Carlo d'Arco

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Carlo d'Arco: La beata Osanna Andreasi con alcune monache, disegno tratto da un dipinto di Francesco Bonsignori

Carlo d'Arco (1799 – 1872), storico dell'arte, pittore e storico italiano.

Delle arti e degli artefici di Mantova[modifica]

Incipit[modifica]

Parlando della pittura esercitatasi in Mantova, tutti gli storici incominciano a dirne da Andrea Mantegna; e perciò, dal silenzio che usarono intorno al tempo che precedette quell'epoca, potrebbe nascere sospetto che quivi le arti, o per isterilita naturale o per ignavia e grossezza d'ingegni, non avessero prodotto dapprima alcun frutto, quando invece in altri paesi mano mano cresciute, si erano fatte fiorenti. Dalla quale sinistra opinione pensiamo doversi tenere assoluta la nostra patria, non mancando prove capaci a persuadere che in Mantova, come negli altri luoghi d'Italia, furono sempre nobili ingegni che applicarono agli studii ed alle arti.

Citazioni[modifica]

  • [Andrea Mantegna] [...] piuttostoché guardare, come gli antichi maestri Italiani, alla semplicità naturale, piuttostoché cercare la ingenua espressione degli affetti nelle esteriori forme miti e composte, amò di esagerarle, quasi in ciò confidasse di meglio commoverne gli animi e di accattarsi la lode degli eruditi, disprezzando di piacere all'universale del popolo. Perciò in ogni cosa procurava difficoltà a superare, usava uno stile ricercato, una ricchezza magnifica ed uno sfarzo di accessorii, di prospettive, di verdure, di frutta e di altri ornamenti che spesso distraggono dal principale soggetto, le quali cose tutte a bello studio eseguiva con eguale pazienza e con eguale finitezza. (Libro secondo, cap. 1, p. 43)
  • [...] se si rifletta che sono stati in Mantova contemporaneamente a coloro che servirono di aiuto ai capi-scuola altri che si resero distinti per la originalità delle loro opere, pare che si debba credere che i signori Gonzaga abbiano avuta l'intenzione di tenere presso di sé buon numero di artefici più per lusso e per fasto, che per vero amore alle arti e per sincero desiderio di giovare al paese. Ed è ciò tanto vero che non facendo essi debita stima del sapere e delle virtù dei pittori che si trovavano ai loro servigi, si valevano del pennello di altri, paghi e contenti di poter vantare molti artefici e molti lavori; onde essendo in Mantova Andrea Mantegna vi chiamarono da Verona il Monsignori[1], e lui vivente e viventi i figli di Andrea elessero primario pittore Lorenzo Costa Ferrarese, che poi spogliarono del nobile ufficio per confidarlo a Giulio Romano. (Libro secondo, cap. 1, p. 53)
  • Correndo il secolo decimoquinto fu costume di questa città di abbellire le fronti esterne delle case con ornati, pitture ed istorie dipinte. Di queste opere poche oggi rimangono a vedersi e perché molte deperite e perdute nel volgere de' tempi e perché altre con malaugurato consiglio modernamente coperte di calce. (Libro secondo, cap. 1, p. 53)

Note[modifica]

  1. Propriamente Francesco Bonsignori (1460 circa-1519), pittore di corte presso i Gonzaga (insieme ad Andrea Mantegna) tra il 1487 e il 1505.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]