Al 2020 le opere di un autore italiano morto prima del 1950 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Anton Francesco Doni

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Anton Francesco Doni

Anton Francesco Doni (1513 – 1574), letterato, editore e traduttore italiano.

Citazioni di Anton Francesco Doni[modifica]

  • La vera sapienza non è quella che va volando con le ali delle parole, ma quella che si fa vedere con le opere della Virtù.[1]
  • Nei morti sempre leggevo qualche cosa nuova e nei vivi udivo replicar mille volte mille cose vecchie.[2]
  • Non possono in un cuore star due amori parimente: si come parimente non possono anchora i nostri occhi rimirare il Cielo & la terra.[3]

Incipit di I marmi[modifica]

MIGLIOR GUIDOTTI E SALVESTRO DEL BERRETTA

Migliore. Voi stareste meglio di gennaio al fuoco, messer Salvestro, che di luglio su i Marmi; perché cotesto berretton tinto in grana che voi portate, che fu giá fodrato, si convien piú con il verno che non si confá con la state.
Salvestro. E tu staresti meglio con un celatone in capo, di questo tempo, che con cotesto cappuccio. Oh quanto ti stanno peggio indosso i panni a te che 'l berrettone a me! Ma, s'io m'allegerissi, infredderei, e un altro maggiore sarebbe troppo: di questa sorte, che fosse nuovo, non credo che se ne trovi. Ma dimmi, tu, che sei grande piú degli altri, debbi aver maggior caldo degli altri, di ragione; noi, avendone manco e non lo potendo sopportare, come fa' tu a tollerar il tuo, ch'è tanto maggiore?

Citazioni su Anton Francesco Doni[modifica]

  • Un ingegno bizzarro, eteroclito, versatile e versipelle, il fiorentino Antonfrancesco Doni, già frate, poi smonacatosi, per furore di vita sciolta e libertina, poi stampatore a Firenze, quindi in Venezia poligrafo e adulatore smaccato di potenti; amico dell'Aretino, e in troppe cose a lui somigliante; questo Doni, dico, inquieto, litigioso, violento, è tutto fuoco verso la società nel cui mezzo s'aggira e di cui sfrutta i vizi e le debolezze, e formula contro di essa un atto d'accusa, che si direbbe scritto oggi, del quale (se fosse consentito dare così grande valore ad una voce solitaria, sperduta) si direbbero un'eco le odierne proteste. (Giovanni De Castro)

Note[modifica]

  1. Da Fiore di sentenze tratte dall'ornamento della lingua italiana.
  2. Da I marmi.
  3. Da Mondi celesti, terrestri, et infernali, p. 274.

Bibliografia[modifica]

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