Battaglia di Guadalajara

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Battaglia di Guadalajara: soccorsi a un ferito

Citazioni sulla battaglia di Guadalajara, episodio della guerra civile spagnola del 1937.

Citazioni[modifica]

  • Guadalajara! Il nome del villaggio dell'altopiano della Vecchia Castiglia si individua sempre meglio nelle vicende della guerra di Spagna. Esso fu immediatamente sfruttato dalla canéa internazionale antifascista come una pagina di disonore per le virtù militari degli italiani; la parola d'ordine fu, la disfatta di Guadalajara; i termini di raffronto furono Adua, l'Adua del 1896, e molti giunsero a parlare di Caporetto. Era la rabbiosa vendetta di quanti nemici dell'Italia e del Fascismo non avevano voluto inchinarsi dinanzi alle più splendide e decisive vittorie della guerra mondiale, Piave e Vittorio Veneto, e soprattutto non riuscivano a digerire, col fiele sulle labbra la superba, inimitabile prova etiopica dove l'eroismo dei soldati, la sapienza dei condottieri, la minuziosa e gigantesca preparazione logistica crearono il più perfetto esempio di impresa militare intercontinentale. (Alfredo Signoretti)

Paul Preston[modifica]

  • Con grande umiliazione di Mussolini le truppe italiane furono messe in fuga dopo cinque giorni di combattimenti. All'ambasciatore tedesco a Roma, Ulrich von Hassel, il duce disse che a nessun italiano sarebbe stato permesso di tornare vivo in patria se non fosse stata cancellata la vergogna di Guadalajara.
  • Dal punto di vista militare Guadalajara fu soltanto una piccola vittoria difensiva, ma dal punto di vista morale fu per i repubblicani un enorme trionfo. Si impadronirono di armi per loro preziose e anche di documenti che dimostravano come gli italiani non fossero dei volontari, bensì soldati regolari.
  • La sconfitta di Guadalajara – la prima per il fascismo – aveva molte cause: l'inclemenza del tempo, il morale basso e l'equipaggiamento inadeguato degli italiani, il testardo coraggio dei repubblicani. Ma se Franco avesse attaccato come aveva promesso, l'esito avrebbe potuto essere diverso. Il disimpegno delle truppe del generalissimo e l'evidente volontà di lasciare che italiani e repubblicani si massacrassero reciprocamente, inducono alla conclusione quasi inevitabile che il Caudillo usò Roatta[1] come carne da cannone in un suo più ampio piano strategico che prevedeva la sconfitta della Repubblica attraverso una guerra di logoramento lenta e graduale. Franco lasciò tutto il peso della battaglia sulle spalle degli italiani, dedicandosi nel frattempo a ricomporre le sue unità.

Note[modifica]

  1. Il generale Mario Roatta era il comandante delle truppe italiane in Spagna.

Voci correlate[modifica]

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