Nantas Salvalaggio

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Nantas Salvalaggio (1924 – 2009), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Nantas Salvalaggio[modifica]

    Intervista, Il Gazzettino, 28 maggio 2006

  • Ho campato una vita vendendo parole.
  • Alle volte si ha la fortuna di conoscere le persone, proprio nel momento in cui sta per cambiare la loro vita. Come incontrare Cristoforo Colombo alla vigilia della partenza con le tre caravelle. Incontrai Marilyn dopo che era scappata da Hollywood, stava mangiando un panino come una ragazza qualsiasi. Nessuno sapeva dove fosse scappata. Pensa che Oriana Fallaci era arrivata a scrivere, mi pare sull'Europeo, che Marilyn non esisteva, era un'invenzione della stampa americana. Una mattina mi chiamò Enzo Biagi, che lavorava con me ad Epoca, chiedendomi di fare un pezzo che confutasse questa tesi. Dovevo dimostrare che Marilyn era viva.
  • Vado [all'Actor's Studio], entro in platea durante le prove e chi ti vedo: Marilyn abbracciata, anzi avvinghiata, ad Arthur Miller! [...] Poco meno di un mese prima avevo conosciuto Arthur Miller e lo avevo intervistato per una nuova serie di pezzi che Epoca voleva dedicare alle coppie famose solide. Miller mi aveva raccontato della sua fedeltà alla moglie, spiegandomi che faceva una torta di mele così buona che per nulla al mondo l'avrebbe mai abbandonata. E io ti trovo il mascalzone nelle braccia di Marilyn!
  • Mi fissò un appuntamento nel suo appartamento. [...] Era un appartamentino modesto, arredato in maniera mediocre. Non c'era nulla che facesse pensare che lì viveva una dea. Quando è uscita dalla camera sono rimasto a bocca aperta. Non sapevo cosa dire. Con le mani tormentavo il taccuino per gli appunti. Lei si è scusata per il ritardo. Sai cosa mi ha detto? [...] Mi ha detto che non sapeva come vestirsi. Capisci, come vestirsi per incontrare me! Volevo risponderle che addosso a lei qualsiasi straccio andava bene. Da questo particolare ho capito che era una donna fragile, insicura. Una donna segnata dalla vita (a nove anni fu violentata da un parente), che aveva il complesso di non aver studiato e voleva togliersi questa etichetta di oca bellissima. Non era così: era intelligente, ma fragile. Troppo fragile, vittima della sua bellezza.
  • Ero figlio di un onesto ingegnere. Talmente onesto da dichiararsi antifascista durante il ventennio, ti puoi immaginare con quali vantaggi per la sua professione.
  • [Il nome Nantas] È il titolo di un romanzo di Emile Zola che era piaciuto molto a mio padre. Pensa che il parroco di San Geremia non voleva nemmeno battezzarmi.
  • [L'intervista] Con Palmiro Togliatti, che era ministro di Grazia e Giustizia. Era il novembre 1946. Io lavoravo per l'Espresso, giornale collegato al Tempo di Roma. Andai da Togliatti al ministero, in una villa splendida. Lui aveva un ufficio sfarzoso, tappeti, arazzi, mobili antichi e mi parlava della Russia come modello a cui ispirarci. Si augurava che i lavoratori italiani fossero liberi come quelli dell'Unione sovietica! Io scrissi l'intervista facendo un controcanto: ad ogni risposta esaltante il mondo comunista, raccontavo dello sfarzo in cui viveva il ministro Togliatti. Divani di raso, quadri. Insomma l'ho preso in giro. Dopo la pubblicazione dell'articolo sull'Espresso, Togliatti mandò una lettera durissima al direttore Angiolillo, dicendo che finché io avrei lavorato in quel giornale, lui non avrebbe voluto avere più rapporti con quella testata. Angiolillo rispose prontamente: "Eccellenza, ho provveduto a rimuovere Salvalaggio". Non specificò che mi passò dall'Espresso al Tempo, che era testata ben più importante. Devo un avanzamento di carriera a Togliatti.

Italia come non detto[modifica]

Incipit[modifica]

LO SCROCCONE

L'ultimo scroccone che ha movimentato le cronache milanesi, è stata una vecchina distinta, di 78 anni, tale Elvira Artemi, abitante a via Bellotti 15. È morta di inedia, o, se preferite, di malnutrizione, su un materasso di lana contenente 25 milioni in banconote da diecimila. Dentro un secondo materasso era uno scrigno con nove milioni di gioielli. A dispetto di tanta ricchezza, la «mite, fragile nonnina» viveva di rifiuti. Non comperava un etto di burro né un filoncino di pane dalla fine dell'ultima guerra.
Ogni tanto qualcuno aveva pietà di lei e le portava un fondo di minestra, un ciuffo di insalata appassita. «Oh, grazie, Dio vi benedica», sospirava la signora Elvira, il pallido viso sormontato da un cuscinetto bianco di capelli; «sono tre giorni che non tocco cibo... mi avete salvato la vita».
È solo alla morte dello scroccone che si viene a scoprire quanti gioielli, terreni e denari possedesse; sicché pochi lo piangono o accompagnano al cimitero, salvo i parenti stretti che sperano nel testamento. Quando hanno interrato l'Artemi Elvira, i becchini non facevano che brontolare dispettosamente. La stessa cosa è accaduta un giorno che hanno seppellito quell'altro vecchio della Baggina, Omodeo Pettoni, che dentro la finta gobba di stagno aveva nascosto tredici milioni e un sacchetto di diamanti.

Citazioni[modifica]

  • Gli scrocconi si dividono in due grosse categorie: il falso miserabile che la sera conta i soldi nell'angoscia che gli manchino cento lire; e il bell'imbusto elegante che è sempre al centro della mondanità. (p. 9-10)

Malpaga[modifica]

Incipit[modifica]

Un urlo nella pioggia. È l'una e mezzo, l'ora del doposcuola. Sulla strada deserta, che costeggia il palazzotto giallo delle elementari, e scende zigzagando verso il lago, un ragazzo chiama. È Fiorello Tinca, ritardatario nato, il più robusto somaro di quarta.
Anche se vien giù a secchi, Fiorello resta aggrappato al cancello semichiuso: a quattro passi, sull'asfalto che è diventato un torrente, un uomo è bocconi per terra, fermo stecchito, ha branghe e giacca scura, le mani strette sopra la testa, e coi bracci forma una specie di prua, un barcone controcorrente.

Citazioni[modifica]

  • Quando arriviamo a Venezia, stammi vicina. Il sindaco dice che a guardare le pitture uno casca in acqua come niente. (p. 62)
  • Nel terrore di rischiare e di morire, si rifiuta l'occasione di vivere... (p. 78)
  • Ci sono casi in cui bisogna imbrigliare le proprie forze: non è sempre lecito mutare il corso del vento, né deviare il letto dei fiumi. (p. 80)
  • In Italia i pittori sono personaggi al di sopra della mischia, unti dal Signore come i cardinali e i carabinieri, cui ogni dono è dovuto. (p. 94)

Incipit di Villa Mimosa[modifica]

Aspettando Gondrand

C 'è un attimo di consapevolezza – il momento della verità – in ogni uomo: quando scopre il suo doppio. Il doppio che è dentro di noi; un alter ego d'ombra: la nascosta radice dell'anima.
Accadono anche, io credo, sdoppiamenti provvisori, intermittenze della memoria: per ore, minuti, anni, la ragione si stacca dal proprio cuore per non farlo morire.
Era la fine di un'estate. Un venditore di parole, angustiato da problemi di denaro, aveva deciso di vendere «Villa Mimosa», la casa di campagna. In quella casa il venditore di parole, detto anche Scriba, aveva vissuto quindici anni, una vita. Inquella casa erano cresciuti i suoi figli.

Bibliografia[modifica]

  • Nantas Salvalaggio, Italia come non detto, SEI, Torino 1974.
  • Nantas Salvalaggio, Villa Mimosa, Edizione CDE, Milano 1985.
  • Nantas Salvalaggio, Malpaga, Rizzoli Editore, Milano 1972.

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