Titta Ruffo

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Titta Ruffo

Titta Ruffo (1877 – 1953), baritono italiano.

Citazioni di Titta Ruffo[modifica]

  • Nella nostra vita di cantanti, le sere in cui si è veramente felici di cantare, si possono contare sulla dita di una mano! (citato in Giuseppe di Stefano, L'arte del Canto, pag. 144, Rusconi Libri S.p.A.,Milano, 1989)
  • La scena è un asilo per i forti e i gloriosi. (citato in Michele Salvini, Titta Ruffo, periodico mensile: Grandi Voci alla Scala, p. 7, n. 4, ottobre 1993, Massimo Baldini Editore)
  • Quanto mi piacerebbe morire in scena nell'atto di recitare il monologo di Amleto. (citato in Michele Salvini, Titta Ruffo, periodico mensile: Grandi Voci alla Scala, p. 7, n. 4, ottobre 1993, Massimo Baldini Editore)
  • Il brindisi dell'Amleto di Ambroise Thomas fu un cavallo di battaglia di Titta Ruffo, che nelle sue memorie scrisse: È questa una cadenza di una tale briosità cha a sostenerla, s'intende dopo uno studio e un esercizio indefessi, in un solo respiro con un'acrobazia inverosimile si va, oso dire, quasi nel soprannaturale; e l'entusiasmo divenne allora delirio. Prima ancora di terminarla, il pubblico mi interruppe, mi subissò di battimani. Richiesto di bissarla, per rispetto all'autorità del Mancinelli non m'azzardavo senza il suo cenno d'incoraggiamento; ma lui medesimo che, in fondo alla sua anima d'artista, gioiva del mio successo, mi incitò con un energico gesto a ricominciare. (citato in Titta Ruffo, La mia parabola, pag. 198, Treves, Milano, 1937)

Citazioni su Titta Ruffo[modifica]

  • Sotto il profilo vocale ebbe anche una straordinaria resistenza dei fiati: la vorticosa cadenza che procedeva la ripresa della seconda strofa del brindisi dell' Hamlet e il lungo potentissimo sol con cui concludeva il prologo dei Pagliacci sono entrati nella leggenda. (Rodolfo Celletti)
  • Titta Ruffo, mostra una personalità timbrica inconfondibile. Voce fortemente incapsulata nella maschera, con lievi inflessioni nasali accentuate dal sistema d'incisone dei dischi detti acustici, il suono sembra pervaso da un'energia interna a volte squassante. (Rodolfo Celletti)
  • La sua voce sembrava, ed era, eccezionale per l'ampiezza e la continuità dell'arco sonoro e per l'incredibile estensione, e in questo senso si poterono leggere, su du lui, referti medici che misurarono le sue corde vocali, i "seni" della sua vasta fronte, e tutti i risonatori della sua "maschera". (Eugenio Montale)
  • Con Titta Ruffo, e con qualche raro suo simile, non è morto il canto, ma è morto il canto eroico. (Eugenio Montale)

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