Auguste Marmont
Aspetto

Auguste Frédéric Louis Viesse de Marmont (1774 – 1852), generale francese.
Viaggio in Sicilia
[modifica]Dopo il lungo viaggio che io aveva compiuto, mi era mestieri di riposo, e il mezzogiorno d'Italia, dov'era sbarcato, m'allettava a gioirne.
Citazioni
[modifica]- La scoperta d'Ercolano e quella di Pompeja dopo, hanno dato, se è permesso di così esprimerci, il modo di cogliere l'antichità sul fatto. Gli abitanti di queste ricche e prosperose città, sorpresi improvvisamente da un'orribile catastrofe e colpiti di morte in mezzo al tumulto delle loro faccende e de' loro piaceri, hanno lasciate le loro case com'essi le occupavano alcuni giorni prima. (p. 14)
- Nessuno dubita che la Sicilia fosse unita un tempo al continente: l'Etna, continuazione delle catene degli Appennini, apparteneva alla terra ferma, ed un cataclisma ne lo avrà separata. (p. 19)
- Fra i popoli della Sicilia trovansi i Lisofagi, i Feaci ed i Ciclopi, stimati i più antichi. Supponesi che questi ultimi, applicati al lavoro de' metalli ed alla scavazione delle miniere, e costretti a recare una lanterna per rischiarare i luoghi sotterranei, avevano adottato l'uso di applicarla al loro fronte, donde sarebbe derivata la favola che loro vedessero da un sol occhio. (p. 27)
- Nel 1320, Gioja, cittadino d'Amalfi, facendo pel primo l'applicazione della calamita alla navigazione, inventò la bussola, e rese l'uomo signore dei mari. (pp. 41-42)
- Stromboli, cono elevato, quasi senza pianura alla sua base, minato da fuochi sotterranei, circondato dal mare, esposto ad una pioggia continua di fuochi, è cionnonostante abitato da esseri paurosi, che le folgori degli uomini atterriscono certamente, ma che vivono colà senza timore, tanto è grande la potenza delle memorie e la forza delle abitudini. (p. 48)
- Messina giace a guisa d'anfiteatro alle falde del monte Etna, e sebbene assai bella, questa città è tuttavolta ancora incompiuta: cinquantaquattro anni passarono daché essa fu rovinata, nel 1783, da un orribile terremuoto, e tutto questo tempo non bastò perché fosse intieramente riedificata. (p. 51)
- Credesi che l'ambra sia composta di sostanze resinose prodotte da un albero, e che nascosta nella terra da una rivoluzione del globo, questa sostanza si sia congiunta con sali e con ossidi metallici, i quali col tempo le hanno fornito la sua durezza e il suo colore. Spesso si trovano nell'ambra degli insetti assai ben conservati, ciò che prova che in origine era un liquido. (p. 69)
- Noi trovammo le autorità [di Siracusa] affaccendate a farci una buona accoglienza [...]. Ma la persona, l'appoggio, i lumi e i consigli della quale maggiormente ci giovarono fu l'arcivescovo Amorelli, uomo distinto così per gentilezza come per dottrina: una lunga dimora a Roma, una istruzione estesa ed una cordialità particolare pegli stranieri lo rendono carissimo. (p. 79)
- Siracusa fu dunque edificata in parte sopra un suolo incavato: le più ragguardevoli di quelle caverne servivano di prigione.
L'una, posta ad occidente, è oggidì conosciuta sotto il nome di Orecchia di Dionigi: difficilmente si comprende l'etimologia di questo nome, a meno che qualche effetto d'acustica lasciasse udire ciò che vi si diceva ad una gran distanza. Ha da ottanta a cento piedi d'altezza, e termina alla sua parte superiore con un grande accorcimento. Un eco bellissimo vi si ascolta, e un mediocre rumore vi produce l'effetto di una grande esplosione. (p. 105) - A breve distanza è posta la chiesa di San Marziale; al disopra sonvi delle catacombe, che racchiudono un'altra chiesa sotterranea, la più antica della Sicilia; ma intieramente a levante sono collocate le grandi prigioni di Dionigi, note anche sotto il nome di Latomie (cave): sono così ragguardevoli, che ben meritano se ne faccia una descrizione. (p. 107)
- Sulla sponda di questo [fiume Ciane] trovasi una gran quantità di papiro, di cui servivasi prima dell'invenzione della carta. Il papiro di Siracusa era adoperato di preferenza dagli antichi: se ne fabbrica ancora come cosa rara. La parte inferiore del tronco si taglia longitudinalmente in liste estremamente sottili, che si commettono incollandole con amido le une accanto le altre, e sulle quali se ne collocano altre in croce per assicurare la loro coesione. Seccati che sono, si può scrivere su queste foglie senza difficoltà alcuna. (p. 109)
- Ma l'uomo è schiavo dell'abitudine, il tempo rende famigliari i più grandi pericoli, e per imponente, per terribile che sia, uno spettacolo rinnovato tutti i giorni cessa di commoverci: è il pericolo nuovo che intimorisce; è la cosa imprevista, ignorata che colpisce lo spirito della moltitudine; l'immaginazione ci crea una vita ideale, i cui sogni hanno di frequente ben più potere su noi della stessa realtà. Gli uomini sono avidi di sensazioni, ed è più facile guidarli collo stupore che lor si cagiona, che col bene che si è lor fatto. (p. 113)
- Regalbuto, come tutti i borghi della Sicilia, è appoggiato ad una montagna, e posto a tre quarti della sua elevazione. Un antico castello ne occupa la vetta, circostanza che rammenta la feudalità e le guerre del medio evo: queste fortezze, moltiplicate, dominavano le popolazioni, e nel tempo stesso le difendevano contro i loro nemici. (p. 115)
- Collocata sopra un terreno elevato e isolato, la cui sommità è in parte occupata da un antico castello, una bellissima vegetazione ed alberi magnifici circondano da tutti i lati questa città: è l'antica Enna, nella quale i poeti fanno nascere Cerere. Il frumento, dicesi, che vi crescesse spontaneamente e senza coltivarlo: questa doveva essere la patria della dea delle messi. (p. 118)
- Avvicinandosi a Girgenti, il paese prende un nuovo aspetto. Essendo l'altipiano occupato da burroni paralleli al mare, gli intervalli rilevati formano una fascia che segue il lido, e abbassandosi in seguito, presenta allo sguardo un anfiteatro verdeggiante e coltivato, di cui il mare bagna il piede: olivi, mandorli, fichi, collocati qua e là in mezzo a vasti campi di grano, abbelliscono il luogo. (p. 124)
- La città di Sciacca è assai viva, e racchiude una popolazione povera e miserabile di diciottomila anime. Essa fu fondata da Agatocle vincitore de' Cartaginesi. Nel mare dirimpetto a Sciacca, ad una distanza di circa trentatré miglia e di quarantaquattro dal molo di Figente, accadde, nel 1831, la formazione momentanea ed improvvisa d'un nuovo vulcano e d'una nuova isola. (p. 136)
- Una colonia di Megara, partita dall'Attica sotto la condotta di Pammilo, giunse in Sicilia, e si fermò presso la foce del fiume Selinus (ora Madiani). Allettata dalla sua posizione utilissima al commercio, e dalla vicinanza dell'Africa, vi edificò una città nella cinquantesima olimpiade (cinquecento settantasei anni innanzi Gesù Cristo), e la chiamò Selinonte, dal nome del fiume; questa città prosperò rapidamente, e divenne una delle più ricche della Sicilia. (p. 151)
- Continuando a seguire la spiaggia, noi avremmo visitata Marsalla (l'antica Libœum), celebre oggidì a cagione de' vini stupendi che produce il suo territorio, un tempo baluardo de' Cartaginesi nelle loro guerre in Sicilia, ma alcun vestigio non le porge un carattere particolare. (p. 155)
- Il tempio di Segeste, il solo monumento che si conserva ancora intatto, non ha subìto alcun guasto. Esso è formato da trentasei colonne d'ordine dorico, i cui fianchi nella maggior larghezza occupano quattordici piedi per ciascuno; le colonne hanno sei piedi e tre pollici di diametro, e tale è pur la misura degli intervalli fra l'una e l'altra, sicché il tempio ha centosessantanove piedi di lunghezza e sessantanove di larghezza. (pp. 161-162)
- Palermo, collocata nel mezzo d'un largo bacino, ha tutti i caratteri d'una bella città capitale. La pianura che la circonda è fertile e ben coltivata: il dorso delle montagne è coperto d'una ricca vegetazione, ma la loro vetta è arida, e lascia le rocce ignude. (p. 165)
- La processione di Santa Rosalia risale a cento ottant'anni. La Sicilia era desolata da un'orribile peste: si scopersero le spoglie di Santa Rosalia nel Monte Pellegrino, ed il flagello essendo calmato, si attribuì la fine de' mali pubblici ai meriti della Santa ed alla sua potente intercessione. Fu instituita una festa solenne in suo onore per perpetuare la memoria del beneficio; vi si mise gran pompa; la festa diventò estremamente popolare, e fu al tempo stesso religiosa e nazionale. (p. 173)
- Il fuoco, sempre vivo e alimentato, durò una mezz'ora, e razzi e diversi altri fuochi artificiali, accesi sulle acque e nelle barche, ne accrescevano l'effetto. Tal sorta di feste è ignota in Francia; né ho mai veduto alcun che di simile in Parigi, e un magnifico fuoco artifiziale eseguito a Mosca, or son dodici anni, al tempo della incoronazione dell'imperatore, è il solo, che io mi ricordi, il quale fosse superiore a questo. (p. 175)
- Un museo, che racchiude soprattutto oggetti tolti dalle ruine di Selinonte, s'accresce ogni giorno; nulla di più prezioso per la storia delle arti degli oggetti che racchiude. Il signor duca Serra di Falco, profondo antiquario, uomo di un ingegno elevato, lo ha fondato e diretto. La conversazione di quell'amabile dotto porge il più vivo interesse: la scelta assennata che ha fatto de' diversi avanzi, mostra il progresso successivo dei Greci nelle belle arti, ed istruisce in un momento con esempi che non concedono né dispute né disamine. Un'opera stupenda sulle antichità della Sicilia, in parte pubblicata, pone il signor duca di Serra di Falco fra i più distinti archeologi. (pp. 182-183)
- Una cosa degna d'ammirazione e di studio per un filantropo è la casa de' pazzi, diretta dal barone Pisani, instituto unico in Europa, e capo-lavoro d'una filantropia illuminata. La quiete ed un certo ben essere vi regna: né vien adoperato alcun mezzo violento, ed il signor Pisani ha creato una forza morale che gli basta per esercitare l'impero necessario pel mantenimento dell'ordine, fra gli infelici alle sue cure affidati. Essi si occupano al lavoro, il quale contribuisce a richiamarli alla rettitudine delle loro idee: non v'è quasi uno che non sia utile alla casa. (p. 193)
- Forse lo scirocco è l'ultimo punto del terribile sum o kamsin dell'Egitto, che in Africa chiamasi simoom o samiel. La poca violenza e forza che ha il vero scirocco; la sua durata che non oltrepassa le sessant'ore, la sua rarità, la polvere finissima che lascia sulle foglie degli alberi e sopra i vetri, e che è stata riconosciuta differire interamente dalla sabbia e dalla terra di Sicilia; il caldo arido che produce nell'aere, l'hanno fatto credere tale al signor Cacciatore, come lo si può verificare nella sua opera del reale osservatorio [...]. (p. 272)
Citazioni su Auguste Marmont
[modifica]- Il maresciallo Marmont, per la sua vergognosa defezione durante la prima Restaurazione, fu soprannominato dai soldati Le maréchal Judas. (Carlo Mascaretti)
Bibliografia
[modifica]- Auguste Marmont, Viaggio in Sicilia, Pirotta, Milano, 1840.
Altri progetti
[modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante Auguste Marmont
Wikisource contiene una pagina dedicata a Auguste Marmont
Commons contiene immagini o altri file su Auguste Marmont