Pellegrino Matteucci

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Pellegrino Matteucci

Pellegrino Matteucci (1850 – 1881), esploratore e geografo italiano.

In Abissinia[modifica]

Incipit[modifica]

Pochi popoli della terra ponno vantare una storia tanto gloriosa quanto gli Etiopi, ma pochi ancora caddero tanto in basso da obbligarci a chiedere se i viventi sieno una discendenza di quei grandi, o se tutti gli storici da Erodoto ad Omero, da Ludolfo a Salt, da Bruce a Malte-Brun non fossero tratti in errore quando ci descrissero i portenti di questi giganti. Ma gli antichi non meritano proprio una gran fede; nei loro libri, alludo a Strabone ed a Diodoro Siculo, si sono registrate tante enormità che conviene riporle tra le fiabe; ed i moderni che dell'Etiopia scrissero molte cose sono caduti nelle falsità in omaggio agli storici che riferivano queste come fatti.

Citazioni[modifica]

  • I Gallas[1] vi ha chi ci dice che sieno gente crudele, e chi vorrebbe farci credere sia un popolo di miti costumi, dedito alla pastorizia: per quanto ne seppi l'anno passato nella remota Fadasi, e per quanto ebbi campo ad apprendere in quest'anno in Baso[2], credo siano esagerate le voci che attribuiscono a questo popolo molte crudeltà. (cap. 9, p. 263)
  • Gelosi della loro autonomia [i Gallas] non soffrono che mercanti arabi frequentino i loro mercati, e preferiscono di tentare vie e pericoli per arrivare a Baso[2] a fine di cambiare i loro ricchi prodotti: indipendenti per indole e per tradizioni non riconoscono freno di autorità alcuna, e solo quando supremi pericoli minacciano la patria corrono fiduciosi sotto le armi, e combattono con spartano eroismo guidati da un re che eleggono capo delle armate. (cap. 9, pp. 263-264)
  • [I Gallas] Sono gente di alta statura e ben fatti. Hanno il cranio dolicocefalo seguendo il diametro antero-posteriore. Viso rotondo, occhio grande, e penetrante, ciglia lunghe, e sopracciglio folto ed inarcato, naso corto e leggermente appiattito. Labbra grosse nella parte mediana; bocca grande, orecchie piccole; capelli increspati e lunghi, gambe rotonde, mani piccole; pochissima muscolatura. (cap. 9, p. 264)
  • Seguitemi, e piangete. Avevo letto molte descrizioni di viaggiatori che parlavano della tratta dei negri e descrivevano mercati di carne umana; ho viaggiato l'Africa centrale da Chartum sino alla remota Fadasi, e mai non mi era occorso di assistere ad uno spettacolo tanto ributtante, come quello offertomi dal mercato di schiavi a Baso[2]. (cap. 9, p. 272)
  • [Il trasporto degli schiavi verso i luoghi di vendita] Si preparano delle forti carovane di questi sciagurati, si lega il collo di uno ad un trave che termina biforcuto, e l'altro capo del trave esso pure biforcuto raccoglie il collo di un altro sventurato: camminano a piedi nudi in mezzo alle infuocate arene dei deserti di Gingiro (Kaffa); ignudi, malissimo nutriti viaggiano giorno e notte forzarti dallo scudiscio pronto a colpirli se accennano a stanchezza, e quando esausti cadono sul terreno sono trascinati per alcun poco dallo schiavo che sopravvive all'altra estremità del palo, e spesso, per non perder tempo nella via a sciogliere il collo dai lacci che lo avvincono al legno, con un colpo di spada staccano il corpo, ed il capo resta per lungo cammino impigliato nella biforcatura del trave. (cap. 9, pp. 273-274)

La spedizione italiana all'Africa equatoriale[modifica]

Incipit[modifica]

Imprendo a trattare un argomento pieno di attualità; un argomento a cui ho legate le mie più care affezioni. Divinare il modo di strappare all'Africa il tenace e secolare segreto delle origini Niliache[3] fu ed è uno splendido sogno di tutti gli scienziati; tracciare la via per togliere alla mostruosa rapacità di mercanti il barbaro monopolio degli schiavi, è la più nobile aspirazione di tutti i popoli civili. Nei due casi siamo vicini alle conclusioni. Fra pochi anni quella sfinge che si appella Nilo avrà lasciato cadere il peplo misterioso che lo ravvolge alle sue scaturigini; la schiavitù per tutto quel lungo tratto di paese compreso tra lo Zanzibar ed il Tanganika non sarà che una triste memoria di un pessimo passato.

Citazioni[modifica]

  • Confesso ingenuamente che quando leggo le memorie di Giovanni Miani[4] mi viene da piangere: povero vecchio! senza un centesimo in tasca ha intrapreso dei viaggi che, difficili oggi, erano quasi impossibili a quei tempi; e noi italiani sino a pochi mesi fa lo abbiamo chiamato uno spavaldo avventuriero, ed anche oggi non gode quella fama a cui le sue dotte ed onorate fatiche gli danno ampio diritto di meritare. (p. 11)
  • [Miani] Non viveva che di un solo pensiero; scoprire le origini Nilotiche[3] per dar gloria non tanto al suo nome, quanto a quello d'italiano. (p. 11)

Citazioni su Pellegrino Matteucci[modifica]

  • Il nome di Pellegrino Matteucci si lega alla prima traversata dell'Africa Boreale dal Mar Rosso al Golfo di Guinea sull'Oceano Atlantico, giungendo alla foce del Niger il 3 luglio 1881. (Cosimo Bertacchi)

Note[modifica]

  1. Gli oromo, precedentemente noti anche come galla, gruppo etnico africano diffuso in Etiopia e Kenya.
  2. a b c Località della regione del Goggiam, parte nord-occidentale dell'impero d'Etiopia.
  3. a b Le sorgenti, all'epoca ancora ignote, del fiume Nilo.
  4. Giovanni Miani (1810–1872), esploratore italiano.

Bibliografia[modifica]

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