Arrigo Benedetti

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Arrigo Benedetti (1910 – 1976), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Arrigo Benedetti[modifica]

  • Ai voti dei cittadini pavidi che continuano a votare Dc per paura del comunismo, si sono aggiunti alcuni milioni d'altri cittadini dominati dalla paura perché ricattati dal confessore.[1]
  • Attilio Piccioni ha il dono d'una calma apparente, che non svela nemmeno alla lontana gli affanni interni. [...] Oggi Piccioni è un isolato. L'eredità degasperiana punge con le sue spine chi si trova ad occuparsene.[2]
  • Gli articoli si guardano, le fotografie si leggono.[3]
  • [Riferendosi ad Alcide De Gasperi] Il vecchio non è conversatore. Appena la compagnia scivola dalla politica ad altri temi, ne approfitta per distendersi; e negli occhi gli passa un'ombra di beato riposo.[4]
  • Pella è un conversatore che da a chi gli parla l'illusione d'essere lui a guidare il discorso. Con Pella, l'interlocutore sente che si può proporre qualsiasi tema, senza correre il rischio di vedere nell'occhio dell'interlocutore un'ombra di noia.[4]

Il ballo angelico[modifica]

Incipit[modifica]

L'udienza era fissata per la mattina dopo le nove.
«Mi presento, è deciso» ripeté Floria affacciandosi alla porta della grande stanza dove Michele sdraiato sul divano seguiva il calare del giorno, poi andò in cucina a dare ordini con voce aspra.
Di là dalla finestra, i rami spogli degli alberi – resistevano solo le foglie delle querce – spingevano verso il cielo bianco propaggini aguzze. Poggiato al muro, vicino a una delle due finestre da cui scorgevano i monti ravvicinati dalla luce autunnale, era un fucile, un Greif, a due canne.

Citazioni[modifica]

  • Non esiste né Dio né Satana, Berlic è una fantasia dei pastori, dei boscaioli, la patria ideale l'hanno inventata i bigotti avari che hanno crediti nei boschi d'Anversa, e chi lo sa, magari in quelli di Svezia. (p. 158)
  • Quando il Concilio di Trento fu chiuso Berlicche [5] venne respinto nel centro della terra: ogni tanto lo richiamiamo coi nostri peccati. (p. 159)

L'esplosione[modifica]

Incipit[modifica]

Le fortezze volanti del generale James Dootlitle splendevano, percuotevano il cielo, ne traevano suoni armoniosi e insieme striduli, svegliando una città già didposta all'afa. Un che di solenne si spargeva e si scontrava col fasto dei monumenti; i romani lo sentivano senza rendersene conto: «Che succede» domandavano.

Citazioni[modifica]

  • Che differenza c'è tra Roma e Milano, a parte il fatto che lassù si lavora? (p. 37)
  • Gli alleati si sono divisi le ventiquattro ore: di notte, bombardano gli inglesi, più lenti e più scrupolosi; gli americani, di giorno, hanno fretta, sganciano a tappeto, distribuendo l'esplosivo, dopo accurati preventivi, per centimetro quadrato. (p. 40)

Note[modifica]

  1. Da No, L'Espresso, 8 giugno 1958.
  2. Citato in La carriera di Piccioni, La Stampa, 28 maggio 1955.
  3. Citato in Corriere della Sera, 30 agosto 2008  articolo? pagina? articolo? pagina?
  4. a b Citato in De Gasperi e Pella, La Stampa, 7 novembre 1953.
  5. Oppure Berlic e Berloc: un diavolo che dà cattivi consigli ai giovani

Bibliografia[modifica]

  • Arrigo Benedetti, Il ballo angelico, Arnoldo Mondadori Editore, 1968.
  • Arrigo Benedetti, L'esplosione, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.

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