The Hours

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The Hours

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Titolo originale The Hours
Paese USA
Anno 2002
Genere drammatico
Regia Stephen Daldry
Soggetto Michael Cunningham (romanzo)
Sceneggiatura David Hare
Attori
Note

The Hours, film statunitense del 2002 diretto da Stephen Daldry e basato sul romanzo di Michael Cunningham vincitore del premio Pulitzer Le ore.

Frasi[modifica]

  • Davvero il mio lavoro continuerà a vivere? Non ci riesco. Perché io volevo fare lo scrittore, io volevo scrivere di tutto, di tutto ciò che può accadere in un momento, di come erano i fiori mentre li portavi tra le braccia, di questo asciugamano, del suo odore, della sensazione che dà la sua trama, di tutte le nostre sensazioni, le tue e le mie, della nostra storia, di chi eravamo una volta, di tutte le cose del mondo, tutto mescolato insieme, come tutto è mescolato adesso... E invece ho fallito. Ho fallito. Il punto di partenza può essere anche alto ma finisce col ridursi. (Richard)
  • Non si può trovare pace sottraendosi alla vita. (Virginia)
  • Oh, Mrs Dalloway, dai sempre feste per coprire il silenzio. (Richard)
  • Deve morire qualcuno perché gli altri diano più valore alla vita. È il contrasto. (Virginia)
  • Non puoi trovare pace evitando la vita, Leonard. (Virginia)
  • È questo quello che facciamo. È questo che le persone fanno. Sopravviviamo per gli altri. (Clarissa)
  • Quando sto insieme a lui, si io mi sento viva, e quando non sono insieme a lui, si devo ammetterlo, tutto mi sembra così sciocco. (Clarissa)
  • Sono sopravvissuto per te. Ma ora devi lasciarmi andare. (Richard)
  • Non credo che due persone possano essere più felici di come lo siamo stati noi. (Richard)
  • Carissimo, sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare di nuovo uno di quei terribili momenti; e io questa volta non mi riprenderò. Comincio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi, quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile, sei stata in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita, so che senza di me potresti lavorare, e lo farai, lo so. Vedi, non riesco nemmeno a scrivere degnamente queste righe; voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita, sei stato infinitamente paziente con me e incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonato tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita; non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi. (Virginia)
  • L'intera vita di una donna, in un giorno, un solo giorno; e in quel giorno tutta la sua vita. (Virginia)
  • È proprio oggi, in questo preciso giorno che il destino le diventa chiaro. (Virginia)
  • Lei morirà, lei deve morire. Ecco che cosa le può succedere. Ci sono (si siede). Si toglierà la vita, si toglierà la vita per qualcosa che sembra poco importante. (Virginia)
  • Ma che importava allora, si domandò procedendo verso Bond Street, che importava che ella dovesse ineluttabilmente e completamente cessare di esistere; tanto il fervore di vita sarebbe continuato senza di lei; e se ne risentiva forse? O non era piuttosto consolante la certezza che la morte pone fine a tutto? È possibile morire, è possibile morire. (Virginia/Laura)
  • Credi che un giorno riuscirò a salvarmi? (Virginia)
  • Mi ricordo che una mattina mi sono svegliata all'alba con dentro un grande senso di aspettativa, hai presento, no? Lo conosci? E mi ricordo di aver pensato: ecco questo è il preludio della felicità! Questo è solo l'inizio, ed ora in poi crescerà sempre di più.. Non mi ha sfiorato l'idea che non fosse il preludio, era quella la felicità. Era quello il momento, era quello. (Clarissa)
  • La morte di qualcuno dà la possibilità agli altri di apprezzare la vita. È il contrasto. (Virginia)
  • Lì c'era la morte, io ho scelto la vita. (Laura Brown)
  • Caro Leonard, guardare la vita in faccia, sempre; guardare la vita, sempre, riconoscerla per quello che è; a fine conoscerla, amarla per quello che è, e poi metterla da parte. Amarti, per sempre. Gli anni che abbiamo trascorso, per sempre gli anni, per sempre, l'amore; per sempre, le ore. (Virginia)

Dialoghi[modifica]

  • Virginia: Signor Woolf che piacere inaspettato.
    Leonard: Potresti dirmi per favore cosa stai facendo qua?
    Virginia: Cosa sto facendo qua?
    Leonard: A casa ti ho cercato e non c'eri.
    Virginia: Lavoravi in giardino, non volevo disturbarti.
    Leonard: Tu mi disturbi solo quando sparisci.
    Virginia: [alzandosi dalla panchina] Io non sono sparita! ho fatto una passeggiata.
    Leonard: Una passeggiata, tutto qui? Una passeggiata. Virginia è meglio se torniamo a casa. Nelly sta cucinando, è stata una giornata pesante per lei, è nostro dovere mangiare la cena di Nelly.
    Virginia: Non è affatto un dovere! Un dovere come questo, Leonard, non esiste.
    Leonard: Verso la tua sanità mentale tu hai dei doveri.
    Virginia: Accetto questo ritiro. Accetto questa mia prigione.
    Leonard: Ma Virginia.
    Virginia: Si prendono cura di me dei dottori, sono dovunque si prendono cura di me dei dottori che mi comunicano cosa è meglio nel mio interesse!
    Leonard: Loro sanno qual è il tuo interesse.
    Virginia: Be' no! Non è vero. Loro non possono sapere qual è il mio interesse!
    Leonard: Virginia credo, credo, che sia molto difficile per una donna del tuo del tuo del tuo...
    Virginia: Del mio cosa?
    Leonard: Del tuo talento, accettare di non essere il miglior giudice delle proprie condizioni.
    Virginia: E chi sarebbe questo giudice?
    Leonard: Tu hai dei trascorsi! Sei già stata ricoverata! Ti abbiamo portato a Richmond perché hai avuto frequenti vuoti mentali, sbalzi d'umore, perché sentivi le voci! Ti abbiamo portata qui per cercare di impedirti di continiuare a far del male a te stessa. Hai tentato il suicidio due volte! Io convivo con questo terrore e ho avviato la tipografia, insieme, l'abbiamo avviata, non per la cosa in sé, non solo per la cosa in sé, ma perché tu potessi concentrarti su qualcosa di concreto che funzionasse da terapia.
    Virginia: Come lavorare a maglia.
    Leonard: È stato fatto per te! Perché tu potessi salvarti! È stato fatto per amore! Se non ti conoscessi penserei che sei un'ingrata.
    Virginia: Mi dai dell'ingrata. Tu stai dando a me dell'ingrata. Mi è stata strappata di dosso la vita! Tu mi fai vivere dove non desidero vivere, tu mi fai vivere una vita che non ho voglia di vivere! Com'è accaduto? [siede sulla panchina] È ora per entrambi di tornare a vivere a Londra. Mi manca Londra. Mi manca Londra e la sua vita.
    Leonard: Non sei tu che parli Virginia. Questa è la voce della tua malattia. Non sei tu.
    Virginia: Questa è la mia voce, è mia e mia soltanto.
    Leonard: È la voce che senti.
    Virginia: Ti dico di no. Questa è la mia! Io muoio se resto ancora qui!
    Leonard: Se tu fossi lucida Virginia ricorderesti che è stata Londra a farti sprofondare.
    Virginia: Se io fossi lucida? Se io fossi lucida. Se io fossi lucida, Leonard, allora ti direi che combatto da sola nell'oscurità, nel buio totale, che io sola conosco, io sola conosco la mia vera condizione. Tu convivi con un terrore hai detto, con il terrore che io ponga fine ai miei giorni, Leonard ci convivo anch'io. Questo è un mio diritto. Questo è un diritto che ha ogni essere umano. Io non scelgo la soffocante anestesia dei sobborghi ma, le violente scosse della capitale. Questa è la mia scelta. Anche al paziente più miserabile e reietto è concesso di poter scegliere della propria cura e del proprio destino. Afferma così la sua natura umana. Io vorrei per la tua felicità poter godere di questa quiete, ma se la scelta obbligata è tra Richmond e la morte, io scelgo la morte.
    Leonard: Molto bene e Londra sia. Torniamo a Londra. Hai fame? A me è venuto un certo appetito.
    Virginia: [...] Andiamo. [camminano verso l'uscita] Non si può trovare la pace sottraendosi alla vita Leonard.
  • Angelica: Che cosa succede quando si muore?
    Virginia: Quando si muore? [pausa, sguardo lontano] Si ritorna da dove si è venuti.
    Angelica: Non ricordo da dove sono venuta.
    Virginia: Nemmeno io.

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