Aleksandra Marinina

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Alexandra Marinina

Alexandra Marinina, pseudonimo di Marina Anatoljevna Alekseeva (1957 – vivente), scrittrice russa.

Citazioni di Aleksandra Marinina[modifica]

  • La sete di vendetta prosciuga l'anima, la brucia e la consuma, e attraverso lo spesso strato di cenere non riuscirà mai più a germogliare nulla. (da L'amica di famiglia)
  • Come tutte le persone immorali, di principi ne aveva parecchi. Se alla persona perbene possono bastarne tre, non uccidere, non rubare e non desiderare il male altrui, Arsen aveva bisogno di una gran quantità di postulati per organizzare la propria attività. Uno di essi era il divieto assoluto di provare compassione o simpatia. (da Giochi di morte)

Incipit di alcune opere[modifica]

Amore di sangue[modifica]

La giornata stava per finire e Anastasija Kamenskaja non era ancora riuscita a mettere ordine tra le sue innumerevoli scartoffie. Doveva assolutamente farcela, quello era il suo ultimo giorno lavorativo prima della licenza: l'indomani, sabato 13 maggio, si sarebbe sposata.
Benché fossero passati tre mesi da quando lei e Aleksej avevano presentato domanda di matrimonio, le battute sulle loro nozze imminenti non accennavano a diminuire. Era di dominio pubblico che stavano insieme dai tempi del liceo e che Nastja, ormai vicina ai trentacinque, non aveva mai avuto fretta di sposarsi e di mettere su famiglia.

Facile come uccidere[modifica]

Nastja Kamenskaja era concentrata sul lavoro e fece una smorfia di disappunto quando il telefono si mise a squillare.
«Nastja, hai il televisore acceso?» Era la voce del marito.
Aleksej si trovava a Zhukovskij da una settimana. La fine dell'anno era periodo di rendiconti e, dovendo trascorrere intere giornate in laboratorio, gli tornava comoda la casa dei genitori che distava solo una decina di minuti a piedi dall'università.
«No, sto lavorando» rispose Nastja. «Perché? C'è qualcosa di interessante in televisione?»
«Un divertente programma sulla RTR. Parlano degli abusi della polizia nei confronti dei cittadini. Dai un'occhiata, ti piacerà.»
«Sai che piacere» sospirò. «Ci daranno di nuovo addosso.»
«È vero» concordò Aleksej con una risata. «Ma i vostri resistono con uno stoicismo esemplare. Vedrai che non ci resterai male. C'è il tuo amico, il generale Zatochnyj.»

Giochi di morte[modifica]

La penna scorreva febbrilmente sul foglio pieno di formule e grafici. German Miskarjants lavorava senza interruzione già da dieci ore, senza avvertire la minima stanchezza. Sul comodino accanto al letto, il pranzo era ormai freddo, ma l'infermiera che alle sette sarebbe arrivata con la cena, non l'avrebbe certo rimproverato per non aver toccato cibo, tanto più che era severamente proibito distrarre i pazienti dal lavoro.

Il Padrone della Città[modifica]

Lo aveva sentito arrivare già la sera prima. Inesorabile, indomabile, e sempre più vicino. Aveva sperato di soffocarlo nel sonno, ma il sonno non l'aveva aiutato.
Il giorno dopo, parlando con i suoi studenti, si era accorto di aver portato, senza volerlo, la conversazione sull'argomento dei legami familiari e, più precisamente, del rapporto tra madre e figlio. Lo stadio successivo era insorto nel pomeriggio, quando ormai ogni accenno al ruolo dei genitori, e in particolare alla figura materna, aveva cominciato a suscitare in lui un'irritazione fisica patologica e riconoscibile, e la voglia di urlare e di interrompere a qualunque costo i suoi interlocutori si era fatta sempre più forte. Alla fine della giornata Jurij Fjodorovich Marzev sentiva che di nuovo l'impulso era insopprimibile, che il piccolo Jurochka si era risvegliato e che presto avrebbe cominciato a gridare a squarciagola.

Il volto della morte[modifica]

«...Se desiderate lasciare un messaggio, parlate pure dopo il segnale acustico. Se desiderate inviare un fax, date inizio alla trasmissione...»
Ljuba abbassò con forza il telefono e sospirò profondamente, cercando di trattenere le lacrime.
«Allora?» le domandò il simpatico poliziotto che mezz'ora prima si era impietosito, permettendole di telefonare dal posto di polizia dell'aeroporto Sheremetjevo-2. «Non risponde nessuno?»
«No» disse, girandosi di modo che non si accorgesse dei suoi sforzi per non scoppiare a piangere.

Ipnosi mortale[modifica]

«Non capisco perché dovrei aiutarti, visto che ne sai molto più di me.» L'uomo alto e corpulento, in divisa da generale, si alzò, si allontanò dalla sua scrivania e cominciò a camminare tranquillamente per l'ampio ufficio.
Anton Minaev era seduto in poltrona con le gambe accavallate, ma il suo atteggiamento era solo apparentemente calmo e sicuro; era molto nervoso anche se l'uomo di fronte a lui era un suo vecchio amico.

L'amica di famiglia[modifica]

Il vestito nero le fasciava perfettamente la figura snella, e metteva in risalto il suo bel seno e la vita sottile.
"E allora?" Nastja improvvisò una complicata piroetta, e nello spacco profondo fino all'anca s'intravide una gamba seducente, velata da una calza chiara.
"Sono senza parole!" rispose con ammirazione Ljosha Chistjakov, da molti anni abituato a vedere la sua amica per lo più in jeans, maglione e scarpe da ginnastica. "E a te piace?"
"Molto. Grazie Tesoro."
"Mi sono impegnato, volevo farti contenta. Sai, è un avvenimento..."
Nastja smise di rigirarsi davanti allo specchio e guardò Ljosha insospettita.
"Quale avvenimento?"
"È la prima volta che accetti di venire con me a un ricevimento. Per me è importante."

L'attrice[modifica]

L'ex tenente colonnello della polizia Vladislav Stasov, ora capo del servizio di sicurezza della casa cinematografica Sirius, era intento a un'attività oltremodo prosaica: carta e penna alla mano, compilava la lista della spesa per l'indomani: doveva rifornire la dispensa per tutta la settimana successiva. La sua ex moglie, Margarita, tanto per cambiare era via per lavoro e aveva lasciato a casa sua la piccola Lilja, di otto anni. Stasov ne era felicissimo. Il lavoro di Margarita era impegnativo e la costringeva a frequenti assenze, perciò a lui a volte capitava di stare con la figlia, anche più spesso di quanto avesse sperato al momento del divorzio. Stasov adorava la sua bambina.

La settima vittima[modifica]

«Non so voi, carissimi, ma io i libri di Gogol' non li sopporto proprio, fin dai tempi della scuola. Non riesco a capire che cosa ci trovino di tanto interessante!»
Andrej Timofeevich scoppiò in una fragorosa risata e si infilò agilmente in bocca un altro pezzettino di vitello, ennesima prova della maestria culinaria di Irochka. Nastja lanciò un'occhiata di sottecchi a Tatjana trattenendo a stento un sorriso. Che tipo quel loro vicino!

Morte in cambio[modifica]

Che c'è di più assurdo di una vacanza in novembre?
Nei mesi invernali si può sciare. In marzo o in aprile il sole già splende nelle stazioni climatiche del Caucaso, nella zona di Mineralnye Vody. Le vacanze tra maggio e agosto, si sa, sono le migliori; settembre e ottobre sono i mesi più miti sulle coste dei caldi mari meridionali... ma che fare in novembre?
Il dorato incanto dell'autunno è svanito e la monotonia delle giornate buie diventa insopportabile. Novembre è il mese più triste, perché la pioggia e il fango, che in primavera preannunciano l'estate, alla vigilia dell'inverno portano malinconia.
Nessuna persona ragionevole andrebbe in vacanza in novembre.

Nome della vittima: nessuno[modifica]

Gli occhi di Ira Milovanova erano spaventati. Quell'espressione di paura non l'abbandonava più da quando, un mese prima, Tatjana aveva dichiarato che si sarebbe trasferita a Mosca, dove viveva suo marito. Le aveva spiegato che non era insoddisfatta della vita che conduceva a Pietroburgo, ma semplicemente che lei e Stasov sentivano la reciproca mancanza. Per entrambi era ormai una sofferenza vivere in due diverse città. E poi...

Prede innocenti[modifica]

Da qualche mese aveva smesso di amare la notte. Anzi, cominciava quasi a temerla. Di notte l'impotenza e la vulnerabilità si facevano sentire in modo più acuto. Nel silenzio che avanzava, ogni rumore, anche il più innocuo, era per lui presagio di un pericolo imminente. Provava a scacciare quei pensieri, ma ogni volta gli ritornavano in mente.
Eppure, cos'aveva mai da temere? In casa non c'erano oggetti di valore, né grandi somme di denaro. I suoi compensi li versava in banca il giorno stesso in cui li riceveva: prelevava solo gli interessi, ogni dieci giorni, e quei soldi gli bastavano per le spese. Del resto, non è che gli servissero cose particolari. Era un invalido costretto per sempre su una sedia a rotelle e non aveva molte esigenze. E dunque, di cosa mai doveva avere paura?

Sono morto ieri[modifica]

Non so come potrò continuare a vivere. Ammesso che io viva.
Fino a ieri tutto era chiaro, forse non proprio piacevole, ma almeno allora la mia vita aveva un senso. Conducevo un programma televisivo, potevo contare su uno staff affiatato e guadagnavo un sacco di soldi. Da dodici anni ero sposato con una donna che ho amato prima appassionatamente e poi con tenerezza, e con la quale sapevo che avrei trascorso tutta la vita. Avevo amici e una gran quantità di conoscenti, insomma, tutto ciò a cui un uomo può aspirare, comprese una buona automobile e una casa abbastanza grande.

Un caso di ricatto[modifica]

Olga Krasnikova riattaccò con stizza il telefono.
«Di nuovo?» le domandò il marito, preoccupato.
Lei si limitò ad annuire. Da due settimane erano perseguitati da telefonate anonime: qualcuno minacciava di rivelare al loro figlio che era stato adottato. Per il suo silenzio, il ricattatore voleva diecimila dollari.
«Basta, Olga, dobbiamo deciderci a parlare con Dima. Non possiamo continuare a nascondergli la verità.»
«Ma cosa dici? Come facciamo a raccontarglielo? No, non ho nessuna intenzione di farlo!»

Bibliografia[modifica]

  • Alexandra Marinina, Amore di sangue, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 1999. ISBN 883843123X
  • Alexandra Marinina, Facile come uccidere, traduzione di Rosa Mauro, Piemme.
  • Alexandra Marinina, Giochi di morte, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 2001. ISBN 8838431248
  • Alexandra Marinina, Il Padrone della Città, traduzione di Margherita Crepax, Piemme.
  • Alexandra Marinina, Il volto della morte, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 2002. ISBN 8838431361
  • Alexandra Marinina, Ipnosi mortale, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 2006. ISBN 8838476705
  • Alexandra Marinina, L'amica di famiglia, traduzione di Emanuela Guercetti, Piemme.
  • Alexandra Marinina, L'attrice, traduzione di Emanuela Guercetti, Piemme, 1999. ISBN 8838431213
  • Aleksandra Borisovna Marinina, La settima vittima, traduzione di Maria Cristina Moroni, Piemme, 2007. ISBN 9788838462900
  • Alexandra Marinina, Morte in cambio, traduzione di Emanuela Guercetti, Piemme, 1999. ISBN 8838443629
  • Alexandra Marinina, Nome della vittima: nessuno, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 2005. ISBN 8838431272
  • Alexandra Marinina, Prede innocenti, traduzione di Valerio Piccolo e Margherita Crepax, Piemme, 2000. ISBN 8838441170
  • Alexandra Marinina, Sono morto ieri, traduzione di Rosa Mauro, Piemme, 2003. ISBN 883843137X
  • Alexandra Marinina, Un caso di ricatto, traduzione di Luciana Montagnani, Piemme, 1999. ISBN 8838431299

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