Cesare Correnti

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Cesare Correnti

Cesare Correnti (1815 – 1888), funzionario, patriota e politico italiano.

Citazioni di Cesare Correnti[modifica]

  • Chi disse imposta disse maledizione, e chi disse debito disse servitù. Noi pur troppo ci siamo condotti a tali strette che non ci rimane altra parte di libertà se non quella di scegliere il modo ed il tempo dei sacrifizi supremi, a questa ragione però, che più si tarda e più i sacrifizi saranno dolorosi e manco saranno salutiferi.[1]
  • In generale, o signori, è un assioma statistico che dove s'introducono grandi manifatture allo scopo di poter sostenere la concorrenza della manifattura straniera, e quindi cogli stessi metodi di copiosa produzione, d'economia di mano d'opera, di perfezione meccanica, ivi il lavoro dei fanciulli cresce di giorno in giorno, e produce i medesimi abusi che altrove. La «tratta dei piccoli bianchi», come la chiamano in Inghilterra, da alcuni sintomi può credersi imminente anche da noi; la degradazione della razza in alcuni distretti industriali di Lombardia si è resa evidente nella difficoltà di trovarvi giovani robusti ed atti alla milizia; [...][2]
  • La filosofia è nulla se non è tutto. Ecco l'assioma della religione razionale. L'uomo vuol rendersi conto d'ogni cosa e non rinuncia alla spiegazione dei fatti che in forza d'un ragionamento, e senza disperare d'una futura soluzione.
    La ragione è onnipotente, e quand'abbia innanzi a sé gli elementi tutti d'un problema, deve e può trovarne una sicura soluzione. I limiti della ragione umana non sono dunque in una impotenza logica e radicale, ma nella deficienza dei dati, ossia degli elementi dei fatti.[3]

Incipit de I dieci giorni dell'insurrezione di Brescia nel 1849[modifica]

  • L'insurrezione lombarda del 1848, la quale cominciò lieta per l'impeto unanime e per la concordia miracolosa degli istinti evangelici e cavallereschi, e finì nauseata dal vaniloquio delle fazioni, dall'inettezza dei governi e dalle cabale strategiche, non avea lasciato dietro di sé che memorie avvelenate ed inestricabili dissidii. L'Austriaco mostrandoci le ruine de' sobborghi milanesi incendiati da mani fraterne, e divulgando studiosamente i vituperii delle fazioni, e quasi compiangendo le intemperanze della natura italiana, veniva astutamente instillandoci il disprezzo di noi medesimi. Gli stranieri, e più di tutti i Francesi, che non volevano darci tempo né diritto di chiamarli falsatori di lusinghe e violatori di promesse, ci sentenziavano plebe tumultuaria e discorde, immatura a libertà. I Piemontesi, che col ritirarsi a dirotta in meno di dieci giorni dal Mincio al Ticino, attraverso l'attonita Lombardia, avevano sbalorditi i popoli e spezzati essi stessi le barricate salvatrici, riempivano il mondo di querele per la tiepidezza e per la viltà dei Lombardi, e per poco non gli accusavano conniventi agli Austriaci.

Note[modifica]

  1. Da Tassa sul macinato. Discorso pronunziato dal deputato Cesare Correnti nella tornata del 24 marzo 1868, Firenza, Tipografia Eredi Botta, 1868, p. 4.
  2. Rapporto di C. Correnti in «Rivista europea, giornale di scienze morali, letteratura, arti e varietà», Milano, 1844, II semestre, pp. 580, 582-84; citato in Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano. Storia e testi, Gius. Laterza & Figli, 1968; edizione Club del Libro, 1981, p. 189.
  3. Da Dello stato generale degli studi filosofici e della loro coltura in Italia (Inedito), in Scritti scelti di Cesare Correnti in parte inediti o rari, edizione postuma per cura di Tullo Massarani, volume IV, Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato Editori, 1894, p. 2.

Bibliografia[modifica]

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