Adolfo Albertazzi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Adolfo Albertazzi

Adolfo Albertazzi (1865 – 1924), scrittore italiano.

Incipit di Parvenze e sembianze[modifica]

Liberalità di messer Bertramo d'Aquino[modifica]

La corte di Carlo primo d'Angiò dopo la strage di Tagliacozzo e poscia che da un colpo di scure fu troncata l'adolescente baldanza di Corradino di Svevia, fioriva di nobili donne e baroni e cavalieri e splendeva in magnificenza di conviti, danze, tornei e feste mai piú vedute.

Chi di gallina nasce...[modifica]

Il dí che in Firenze per frenesia di Francesco De' Medici era imposta su 'l capo di Bianca Cappello la corona di granduchessa, in Bologna Ercole e Alessandro Bentivogli facevano "dinanzi a casa loro correre a' cavalli dei Monari dodici braccia di grossogron et una berretta di panno in segno d'allegrezza"; ma Pasquino domandava al conte Ulisse Bentivogli, il quale da tre anni era marito a Pellegrina figliola di Bianca e di Pietro Bonaventura:

Si Cosmi titulos Virgo foedavit Hetrusca
Quid faciet meretrix, heu, peregrina tibi?[1],

e nella interrogazione epigrammatica rideva una profezia. Spiace per altro non conoscere tutti i miracoli di cotesta contessa, che, se vera la storia, un'ultima colpa condusse a perire in età di trentaquattro anni piú miseramente di sua madre.

Gregorio Leti spirito satirico[modifica]

Non fu tutto merito e tutta colpa dello zio vicario se Gregorio di giovane scapestrato divenne uomo d'austeri costumi; d'incredulo cattolico fidente calvinista e di fanullone uno scrittore fecondissimo. Già nella fanciullezza e giovinezza prima troppo l'avevano fatto digiunare e dir pater noster e servir messe e baciar mani sporche di preti e di frati quelle due figure paurose del padre Merenda e di Don Grassi.

Punizione[modifica]

Ammirata dell'opera fine e vivace delle miniature la signora aveva molte esclamazioni e troppe interrogazioni per ciascuna pergamena che le ponevo sott'occhio: — Che significa quest'allegoria? — Che festa solenne sarà questa a cui concorre sí lunga fila di dame e gentiluomini? — Chi è questa regina che scesa dalla carrozza a sei cavalli s'inginocchia dinanzi a un cardinale? — Che bel teatro, e quanta gente, e curiosi i comici in scena! Forse è un teatro di Bologna? — Sono scienziati o diplomatici costoro in grave radunanza?; — ond'io piú d'una volta mi confusi a rispondere o non risposi, ed ella levò a me gli occhi, ahi!, sorridenti, come le labbra, di sottile sarcasmo.

Molto rumore per nulla[modifica]

Questa, a linee brevi d'umile prosa, la figurina di un giovane che a mezzo il secolo decimosettimo derivasse dalle mode francesi la virtú di piacere molto alle donne e piú a sé medesimo.
Di sotto il cappellaccio bigio, povero di falde e ricco di nastri e fiocchi a vari colori, l'onda dei capelli, naturali o finti, diffusa su 'l largo collare; diffusa su lo stomaco e sfuggente dall'apertura del farsetto di "gialdiccio", la camicia sottile e candida; i calzoncini strettissimi, verdi, a liste di passamani, trattenuti da lucide stringhe sotto il ginocchio; e quindi le calze rosse o bianche (bianche ne' partigiani dei Francesi e rosse degli Spagnoli) a seconda dell'opinione politica. Ma al diavolo la politica!; e per seguire in tutto la moda di Francia, meglio che le scarpette coperte in punta da grandi rose di seta e d'oro, due stivalacci coi calzari a rovescioni su 'l collo del piede.

Sicut erat......[modifica]

Quell'onesto e tranquillo sorriso che di fra i baffetti e il pizzo esce a rischiarare, meglio de' grossi occhi, una faccia lunga e magra quanto la faccia di Carlo quinto, e quell'umile dito che accenna all'alto del ritratto, ove, entro una raggiera di sole, alcuni V, iniziale di veritas, spiegano le parole scritte fuori all'intorno "et in cælo sicut in terra", insistendo nella mia fantasia vi si trasformano a importuni segni di minaccia.

I novellatori e le novellatrici del "Decamerone"[modifica]

Prima la regina, Pampinea[2].

Ella, piú adulta, è anche piú esperta e riflessiva delle altre sei donne; come Panfilo, il quale le siede a lato, è tra gli uomini il maggiore in età e il piú avveduto e assennato: per questo l'uno e l'altra si distinguono dai loro compagni; si distinguono tra loro per ciò, che Pampinea, come donna, è piú sagace, Panfilo è di pensieri piú profondi.

La novella di Fiordiligi[modifica]

Iroldo amava Tisbina come già Tristano amò la regina Isotta, e quanto bene Isotta volle a Tristano, Tisbina voleva ad Iroldo: per questo vivevano lieti e contenti. Ma in digrazia d'entrambi la bella dama, trovandosi un giorno con molte persone a un suo giardino in Babilonia, ebbe vaghezza di certo gioco pe'l quale alcuno, nascostole il capo in grembo e levata una mano dietro il dorso, dovea indovinare chiunque veniva a batterlo su la palma; e secondo la sorte e la vicenda del gioco anche Prasildo s'inginocchiò dinanzi a Tisbina e le posò il capo nel grembo.

Note[modifica]

  1. Ant Fr. Ghiselli, Memorie di Bologna antica, manos. nella R. Bibl. Univ. di Bologna: T. XVI, all'anno 1579 (23 giugno).
  2. La rigogliosa — "Niuna il venti et ottesimo anno passato avea né era minor di diciotto.... Delle quali la prima, e quella che di piú età era, Pampinea chiameremo". (Introd. al Decam.)

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]