Alexander Lernet-Holenia

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Targa commemorativa di Alexander Lernet-Holenia

Alexander Lernet-Holenia, pseudonimo di Alexander Marie Norbert Lernet (1897 – 1976), scrittore austriaco.

Il Signore di Parigi[modifica]

Incipit[modifica]

Il Signore di Parigi – «Monsieur de Paris – è il boia. Ossia lo fu, per lo meno in passato, in alcuni periodi. Certo, si potrebbe anche dire che il re in persona sia stato il Signore di Parigi, non soltanto perché vi risiedeva ma perché, come tutti i suoi antenati, era titolare della contea dallo stesso nome; o anche, dopo il re, L'Assemblea Nazionale Costituente; oppure, dopo che Danton e Desmoulins furono giustiziati, Robespierre, Dumas e Saint-Just, e, decapitati costoro, altri ancora; oppure, saliti al patibolo questi ultimi, altri ancora e ancora, che a loro volta sarebbero caduti vittime della mannaia. Ma nessuno di loro fu realmente il Signore di Parigi. In verità, soltanto il boia regnò durante la Grande Rivoluzione. Il Signore di Parigi era la Morte.»

All'inizio dell'anno 1788 – cito alla lettera, o quasi, il racconto che ne fa lo scrittore La Harpe, nella versione tedesca di Jung-Stilling – all'inizio di quell'anno, dunque, una numerosa compagnia si trovò riunita in casa di un membro dell'Accademia, gran signore e uomo di talento. Vi erano rappresentate qusi tutte le categorie: gente di corte, studiosi, giudici, accademici e altri ancora. Una tavola, come d'abitudine, riccamente imbandita e a cui si era fatto grande onore, finito ormai il pranzo, la Malvasia e il vino di Costanza vennero ad accrescere l'allegrezza, incoraggiando quel genere di libertà che, neppure nella buona società, si mantiene sempre nei giusti limiti.

[Alexander Lernet-Holenia, Il Signore di Parigi (Der Herr von Paris), traduzione di Dennis e Erich Linder, I Racconti di Repubblica]

Incipit de L'uomo col cappello[modifica]

In un casinò di Budapest che frequentavo anni fa (non per giocare, ma per incontrarvi una certa persona) conobbi un giovane che mi riuscì simpatico per la simulata indifferenza con cui alla roulette, insistendo a giocare sul «manca», finì per perdere tutto...
«Spero almeno che lei sia fortunato in amore» dissi.
«Non che io sappia» rispose guardando in terra.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Lo stendardo[modifica]

Incipit[modifica]

Durante una festa, la prima grande festa che gli ufficiali di quasi tutti i reggimenti di cavalleria diedero dieci anni dopo la guerra, capitai, a tavola, accanto a un tale dall'aspetto ancora giovanile e insolitamente prosperoso; me ne dissero il nome, ma lì per lì non vi feci attenzione; quando però pù tardi mi decisi a chiedere informazioni, seppi che si chiamava Menis ed era nipote di uno dei generali presenti.

Citazioni[modifica]

  • Una volta andai verso oriente. | Vidi passare soldati, | guerrieri coperti di elmetto. | Un uomo era con loro, | a cavallo, con due cani: i quattro mi piacquero assai. (p. 222)
  • Di quindici dèi, | di quindici dee | sono la progenie. | Il primogenito loro fu Skeaf. | E questi già fu mio figlio. | Dopo quindici generazioni | generai di nuovo me stesso. (p. 222)
  • I morti laggiù non erano morti, ma sorgevano in un'aureola di gloria sanguigna. I vivi, ritornati a casa, erano i veri morti. (p. 242)

Bibliografia[modifica]

  • Alexander Lernet-Holenia, Il Signore di Parigi (Monsieur de Paris), traduzione di Dennis e Erich Linder, I Racconti di Repubblica.
  • Alexander Lernet-Holenia, Lo stendardo (Die Standarte), traduzone di Ervino Pocar, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1959.

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