Arthur Hailey

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Arthur Hailey (1920 – 2004), scrittore anglo-canadese.

Hotel[modifica]

Incipit[modifica]

Se avesse potuto fare a modo suo, pensò Peter McDermott, avrebbe licenziato l'investigatore capo dell'albergo già da un pezzo. Ma non aveva potuto fare a modo, suo e ora, una volta di più, l'obeso ex poliziotto era introvabile, e proprio quando la sua presenza era più necessaria.

Citazioni[modifica]

  • Il cane ama chi gli fa le carezze. Questo perché il suo atteggiamento non è complicato dalla conoscenza e dall'educazione. (p. 89)

Black out[modifica]

Incipit[modifica]

Calura!
Calura in soffocanti strati compatti. Calura che avvolgeva l'intera California dall'arido confine meridionale col Messico fino alla maestosa foresta Klamath che si sporge a nord nell'Oregon. Calura, opprimente e snervante. Quattro giorni prima una massa di aria rovente e asciutta, lunga 1500 chilometri e larga 500, era giunta sopra la California e si era posata lì come una gallina intenta a covare.

Citazioni[modifica]

  • Tutti hanno bisogno di qualche sconfitta. Un po' di mortificazione ogni tanto non nuoce. (p. 51)
  • Qualche volta la vita fa sì che una famiglia soffra mentre altre rimangono indenni. Non è logico, non non è onesto, ma succede. (p. 135)
  • Benché dia ben poca luce, | un lucignolo che sfrigola | è immensamente più luminoso | delle tenebre assolute. | Perché la vita, | in qualunque condizione, | è più importante dell'oblio. (p. 163)
  • Chi può dire cos'è insensato e cosa non lo è? Insensate sono quelle interminabili udienze che si usano oggigiorno: non come sistema in sé, ma per il modo in cui sono condotte. (p. 212)

Bibliografia[modifica]

  • Arthur Hailey, Hotel, traduzione di Adriana Dell'Orso, nota introduttiva di Ferruccio Fölkel, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1979.
  • Arthur Hailey, Black out (Overload), traduzione di Gabriele Tamburini, CDE, Milano 1980.

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