Aitareya Upaniṣad

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Aitareya Upaniṣad.

Incipit[modifica]

Oṁ. In principio l'ātman era questo (idam), cioè l'Uno (eka). Null'altro esisteva fuori di lui (amikṣata=ammiccava). Egli considerò: 'adesso posso creare i mondi'.
[Aitareya Upaniṣad, in Upaniṣad, a cura e traduzione di Raphael, Bompiani, 2010]

Citazioni[modifica]

  • Quelle stesse divinità manifestate caddero in questo grande oceano. [Quello, l'ātman] lo assoggettò con la fame e la sete. [Allora] quelle [divinità] dissero a lui: 'Procuraci una dimora, stabiliti nella quale possiamo mangiare il cibo'. (I, 2, 1; 2010)
Queste deità [devatā; forze cosmiche corrispondenti alle facoltà dell'uomo], una volta generate, si precipitarono nel grande Oceano. <Questo> afflisse <l'ātman> [?] di fame e di sete. <Le deità> gli dissero: «Generaci una dimora dove possiamo mangiare cibo». (II, 1; 2007)[1]
  • Quello[2], fendendo questa stessa sommità [del capo], accedette attraverso questa apertura. Questa stessa apertura è denominata fenditura [sommitale]. Quella stessa [apertura] è fonte di beatitudine. Di quello vi sono tre collocazioni, tre stati di sogno[3]. Questo è una collocazione, questo [altro] è una collocazione, questo [altro] è una collocazione. (I, 3, 12; 2010)
  • In un uomo questo [ātman] dapprima diventa un germe, e questo seme è la sua essenza presa da tutte le sue membra; in se stesso, invero, egli porta il Sé. Quando egli feconda una donna, egli fa nascere [un bambino]. Questa è la sua prima nascita. (II, 1; 2001)
Allora, nell'uomo, invero, questo [jīva] inizialmente diviene embrione. [Egli] porta l'ātma [che è il seme] nel suo stesso ātma [che è il suo corpo]. Quando lo immette nella donna, allora lo fa nascere. Tale è la sua prima nascita. (II, 1; 2010)
Sin dall'origine nell'uomo è contenuto l'embrione, che null'altro è che seme, è l'ardore nato da tutte le membra. In tal modo <l'uomo> porta il Sé nel Sé. Allorché emette <il seme> nella donna, allora fa nascere <il Sé>; donde la sua prima nascita. (IV, 1; 2007)
  • «Ciò che è cuore, inoltre, è spirito, è comprensione, percezione, discriminazione, conoscenza, saggezza, intuizione, stabilità, pensiero, intelligenza, impulso, memoria, immaginazione, proposito, vita, desiderio, volontà – tutti questi sono nomi diversi della coscienza[4]. (III, 2; 2001)
  • Il mondo ha come sostegno la saggezza, è fondato sulla saggezza. Brahman è pura conoscenza[5]. (III, 3; 2010)

Nota[modifica]

  1. Per la corrispondenza fra le differenti numerazioni delle strofe, vedi Discussione.
  2. L'ātman.
  3. Si parla dei "tre stati di sogno" perché, nei riguardi del Brahman supremo, i tre stati possono considerarsi un "sogno" (nota di Rapahel, p. 693).
  4. Prajñāna.
  5. Prajñānaṃ brahma, "Brahman è conoscenza": è uno dei quattro grandi detti delle Upaniṣad.

Bibliografia[modifica]

  • Raimon Panikkar, I Veda. Mantramañjarī, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, BUR, Milano, 2001.
  • Upaniṣad, a cura e traduzione di Raphael, Bompiani, 2010.
  • Upaniṣad antiche e medie, a cura e traduzione di Pio Filippani-Ronconi, riveduta a cura di Antonella Serena Comba, Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2007.

Voci correlate[modifica]

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