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Caterina Barbieri (musicista 1990)

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Caterina Barbieri (1990 – vivente), compositrice e musicista italiana.

Citazione di Caterina Barbieri[modifica]

  • Ci siamo abituati a una tecnologia efficiente, funzionale, senza attrito. Pensiamo ad esempio alla conformazione degli smartphone. L'etimologia della parola oggetto viene dal latino obicere e significa opporre resistenza. Il modulare è proprio questo, un'entità che ti oppone una resistenza, che non puoi completamente dominare. Questo riporta tantissima magia all'interno della tecnologia. Quando accendi i modulari, accendi una macchina che ha bisogno di una serie di operazioni per funzionare, una gestualità che crea una ritualità magica che abbiamo perso nel nostro rapporto della tecnologia, totalmente svuotata dalla natura esoterica. Ho un rapporto non solo fisico con i modulari, ma anche spirituale. Per me diventano degli oracoli, delle entità a cui far delle domande e ricevere delle risposte.[1]
  • La musica è stata per me come un portale su un altrove che non era possibile trovare altrimenti, una tensione vitale a sfondare le mura del mio studio, per aprire un varco verso spazi vasti, liberi, infiniti.[2]
  • La musica nasce da qualcosa di molto profondo e pre-linguistico, pre-logico. La poesia, la letteratura, l'arte, possono ispirare una visione, un sentire che risuona col tuo vissuto in quel momento, offrendo metafore, simboli, chiavi di lettura. Ma le parole arrivano solo fino a un certo punto. Rimangono i suoni, e il loro risuonare nel silenzio. Per me la musica è l'espressione che più si avvicina alla natura e al suo linguaggio divino, perché permette di esprimere quelle sensazioni ineffabili e complesse che può evocare un paesaggio, un tramonto, una montagna. Va aldilà delle parole e ci porta oltre i limiti della nostra fisicità individuale, in una dimensione di comunione con l'universo.[2]
  • Le melodie sono un'ossessione per me, non mi mollano un secondo. Passo tanto tempo a sbrogliarle, come fossero nodi psichici, enigmi da sciogliere. [...] Sono un esercizio di resistenza contro l'entropia. Sono la mia àncora e il mio ancóra – a cui torno sempre, circolarmente. Ma sono anche il mio strumento di liberazione, di terapia. Una bella melodia per me nasce proprio da questa accordatura delicatissima tra i poli dell'imprevedibile e del prevedibile, della dipartita e del ritorno, dell'opaco e del nitido. Non sempre è facile accordare questi poli, che aprono voragini di significato in cui si cade spesso e volentieri. Ma la melodia nasce proprio da questa lacerazione, che è ferita, ma è anche magia assurda e impossibile, che ricuce i cieli. È maternità che moltiplica i significati senza sommarli. È la scogliera di stelle – nel silenzio, e nel rumore dell'ignoto.[3]
  • [...] nella mia estetica c'è un elemento fantascientifico di una natura [...], di un'iper-natura in cui il sublime del paesaggio contrasta con quella sensazione di distopia e cupezza intrinseca nello sguardo che la macchina ha sulla natura. [...] Nella nostra società turbo-capitalista è molto difficile avere esperienze di connessione con la natura e credo che la musica sia un portare per esprimere quelle sue emozioni ineffabili e bellissime.

Note[modifica]

  1. Dal'intervista di Mattia Barro, Caterina Barbieri: «La mia musica è un portale nello spazio-tempo», rollingstone.it, 7 luglio 2022.
  2. a b Dall'intervista di Marco De Vidi, L'elettronica di Caterina Barbieri, portale per un altrove infinito, ilmanifesto.it, 5 ottobre 2022.
  3. Dall'intervista di Ruben Spini, Terra Incognita. Una conversazione con Caterina Barbieri, flash---art.it, 7 luglio 2021.

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