Genova

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Il porto di Genova

Citazioni su Genova e i genovesi.

Citazioni[modifica]

  • A Genova m'arricchii di un nuovo grande amore. Era il primo pomeriggio d'una giornata limpida e ventosa. Con le braccia appoggiate a un parapetto in muratura, e la città policroma alle mie spalle, ammiravo l'ampia distesa turchina gonfia di vita. Il mare! L'eterno, immutabile mare mi si precipitava incontro con voce cupa e misteriosa e con un desiderio incompreso e io sentii che una parte di me si legava indissolubilmente per la vita e per la morte all'acqua azzurra e schiumeggiante. (Hermann Hesse)
  • A Genova si prova quello che si prova a Firenze e ancora di più a Venezia, l'impressione di una città molto aristocratica caduta in potere del volgo.
    Qui nacque il pensiero dei rudi signori che si battevano o commerciavano sui mari e che poi, col denaro delle loro conquiste o del commercio, costruivano gli straordinari palazzi di marmo, che ancora oggi fiancheggiano le strade principali.
    Quando si entra in queste magnifiche residenze signorili, che i discendenti dei grandi cittadini della più fiera delle repubbliche hanno dipinto di colori chiassosi, quando se ne paragona lo stile, i cortili, i giardini, i portici, le gallerie, le superbe decorazioni con l'opulenta barbarie delle belle dimore della Parigi moderna, appartenenti a milionari capaci di incassare soldi ma non di concepire e realizzare una cosa nuova e bella, si comprende che nella nostra società democratizzata, composta da ricchi finanzieri senza gusto e da parvenu privi di tradizioni la distinzione data dall'intelligenza, il senso della bellezza delle forme, quello della perfezione nelle proporzioni e nelle linee sono scomparsi. (Guy de Maupassant)
  • Ahi Genovesi, uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? (Dante Alighieri)
  • Alla fine, esausti per le veglie, fradici e con le occhiaie, giunsero alla bellissima e splendida città di Genova e qui, dopo essere sbarcati nella sua darsena riparata e dopo aver fatto visita ad una chiesa, il capitano e tutta la brigata ripararono in un'osteria dove annebbiarono il ricordo di tutte le burrasche passate con il gaudeamus presente. [...] Il buon Tomás ebbe modo di ammirare anche i biondi capelli delle genovesi, l'eleganza e la cortesia degli uomini, l'ammirevole bellezza della città che sembrava avere le case incastonate su per quelle rocce come diamanti nell'oro. (Miguel de Cervantes‎)
  • [Sui genovesi] [...] appassionati critici si adattano sempre con fatale fatalismo orientale agli status quo più disprezzati; da ciò sempre la possibile pacifica soluzione-rinvio e la conseguente forma caratteristica provvisorio stabile. (Renzo Picasso)
  • Case alte, fino a tredici piani, vie strettissime nella città vecchia, fresche e maleodoranti, di sera una fitta folla, durante il giorno quasi solo bambini. I loro panni sventolano come bandiere di una città in festa. Cordicelle tese da una finestra a quella di fronte. Durante la giornata sole pungente in quelle viuzze, riflessi metallici del mare, dovunque una luce abbagliante. Con tutto questo, le note di un organetto, un mestiere pittoresco. Attorno bambini che ballano. Il teatro nella realtà. Ho portato molta malinconia oltre il San Gottardo. Dioniso non ha effetti semplici su di me. (Paul Klee)
  • C'è qualcosa di diverso qui da altri luoghi, cosa sarà mai? Forse "lo spiro salino che straripa dai moli"? Ti viene in mente questo verso perché lo "spiro salino" è sicuramente il maestrale o un vento simile: libeccio, mistral, scirocco, comunque un vento del Mediterraneo, e dunque siamo in un paese del Sud, e nei paesi del Sud, con questi venti, ci sono anche i panni alla finestra, lenzuola che schioccano al vento come bandiere. Venti nostri, panni nostri. [...] Sono partito da Sottoripa, punto cardinale di una città che serba intatto il suo mistero. Che forse la farebbe pensare avara, perché è guardinga, non si concede, non si fida. Ma chi la pensa avara non ha capito la sua generosità: è città medaglia d'oro della Resistenza. Genova si concede quando è necessario. (Antonio Tabucchi)
  • C'era sul marciapiede di San Francesco un crocchio di genovesi e, passando egli di là, uno di loro lo chiamò e gli disse:
    – Venga qua, signor Vetrata, e ci conti un po' qualcosa.
    Egli rispose:
    – No, non vorrei che i miei conti venissero poi registrati a Genova. (Miguel de Cervantes‎)
  • Ci sono giorni in cui la bellezza gelosa di questa città sembra svelarsi: nelle giornate terse, per esempio, di vento, quando una brezza che precede il libeccio spazza le strade schioccando come una vela tesa. Allora le case e i campanili acquistano un nitore troppo reale, dai contorni troppo netti, come una fotografia contrastata, la luce e l'ombra si scontrano con prepotenza, senza coniugarsi, disegnando scacchiere nere e bianche di chiazze d'ombra e di barbagli, di vicoli e di piazzette. (Antonio Tabucchi)
  • Come ho accennato, Genova è la più tortuosa e incoerente delle città; distesa qua e là sui fianchi e sulle creste dei dodici colli, è segnata da precipizi e burroni che sono irti di quegli innumerevoli palazzi per i quali, fin dalla prima volta che ci siamo stati, abbiamo udito che il luogo è famoso. Questi grandi edifici, con quelle forme variegate e un po' sbiadite, innalzano i loro enormi cornicioni ornamentali ad altezze vertiginose, dove, in un certo modo indescrivibilmente disperato e pieno di desolazione, sorpassandosi l'un l'altro, sembrano riflettere lo sfavillio e lo splendore del caldo Mediterraneo. Giù a pianterreno, nelle vie strette e senza sole, la gente si muove di un moto perpetuo, andando e venendo, oppure fermandosi sugli ingressi cavernosi o sulla soglia dei negozi bui e affollati, parlando, ridendo, chiacchierando, lamentandosi, vivendo la propria vita in quel modo fatto di conversazione che è tipicamente italiano. (Henry James)
  • Dovve i Zeneixi vàn, 'n'ätra Zena fan. (proverbio genovese)
Dove vanno i genovesi, fanno un'altra Genova.
  • [Sui genovesi] È difficile osservarli: vi guizzano di continuo davanti agli occhi, corrono, si affaccendano, scorrazzano di qua e di là, si affrettano. I vicoli verso il mare brulicano di gente, ma quelli che stanno fermi non sono genovesi, sono marinai di tutti i mari e di tutti gli oceani, piloti, capitani. Qui una campana, là un'altra campana: Partenza! Partenza! Una parte del formicaio si dà da fare, gli uni caricano, gli altri scaricano. (Aleksandr Ivanovič Herzen)
  • E tanti sun li Zenoexi | e per lo mondo sì destexi, | che und'eli van o stan | un'atra Zenoa ge fan. (anonimo genovese)
E tanti sono i genovesi, e per il mondo così dispersi, che dove vanno o stanno, un'altra Genova vi fanno.
  • Fiducioso che questo lavoro non sia troppo presto, come dicono in Australia, «Condemned to be Pigeon-Holed» – condannato ad una buca da piccione –, ma che anzi, oltre a sfatare la triste leggenda della «Mancanza di Spazio», riesca a provare che Genova è la città più atta a svilupparsi secondo i più perfetti organismi di potenza urbana. (Renzo Picasso)
  • [Ai genovesi] Fratricidi!!!
    Plebe! Patrizi! Popolo
    Dalla feroce storia!
    Erede sol dell'odio
    Dei Spinola, dei D'Oria,
    Mentre v'invita estatico
    Il regno ampio dei mari,
    Voi nei fraterni lari
    Vi lacerate il cor.
    Piango su voi, sul placido
    Raggio del vostro clivo,
    Là dove invan germoglia
    il ramo dell'ulivo.
    Piango sulla mendace
    Festa dei vostri fior,
    E vo gridando: pace!
    E vo gridando: amor! (Simon Boccanegra)
  • Genova è il viluppo topografico più intricato del mondo e anche una seconda visita vi aiuta poco a dipanarlo. Nelle meravigliose strade genovesi curve, tortuose, ripide, vertiginose, misteriose, il visitatore è realmente e totalmente immerso nel tradizionale bozzetto italiano. (Henry James)
  • Genova la conosci: è imponente, solida, quasi altera, pulita, benestante; notevolissima è la diffusione della lingua tedesca negli alberghi e nei negozi [...] In ogni modo vi sono più insegne tedesche a Genova che a Trieste o a Praga. (Sigmund Freud)
  • Genova! La mia città natale – città gloriosa! Volgendo lo sguardo alle onde azzurre del Mediterraneo – non ti ricordi di me nella mia giovinezza, quando le tue scogliere e i promontori, il tuo cielo luminoso e gli allegri vigneti, erano il mio mondo? (Mary Shelley, Transformation)
  • Genova mia cara non ti preoccupare | tra le mille cose che ho da fare | sono sicuro che un giorno | troverò il tempo per tornare. (Ex-Otago)
  • Genova vista dal mare è una delle cose più belle che si possano vedere al mondo.
    La città si innalza in fondo al golfo, come se uscisse dai flutti, ai piedi della montagna. Lungo le due coste che si arrotondano intorno a lei per racchiuderla, proteggerla e accarezzarla, vi sono quindici cittadine, serve e vassalle, che riflettono nell'acqua le case dai colori chiari. A sinistra della loro grande patrona ci sono Cogoleto, Arenzano, Voltri, Pra, Pegli, Sestri Ponente, San Pier d'Arena; a destra, Sturla, Quarto, Quinto, Nervi, Bogliasco, Sori, Recco, Camogli, ultima macchia bianca sulla punta di Portofino, che chiude il golfo a sud est.
    Sopra al suo immenso porto, Genova si stende sui primi mammelloni delle Alpi, che si innalzano dietro, curvi e allungati in una gigantesca muraglia. Sul molo, la torre alta e quadrata del faro, detto 'la Lanterna', sembra una candela smisurata. (Guy de Maupassant)
  • Ianuensis ergo mercator. (proverbio latino)
Genovese quindi mercante.
  • Il rumore del treno, il cicaleccio puerile che lo circondava nello scompartimento stipato, tutto ciò che rideva e cantava intorno a lui ritmava e accompagnava una specie di danza interiore che lo portò per ore, immobile, ai confini del mondo e finalmente lo scaricò, giubilante e interdetto in una Genova assordante, che scoppiava di salute davanti al suo golfo e al suo cielo in cui fino a sera lottavano il desiderio e la pigrizia. [...] Si smarrì poi nelle strade strette e piene di odori della città vecchia, lasciò che i colori urlassero per lui, che il cielo si consumasse sopra alle case sotto il suo peso di sole e che i gatti si riposassero per lui nell'immondizia e nell'afa. Andò sulla strada che domina Genova e lasciò salire verso di lui, in una lunga lievitazione, tutto il mare carico di profumi e di luci. Chiudendo gli occhi stringeva la pietra calda su cui stava seduto e poi li riapriva su questa città in cui l'eccesso di vita urlava in un esaltante cattivo gusto. (Albert Camus)
  • Io non ho mai visto nulla come questa Genova! È qualcosa di indescrivibilmente bello, grandioso, caratteristico: Parigi e Londra al confronto con questa divina città scompaiono come semplici agglomerati di case e di strade senza alcuna forma. Davvero non saprei da dove cominciare per darti l'impressione che mi ha fatto e continua a farmi tutto ciò: io ho riso come un fanciullo e non potevo nascondere la mia gioia! Per offrirti nel tuo compleanno il dono secondo me più grande, ti prometto oggi di farti fare nella prossima primavera una gita a Genova. (Richard Wagner)
  • L'amor di Patria, e le calde preghiere | Degli amici fur sprone al mio pensiere | Di ritornar: ne secondai l'idea, | E Genova più bella a me parea. | Io non dirò di quanta gioia piena | Fu l'alma mia in la nativa arena. (Gian Carlo Di Negro)
  • La voce del centro spirava dai suoi vicoli | la nave nel porto sembrava aspettare me | in questa città senza posto neanche per piangere | gli amanti stringevano al petto il loro lungo addio. (Timoria)
  • Le ninfe d'Arno e l'adriatica Dea, | Grecia, che tenne l'insegne latine, | le contrade siriache e palestine, | e l'onda eussina e la partenopea, | l'audace industria tua regger dovea, | che superolle; e d'Asia ogni confine, | d'Africa e d'America le marine, | e ciò che senza te non si sapea. | Ma tu, a te strana, le vittorie lasci | per piccol premio ad altri, però c'hai | debole il capo e le membra possenti; | Genoa, del mondo donna, se rinasci | di magnanima scuola, e non avrai | schiave a' metalli le tue invitte genti. (Tommaso Campanella)
  • – Mi consenta di chiederle, dottore, quale città straniera le è piaciuta di più?
    – Genova.
    – Perché Genova?
    – C'è una meravigliosa folla nelle sue strade. Quando esci, la sera, dall'albergo, sono tutte gremite di gente. Ti muovi in mezzo alla folla senza una mèta, su e giù, a zig zag, vivi della sua vita, ti fondi con essa psichicamente e cominci a credere che in realtà sia possibile un'unica anima universale. (Anton Čechov)
  • Mi trovo ora in una bella città, una vera bella città: Genova. Si cammina sul marmo, tutto è marmo: scale, balconi, palazzi. I suoi palazzi si susseguono fitti; passando per le vie, si scorgono grandi soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. (Gustave Flaubert)
  • Nido di rapaci e bellicosi mercanti. (Osip Ėmil'evič Mandel'štam)
  • Preso l'omnibus (2 soldi) fino all'estremità del porto. Il faro (alto 300 piedi). Ci son salito. Vista superba. La costa verso il sud. Un promontorio. Tutta Genova e le sue fortezze dinanzi a voi. L'altezza e la distanza di queste fortezze, la loro esterna solitudine. La desolazione, l'aspetto selvaggio delle valli che intercorrono sembrano fare di Genova la capitale e il campo fortificato di Satana; fortificato contro gli Arcangeli. Le nuvole che si addensano sui bastioni sembrano immaginarie. (Herman Melville)
  • Ritornerai come sempre | ritornerai accanto a me | ritornerai come sempre| ritornerai a Genova. (Timoria)
  • Scoprire Genova come ti venne raccontata sui libri (e come i suoi abitanti amano narrarla) procura una sensazione incantevole. In primo luogo perché ti restituisce quel minimo di fiducia necessaria nella parola scritta e nel racconto orale, senza di cui vagheresti senza bussola nelle tue elucubrazioni sull'universo mondo. In secondo luogo perché Genova è bellissima davvero. La guardi e brilla nei suoi palazzi meravigliosi, a qualunque altezza sul livello del mare. Di più: è letteralmente sfolgorante nelle successioni di bianco impero, di ocra, di verde muschio, di rosso bruno. Dal Porto Antico al Matitone nelle ore della tarda mattinata che dovrebbero essere infuocate e non lo sono. Le strade non starnazzano, perché il traffico d'agosto rende tutti più civili e spensierati. Intorno e sopra di te c'è solo un'architettura mozzafiato di forme e di colori che ti puoi fermare a contemplare estasiato, senza temere che ogni minuto di sosta ti renda più appiccicosa la camicia. Insomma quando non piove e non c'è la macaia (non ho mai capito come si scriva) Genova è davvero la più bella città di mare d'Italia. (Nando dalla Chiesa)
  • Se ripenso a te | a volte sai mi viene male | Italia mia | a Genova c'è un altro sole | non mi chiedere di spiegare | cosa provo quando devo ritornare. (Ex-Otago)
  • Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea | Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto | Ride l'arcano palazzo rosso dal portico grande: Come le cataratte del Niagara | Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare: | Genova canta il tuo canto! (Dino Campana)
  • Strade come quelle di Edimburgo, soltanto più erte e aggrovigliate. (Herman Melville)
  • Superba ardeva di lumi e cantici | nel mar morenti lontano Genova | al vespro lunare dal suo | arco marmoreo di palagi. (Giosuè Carducci)
  • Totalmente insoddisfatto della sosta in questa città [Torino], ne ripartii dopo appena due giorni, per Genova. Qui mi parve veramente che l'agognato miracolo stesse per compiersi. Ancora oggi la splendida impressione di questa città combatte in me la nostalgia della rimanente Italia. Passai alcuni giorni di vera ebbrezza; ma fu certamente la mia grande solitudine in mezzo a queste impressioni che ben presto mi fece sentire l'estraneità di questo mondo, in cui mai mi sarei potuto sentire come in casa mia. Incapace di visitare secondo un piano regolare i tesori artistici della città, mi abbandonai senza guida ad una specie di sentimento musicale del nuovo ambiente in cui mi trovavo, e cercai prima di tutto il punto in cui avrei potuto fissarmi e godere tranquillamente delle mie impressioni. (Richard Wagner)
  • Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per gli uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare. (Francesco Petrarca)
  • Vengo da Amburgo, vengo da Francoforte, vengo dalla Sardegna ma vengo soprattutto da Genova. Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent'anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent'anni cerchi di trovare lavoro e [...] ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla. (Fabrizio De André)
  • Verdi lo ha espresso perfettamente. "Popolo della feroce storia." È un luogo che non ha mai superato il suo feroce passato. [...] Una volta che Genova ti entra dentro, non te ne puoi liberare. [...] Genova ha un cuore e un'anima come nessun altro. (Mitchell Wolfson)
  • Via, mettiamo via | questa città | ne ho nostalgia | andando via | non è più mia | o forse non lo è stata mai | magari un po'. (Negramaro)
  • Vieni a mirar la cerula
    Marina tremolante;
    Là Genova torreggia
    Sul talamo spumante;
    Là i tuoi nemici imperano,
    Vincerli indarno speri...
    Ripara i tuoi pensieri
    Al porto dell'amor. (Simon Boccanegra)

Honoré de Balzac[modifica]

  • A Genova, oggigiorno la bellezza non esiste più che sotto il mezzaro, così come a Venezia non la si ritrova che sotto i fazzioli.
  • L'edificio è una di quelle magnifiche ville in cui i nobili genovesi profusero milioni al tempo della potenza di quella repubblica aristocratica. Se la tarda sera è bella in qualche luogo, lo è indubbiamente a Genova, quando è piovuto come piove laggiù, a torrenti, per tutta la mattinata; quando la purezza del mare gareggia con la purezza del cielo; quando il silenzio regna sul viale e nei boschetti di quella villa, tra i marmi dalla bocca spalancata da cui l'acqua fluisce con un senso di mistero; quando le stelle brillano, quando le onde del Mediterraneo si susseguono come le confidenze di una donna a cui strappiate parola per parola.
  • Onorina Pedrotti è una di quelle belle genovesi che sono le più magnifiche creature d'Italia, quando son belle. Per la tomba di Giuliano, Michelangelo prese le modelle a Genova, e di là deriva quell'ampiezza, quella curiosa disposizione del seno nelle figure del "Giorno" e della "Notte", che tanti critici trovano esagerata, ma che è propria delle donne della Liguria.

Pío Baroja[modifica]

  • Genova è una città che fin dall'antichità ha cercato di trarre vantaggio dal mare e dal commercio. È rivale di Barcellona e Marsiglia. [...] La città presenta grandi contrasti, parti vicine alle mure che sembrano di antica città e militare, un porto nuovo dall'aspetto americano, ampi viali e vie umide, strette e oscure. [...] I genovesi furono in guerra contro i toscani e questi li dipinsero a fosche tinte. Infatti dicevano di Genova: Mare senza pesci, monte senza legno, uomini senza fide, donne senza vergogna.
  • Genova non mi entusiasmò: se si escludono il porto ed alcuni viali moderni, le stradine anguste e buie erano piuttosto maleodoranti, piene di casupole e negozietti fra i palazzi marmorei. Neppure la popolazione mi piacque gran ché. È come un formicaio convulso: vecchie nere, donne molli e grasse, ragazze agile e graziose, marinai dalla faccia scure e gli occhi azzurri, operai e soldati. L'ambiente è minaccioso e cupo; anche a Napoli vi è un vermiciaio del genere, ma là sembra muoversi di più al sole, mentre quello di Genova si agita in stradicciole con alte case. E poi a Napoli la gente che discute sembra che canti, mentre a Genova pare sempre che bisticci.
  • Si dice che Genova sia una città magnifica, adornata da palazzi di marmo e che sia denominata Genova la Superba. A me sembrò un luogo dalle vie strette e ben poco attraente. Può darsi che osservando strada per strada e casa per casa si trovino edifici, chiese e palazzi, ma passeggiando per le viuzze non si prova nessuna sensazione di grandezza né di magnificenza. [...] Nei quattro o cinque giorni che rimasi mi parve una città oscura e tetra.

Ambrogio Bazzero[modifica]

  • La processione senza croce, ma coi moccoli! Bisogna dirlo, pel mulo, è regola genovese, un santo tirato giù di paradiso è un pungolo alla groppa.
  • O Genova! o Genova! Chi può mai descrivere i tuoi palazzi di via Balbi, della Nunziata, della Nuova o della Nuovissima, e le casette a otto piani nelle strettucce che sembrano scolatoi al mare? Chi ti dirà il nobile effluvio dei cedri e il plebeo fetore del baccalà; la splendida pace dei pensili orti e l'arrabattarsi lucroso nel porto: la vita opulentemente stanca nelle sale d'ozio e la insaziabile voluttà della marmaglia saettata dal sole: la bianca melanconia degli atri, degli scaloni, delle corti solitarie e l'immensa gazzarra delle mille navi?
  • O genovesine bellocce, per amore dei vostri occhi desiosissimi, vi prego d'una cosa: date un buffetto al damo quando vi compare innanzi col solo pizzo, e dite che i bersaglieri lombardi hanno i baffi audaci alla Manara.

Fernand Braudel[modifica]

  • Genova, con i suoi colossali bastimenti famosi allora nel mondo intero, con le sue case ammonticchiate che spuntano come candele – l'ho amata e l'amo ancora.
    Anche Genova bisogna incontrarla venendo dal mare. Avendo proclamato a gran voce che l'amavo, mi sono visto arrivare lettere, segni di amicizia. Ma anche delle domande: dicevo proprio quello che pensavo? Anche in tempo di maestrale, che cola come una sfilza di rivoletti ghiacciati per strade e stradette, Genova mi incanta. Dalla città alta un breve movimento delle spalle, una svolta ad angolo retto, ed eccovi nella città vecchia, nera, un altro universo, segreto, pieno di odori forti... Siete perduti. Ci si riprende, si torna alla ragione solo al termine del pendio, quando appare il mare.
  • Questa straordinaria città divorante il mondo è la più grande avventura umana del secolo XVI. Genova sembra allora la città dei miracoli.
  • Se mai esiste una città diabolicamente capitalistica assai prima dell'età capitalistica europea e mondiale è proprio Genova, opulenta e sordida al tempo stesso.

Paolo Conte[modifica]

  • Con quella faccia un po' così, | quell'espressione un po' così | che abbiamo noi | prima di andare a Genova, | che ben sicuri mai non siamo | che quel posto dove andiamo | non c'inghiotte e non torniamo più.
  • Genova per noi | che stiamo in fondo alla campagna | e abbiamo il sole in piazza rare volte | il resto è pioggia che ci bagna. | Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.
  • Lasciaci tornare ai nostri temporali, | Genova, ai giorni tutti uguali.
  • Ma quella faccia un po' così, | quell'espressione un po' così | che abbiamo noi mentre guardiamo Genova | ed ogni volta l'annusiamo, | circospetti ci muoviamo, | un po' randagi ci sentiamo noi.

Heinrich Heine[modifica]

  • Dalla parte del mare, specialmente verso sera, Genova offre una vista migliore. Essa giace in riva al mare come lo scheletro sbiancato di una bestia gigantesca trascinata lì dalla marea, formiche brune che si chiamano Genovesi vi vanno strisciando intorno, le onde azzurre la bagnano mormorando col loro sciacquio una ninnananna, e la luna, il pallido occhio della notte, guarda giù tutta malinconica.
  • Non lontano da Genova, sulla cima dell'Appennino, si vede già il mare. Fra i verdi cocuzzoli delle montagne compaiono i flutti azzurri, e le navi che si scorgono qua e là sembrano voler salire sui monti a vele spiegate. Se però si gode questa vista al crepuscolo, quando gli ultimi raggi di sole iniziano il loro mirabile gioco con le prime ombre della sera e tutti i colori e tutte le forme si intrecciano nebulosamente, allora par d'essere veramente in una fiaba, la carrozza scende stridendo, le immagini più dolci e sonnecchianti nell'anima vengono bruscamente scosse e tornano ad appisolarsi, e infine si sogna d'essere a Genova.
  • Questa città è vecchia senza essere antica, stretta senza essere accogliente, e brutta oltre misura. È costruita sulla roccia, ai piedi di montagne disposte ad anfiteatro che paiono abbracciare bellissimo golfo, per cui i Genovesi hanno avuto in dono dalla natura il porto migliore e più sicuro. Ergendosi la città, come si è detto, su un sol pezzo di roccia, per risparmiare lo spazio si dovettero costruire le case molto alte e le strade molto strette, cosicchè quest'ultime sono quasi tutte oscure e solo in due di esse può passare una carrozza. Ma gli abitanti, che sono perlopiù gente di commercio, adoprano le loro case quasi esclusivamente come depositi per le merci e, di notte, per dormirci; di giorno vanno trafficando per la città o stanno seduti davanti alla porta di casa, anzi dentro la porta, perchè altrimenti quelli che abitano dirimpetto li urterebbero con le ginocchia.

Amin Maalouf[modifica]

  • Ma Genova non ha mai pregato, se non per la propria prosperità e per il felice ritorno delle sue navi; non ha mai avuto più fede di quanta non sia ragionevole averne – che sia benedetta!
  • Mio padre mi diceva sempre che la nostra patria non era la Genova d'oggi, ma la Genova eterna. Tuttavia aggiungeva subito che nel nome della Genova eterna avevo il dovere di amare teneramente quella di oggi, per indebolita che fosse, e che doveva amarla in proporzione alle sue difficoltà, come una madre divenuta impotente.
  • Nessuno appartiene a Genova quanto i genovesi d'Oriente. Nessuno sa amarla come loro. Per quanto essa cada, la vedono in piedi; per quanto imbruttisca, la vedono bella; per quanto sia rovinata e schernita, la vedono prospera e sovrana. Del suo impero non resta niente, niente eccetto la Corsica e quella magra repubblica costiera dove ogni quartiere dà le spalle all'altro, dove ogni famiglia augura la peste all'altra e dove tutti maledicono il re cattolico pur continuando a sgomitare nell'anticamera dei suoi rappresentanti; nel cielo dei genovesi in esilio, invece, brillano ancora i nomi di Cafra, di Tana, di Jalta, di Mavocastro, di Famagosta, di Tenedo, di Focea, di Pera e Galata, di Samotracia e Cassandra, di Lesbo, di Lemno, di Samo, di Icaria, di Chio e di Gibelleto – tante stelle, tante galassie, tante strade illuminate!

Mary Wortley Montagu[modifica]

  • Genova sorge in un bellissimo golfo sulle pendici di una collina e, abbellita com'è da una splendida architettura e da giardini, offre dal mare una vista superba.
  • I Genovesi una volta erano padroni di varie isole dell'arcipelago ed anche di quella parte di Costantinopoli chiamata Galata. Per aver tradito la causa cristiana facilitando la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, si meritano ciò che è capitato loro in seguito, la perdita di tutte le loro conquiste in quelle regioni a favore degli Infedeli.
  • Le signore [genovesi] affettano modi francesi e hanno più grazie di quelle che imitano.

Friedrich Nietzsche[modifica]

  • Come mai ho sempre sete di persone che rispetto alla natura, a una passeggiata sulle alture fortificate intorno a Genova, non diventino piccole? Forse non so trovarle?
  • Friedrich Nietzsche / alla fine del suo secondo / soggiorno a Genova: / lux mea crux / crux mea lux.
  • Genova, un Sud che ha perso i colori.
  • Genova. Io mi sono guardato questa città, con le sue ville, i suoi parchi e l'ampio circondario delle sue colline e dei suoi declivi, tutti abitati, per un bel po'; debbo infine dire che vedo volti di stirpi passate, ché questa regione è disseminata di immagini di uomini arditi e sicuri di sé. Hanno vissuto e voluto continuare a vivere: me lo dicono con le loro case, costruite e abbellite per i secoli, e non per l'ora fugace; amavano la vita, per quanto spesso potessero essere malvagi con se stessi.
  • Là voglio essere io: e confido | In me, d'or innanzi, e nel mio timone. | Aperto è il mare: nel suo cupo azzurro | si spinge la mia prora genovese. | Tutto sempre più nuovo mi diventa, | Alle mie spalle è Genova. | Coraggio! Se la mia nave guidi, | Carissima Victoria!
  • Nel Nord a chi osservi l'architettura delle città si impongono la legge e un desiderio generalizzato di legalità e di obbedienza: vi si indovina quella interiore tendenza a conformarsi e a equipararsi che doveva prevalere nell'anima di tutti i costruttori. Qui invece [a Genova], dietro ogni angolo, trovi una persona a sé, che conosce il mare, l'avventura e l'Oriente, un uomo poco incline alla legge e al vicino, che gli giungono noiosi, e misura con sguardo invidioso tutto ciò che è antico e già fondato: egli vorrebbe, con uno scaltro prodigio della sua fantasia, rifondare tutto ciò almeno nel pensiero, mettervi la sua mano e la sua sensibilità - fosse anche per un istante di un soleggiato pomeriggio in cui la sua anima malinconica e insaziabile avverte, per una volta, sazietà, e al suo occhio possono presentarsi soltanto cose proprie e non più estranee.

Lettere[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Caro amico, Le mando di corsa una cartolina solamente per comunicarLe la forte sensazione che ho in questo momento: credo che Lei e io siamo sulla via giusta! Solitudine e rigore nel giudicare noi stessi; mai più tendere l'orecchio agli altri, modelli e maestri! Una vita adatta e via via adattabile ai nostri desideri più profondi, un'operosità senza affanno, e senza nessuna coscienza estranea a vigilare su di noi e sul nostro operato! È così che tento ancora una volta di arrangiarmi, e Genova mi sembra il luogo adatto: ogni giorno per tre volte qui il cuore mi è traboccato, di fronte a questa vastità che chiama alle lontananze e al cospetto di una così imponente operosità. Qui ho la calca e il silenzio e sentieri sulle alture, e una cosa che è più bella di come l'ho sognata, il campo santo. (24 novembre 1880)
  • Qui, la grande, vivace città di mare, dove ogni anno gettano l'ancora più di 10 000 navi – mi consente di starmene tranquillo e con me stesso. In più ho una mansarda con un letto meraviglioso, cibo semplice e sano (ho semplificato tutto), aria di mare, indispensabile per la mia testa; strade dal selciato stupendo, e, per essere in novembre, un tepore gradevolissimo! (Purtroppo piove molto). (24 novembre 1880)
  • Tutto sommato però sono stupito, te lo voglio confessare – di quante sorgenti l'uomo riesca a far scaturire dentro di sé. Persino uno come me, che non è certo tra i più ricchi. Credo che se possedessi tutte quelle qualità che tu hai in misura superiore a me diventerei arrogante e insopportabile. Già così ci sono momenti in cui mi aggiro per le alture sopra Genova con sguardi e sentimenti quali forse un tempo anche la buonanima di Colombo rivolgeva proprio da quassù al mare e a tutte le cose a venire. (24 marzo 1881)
  • Mie care, eccomi di nuovo sistemato nella vecchia Genova, in mezzo al groviglio dei vicoli e in netto contrasto con l'eleganza dei malati di Nizza. (4 ottobre 1881)
  • Ebbene, caro vecchio amico, eccomi di nuovo nella mia Genova, la città meno moderna che io conosca e che al tempo stesso scoppia di vitalità – qualcosa di assolutamente non romantico e tuttavia veramente non comune: continuerò dunque a vivere sotto la protezione dei miei santi patroni locali, Colombo, Paganini e Mazzini, che insieme rappresentano molto bene la loro città. (14 ottobre 1881)
  • Piogge gelide, venti furiosi, insomma è inverno, rigido e carico di minacce. J. Burckhardt ha ragione, ma ora che sono mezzo cieco ogni nuovo tentativo di vivere in qualche città e qualsiasi viaggio in genere rappresentano per me tormenti assolutamente insopportabili; questa città (e anche questa gente) si accorda con il mio carattere, mi dà la forza di resistere e di non abbandonare i miei sforzi. (21 ottobre 1881)
  • Qui a Genova sono così ricco, così fiero, un principe Doria in tutto e per tutto, e non desidero altro che Lei, amico caro – Le offro tutti i beni di questo mio mondo per attirarLa qui a Genova, magari per un mese, Lei con tutta la Sua nuova e vecchia musica! [...]
    Questo mese qui è bellissimo; di sera me ne sto seduto in una vigna, con il mare, le colline e le ville ai miei piedi, e faccio addirittura il bagno in mare, nella mia grotta dell'Aurora. (6 novembre 1881)
  • Ma Lei tenga fermo il nostro incontro a Genova – questo luogo appartiene a me. Glielo voglio tra poco presentare e rappresentare, proprio in veste di principe Doria, se Lei vuole. (6 novembre 1881)
  • La mia vista sta precipitando, non posso nascondermelo. Ora mi capita spesso di rovesciare e di rompere qualcosa, o di inciampare. Dove trovo un'altra città così perfettamente lastricata con pietre larghe come Genova, dove anche se mi aggiro nei dintorni trovo sempre pietre dure e lisce (e con scannellature sulle strade in salita)?
    Tutto sommato Genova è stata davvero la mia mossa più fortunata riguardo alla salute e alla tranquillità spirituale. La mia camera è piena di luce e ha un soffitto molto alto – cosa che ha un effetto benefico sul mio umore. Vicinissimo c'è un giardino delizioso, aperto a tutti, con una verzura imponente, come in un bosco (anche in inverno), e poi cascate, animali selvatici e uccelli, e stupendi scorci sul mare e sulle montagne – il tutto in uno spazio piccolissimo. (21 dicembre 1881)
  • Raramente noi siamo coscienti del vero valore di un periodo della nostra vita, finché lo viviamo, ma oggi, mentre camminavo lassù dominando Genova, scorrendo con lo sguardo lontano sulla città e sul mare, col tempo più paradisiaco che vi possa essere, rividi nitidamente davanti a me gli ultimi due anni, le loro sofferenze e il lento progresso verso il miglioramento; e intanto un raro senso di beatitudine saliva in me, m'invadeva: la beatitudine di colui che si sente guarire. Come malinconico erravo altre volte per queste strade e stradicciuole, come mi sentivo estraneo a quest'umanità rumorosa e impaziente nel domandare e nel godere, come se, tra i viventi, io non fossi stato che un'ombra. Invece adesso, tra il gridio e il giubilo di questi assetati di vita, io afferro un suono, una nota che trova un'assonanza nell'anima mia. (22 gennaio 1882)
  • Forse accompagno l'amico a fare una gita sulla Riviera. Speriamo che gli piaccia quanto Genova: io qui mi sento davvero a casa mia. (fine febbraio 1882)
  • Genova sgualdrina
    mucche, gatti e uccelli (fine novembre 1882)
  • Questa volta passi da Genova – un'occasione così non ci capiterà mai più per tutta la vita. Le mostrerò, come fa il diavolo, tutte le «bellezze del mondo», e senza nemmeno l'intenzione di «corromperLa»! – (3 dicembre 1882)
  • Mi sono detto cento volte che il rimedio sostanziale per la mia salute, negli ultimi tre anni, è consistito nell'astenermi da qualsivoglia contatto umano. Genova adesso per me è «perduta e rovinata». Sono orgoglioso abbastanza per vivere in assoluto incognito, persino in condizioni di povertà: ma così, mezzo rispettato, mezzo sopportato, mezzo scambiato per un altro, mi sento come all'inferno – per questo genere di cose non sono «orgoglioso abbastanza». – (primi di aprile 1883)
  • Così all'amata città di Colombo – per me non è mai stata altro che questo – ho detto addio; e alla fine, nella sua luce autunnale, era di una bellezza struggente. (ai primi di 4 dicembre 1883)
  • Genova fu per me un'eccellente scuola di vita semplice e spartana – ora so che posso vivere come un operaio e un monaco. (inizio di dicembre 1883)
  • Io sono fatto per la luce: – è quasi l'unica cosa di cui non posso assolutamente fare a meno e che non posso sostituire: la luminosità di un cielo sereno. Su questo punto con Genova mi è andata male: soltanto ora sono venuto a sapere il dato statistico per cui Genova non ha, in tutto l'anno, molte più giornate serene di quante ne abbia Nizza nei sei mesi invernali: al che sono subito partito per Nizza. Non appena mi impadronirò dello spagnolo, mi spingerò fino a Valencia, forse il prossimo inverno. (6 dicembre 1883)
  • A Genova me ne sono andato in giro come un'ombra in compagnia solo di ricordi. Quello che un tempo vi amavo, cinque o sei punti prediletti, adesso mi piaceva ancora di più: mi sembrava di una incomparabile pallida noblesse, e assai superiore a tutto quello che offre la Riviera. Ringrazio il mio destino che negli anni della décadence mi aveva condannato a vivere in questa città dura e cupa: se si esce da lei, ogni volta si è usciti anche da se stessi – la volontà si allarga di nuovo, non si ha più il coraggio di essere vili. Non sono mai stato colmo di gratitudine come in questo eremitaggio a Genova. – (7 aprile 1888)

Mark Twain[modifica]

  • Finalmente avvistammo le coste dell'Italia e, mentre scrutavamo dal ponte nel primo splendido mattino d'estate, la maestosa città di Genova si levò dal mare, riflettendo, dai suoi cento palazzi, la luce del sole.
  • In genere le strade sono larghe all'incirca da quattro-cinque piedi a otto, e contorte come cavatappi. Percorri una di queste tetre fenditure, guardi su e vedi il cielo ridotto a somiglianza di un nastro di luce, molto in alto, dove le cime dei palazzi sui due lati della strada quasi si uniscono. Ti sembra di essere sul fondo di qualche terribile abisso, col mondo intero molto al di sopra di te. Ti aggiri a caso attraverso di esse nella maniera più misteriosa e non sai orientarti meglio che se fossi cieco. Non riesci a persuaderti che queste sono vere strade e che i torvi, foschi, mostruosi palazzi siano case, finché non vedi una donna elegante e bella emergere da qualcuna di queste buie e desolate tane che per metà sembrano prigioni. E ti chiedi come possa una così incantevole crisalide venir fuori da un bozzolo tanto poco attraente.
  • "La superba", "la città dai bei palazzi", sono da secoli gli appellativi di Genova. Certo essa è piena di palazzi, e questi dentro sono sontuosi ma esternamente molto malandati e senza pretese di grandiosità architettonica. "Genova la superba" sarebbe un titolo indovinato se si riferisse alle donne.
  • Mi piacerebbe restar qui. Preferirei non procedere oltre. Può darsi che ci siano, in Europa, donne più graziose, ma io ne dubito. La popolazione di Genova è di 120.000 anime; di queste, due terzi sono donne, direi, e almeno due terzi delle donne sono belle; ben vestite, fini, leggiadre quanto si può senza essere angeli. Gli angeli, però, non sono molto ben vestiti, mi pare, almeno quelli dei dipinti: non hanno che le ali. E queste donne genovesi sono incantevoli. La più gran parte di queste damigelle son rivestite di una bianca nube dalla testa ai piedi, sebbene molte si adornino in maniera più complicata. Nove su dieci non hanno sul capo null'altro che un sottilissimo velo ricadente sulle spalle a guisa di bianca nebbia. Hanno capelli biondissimi e molte di loro occhi azzurri, ma più spesso si vedono occhi neri e sognanti occhi castani.
  • Non saprei immaginare Genova in rovina. Di archi così massicci, di così poderose fondamenta, su cui poggiano questi torreggianti e vasti edifizi, raramente ne abbiamo già visti; e i grossi blocchi di pietra di cui son fatti questi palazzi non rovineranno mai; muri spessi quanto in America è alta una normale porta non possono crollare.
  • Scrutavo ogni viso di donna che passava e mi parevano belli tutti. Mai visto una simile marea di bellezza. Non vedo come un uomo di normale fermezza di carattere possa sposarsi qui, poiché, prima di decidersi, s'innamorerebbe di qualche altra.

Paul Valéry[modifica]

  • Mentre Firenze si contempla e Roma sogna, e Venezia si lascia vedere – Genova si fa e rifà –
  • O viottoli olenti | In cui ciascun sente | Cotante erbe e cento | Droghe differenti, | In cui, nari erranti, | Tu fendi gli incensi | Che l'ombra incoerente | Diffonde ai passanti...
  • Preferisco Genova a tutte le città in cui ho abitato. È che mi ci sento sperduto e a casa mia – fanciullo e straniero. Essa ha una distesa di cupole, monti calvi, mare, fumi, neri fogliami, tetti rosa, e quella Lanterna, così alta ed elegante, – e meandri popolosi, labirinti ingombri le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano e di colpo sbucano sulla veduta del porto; – piena di sorprese, di porte scolpite marmo o ardesia, casse, formaggi; scale, panni anziché il cielo, cancelli richiusi, bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante, dalle strane abbreviazioni, vocaboli arabi o turchi.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]