A. C. H. Smith

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

A C. H. Smith (1935 – vivente), scrittore britannico.

Incipit di alcune opere[modifica]

Dark Crystal[modifica]

C'era solamente Jen. Jen solo.
Il suo gioco preferito consisteva nel suonare il flauto e immaginare che altri Ghelfling, sollecitati dalla sua musica, sbucassero da dietro gli alberi vicini, strisciando silenziosi alle sue spalle, mentre lui se ne stava seduto accanto alla cascata. Li immaginava sorridenti perché convinti che le rocce li nascondessero alla sua vista. E quando lui avesse smesso di suonare e si fosse voltato di scatto cogliendoli di sorpresa mentre si muovevano, sarebbero stati costretti a restare per sempre con lui nella valle degli urRu.
Ma si trattava solamente di un gioco che giocava da solo.

Labyrinth[modifica]

Nessuno vide il gufo, bianco al chiar di luna, nero sotto le stelle, nessuno lo udì planare sulle silenti ali di velluto. Il gufo vide tutto.
Si piazzò su un albero, artigliato a un ramo, e fissò la ragazza nella radura sottostante. Il vento mugghiava, faceva dondolare il ramo, trasportava di qua e di là le basse nubi nel cielo crepuscolare. Sollevò i capelli della ragazza. Il gufo guardava con i suoi occhi tondi e scuri.
La ragazza si allontanò lentamente dagli alberi verso il centro della radura dove luccicava uno specchio d'acqua. Era immersa nei suoi pensieri. Ogni passo la portava più vicino al suo scopo. Teneva le mani aperte, appena tese in avanti. Il vento sospirò fra gli alberi. Il mantello le si avvolse attorno al corpo snello e i capelli si scompigliarono, coprendole in parte il volto illuminato dagli occhi grandi. Aveva le labbra socchiuse.

Bibliografia[modifica]

  • A.C.H: Smith, Dark Crystal, traduzione di Beata della Frattina, Mondadori, 1983.
  • A.C.H. Smith, Labyrinth, traduzione di Mariagiovanna Anzil, Bompiani, 1986.

Altri progetti[modifica]