Ara Pacis

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L'Ara Pacis, vista frontale

Citazioni sull'Ara Pacis Augustae.

  • Da essa traspira un senso di equilibrio di misura, d'ordine, di chiarezza; appunto perché le forme stesse, chiare, misurate, composte suggeriscono, ovviamente, impressioni e sentimenti di questa specie. Basterebbe osservare le figure, solidamente piantate sul terreno, la disinvolta loro attitudine per lo più di tre quarti anziché frontale; l'assenza assoluta di deformazioni; e, in luogo di queste, la più convinta, scrupolosa aderenza alla realtà oggettiva. (Matteo Marangoni)
  • I rilievi dell'Ara Pacis sono quanto di più tipicamente greco-romano si possa immaginare; tanto che in quest'opera, del tempo di Augusto, si scorge ancora un riflesso del fregio fidiaco del Partenone. Non si potrebbe quindi desiderare un'opera più satura di tradizione classica di questa. Nata in uno dei periodi più luminosi della storia di Roma, ne riflette pienamente l'anima. (Matteo Marangoni)
  • Vi è nei festoni dell'Ara Pacis una grande varietà accoppiata ad un grande naturalismo: grappoli di uva, spighe di grano, pomi, pere, fichi, pigne, olive, bacche di alloro ed altro compongono questi festoni simboleggianti, nella festività della pompa augustea, l'abbondanza delle terre benedette dal lavoro umano. E se si pensa alla originaria policromia, che doveva rendere vieppiù consimili questi festoni alle corone di frutti delle terrecotte robbiane[1], si deve senza esitazione alcuna riconoscere in essi uno degli esempi migliori di arte di natura morta. (Pericle Ducati)

Note[modifica]

  1. Luca della Robbia (1399/1400 circa – 1482), scultore, ceramista e orafo italiano.

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