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Alex Caffi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Alex Caffi nel 1991

Alessando "Alex" Caffi (1964 – vivente), pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Alex Caffi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Spa è l'ultimo vero circuito in Europa...[1]
  • [«Come ricorda il passaggio dalle monoposto di Formula 3 ai bolidi F1 turbo?»] Ho dei ricordi traumatizzanti, perchè dopo quell'esordio [nel Gran Premio d'Italia 1986 con l'Osella], qualsiasi cosa a livello automobilistico potessi fare, non mi spaventava più. A ventidue anni, passare in una settimana dai 170-180 cavalli, ai 1000 cavalli dei turbo F1 di allora, veramente delle macchine, delle bestie indomabili, è stato proprio traumatizzante... Al primo giro pensavo di avere bucato, di avere le gomme tutte e quattro a terra... Invece i meccanici mi dissero che la Formula 1 era così. Mille cavalli da gestire erano una cosa non dico impossibile, ma quasi, per un ragazzino di 22 anni. Un ricordo bellissimo, come vivere un sogno: mi sono ritrovato improvvisamente in mezzo a tutti i miei idoli, a gente che avevo attaccata nei poster fino alla settimana prima in camera da letto.[2]
  • La mia passione per i motori deriva essenzialmente dalla mia famiglia, in particolare da mio padre, che era un gommista, e dai miei zii, che erano proprietari di un concessionario Lancia e si cimentavano in gare che andavano di moda negli anni '60 e '70 come le cronoscalate. Mi sono avvicinato alla Formula 1 in un modo abbastanza particolare, perché i miei inizi non sono con le quattro ruote ma con le due. Fino a 16 anni infatti guidavo con le motocross, e me la cavavo piuttosto bene, tanto che ho avuto anche la fortuna di vincere un campionato italiano dei giochi della gioventù. Poi, sempre a 16 anni, comprai un go kart, e il caso volle che dopo una settimana dall'acquisto vinsi subito una gara. Preso dall'entusiasmo da quel momento non ho più abbandonato le quattro ruote [...][3]
  • [...] negli anni in cui correvo io i piloti avevano un aspetto, una personalità, un carattere ed un'apparenza più umana rispetto a quelli di ora. Non voglio dire che i piloti di oggi non siano emotivi, ma si è creato un ambiente intorno a loro che li fa apparire così. Per intenderci, quando due piloti avevano qualcosa da ridirsi nel periodo in cui correvo, si mandavano tranquillamente a quel paese senza problemi e senza ricorrere a conferenze stampa o ai portavoce.[3]
  • Se avessi potuto scegliere quando diventare pilota avrei scelto di far crescere la mia carriera tra il 1960 e il 1975, quindici anni in cui c'è stata la maggior concentrazione di talenti come piloti e come mezzi. Amo tantissimo quella Formula 1, quell'automobilismo. Quelle esperienze alla guida dove si rischiava, dove si poteva anche morire, e salendo in auto se ne era consapevoli. La differenza era proprio in questo: vivere o morire, una linea sottile che demarca questo limite. [...] Basti pensare a quei piloti che prima di salire a bordo salutavano tutti senza sapere se li avrebbero riabbracciati. Erano degli eroi, li amo e li ho amati. La loro tenacia, il loro coraggio, la loro audacia, mi ha spinto a fare questo sport da giovane, in cui rischiavo me stesso, la sfida era verso me stesso.[4]

Una vita spericolata

Intervista di Cesare Maria Mannucci, Autosprint nº 38, 15-21 settembre 1992, pp. 20-24.

  • Avevo sempre guidato monoposto, eppure mi sono adattato subito. In realtà si tratta di due vetture molto simili. Il Gruppo C è forse più impegnativo perche dispone di maggior carico aerodinamico; inoltre ha un peso più elevato, che si sente, soprattutto in frenata. Direi che è come guidare una F.1 con il pieno di benzina.
  • [...] mi trovo molto bene [...] in tutto l'ambiente dei Prototipi. Direi che è molto simile a quello della F.3, i rapporti umani sono piu rilassati, non come in F.1 che sotto questo aspetto non mi è mai piaciuta. Se si ripresentasse I'occasione in F.1 ci tornerei, ma se ne resto fuori non divento certamente matto, sto molto bene anche senza i Gran Premi. Trovo assurdo che ci sia gente che paga per guidare macchine che poi non si qualificano. Oggi i Gran Premi non li guardo nemmeno alla televisione, non mi divertono [...]. La F.1 è una categoria come le altre, né meglio né peggio.
  • Il problema della Footwork è dipeso dal fatto che si sono creati dei contrasti all'interno della squadra quando ci si è accorti che il motore Porsche non andava e che i risultati non arrivavano. A quel punto Oliver ha cercato in tutte le maniere un capro espiatorio [...]. Cosi, quando ho avuto il mio incidente stradale, tutti mi hanno dato addosso. [...] Se il motore non aveva cavalli e la macchina era inguidabile la causa era mia. Comportandosi così Jackie Oliver ha fatto in modo che l'attenzione fosse distolta dai fatti e dalle persone che erano realmente responsabili di quel fallimento. [...] [«Dissero che quando hai avuto l'incidente in prova a Monaco [...] non eri in condizione di guidare...»] La settimana prima a lmola, Alboreto era volato fuori al Tamburello: si era staccato l'alettone. In realta quella macchina cadeva a pezzi, era tutta sbagliata.

Dall'intervista al canale YouTube di F1world, 18 marzo 2024; citato in Margherita Ascè, f1world.it.

  • [...] il ricordo più bello è legato [...] a Monte Carlo. Qui nell'89 ho conseguito il miglior risultato in Formula 1 quando mi classificai quarto ad un soffio dal podio. È stato il coronamento di tanti anni di sacrifici, iniziati molti anni prima di approdare nella classe regina del motorsport. Ottenere un risultato del genere in uno dei Gran Premi più prestigiosi e in un'epoca in cui il pilota era considerato più importante della vettura, è stata sicuramente un'emozione che non dimenticherò mai.
  • L'avventura all'Andrea Moda è stata alquanto bizzarra se così vogliamo dire. Ma anche dalle esperienze difficili si può sempre imparare. [...] si è palesata l'opportunità con questo giovane imprenditore (Andrea Sassetti) che voleva rilevare tutto il materiale della Coloni, con il quale io avevo vinto un campionato europeo in Formula 3. Conoscevo bene l'ambiente e come si lavorava. La vettura era discreta. I presupposti per un progetto di valore c'erano tutti [...]. Era un'occasione per me di rivalsa dopo le due stagioni disastrose con l'Arrows. Anche lì poi abbiamo visto tutti come è andata a finire [...]. Per quanto riguarda invece gli affari, ritengo abbia fatto il passo più lungo della gamba, un qualcosa che non poteva sostenere a livello economico. [...] Si è messo contro il potere forte di quell'epoca, Bernie Ecclestone, che aveva la gestione esclusiva della Formula 1. Andrea pensava di arrivare e poter cambiare le carte in tavola. [...] Definirlo il peggior team di sempre non mi sembra giusto: non è che avesse cose peggiori degli altri, semplicemente mancava in tantissimi altri aspetti. In primis il sostegno economico, che è fondamentale in Formula 1.
  • Ho sempre amato Monaco come circuito perché è diverso da tutti gli altri. È un circuito che va oltre la semplice la pista, il prestigio che si respira è unico.

Note

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  1. Da Intervista ad Alex Caffi, f1allostatobrado.wordpress.com, 7 aprile 2010.
  2. Dall'intervista di Alessandro Bucci, Alex Caffi: "F1 con mille cavalli, bestie indomabili", f1passion.it, 10 febbraio 2012.
  3. a b Da Alessandro Prada, Alex Caffi si racconta in un'intervista esclusiva a CircusF1!, circusf1.com, 25 giugno 2015.
  4. Da Marianissima Brixia, La velocità per professione: intervista ad Alex Caffi, mondooggi.com, 30 giugno 2021.

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