Bernardino Biondelli

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Bernardino Biondelli (Rivista italiana di numismatica, 1888)

Bernardino Biondelli (1804 – 1886), linguista, numismatico e archeologo italiano.

Studii linguistici[modifica]

  • A spargere benefica luce su queste primordiali vicende del genere umano, a svolgere le intricate fila che ne collegano le molteplici stirpi, ed a svelare i rapporti fra le antiche e le moderne generazioni, sorse appunto a' di nostri la linguistica, interrogando il solo monumento indistruttibile, il linguaggio dei popoli, e diede quindi cominciamento alle proprie speculazioni colà, dove la geologia poneva fine alle proprie. (Origine e sviluppo della Linguistica, p. 4)
  • [sulla linguistica] Incominciando dalla sua origine e dal suo sviluppo, e meditando sulle cognizioni ottenute mercé lo studio comparativo delle lingue in sì breve tempo, non possiamo immaginare, come tanti milioni d'uomini lasciassero trascorrere sì lunga serie di secoli, senza avvertire questo vincolo naturale che insieme collega in famiglie le più disgiunte nazioni, e rivela stretta fratellanza così fra quei Greci e quei Persiani, che affrontavansi a Maratona ed a Salamina, come fra quei Romani e quei Teutoni, che scannaronsi per secoli lungo le rive del Danubio e del Reno. (Origine e sviluppo della Linguistica, p. 5)
  • [...] l'importanza delle lingue furbesche apparirà ancor più manifesta, ove si attenda al modo col quale sono formate, ed agli elementi che le compongono; dappoiché il modo traccia il processo dello spirito, nell'uomo rozzo e privo d'ogni morale instituzione, per la formazione artificiale d'una lingua, e gli elementi racchiudono talvolta ruderi d'antiche lingue cadute in oblivione, che invano si cercherebbero altrove. (Origine, diffusione ed importanza delle lingue furbesche, p. 110)
  • [...] considerando l'origine e la tendenza di tutte queste lingue artificiali, noi le abbiamo raccolte e designate colla generale denominazione di furbesche, perocché la quotidiana esperienza ci mostra, che tutte trassero più o meno la propria origine dalla naturale inclinazione dell'uomo a sconvolgere insidiosamente l'ordine fondamentale d'ogni singola società, tale appunto essendo il primario scopo di ciascuna. (Origine, diffusione ed importanza delle lingue furbesche, p. 110)
  • Esaminando da vicino la ragione d'ogni lingua furbesca, ne emerge evidente quest'origine comune; onde ci sembra di poter con certezza affermare, che le lingue furbesche in generale sono un male inerente allo stato sociale dell'uomo, derivato cioè dalla sua naturale ripugnanza all'obbligo ed alla proibizione, che tende continuamente alla soluzione d'ogni singola società, come all'opposto la lingua generale è un bene necessario alla formazione e conservazione della medesima. (Origine, diffusione ed importanza delle lingue furbesche, p. 111)

Saggio sui dialetti gallo-italici[modifica]

Incipit[modifica]

Divisione. — Se nei dialetti lombardi consideriamo attentamente le moltèplici dissonanze di minor conto, che li contradistinguono, indeterminato ne è il numero, e impossibile una esatta classificazione, mentre non solo ogni città ed ogni terra ha il proprio dialetto, ma persino nel recinto d'una città medésima parlasi dall'un capo all'altro con diverso accento e varia flessione. Con tuttociò, se, afferrando le precipue loro variazioni e le proprietà radicali più distintive, ne consideriamo il complesso ed i rapporti, agevolmente ci si affàcciano ripartiti in due gruppi, che per la posizion loro abbiamo denominato occidentale ed orientale. Ciascuno di questi è rappresentato da un dialetto principale, quasi modello, che racchiude in sé solo, e meglio sviluppate, presso che tutte le proprietà distintive dei singoli suoi membri, e intorno al quale tutti gli altri si ravvòlgono con gradi più o meno pròssimi di parentela.

Citazioni[modifica]

  • Il dialetto milanese, rappresentando il gruppo occidentale [dei dialetti lombardi], e raccogliendo quindi in sé solo i principali caràtteri comuni, è meglio distinto da' suoi affini per le proprietà esclusive di ciascuno di questi, che non per le proprie. Se non che, essendo parlato nel centro della lombarda civiltà, e trattato per ben tre sècoli da una lunga serie di valenti scrittori, emerge fra gli altri per dovizia di voci, politezza di forme e dolcezza di suoni, accostàndosi sempre più alla lingua àulica generale. Esso infatti va perdendo tutto giorno i vocàboli più strani e più vulgari, ai quali sostituisce mano mano i corrispondenti italiani, ed alle antiche permutazioni di lettere, persistenti nelle campagne e nei vicini dialetti, va sostituendo a poco a poco le forme dell'italiana favella. (parte I, cap. I, p. 7)
  • I dialetti lombardi non hanno [...] canti popolari; ma bensì una letteratura artificiale, ristretta sinora a collezioni di poesìe ed a drammi, la quale ebbe incominciamento solo nel secolo XVI. Né vogliam con ciò dire, ch'essi mànchino di monumenti anteriori a quell'età; basta vòlgere uno sguardo ai documenti dei sècoli di mezzo, non che dei successivi, dei quali doviziosa raccolta serbasi nei nostri Archivii e nell'Ambrosiana, per {{sic|iscòrger]]e nell'incòndito latino d'allora una serie di voci e d'idiotismi bastèvoli a formarne un Vocabolario. Né solo una raccolta di voci, ma si potrebbe estrarne altresì buon nùmero di frasi e modi, che sono pretti lombardi. (parte I, cap. IV, p. 90)
  • I primi tentativi, fatti di propòsito per iscrìvere i dialetti lombardi fùrono intrapresi solo quando gli scrittori italiani, ad imitazione dei Toscani, introdùssero la prima volta nella comedia interlocutori vulgari; e ciò che reca singolare stupore si è, che i primi che vi si provàrono èrano estrànei alla Lombardia, quali fùrono, tra i molti, Andrea Calmo veneziano, Angelo Beolco da Pàdova, Gian-Ciorgio Alioni d'Asti, Giulio Cèsare Croce da Bologna, ed altri tali dell'una o dell'altra regione d'Italia. (parte I, cap. IV, pp. 92-93)

Citazioni su Bernardino Biondelli[modifica]

  • Linguista più operoso del Biondelli non saprei citare in Italia. [...] A' giorni nostri, in cui, per l'amplissimo sviluppamento delle indagini sugli idiomi e sulle letterature delle differenti nazioni, l'abbondanza[1] de' materiali impone a chi aspira ad esauriente erudizione di restringersi entro a confini sempre in più modesti: potria sembrare strano l'ardimento che portava il Biondelli ad estendere cotanto il campo della sua operosità. (Graziadio Isaia Ascoli)

Note[modifica]

  1. Nel testo "abbondaza".

Bibliografia[modifica]

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