappare forte il mio coraggio | di affermare con semplicità | che ti amo, scritto in un messaggio | già inviato a un cellulare che fa | Rararirariraira rattarirarà. (da Rattarira)
  • E se il cuore tuo io lo sento ancora | un po' calante | so che con il mio tu lo accorderai | in un istante. (da Armoniche convergenze)

Selfie[modifica]

Etichetta: PDU, 2014.

  • Io vorrei tanto dire a tutti i sogni | "vi ringrazio per aver vissuto in me | siete stati come figli per un re". (da Questa donna insopportabile)
  • Non preoccupatevi | se sorrido a tutto il male che m'avete fatto voi | Metterò nella mia musica | ogni nota che vi giudica | Sentirete prima o poi | la mia canzone dedicata a voi. (da Questa donna insopportabile)
  • Io con te sarò | quella che non cede mai, | l'ombra di un trofeo che non avrai | Mi allontanerò | quanto più mi cercherai | fino a che il mio nome griderai. (da Io non sono lei)
  • No, ma lui no, | non mi guarda e non mi ascolta | Intanto sale e io sto male | Forse non dovrei desiderare. (da Alla fermata)
  • Non è perfetto l'amore che si fa | e lo capisco ma mi manca | Non è questione di sesso ma di curiosità | e ricomincio a finire. (da Il giocattolo)
  • Siamo un libro noi | e tanto ci sarà da scrivere | per perderci così | tra tutte quelle pagine. | Non lo so | che dirà | ma tu scrivilo con me | e sarà | diverso e uguale a te. (da Mai visti due)
  • Quando metti troppo cuore in quel che fai | e ti chiedi se è normale | farsi male e non cambiare mai, | che vuoi che sia? | È soltanto un cuore libero | che non cede alla ragione. (da Oui c'est la vie)
  • E mischio nel mio cuore il tuo cuore invadente che muore d'amore ma poi se ne va | lasciando dei vuoti struggenti che sono i deserti di questa città. (da Aspettando l'alba)
  • Ché se soffrissi solo per un sogno | vorrebbe dire che di te ho bisogno | Eppure mentre scorri tra le dita | un sogno ormai diventa la tua vita. (da Fine)

Citazioni su Mina[modifica]

  • Bisogna andare fino in America per trovare una cantante del suo calibro. Però deve essere più se stessa, metterci il cuore come sa, non fare la rockettara. Una volta, in una puntata di Milleluci, l'ho stuzzicata a esibirsi in un simpatico motivo adattato a jazz. [...] Ebbene Mina ha preso lo scherzo sul serio ed è partita in quarta con vocalizzi alla Ella Fitzgerald, lasciando tutti sbalorditi. (Gorni Kramer)
  • Cantare con Mina è stata una gioia immensa. È meravigliosa non solo la qualità, ma anche la cura che ha dimostrato nei confronti della canzone. [sul duetto con Mina per il suo album "Stonata"] (Giorgia)
  • Ci sono poche persone della sua epoca che sono rimaste così importanti. È qualcosa che non ha eguali nello star system internazionale. Mi vi rendete conto che cosa vuol dire scegliere di sparire ed esserci contemporaneamente come fa lei? Si rischia di essere dimenticati. Ma lei ha questa ammirevole prerogativa: sparire e cantare lo stesso, con relativi guadagni e notorietà. Mina non passerà mai di moda. Semmai si incaglia nella produzione, nella qualità dei dischi, nella scelta più o meno felice delle canzoni da incidere e lanciare. (Riccardo Cocciante)
  • Continuo a ricevere sul mio sito ufficiale dai fan richieste di un duetto con Mina: dalla Spagna, dall'Italia, dagli Stati Uniti. Rispondo sempre che lei non è la Barbra Streisand europea, ma semplicemente Mina perché la colonna sonora della sua vita, la sua arte e la sua personalità sono uniche. Abbiamo in comune tanti fan, apparteniamo alla stessa generazione, privilegiamo entrambe la privacy e per entrambe l'ambizione non ha nulla a che fare con la musica. (Barbra Streisand)
  • Cosa ha significato per noi questa voce? Questa voce così duttile da poter essere a volte così iperuranica e cristallina, altre volte calda e sorniona, a volte virtuosistica, a volte morbidamente interpretativa. È "la" voce italiana di questi trent'anni. È la grande madre, ma anche una donna passionale, eppure la sua voce ha sempre qualcosa che la rende irraggiungibile, quasi che potesse esistere anche al di là del personaggio a cui appartiene. (Gino Castaldo)
  • Da quando ha abbandonato le scene Mina rappresenta il nostro tempo da un lato come icona, dall'altro attraverso le sue canzoni, sempre all'avanguardia, spregiudicate e innovative. Un'artista che è una grande donna, una donna che è una grande artista. Questa è Mina, l'idea della donna italiana. (Franca Valeri)
  • È un personaggio imprevedibile, che setaccia il materiale con una serietà e una cura esemplari. [È] un tipo assolutamente estroso, che vive di stati d'animo e di umori per nulla standardizzati. È una creativa, in grado di inventare e di spiazzarti sempre, per cui non si riesce a intuirne i percorsi. Così diventa impossibile scrivere qualcosa per lei su misura, la canzone fatta apposta per Mina non esiste: è comunque lei che decide, e questa diventa una garanzia di qualità. (Ricky Gianco)
  • È una grande donna. E nello stesso tempo è ingenua. Io ho per lei un affetto immenso che deriva dalla tenerezza che mi ispira Mina. Pensi che lei, quando mi vede, non fa che darmi dei consigli perché crede che alla mia età io sia ancora inesperta. È il solo essere al mondo i cui pregi sono più affascinanti dei difetti. Chi conosce Mina se ne innamora. Ma lei non vuole farsi conoscere perché ha paura, perché è scottata da tutte le fregature che ha preso ogni volta che ha dato fiducia a qualcuno. È una grande donna, insicura, sì, ma che ha dimostrato coraggio quando è stato necessario, e soprattutto generosa. Ha superato lo choc della morte del fratello giovanissimo, quella di un marito da cui si era da poco separata... [...] Ricordo quindici ani fa, quando era diventata una cantante di successo e ha scoperto di aspettare un bambino, ha deciso di mettere al mondo il figlio, nonostante in quell'epoca essere una ragazza madre fosse ancora scandaloso. E la televisione l'ha messa al bando: a Mina è stato proibito di esibirsi in TV e ha dovuto ricominciare da sola, con i dischi e le serate, senza il veicolo pubblicitario dello spettacolo televisivo. Poi, c'è stato il fallimento del padre, che aveva una fabbrica di oggetti in plastica. E Mina ha dovuto pagare lei i debiti fino all'ultima lira: 970 milioni. L'ultimo assegno che staccò la ridusse con 70.000 lire di debito con la banca. Ecco perché divento una belva quando sento criticare Mina: tasse ne ha pagate più del dovuto: il successo, gli errori, tutto. (Lina Volonghi)
  • Erano momenti in cui i miei dischi non funzionavano e le mie canzoni non le voleva nessuno e la persona che determinò curiosità e interesse intorno a me come autore fu proprio Mina. Nel suo disco dal vivo del 1978 presentò due mie canzoni, Non può morire un'idea e Stasera io qui: fu come rompere il ghiaccio e tutto accadde casualmente, con estrema naturalezza. Le serbo veramente una estrema gratitudine. (Ivano Fossati)
  • Escludo che Mina riappaia, perché sarebbe un errore e lei di errori non ne fa, in questo senso. Mina è un mito perché la possiamo solo immaginare. Non si sa cos'è più. È un ricordo, e questa è la sua forza. Se si presentasse certo, sarebbe un successo pazzesco, la gente si ammazzerebbe per avere un biglietto. Però lei perderebbe questo spessore. Insomma Mina non si deve vedere, sennò non è un mito. E lei lo sa molto bene. I miti o muoiono giovani o spariscono. (Ornella Vanoni)
  • [Mina] ha più anima della Streisand, più fantasia della Midler, più gusto e preparazione della Minnelli. (Renzo Arbore)
  • Ha una voce infuriata. Urla, urla la sua smania di vivere. È un'acrobata. Le note si rincorrono sul filo per poi aggrapparsi al trapezio e buttarsi giù, senza rete. È un' anima lunga di Cremona. Un torrone con gli acuti, capisci? Si fa chiamare Baby Gate. Vorrei averla con me. Adesso mi tocca un tenorino alla Claudio Villa, dalla gola smilza, che canta all'antica italiana. I ragazzi lo beccano, "torna in chiesa", gli dicono, "sembri un chierico". (Erminio Macario)
  • Ho voluto rendere un omaggio a Mina perché è un punto di riferimento imprescindibile per tutte le interpreti femminili. [sulla sua versione di "Sono come tu mi vuoi"] (Irene Grandi)
  • Il pistolino termina con un rigonfiamento detto glande, immortalato da Mina in una sua celebre canzone: «Sei glande, glande, glande, come te sei glande solamente tu». (Giobbe Covatta)
  • Io vorrei provarla come attrice. Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio. Poi è tanta. Il mio amico Sordi dice che è "'na fagottata de roba". È un tipo che entra nelle mie storie. Avrebbe fatto bene anche la Gradisca. (Federico Fellini)
  • L'ho ascoltata e ascoltata ancora e poi ho capito che quando era giovane non aveva un'unica voce, ma diverse a seconda di ciò che eseguiva. Per anni mi sono chiesto con chi avesse studiato canto. Alla fine mi sono risposto che era una domanda stupida. Certe finezze, certi accenti, certe modulazioni non si acquisiscono. Nascono per germinazione spontanea. (Rodolfo Celletti)
  • L'interpretazione data da Mina alla mia Maruzzella mi ha comunicato un'emozione difficile da descrivere. Ciò che mi ha impressionato in modo particolare è stata la pronuncia del dialetto, che è assai difficile. [...] Non riesco a capire come abbia fatto Mina a cantare Napoli in quel modo davvero magistrale. Mina! La divina provvidenza t'adda' fa campà cient'anne! (Renato Carosone)
  • Luciano Pavarotti mi parlava sempre di Mina e non certo solo quando eseguimmo il nostro duetto. Anch'io sono nata nel mese di marzo, come Mina; anch'io penso alla sua voce come a un grandissimo, inimitabile dono dalle natura, il riflesso di un'anima. (Céline Dion)
  • Mi è venuta le pelle d'oca. Non so come ci sia arrivata, perché quello è un pezzo del nostro repertorio antico, dei primi anni Settanta. Sono felice perché ho scoperto che le si adatta benissimo e che attraverso la sua voce ne ha guadagnato in feeling, in magia. In una canzone Mina sa esaltare i pregi armonici e melodici in maniera ideale: come lei, credete, davvero non c'è nessun'altra. [sulla versione di Mina di "Noi due nel mondo e nell'anima" dei Pooh] (Roby Facchinetti)
  • Mi ricordo la libertà che mi aveva lasciato per orchestrare le canzoni di Battisti e la confidenza che aveva con me, le meravigliose sessioni di registrazione con l'orchestra e Mina dal vivo! Sì, Mina cantava con l'orchestra e ciò dava ai musicisti un impulso fantastico. Ero (e sono tuttora) catturato dal suo charme infinito, da quella voce a nessun'altra paragonabile, questa persona rara che mi aveva ispirato le musiche più belle. La sua voce, il suo essere, la sua sensualità e la sua sensibilità, tutto ciò che emanava dalla sua persona, tutto ciò mi manca. (Gabriel Yared)
  • Mina era scandalosa perché gesticolava freneticamente, perché portava i pantaloni alla pescatora, perché cantava storie inconcepibili di tintarelle lunari, bolle blu zebre a pois e pezzettini di bikini; ma, soprattutto, era scandalosa proprio per quell'uso sfacciato della voce, divertito e divertente che mandava in frantumi un secolo di melodramma patriottico e relativi cascami. (Enrico De Angelis)
  • Mina ha attraversato questi quarant'anni con una colonna sonora che ha accompagnato i cambiamenti del costume, della storia del nostro Paese, quasi come un riferimento continuo, come un'Italia positiva che arriva attraverso la musica. (Gianni Morandi)
  • Mina ha saputo veramente definire una dimensione di suoni tutti suoi, estranei alla norma, dentro i quali passano recitazione, melodia, grida, note profonde ed acute di una tessitura particolarmente estesa, timbri creati, ironie e gesti vocali che escono da ogni definizione di generi. (Gianni Borgna)
  • Mina odia mettersi in posa. Quando decide di farsi riprendere, una o due volte l'anno, per realizzare le copertine dei dischi, mi fa letteralmente impazzire. Bisogna essere delle saette: scattare e via. Con lei non servono i fondali. Si fa fotografare magari in cucina, come è successo, tra profumi di ragù mentre prepara i ravioli. Sono anche questi atteggiamenti che la rendono simpatica, e forse lei non se ne rende nemmeno conto. (Mauro Balletti)
  • Mina è la più grande cantante italiana, anche se da alcuni anni non le importa niente di cantare, e si sente. Io la invidiavo moltissimo per quel suo successo così gioioso. L'Italia impazziva per lei. Esplodeva buonumore da questa ragazza che si muoveva contro le lagne di quel tempo. E siccome è dotata da Dio, ha questa facilità sorprendente: canta con la stessa faciloneria di chi sta facendo una cosa qualsiasi. È ancora capace di dare grandi emozioni. Mi fa rabbia perché lei fa dei dischi perché le conviene e io non sono d'accordo. Questo mestiere lo si fa bene o non lo si fa. Mi dico: hai i soldi, ma per la miseria fai un disco con Gil Evans, con una grande orchestra. Godi. (Ornella Vanoni)
  • Mina è la più grande cantante che io abbia mai sentito, lei canta le canzoni proprio come devono essere cantate, così come sono state scritte, canta con il cuore, ma la voce, il timbro inconfondibile, l'espressività che sa dare alle sue interpretazioni sono sublimi! È divina. Io sono una delle sue più grandi ammiratrici [...], ci ha donato il suo cuore, la sua voce, nessun altro al mondo è come lei... non so cosa dire, lei è per la canzone quello che De Niro è per la recitazione: c'è solo lei, è unica. (Liza Minnelli)
  • Mina è la più grande di tutte, la migliore. E proprio per questo non può scomparire nel nulla. Ha l'obbligo di farsi vedere, sentire. Non bastano i suoi dischi. È lei in carne e ossa che vogliamo. (Nilla Pizzi)
  • Mina è talmente brava che potrebbe interpretare persino l'elenco telefonico. (Alberto Testa)
  • Mina è un'interprete assolutamente mondiale, perché ha sempre avuto un pubblico di età assai diverse, dai più giovani agli ultracinquantenni. Insomma, è una cantante stimata da tutti. Persino Barbra Streisand dice di essersi ispirata alla voce di Mina; inoltre, quando un compositore dice: "Voglio qualcuno che canti il mio brano al massimo delle possibilità", allora deve sicuramente pensare anzitutto a Mina, poi, forse, alla Streisand e oggi anche a Celine Dion. (Shel Shapiro)
  • Mina... Mina... la sola, la migliore, l'incomparabile... [...] Sono e sarò sempre convinto che chi ha le innate capacità di Mina può fare quasi tutto, e sempre bene, poiché alla fine quel prezioso istinto che lei possiede diventa vera e propria genialità. (Antonello Falqui)
  • [...] Mina ora è più audace con gli arrangiamenti, osa molto e il pubblico la premia, perché, anche se "strano", inconsueto, innovativo, un arrangiamento fatto da un grande professionista alla fine dà sempre i suoi frutti. (Ennio Morricone)
  • Mina voce d’Italia, ancora oggi, in piena era dei talent show e del televoto che promuove a star ragazzini e boccia cantanti con decenni di carriera alle spalle, è il simbolo di un Paese che forse non la merita. La sua ironia, la sua dignità, la sua indolente libertà, il suo silenzio parlano più di mille urlate opinioni da talk show che non dicono niente. (Pino Daniele)
  • Non legge la musica e, comunque, non ne ha bisogno: ha un tale orecchio, una musicalità innata, un dono proprio di natura e poi ha un modo tutto particolare di valorizzare il testo di una canzone. Perché Mina si esprime molto in un brano e si fa interprete non solo del punto di vista musicale ma anche di una parola specifica, quella lì, messa lì con delle note. Lo posso dire perché, nell'interpretare i miei pezzi, da Parole parole a Non gioco più che sono tra le canzoni che ha interpretato con maggiore emozione, mi ha sempre stupito come riuscisse a intuire esattamente quello che volevo [...]. Accadeva sempre così: io componevo la canzone, gliela facevo sentire e poi lei "se la metteva addosso", la faceva diventare sua, sempre con risultati grandi. (Gianni Ferrio)
  • Non sono certo l'unica, ma stimo moltissimo Mina e Ornella Vanoni. Pensa che "Parole di burro" l'ho scritta pensando a Mina, l'avrebbe cantata in modo meraviglioso. Amo la loro eleganza, quel sapore anni Sessanta, e certamente entrambe le vocalità. (Carmen Consoli)
  • Per Mina ho scritto il testo di Mi sei scoppiato dentro al cuore, ma come regista, ovviamente, ho pensato più di una volta a lei, perché mi piace moltissimo, soprattutto per la sua particolare caratteristica di mettere insieme il freddo e il caldo, di unire una notevole sensibilità, una bella voce, una grande abilità esteriore con questa bella faccia da medaglia, con questo aspetto statuario da bella Italia. (Lina Wertmüller)
  • Quell'anima lunga che sembra un contrabbasso con tutte le corde a posto, quelle carni bianche da gelato alla crema, quella creatura che recita poco e male, ride al momento sbagliato, coprendosi la bocca con la mano. Ma se si spengono le luci e lei comincia a cantare, da quella voce escono grandi palcoscenici, pianto e risate. (Totò)
  • Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 La canzone di Marinella, con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti. (Fabrizio De André)
  • Si tratta di una gratificazione immensa. È questo un tipo di consacrazione a cui tutti noi teniamo moltissimo, perché Mina rappresenta un pezzo di storia che va ben oltre l'oggetto discografico. Per me è stato come un regalo inatteso: credo che la sua attenzione sia caduta su Il portiere di notte perché quella è tra le mie canzoni una delle più teatrali, non a senso unico, che si presta a una rilettura che dia spazio all'immaginazione. E la versione che ne dà Mina è, come sempre le accade, filtrata dalla sua sensibilità, dalla sua emotività, che abbinate alla voce forniscono una forma inimitabile". (Enrico Ruggeri)
  • Tutta questa mia svolta è iniziata registrando l'anno scorso la sua Sono come tu mi vuoi e girando il video ispirato alle sue esibizioni a Sabato sera di Raiuno. Mi piace la Mina ironica e graffiante: per me è un confronto stimolante. (Irene Grandi)
  • Un giorno, Kay Thompson mi disse: "ora ti faccio ascoltare la più grande cantante che abbia mai sentito". Ha messo un disco di Mina e sono rimasta senza fiato. Se facesse un concerto andrei backstage a chiederle l'autografo. (Liza Minnelli)
  • Una compagna, una madre, una nonna. Non si sente un mito; gira tra la cucina, il salotto, la sala di registrazione... se la guardi allo specchio non vedi la star, ma la donna. Approvo la sua scelta di ritirarsi dalle scene all'apice del successo. La fama a volte ti risucchia l'anima. (Renato Zero)
  • Una persona speciale, anche sul piano umano: non bisogna scambiare la riservatezza con l'altezzosità. Se c'è una persona alla mano, che ama scherzare e stare in compagnia, è lei, la grande Mina. (Fausto Leali)
  • Una voce può essere un'invenzione. Una voce può essere una scoperta. Penso a Cathy Berberian nell'avanguardia. Penso alla Callas per come ha cambiato l'idea di tanto melodramma. E penso a Mina. C'è stato qualcosa di comune nel loro modo di concepire la voce, anche come esperimento. (Luigi Pestalozza)

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