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Barry B. Longyear

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Barry B. Longyear

Barry B. Longyear (1942 – 2025), scrittore, sceneggiatore e glottoteta statunitense.

Citazioni di Barry Longyear

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(ES) Intervista di José R. Montejano, windumanoth.com, agosto 2024.

  • [Su Mio caro nemico] All'epoca, stavo attraversando molti problemi personali, derivanti principalmente da eventi della mia infanzia, dalle ferite riportate durante il servizio nell'esercito americano e dalla mia successiva dipendenza da alcol e farmaci. Ho iniziato la storia come Davidge. Ciò di cui avevo più bisogno in quel momento era qualcuno che sapesse chi era, da dove veniva e che vivesse secondo una serie di valori in modo tale che la sua vita fosse in armonia con l'universo e non in conflitto con esso. In altre parole, avevo bisogno di incontrare qualcuno che fosse felice.
Por aquel entonces estaba atravesando muchos problemas personales, en su mayoría generados por sucesos de mi infancia, las heridas que recibí mientras servía en el ejército de los Estados Unidos y mi posterior adicción al alcohol y a los medicamentos recetados. Me metí en la historia como Davidge. Lo que más necesitaba en aquel momento era alguien que supiera quién era, de dónde venía y que viviera conforme a una serie de valores y de tal manera que su vida transcurriera de acuerdo con el universo y no en conflicto con él. En otras palabras, necesitaba conocer a alguien que fuera feliz.
  • Alcuni dei miei valori sono entrati a far parte della storia, che affrontava diverse questioni sociali, principalmente il razzismo e la guerra. Sembra che la maggior parte degli esseri umani abbia l'abitudine di categorizzare e poi etichettare gli altri, soprattutto quelli con cui non sono d'accordo: neri, bianchi, di sinistra, di destra, vecchi, giovani, superiori, inferiori e così via. Questa classificazione è per gli intellettualmente pigri. Religione, colore della pelle, convinzioni politiche, lingua, abbigliamento culturale e persino cose come cibi tradizionali ed espressioni verbali attraggono etichette che, per chi le assegna, categorizzano la persona e la investono di un intero inventario di convinzioni, posizioni, abitudini e atteggiamenti che la persona dietro l'etichetta molto probabilmente non possiede. L'etichettatura risparmia tutto lo studio e il lavoro necessari per sapere di chi e di cosa si sta parlando. I Drac sono invasori alieni gialli, con la faccia da rospo e simili a lucertole, che vogliono solo uccidere gli umani. Gli Irkmaan sono invasori alieni glabri, dall'aspetto insipido e assassini, che vogliono solo uccidere i Drac.
Algunos de mis valores entraron en la historia, que abordaba varios temas sociales, principalmente el racismo y la guerra. Parece que la mayoría de los seres humanos tienen la costumbre de categorizar y luego etiquetar a los demás, sobre todo a aquellos con los que no están de acuerdo: Negro, blanco, izquierda, derecha, viejo, joven, superior, inferior, etcétera. Ese encasillamiento es para los intelectualmente perezosos. La religión, el color, las creencias políticas, el idioma, la vestimenta cultural e incluso cosas como los alimentos tradicionales y las expresiones verbales atraen etiquetas que, para quien las emite, categorizan a la persona y la invisten con todo un inventario de creencias, posturas, hábitos y actitudes que la persona detrás de la etiqueta muy probablemente no tiene. Etiquetar ahorra todo el estudio y el trabajo que supone saber de quién y de qué se está hablando. Los Dracs son invasores alienígenas amarillos, con cara de sapo y aspecto de lagarto que solo quieren matar humanos. Los Irkmaan son invasores alienígenas sin pelo, de aspecto anodino y asesinos que solo quieren matar Dracs.
  • Sono noto soprattutto per il film Il mio nemico. Dato che il mio contributo al film è stato solo una storia, solo una parte della quale è stata trasposta sullo schermo, non ne sono molto soddisfatto. Quando qualcuno che non ha mai letto la storia mi fa i complimenti, sorrido e dico "grazie" e gli suggerisco di leggerla, ma ormai ho accettato il fatto che la maggior parte delle persone non legga. La televisione e il cinema, tuttavia, hanno la maggior parte dei fan, quindi la versione cinematografica della storia è quella che la maggior parte delle persone vedrà. Col tempo, forse un piccolo numero di appassionati di cinema cercherà su internet tutto ciò che ho scritto, e persino comprerà e leggerà una o più copie.
Se me conoce sobre todo por la película Enemigo mío. Como lo único que aporté a la película fue una historia, de la que solo una parte llegó a la pantalla, no estoy muy contento con la película. Cuando alguien que nunca leyó la historia me felicita por ella, sonrío y digo «gracias», y le sugiero que lea la historia, pero he llegado a aceptar que la mayoría de los hombres y mujeres no leen. La televisión y el cine, sin embargo, tienen la mayor parte de los fans, por lo que la versión cinematográfica de la historia es lo que la mayoría de la gente verá. Con el tiempo, quizá un pequeño número de aficionados al cine busque en Internet todo lo que he escrito, e incluso compre y lea uno o varios ejemplares.

Mio caro nemico

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Il Draconiano contrasse le tre dita della mano. Negli occhi gialli della creatura potevo leggere il desiderio di stringere quelle dita attorno a un'arma, o alla mia gola. Mentre contraevo a mia volta le dita, sapevo che lui poteva leggere lo stesso desiderio nei miei occhi.
Irkmaan! — disse l'essere, sprezzante.
— Luridissimo Drac! — Gli feci cenno di avvicinarsi. — Avanti, Drac, fatti sotto!
Irkmaan vaa, koruum au!
— Insomma, vuoi chiacchierare o vuoi lottare? Avanti, fatti sotto!
[...]
Il Drac se ne stava lì, immobile, e cercai di ricordarmi la frase che ci avevano insegnato durante l'addestramento... una frase studiata apposta per fare impazzire di rabbia qualsiasi Drac. — Kiz la youmeen, Shizumaat! — Traduzione: Shizumaat, il più illustre filosofo draconiano, mangia escrementi di kiz. Più o meno come costringere un musulmano a mangiare carne di maiale.
Il Drac spalancò la bocca, orripilato, poi la richiuse, mentre per la rabbia cambiava letteralmente colore, da giallo a bruno-rossiccio. — Irkmaan, Topolino è cretino!
Avevo giurato di combattere e morire per molte cose, ma quel venerabile roditore non entrava nel novero.

Citazioni

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  • Kos son va?
    — Non parlo il drac, faccia di rospo. Parli inglese, tu? O esper?
    Il Drac alzò le spalle, con aria molto umana, poi si puntò il dito contro il petto. — Kos va son Jeriba Shigan. — Indicò ancora verso di me. — Kos son va?
    — Mi chiamo Willis Davidge.
    Ess?
    Sillabai con qualche difficoltà: — Kos va son Willis Davidge.
    Eh. — Jeriba Shigan annuì, poi mi fece un cenno con la mano. — Dasu, Davidge.
    — Altrettanto a te, Jerry.
    Dasu, Dasu! — Jeriba sembrò spazientirsi. Mi strinsi nelle spalle meglio che potei. Il Drac si chinò, mi afferrò con entrambe le mani il petto della tuta e mi tirò in piedi. — Dasu, dasu, kizlode!
    — Ho capito, ho capito! Dasu vuol dire alzati. E kizlode?
    Jerry rise. — Gavey "kiz"?
    — Sì, gavey.
    Jerry si indicò la testa. — Lode. — Indicò la mia testa. — Kizlode.
    Avevo capito. (p. 99)
  • Come dice Shizumaat: La vita intelligente prende posizione contro l'universo. O almeno, era questo il senso che ero riuscito a ricavare dall'inglese pasticciato di Jerry. (p. 103)
  • "Se potessi scegliere, con chi ti piacerebbe fare naufragio su un'isola deserta?" Mi chiesi se qualcuno aveva mai scelto di finire in un angolo gelato dell'inferno, insieme a un ermafrodito. (p. 104)
  • Se gli uomini hanno così bisogno di compagnia, perché si vergognano tanto ad ammetterlo? — Avremo più probabilità di cavarcela.
    — Solo, tue possibilità meglio sono, Davidge. Io tuo nemico sono.
    Annuii ancora e feci una smorfia nel buio. — Jerry, tu gavey "solitudine"?
    Ne gavey.
    — Essere solo, senza nessuno.
    Gavey sei solo. Prendi nasesay; io resto.
    — Appunto... vedi, viga, non voglio.
    — Vuoi andare insieme noi? — Nel buio si sentì una risata gorgogliante. — Dracon a te piace? Morto ti piace, Irkmaan. — Jerry ridacchiò ancora. — Irkmaan poorzhab in testa, poorzhab. (p. 108)
  • — Davidge, gavey "vi nessa"?
    Ne gavey.
    Vi nessa... piccolo me, gavey?
    [...] — Piccolo cosa?
    — Piccolo me... piccolo Drac. Da me, gavey?
    — Vuoi dire che aspetti un bambino?
    — Forsemagaripuòdarsi.
    Scossi la testa. — Un momento, Jerry, voglio capire bene. Stai per avere un bambino... sei incinto?
    Ae, bambino. Molto importante, ne?
    — Spaventosamente. E questo cosa c'entra col fatto che non vuoi andare sull'altra isola?
    — Prima io vi nessa gavey? Tean morto.
    — Il tuo bambino, è morto?
    Ae! — Il sospiro del Drac era come quello di tutte le madri dell'universo. — Io caduto ferito. Tean morto. In mare nasesay sbattere noi. Tean male, gavey?
    Ae, gavey. — E così, Jerry aveva paura di perdere un altro bambino. Era quasi certo che il viaggio in mare ci avrebbe sbattuti un bel po'. (pp. 109-110)
  • ... il tenente premette un pulsante, e sullo schermo apparve una figura: alta, umanoide, gialla.
    — Lurido Drac! — gridò il pubblico di reclute.
    Il tenente si voltò verso le reclute. — Esatto. Questo è un Drac. Noterete che ha un colore uniforme: i Drac sono tutti gialli. — Usando un raggio di luce, il tenente indicò vari punti del corpo del Drac. — Caratteristica distintiva sono le mani con tre dita, e così pure la faccia senza naso, che dà loro l'aspetto di rospi. Mediamente, la loro vista è migliore di quella umana, l'udito è circa lo stesso, e l'odorato... — il tenente fece una pausa. — L'odorato è terribile! — Il tenente sorrise allo scoppio di risa che si alzò dalle reclute. Quando smisero, puntò il fascio di luce su una piega nella pancia della figura. — Questo è il posto dove il Drac tiene i suoi gioielli di famiglia... tutti quanti. — Altre risate. — Infatti i Drac sono ermafroditi: uno stesso individuo possiede tanto gli organi riproduttivi maschili quanto quelli femminili. — Il tenente guardò le reclute. — Se dite a un Drac di fottersi, state attenti, perché è capacissimo di farlo! — Quando la risata si spense, il tenente indicò lo schermo con una mano. — Se vedete uno di questi animali, cosa fate?
    — LO AMMAZZIAMO! (pp. 110-111)
  • — Come lo chiamerai, Jerry?
    — Ha già un nome. Vedi, la famiglia Jeriba ha cinque nomi. Io mi chiamo Shigan; prima di me è venuto mio padre, Gothig; prima di Gothig c'era Haesni; prima di Haesni Ty e prima di Ty Zammis. Il bambino si chiama Jeriba Zammis.
    — Perché solo cinque nomi? Un bambino umano diventa adulto, può scegliere il nome che gli piace.
    Il Drac mi guardò con occhi di pietà. — Davidge, come devi sentirti perso. Come dovete sentirvi persi tutti voi umani.
    — Persi?
    Jerry annuì. — Da dove vieni, Davidge?
    — Vuoi dire chi sono i miei genitori?
    — Sì.
    Alzai le spalle. — Li ricordo, i miei genitori.
    — E i loro genitori?
    — Ricordo il padre di mia madre. Quando ero piccolo andavo a trovarlo.
    — Davidge, cosa sai di questo nonno?
    Fregai il mento. — Non ricordo bene... mi pare che si ocupasse di agricoltura... non so.
    — E dei suoi genitori?
    Scossi la testa. — La sola cosa che ricordo è che fra i miei antenati c'erano degli Inglesi e dei Tedeschi. Gavey Inglesi e Tedeschi?
    Jerry annuì. — Davidge, io potrei recitare la storia della mia famiglia a partire da uno dei colonizzatori del mio pianeta, Jeriba Ty, centonovantanove generazioni fa. Negli archivi della nostra famiglia, su Draco, ci sono le testimonianze che seguono la nostra famiglia fino al pianeta d'origine della nostra razza, Sindie, e qui indietro per parecchie generazioni fino a Jeriba Ty, il fondatore della famiglia Jeriba.
    — E com'è che uno diventa un fondatore?
    — Soltanto il primogenito porta avanti il nome di famiglia. I secondi, i terzi o i quarti nati devono fondare le loro famiglie.
    Annuii, impressionato. — Perché solo cinque nomi! Solo per poterli ricordare più facilmente?
    Jerry scosse la testa. — No. Noi attribuiamo grande onore ai nomi. Sono solo cinque, e sempre gli stessi, in modo da non oscurare gli eventi che hanno che hanno contraddistinto chi li portava. Il mio nome, Shigan, è stato portato da grandi soldati, studiosi, studenti di filosofia, e molti preti. Il nome che porterà mio figlio è stato onorato da scienziati, insegnanti ed esploratori.
    — Tu ricordi le attività di tutti i tuoi antenati?
    Jerry annuì. — Sì, e quello che hanno fatto e dove lo fecero. Uno deve recitare i propri antenati nell'archivio di famiglia al raggiungimento dell'età adulta. Io l'ho fatto ventidue anni fa. Zammis farà lo stesso, solo che lui dovrà cominciare a recitare... — Jerry sorrise — col mio nome, Jeriba Shigan.
    — Tu sai a memoria quasi duecento biografie?
    — Sì.
    Andai a distendermi sul mio letto. Mentre osservavo il fumo che veniva risucchiato da una fessura nel soffitto della grotta, cominciai a capire cosa intendeva Jerry quando aveva detto che dovevo sentirmi perso. Un Drac con parecchie decine di generazioni sempre davanti agli occhi sapeva chi era e a cosa doveva tener fede. — Jerry?
    — Sì, Davidge?
    — Me li reciteresti? — Mi voltai a guardare il Drac in tempo per vedere sul suo viso un'espressione di estrema sorpresa trasformarsi in gioia. Fu soltanto dopo molti anni che seppi di aver reso a Jerry un grande onore con quella richiesta. Fra i Drac è una manifestazione di rispetto particolare, non solo verso l'individuo ma verso l'intera famiglia. (pp. 115-116)
  • — Perché i terrestri vogliono invadere questa parte della Galassia, Davidge? Abbiamo avuto migliaia di anni di pace prima del vostro arrivo.
    — Ma siete stati voi ad invadere questa zona. Anche noi eravamo in pace. Che cosa ci fate qui?
    — Ci stabiliamo su nuovi pianeti. È la tradizione Drac. Siamo esploratori e fondatori.
    — E bravo, faccia di rospo, e noi chi ti credi che siamo? Delle donne di casa? Noi umani abbiamo scoperto la propulsione interstellare da meno di duecento anni, ma abbiamo colonizzato il doppio dei pianeti che avete colonizzato voi...
    Jerry alzò un dito. — Proprio così! Voi umani vi diffondete come un'epidemia. Ne abbiamo abbastanza di voi!
    — E invece siamo qui e intendiamo restarci! Sentiamo, cosa avete intenzione di fare?
    — Lo vedi cosa abbiamo intenzione di fare, Irkmaan: combattiamo! (p. 117)
  • — Tu hai studiato Shizumaat, Jerry; perché non mi dici qualcosa dei suoi insegnamenti?
    Jerry aggrottò le ciglia. — No, Davidge.
    — Perché? È un segreto, o qualcosa del genere?
    Jerry scosse la testa. — No, ma lo onoriamo troppo per parlarne.
    Mi fregai il mento. — Vuoi dire per parlarne in generale, o per parlarne con un umano?
    — Non con gli umani, Davidge. Con te.
    — Perché?
    Jerry sollevò la testa e strinse gli occhi. — Non ti ricordi più quello che mi hai detto, sull'isola?
    Mi grattai la testa. Mi ricordavo vagamente di aver detto qualcosa sulle abitudini culinarie di Shizumaat. Spalancai le braccia.
    — Ma Jerry, ero infuriato. Non puoi ritenermi responsabile per quello che ho detto.
    — E invece sì.
    — Cambierebbe qualcosa se mi scusassi?
    — No.
    Mi trattenni dal dire qualcosa di offensivo, e ripensai a quel giorno, in cui io e Jerry eravamo pronti a farci la pelle a vicenda. Mi ricordai di un particolare, e dovetti fare uno sforzo per non sorridere. — Mi spiegherai gli insegnamenti di Shizumaat, se io ti perdono... per quello che hai detto di Topolino? — Chinai la testa fingendo reverenza, ma in realtà per non farmi vedere a ridere.
    Jerry mi guardò con aria contrita. — Mi sono sempre sentito in colpa per quella cosa, Davidge. Se mi perdoni, ti parlerò di Shizumaat.
    — Ti perdono, Jerry.
    — Un'altra cosa.
    — Cosa?
    — Tu devi spiegarmi gli insegnamenti di Topolino. (pp. 118-119)
  • — Che cos'è?
    Jerry mi guardò, aggrottò le ciglia e si toccò il davanti della giacca. — Questo? È il mio Talman... quello che voi chiamate Bibbia.
    — La Bibbia è un libro. Con delle pagine, che si leggono. [...] Chi ha scritto il Talman, Jerry?
    — Molti. Tutti grandi maestri.
    — Shizumaat?
    Jerry annuì. — Shizumaat è uno.
    Chiusi il libro e lo tenni sul palmo della mano. — Jerry, perché l'hai tirato fuori adesso?
    — Ne avevo bisogno. — Il Drac spalancò le braccia. — Forse invecchieremo e moriremo in questo posto. Forse non ci troveranno mai. L'ho capito oggi, mentre portavamo dentro la legna. — Jerry si mise una mano sulla pancia. — Zammis nascerà qui. Il Talman mi aiuta ad accettare ciò che non posso mutare. (p. 121)
  • Il Talman era un libro sulla vita. Talma significa vita, e di questo si occupa la filosofia Drac. La morte non li interessa. La morte è un fatto: la fine della vita. (p. 125)
  • Si pensa all'inferno come a un luogo infuocato, con a capo un sadico ghignante vestito di rosso. Fyrine IV mi aveva insegnato questo: che l'inferno è solitudine, fame, e freddo senza fine. [...] La mia solitudine era come un cancro, che io nutrivo di odio: odio per il pianeta, col suo freddo che non finiva mai, i venti che non finivano mai, quell'isolamento che non finiva mai; odio per quel bambino giallo, con il suo disperato bisogno di cure, di cibo, di un affetto che non gli potevo dare. E odiavo me stesso. (pp. 126-127)
  • Il Drac sedeva vicino al fuoco. Eravamo tutt'e due intenti a cucire.
    — Sai, Jerry — dissi sollevando il
    Talman. — Queste robe le ho già sentite. Mi aspettavo qualcosa di nuovo.
    Il Drac mise giù il lavoro e mi osservò per un momento. Poi scosse la testa e riprese a cucire.
    — Non sei una creatura molto profonda, Davidge.
    — Cosa vorresti dire?
    Jerry sollevò una mano. — Davidge, qui fuori c'è un universo, un universo di vita, di oggetti, di avvenimenti. Ci sono differenze, ma è tutto contenuto nello stesso universo, e tutti noi dobbiamo obbedire alle stesse leggi universali. Ci avevi mai pensato?
    — No.
    — È appunto questo che volevo dire, Davidge. Non sei molto profondo.
    Sbuffai. — Ti ho detto che le ho già sentite queste cose. Questo vuol dire che gli umani sono profondi quanto i Drac.
    Jerry rise. — Insisti sempre nell'intendere le mie affermazioni in maniera razzista. Quello che ho detto si applica a te, non alla razza umana...
    (p. 128)
  • — Perché sei venuto su questo pianeta?
    — Te l'ho già detto. Il tuo genitore ed io siamo naufragati qui durante una battaglia.
    — Perché gli uomini e i Drac combattono?
    — È una faccenda complicata. — Feci dei gesti vaghi con le mani. La tesi umana era che i Drac avevano invaso il nostro spazio. La tesi dei Drac era che gli umani avevano invaso il loro spazio. La verità? — Vedi, Zammis, è tutto per avere nuovi pianeti da colonizzare. Tutt'e due le razze stanno espandendosi, e tutt'e due hanno la tradizione di colonizzare. Immagino che abbiamo colonizzato a vicenda lo spazio degli altri. Capito?
    Zammis annuì, poi per fortuna non chiese altro, immerso nei propri pensieri. La cosa che soprattutto imparai da lui, era che c'erano moltissime domande per cui non avevo risposta. Però mi sentivo molto soddisfatto per aver spiegato a Zammis la guerra, superando in questo modo l'ostacolo della carne affumicata.
    — Zio?
    — Sì, Zammis?
    — Cos'è un pianeta? (pp. 133-134)
  • — Zio?
    — Sì
    — L'esistenza è il dato primario?
    Alzai le spalle. — Così dice Shizumaat. Io non ho nessuna obiezione.
    — Ma zio, come facciamo a sapere se l'esistenza è reale?
    Interrupi il lavoro, lo guardai, scossi la testa, tornai a occuparmi degli stivali. — Credimi sulla parola.
    Il Drac fece una smorfia. — Ma zio, questa non è conoscenza, è fede.
    Sospirai, pensando al mio primo anno all'Università delle Nazioni: un gruppetto di adolescenti, in un appartamento ammobiliato, che passavano il loro tempo a fare esperimenti con l'alcol, le polveri e la filosofia. Zammis aveva meno di un anno terrestre, e stava già diventando il tipo dell'intellettuale noioso. — Cosa c'è che non va nella fede?
    Zammis fece una risatina di scherno. — Andiamo, zio, la fede?
    — Qualche volta è di aiuto, in questa spirale di neve e di gelo.
    — Spirale?
    Mi grattai la testa. — Questa spirale mortale: la vita. Shakespeare, credo.
    Zammis aggrottò le ciglia. — Non c'è nel Talman.
    — Era un umano.
    Zammis si alzò, e si venne a sedere dall'altra parte del fuoco di fronte a me. — Era un filosofo, come Mistan e Shizumaat?
    — No. Scriveva opere teatrali... delle storie recitate.
    Zammis si fregò il mento. — Ricordi qualcos'altro di Shakespeare?
    Alzai un dito. — "Essere o non essere, questo è il dilemma".
    Il Drac spalancò la bocca, poi annuì eneregicamente. — Sì, sì! Essere o non essere; questo è il dilemma! — Allargò le braccia. — Come facciamo a sapere se il vento soffia, fuori dalla caverna, se non lo vediamo? Il mare è sempre in tempesta quando noi non siamo lì a guardarlo? (p. 140)
  • Misnuuram va siddeth, come dice Mistan nel Talman, dall'alto di una saggezza di ottocento anni fa. La solitudine è un pensiero; non qualcosa che viene fatto a qualcuno, ma qualcosa che uno fa a se stesso. [...] Misnuuram yaa vanos misnuuram van dunos. "Chi è solo con se stesso sarà sempre solo con gli altri": ancora Mistan. Apparentemente la frase sembra una contraddizione in termini, ma l'osservazione della realtà prova che è vera. Ero uno straniero fra i miei simili, a causa di un odio che non condividevo e di un amore che a loro pareva assurdo e perverso. "La pace dei pensieri con gli altri si verifica solo nella mente in pace con se stessa". Ancora Mistan. (pp. 147-148)
  • Il viaggio verso Draco, avendo come soli compagni dei Drac nell'ultimo tratto, mi aveva dimostrato la verità delle parole di Namvaac: "Spesso la pace non è che una guerra senza battaglie". (pp. 149-150)

Zammis mi aveva dato il piccolo Ty per allevarlo nella caverna, e adesso Ty mi aveva dato Haesni. — Guardai il neonato. — Tu sarai chiamato Gothig, e poi... — Alzai gli occhi al cielo, e sentii le lacrime che si asciugavano sulle guance — ... e il figlio di Gothig si chiamerà Shigan. — Mi avviai verso il sentiero che portava alla grotta.

Citazioni su Il mio caro nemico

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  • Il problema [...] era che il racconto originale non era strutturato per un film. Presenta grandi lacune temporali e sostanzialmente inizia un'altra storia a due terzi del racconto. È qui che Davidge riporta il giovane Drac da Dracon e deve affrontare i loro pregiudizi nei suoi confronti. Semplicemente non avevamo i soldi per farlo. Ho dovuto creare un nuovo finale in cui Zammis viene rapito da minatori zingari che sfruttano i Dracs come schiavi. (Edward Khmara)

Bibliografia

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  • Barry Longyear, Mio caro nemico, traduzione di Delio Zinoni, La Rivista di Isaac Asimov, Mondadori, settembre 1980.

Altri progetti

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Opere

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