Axum

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Il "Parco settentrionale delle steli" ad Axum con la Stele di Re Ezana al centro e la Grande Stele, spezzata, a terra

Citazioni su Axum.

Citazioni[modifica]

Pellegrino Matteucci[modifica]

  • Axum gode di una condizione politica speciale: è considerata la città santa di Abissinia e non dipende quasi si direbbe dal Re, ma piuttosto dal Nebrid che è il gran prete del paese, e con questa qualifica gode ancora i diritti sovrani.
  • Axum moderna ha circa seicento case disposte intorno ai ruderi dei monumenti antichi, e occupano una grande estensione perché dal centro, ove sorgevano i grandiosi obelischi, si distendono per un raggio immenso sino alla cerchia segnata dalle costruzioni antiche, oggi fedelmente conservate.
    Le case di Axum sono quasi tutte fatte di paglia, pochissime di terra e mattoni crudi. Queste nulla hanno d'importante perché assomigliano perfettamente a quelle di Adua.
    Gli abitanti sono Abissini, con tanto di peggio nel furore superstizioso che conservano in favore della loro fede.
  • Il primo oggetto che colpisce nell'avvicinarsi a questa città è un piccolo e liscio obelisco, posto al piede di una montagna che trovasi a mano dritta, sulla sommità della quale si innalza il monastero d'Aleba Pantaleone. Dalla parte opposta trovasi una gran pietra quadrata alta circa otto piedi e larga quattro, che presenta una iscrizione a caratteri greci profondamenti scolpiti in essa. Quando si passa fra questi due monumenti, si comincia a scoprire la città e la chiesa, e piegando un po' verso Nord e lasciando a sinistra dei piedistalli infranti, si vede interamente il grande obelisco. Questo capo d'opera dell'arte, questo magnifico monumento formato di un sol pezzo di granito ed alto sessanta piedi, produsse nel mio animo la impressione solenne che colpi tutti i viaggiatori che prima di me l'avevano veduto.
  • L'antichità di Axum è soggetto di ardua quistione tra i dotti. Era sconosciuta ad Erodoto ed a Strabone, ed il primo che la nomina è Ariano. In sul principio dell'era attuale fu importante centro del commercio dell'avorio. Il suo florido stato nel quarto e quinto secolo è attestato dalle descrizioni che ne fanno Procopio, Stefano da Bisanzio, Cosma e Nonnoso. La invasione dei Portoghesi vi trovò magnifiche rovine, avanzi di templi e palagi, obelischi senza geroglifici, fra i quali uno alto sessantaquattro piedi di un sol pezzo di granito, che terminava con una mezzaluna adorna di figure mutilate, di leoni, di orsi, di cani e di iscrizioni greche.

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