Berhaneyesus Souraphiel

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Souraphiel nel 2015

Berhaneyesus Demerew Souraphiel (1948 – vivente), cardinale e arcivescovo cattolico etiope.

Citazioni di Berhaneyesus Souraphiel[modifica]

  • Le migrazioni avvengono a causa della mancanza di governance che provoca corruzione, conflitti, guerre civili, movimenti di liberazione. Oltre a questo c'è il commercio di armi, un grande business che viene dall'Europa, dall'America, dalla Cina verso l'Africa e nessuno ne parla, proprio perché è un grande business. Le armi vengono dove ci sono conflitti civili, molti giovani muoiono per questo motivo. Ci sono bambini soldati, ci sono armi moderne, sofisticate come le mine... questa è la grande tragedia dei giovani che migrano in Africa.[1]
  • Uno straniero che bussa alla tua porta va accolto bene: è triste quando sentiamo che alcune frontiere vengono chiuse a persone che fuggono dalla fame e dalla guerra, e ci si chiede: dove sono le radici cristiane dell'Europa? L'Europa non è un continente che dichiara valori cristiani?[1]
  • Alcuni pensano che venire in Europa sia un paradiso, ma non è la realtà, pensano che venendo qui possano sistemare la propria situazione e quella della famiglia, ma non è così. E quando sentiamo il razzismo che viene in alcune parti di Europa, o altre parti del mondo, vogliamo ricordare che la vita per rifugiati non è facile, la vita lontano da casa da famiglia non è facile. Questo va detto anche per rafforzare il desiderio di rimanere a casa e cambiare la situazione dal di dentro.[1]
  • Anche gli europei sono emigrati in tutte le parti del mondo. Bergoglio è andato in Argentina e lo hanno accolto. Poi lui è tornato qui e oggi è Papa. Francesco è un grande esempio per tutti, lavando i piedi agli stranieri o accogliendo i senza fissa dimora vicino San Pietro. La grande sfida per i cristiani in Europa è accettare e accogliere gli stranieri. E sono sicuro che in futuro questo accadrà.[2]
  • L'Etiopia può essere un modello di rispetto tra gli uomini per tutta l'Africa. Non è facile perché una delle grandi sfide dell'Etiopia è la lotta alla povertà e alla disoccupazione.[2]

Dall'intervista di Zenit

in La Chiesa che chiama il Papa “Nonno”, It.zenit.org, 23 maggio 2011

  • È veramente sorprendente come il Cristianesimo si sia inculturato a tal punto da non poter separare la cultura dalla religione. La gente vive la religione. È nel suo sangue; nella sua storia. È nella terra dell'Etiopia, perché i monaci che sono arrivati nel IX secolo hanno costruito molti monasteri ed effettuato molte traduzioni di scritti spirituali e delle Scritture nella lingua degli etiopi. Così la gente ha potuto comprendere il Cristianesimo sin dai primi tempi.
  • Se guardiamo agli altri Paesi storicamente cristiani, dall'Egitto al Marocco – tutto il Nord Africa, dove ci sono stati grandi santi come Sant'Agostino, San Tertulliano e San Cipriano – non ci sono più delle maggioranze cristiane. L'Etiopia rimane un Paese a maggioranza cristiana grazie alla protezione di Dio e della Madonna, come diciamo in Etiopia.
  • In Etiopia la croce si trova ovunque: sulle chiese, sulle case, nei tatuaggi sulla fronte o sulla mano, sui vestiti della gente, sugli scritti e sui manoscritti. Vi sono più di 200 diversi disegni della croce etiope. I sacerdoti tengono in mano la croce perché la gente la possa baciare e salutare.
  • Chi supera l'età di cinque anni è sicuro di poter vivere normalmente fino ai 48 o 50 anni. Questa è l'aspettativa di vita in Etiopia.

Dall'intervista de La stampa

in Intervista con il presidente della Conferenza episcopale di Etiopia ed Eritrea - Aspettando i doni dell'anno nuovo, 30giorni.it, 2006

  • Vogliamo mostrare al mondo di non essere famosi solo per la siccità e le carestie, ma per una storia che risale a tremila anni fa, e che ha una tradizione cristiana di duemila anni. Il cristianesimo è così incarnato in Etiopia da non potersi quasi distinguere il limite tra cultura e religione.
  • [Sulla guerra civile in Somalia] Attraverso la Somalia passa una gran quantità di armamenti, c'è un commercio enorme. Probabilmente molti Paesi dell'Europa orientale, l'America e forse anche il Sud America ne traggono profitto, ma poi queste armi arrivano fino all'Etiopia, nel nord del Kenya, nel nord dell’Uganda... È un fattore destabilizzante. E ora attraverso quelle regioni comincia a infiltrarsi anche il fondamentalismo islamico. La Somalia è stata abbandonata negli ultimi sedici anni e questa è stata una sciagura di cui si pagherà il conto.
  • Cristiani e musulmani sono sempre vissuti in pace, nel rispetto reciproco, almeno fino ad oggi. Ecco perché l'Etiopia è un Paese unico nel suo genere. Ha ricevuto la fede prestissimo. Il cristianesimo c'era già ai tempi degli apostoli. Lo stesso è accaduto per l'islam, arrivato in Etiopia al tempo dell'Ègira, quando il profeta Maometto, perseguitato a La Mecca, emigrò a Medina, e mandò i suoi famigliari in Etiopia, dove c'era un re buono e pacifico, perché ricevessero protezione, e furono accolti come profughi. Così l'islam arrivò in Etiopia proprio negli anni in cui esso stesso stava nascendo: ecco perché i musulmani ci considerano un Paese che li ha accolti in pace e nel quale in pace hanno sempre vissuto. L'unica volta in cui c'è stata un'incursione islamica in Etiopia fu all'epoca del grande Impero ottomano, ma è una cosa diversa.
  • La popolazione è in aumento, c'è tanta disoccupazione e mancano infrastrutture: siamo ancora uno dei Paesi più poveri del mondo, e tutto il Corno d'Africa è così. Il governo fa del suo meglio, però, nel frattempo, molti etiopi che non trovano impiego emigrano nei Paesi arabi, soprattutto nella zona del Golfo – in Arabia Saudita – e in Medio Oriente, fino al Libano. In questi Paesi musulmani la maggior parte delle nostre donne è costretta a cambiare il proprio nome cristiano in uno musulmano, a vestire di conseguenza, e sin qui... Ma quando chi emigra non è saldo nella fede cristiana, si fa musulmano. Forse per la prima volta nella storia dell'Etiopia la gente, a causa della povertà, vede di fatto minata la propria dignità cristiana. Le radici e il retaggio cristiani sono messi in crisi dalla povertà.

Note[modifica]

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