André Frénaud

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André Frénaud (1907 – 1993), poeta francese.

Citazioni di André Frénaud[modifica]

  • [Su Genova] Allo sbocco della notte | t'apriva il treno esiti turchini, | fra una galleria e l'altra ti destano i paesotti addormentati, | dalla sua faccia greve emergeva brillante il mare. | E la stazione, il punto di partenza avvolto nel fumo, | la lunga camminata, gli scalini, di vico in vico | i tuoi passi sui tuoi passi, i segreti del cambiavalute | eternamente oscuri, | i volti, l'incerto oriente, | il truogolo sforacchiato sui bastioni, | la sacra mensa nascosta dalla tenda di porpora. (da Il silenzio di Genova[1])
  • Chi puoi proteggere, madonna adorata, | dalla cieca miseria? | Il tacchino che si spidocchia sotto le sacre immagini | o la donna gravida nell'armadio a specchiera? | Ci vorrebbe il mare! | O che discendesse da Posillipo un'onda azzurra di cielo! | Essa dovrebbe salire le scalinate rischiarandosi, | carica di torce azzurre e di dolcezza; | e illuminare i poveri, penetrare nelle nostre contrade, | al fine di renderci diversi e di affermarci! || Ahimè! chi potrebbe esaudirci! | Potenti divinità si sono nascoste laggiù | sotto le colonne spezzate vicino al mare. || Il santo barocco s'è contorto impotente. | Le parole del poeta sono inutili. (da Le strade di Napoli, Napoli-Parigi, settembre-ottobre 1959[2])
  • Dov'è il mio paese? [...] | A Genova alla Maddalena nei popolosi salotti | in cammino sotto i grandi uccelli d'azzurro | stagliati dai fastigi delle alte dimore | nello splendor dell'estate. (da Dov'è il mio paese?[3])
  • [Su Genova] Tutto era bonomia e ispirava fiducia | come il colore del peperone. | Il negro americano, l'amicone pronto al riso, | deposto con fragore anticamente | dal mare alluvionale nel porto attraente | e ancora in giro per gli angusti carrugi, | le prostitute poliglotte le belle poppe | che sanno la lingua d'ognuno, | tutta la gente che inganna la vita nei quartieri bassi, | quella che sfida, quella che tace egualmente ostinata, | i palazzi con gli alti portoni chiusi, le alberature, | le gru stagliate, se si sale si vedono, | e, più in alto, il mare. (da Il silenzio di Genova[4])

Note[modifica]

  1. In Il silenzio di Genova e altre poesie, p. 19.
  2. In Non c'è paradiso, Poesie 1943-1982, a cura di Ornella Sobrero, Fondazione Piazzolla, Roma, 1955, p. 173.
  3. In Il silenzio di Genova e altre poesie, pp. 88-89.
  4. In Il silenzio di Genova e altre poesie, p. 15.

Bibliografia[modifica]

  • André Frénaud, Il silenzio di Genova e altre poesie, traduzione di Giorgio Caproni, Einaudi, Torino, 1967.

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