Arthur Herman

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Arthur Herman (–), scrittore e storico statunitense.

Metternich[modifica]

Incipit[modifica]

Nell'anno 1773 esisteva una casa antica e maestosa nella città di Coblenza, l'avita dimora d'una aristocratica famiglia tedesca, che, da secoli, aveva dato uomini eminenti nella diplomazia, nell'arte di governo e nella carriera ecclesiastica. Non lontano passava il Reno, svolgendo il suo corso radioso attraverso splendide città; Colonia, Bonn, Bingen, e Magonza; fra le colline incantevoli e storiche montagne, rovine di castelli incantati, vigne fiorenti e ridenti; fra una popolazione che vibrava d'allegrezza, che suonava e danzava, nella schietta gioia della propria vitalità. Questa popolazione non prendeva le cose troppo sul serio; faceva all'amore con gioia, coltivava le belle arti per il bisogno di espandere il proprio animo e, nonostante le tradizioni tedesche profondamente radicate, era parzialmente francese, nello spirito e nei luminosi asetti della cultura.

Citazioni[modifica]

  • Clemente era, in tutte le questioni, fautore di suo padre; aveva fiducia in lui e difendeva con fervore la sua attività. Non possedeva ancora quel perfetto dominio delle emozioni che gli permettesse di scrutare tutto con razionale indifferenza, come se fosse soltanto interesse non personale. Approvava il piano di suo padre: d'armare, cioè, tutti i contadini nelle Fiandre, in difesa delle continue invasioni dei Francesi. (p. 20)
  • Nessuno stato dovrebbe avere la supremazia sugli altri; tutto dovrebbe mantenersi in equilibrio. Questi erano i principî che Koch insegnava a Strasburgo. Non occorre dire che essi ebbero una grande influenza su Clemente Metternich. (p. 32)
  • L'Europa, prima della Russia, della Prussia, della Francia ed anche dell'Austria: questa era la consistente ed inflessibile politica di Metternich. (p. 104)
  • [Contessa di Lieven] Ella si impose alla mediocrità degli uomini che la circondavano, fu adulata dalle loro attenzioni, dal loro rispetto per le sue opinioni e per il suo consiglio. (p. 122)
  • [Contessa di Lieven] Non si poteva dir bella, col suo naso grande e troppo a punta, orecchie grandi, il collo troppo lungo, una bocca sgraziata, ed un'incredibile magrezza. Eppure aveva un fascino personale; bellissimi capelli biondi, occhi carezzevoli, qualche cosa di veramente spirituale. Era seria, logica, intellettualmente curiosa, dominatrice, conscia delle sue doti superiori, di spirito sottile ed arguto, facile a piacere ed a conquistare, quando lo riteneva a proprio vantaggio. (p. 122)
  • Nell'anno 1827, quando Metternich aveva cinquataquattro anni, prese moglie per la seconda volta. La fidanzata era Antonia von Leykeman, una bella e graziosa giovane di ventun anni. Suo padre, Cristoforo Ambrogio Leykeman, era un diplomatico di terz'ordine, pittore, incisore e violinista; sua madre, Antonia Pedrella, di Palermo, una ben nota beltà e cantante, intorno alla cui vita privata erano state fatte a suo tempo ciarle molto gustose. (p. 185)

Bibliografia[modifica]

  • Arthur Herman, Metternich, traduzione di Giorgio Liebman, dall'Oglio editore, Milano 1958.

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