Carlo Puini
Carlo Puini (1839 – 1924), orientalista italiano.
Saggi di storia della religione
[modifica]Non vi è forse studio cosi attraente, e che fermi più d'ogni altro l'attenzione di chi vi si dedica, come quello, col quale ci sforziamo di risalire fino all'origine della prima evoluzione del pensiero umano; non per via di teorie, e con intendimento metafisico, ma storicamente, ricercando le vestigie che il pensiero ha lasciate nel suo cammino, durante il volgere dei secoli.
Il linguaggio è per tale studio una miniera inesauribile di fatti; ma dopo il linguaggio, anzi accanto ad esso, vien subito la religione. Tutti e due, linguaggio e religione, ci scoprono gli elementi, quasi direi le radici del pensiero; come la storia del pensiero ci dimostra un succedersi di combinazioni diverse di que' medesimi elementi radicali. Egli è perciò evidente che nello studio dell'umanità è difficile trovare soggetto di maggiore importanza, di quello delle diverse forme che ha prese la religione, o, se vogliamo, delle diverse religioni; le quali appunto comprendono le varie manifestazioni dell'attività del pensiero.
Citazioni
[modifica]- L'umanità primitiva, come il fanciullo, come il selvaggio, ignorando le cagioni fisiche, spiega i fenomeni esterni come il prodotto dell'azione volontaria di esseri personificanti le cause naturali, riferendo tutti i fenomeni visibili all'analogia della vita animale. Come l'uomo vive ed opera in virtù di qualcosa d'incorporeo che è in lui, cosi le operazioni della vita del mondo sembrangli il prodotto di altri spiriti simiglianti, che sono in quello. (cap. III, p. 33)
- Da questo siffatto modo d'intenderò la natura e i suoi fenomeni, dovuto alla ignoranza delle cagioni vere, e alla naturale tendenza di spiegarsi tutto per via d'analogia, proviene la dottrina degli spiriti elementari, alla quale si è dato il nome di Animismo. Essa consiste, in altri termini, nel riguardare le leggi della natura non come le riguarda la scienza, cioè come le forme costanti che riveste la manifestazione delle forze naturali, ma invece come singole potenze produttrici dei fatti, personificate in esseri soprumani, in spiriti. (cap. III, p. 35)
- Abbiamo visto come l'idea religiosa sia la prima manifestazione del pensiero d'un popolo. Giudicando dalle scritture classiche e canoniche dei Cinesi, che in Europa passano pe' loro libri sacri, si direbbe che questa schiatta fa eccezione alla regola universale. Questi libri ci mostrano la Cina, poco o punto preoccupata da concetti religiosi, fondare la sua civiltà, le sue istituzioni sociali, su principii del tutto umani. Ma ci potremo domandare se un tal fatto sia accaduto in realtà, o se i documenti d'onde lo deduciamo siano insufficienti a darcene un'idea giusta. (cap. VII, pp. 76-77)
- Confucio, che fu il creatore della Cina, dirò così, ufficiale, non fu però il creatore dei Cinesi. Egli non poteva mutare la natura umana sempre e dappertutto credula e superstiziosa; egli non poteva comandare che i Cinesi tenessero per sola norma suprema la ragione, e frenassero quella inclinazione naturale, che spinge la mente umana a fantasticare nel mondo della immaginazione. (cap. VII, p. 80)
- Due concetti principali si può dire che predominassero intorno allo stato dell'uomo dopo la morte. Il primo immagina che la morte conduca ad una esistenza più o meno determinata, ma permanente; il secondo che conduca invece ad un'alternarsi di forme passeggere e mutabili, a una serie di esistenze, di cui non si conosce la fine: in altri termini il concetto della vita futura permanente, e quello della trasmigrazione. (cap. XIV, p. 202)
- L'idea che il Buddhismo si fece del mondo è del tutto in accordo coll'indole della sua dottrina morale. Il mondo è pel Buddhista, il quale rappresenta l'ascetismo spinto all'eccesso, degno solo del più alto disprezzo. Egli deve aspirare a una felicità che è oltre, non solo all'esistenza terrena, ma fuori d'ogni forma d'esistenza. La descrizione dell'universo, il modo con cui egli è ordinato, le parti che lo compongono, l'origine degli esseri, non ha altro fine che quello di mostrare l'insussistenza e il poco valore di tutto ciò che esiste, per renderlo indifferente agli occhi del savio, che vuol percorrere la via insegnata e percorsa dal Buddha. (p. 349)
Taoismo
[modifica]Vi fu un tempo in cui alcuni religiosi delle tre dottrine che si professano nella Cina cercarono un accordo fra loro, affine d'istituire una nuova scuola, la quale ponesse su gli altari alla venerazione delle genti, le immagini incarnanti il Buddismo, il Confucianesimo e il Taoismo: il nuovo culto doveva essere la sintesi delle dottrine morali predicate da queste tre religioni, diffuse tra i cinquecento milioni di uomini che popolano l'oriente asiatico. Il motto scritto in fronte de' templi di questa setta, fu San-kiao Yi-kiao, «Le tre religioni non fanno che una religione sola».
Citazioni
[modifica]- Se prendiamo ad esaminare il carattere fondamentale che distingue il Taoismo dalle altre religioni asiatiche, troveremo a prima giunta, che mentre alcune di esse si occupano singolarmente della parte spirituale o divina dell'uomo, come il Brahmanesimo, o della mente e dell'intelletto, come il Buddismo, esso si occupa invece dell'intero corpo umano, insegnando i modi di mantenerlo sano e vigoroso, e di avvivarne tutte le energie siffattamente da renderlo capace di formare in sé stesso un'anima, la quale, al disfacimento di quello lo sostituisca nell'eternità. (cap. 2, p. 16)
- Il corpo è, pel Taoista, il fattore essenziale dell'anima immortale: essa ne dipende come l'opera dipende dall'officina che la produce; e se ne spoglia e se ne libera come la farfalla dalla sua crisalide. Il Taoismo può con ragione appropriarsi il concetto Dantesco, che... noi siam vermi(cap. 2, pp. 16-17)
nati a formar l'angelica farfalla.
- Come si diventa immortali? quali mezzi insegna il Taoismo per convertire il nostro corpo materiale, perituro, corruttibile, attaccato alla terra, in un Essere spirituale, durevole, puro, tendente al cielo? Il primo di questi mezzi, che insegnano i più antichi maestri dei taoisti, è la Purità: purità di spirito, purità di mente, purità di corpo; è il primo gradino della scala che ascende all'immortalità. (cap. 3, p. 23)
- Il Taoismo tiene in massimo conto gli effetti che le cose circostanti producono su gli uomini. Tutto quello che esiste, tutte le cose animate e inanimate, emanano effluvi, esalazioni, irradiazioni, che esercitano su' mortali azioni benefiche o malefiche di varia intensità secondo la natura delle cose stesse. (cap. 3, p. 30)
- Con la Filosofia taoista comincia ad apparire in Cina, in contrasto col bonario ottimismo positivista confuciano, un deciso scetticismo circa la capacità dell'intelletto umano a conoscere il fondo delle cose. (cap. 4, p. 37)
- Un argomento che ricorre spesso negli scritti dei filosofi taoisti è il problema della vita, e, per necessaria conseguenza, il problema della morte.
Nel concetto taoista tutte le parti del cosmo non formano che un corpo solo. L'anima di esso, o la sua intima essenza, resta ignota al savio, il quale soltanto riuscì a sapere che la vita universale non è altro che un perpetuo avvicendarsi di trasformazioni, di fenomeni e di cose: e il fatto più evidente di questa vicenda, è il continuo, eterno alternarsi di vita e di morte. (cap. 7, p. 68)
- Si narra che Ginghis Khan, il quale aveva sotto il suo comando, tra' soldati e i capitani del numeroso suo esercito, uomini di molte religioni diverse, trattasse tutti que' varii credenti con onesta imparzialità; e che in certi giorni dell'anno si recasse a fare offerte e rendere omaggio ai sacerdoti d'ogni fede, e in visita ai templi consacrati a tutti i culti che si professavano nel suo vasto impero. Se lo spirito di tolleranza che animava il duce tartaro, e che forma, come avremo occasione di conoscere in appresso, una delle qualità distintive di quella schiatta, le cui dottrine religiose e filosofiche debbono essere principalmente oggetto dei nostri studii, si ritrovasse anche fra i pregi morali della stirpe, alla quale noi apparteniamo, la scienza che prende ad esame le svariate credenze di tutti i popoli del mondo, non sarebbe apparsa ultima nel campo dello scibile umano.
Bibliografia
[modifica]- Carlo Puini, Il Buddha, Confucio e Lao-tse, Sansoni Editore, Firenze, 1878.
- Carlo Puini, Saggi di storia della religione, Successori Le Monnier, Firenze, 1882.
- Carlo Puini, Taoismo (filosofia e religione), R. Carabba Editore, Lanciano, 1917.
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