Cesare Maria De Vecchi

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Cesare Maria De Vecchi, secondo da destra tra Mussolini e Italo Balbo, nel 1922

Cesare Maria De Vecchi, conte di Val Cismon (1884 – 1959), generale, politico e diplomatico italiano.

Bonifica fascista della cultura[modifica]

Incipit[modifica]

  • Cultura fascista: voglio dire con queste due parole degli aspetti della vita e della morte presentati alla umanità sotto una nuova luce.
    Vita che ammaestra i popoli rinnovandosi in Roma Eterna sul tronco di sessanta secoli di storia. Morte che non dà malinconia, considerata com'è sotto la specie della vita che si eterna. Luce mattutina sopra la notte. Primavera che si rinnova sopra l'inverno. Giovinezza che fiorisce e non perde la sua corona.
    Tale nella sua profondità la mutazione dal precedente orientamento degli spiriti. Dono nuovissimo di Roma questo inconfondibile modo di concepire e di affrontare la vita. Nato dalla mente di un uomo di genio, legato ad un metodo che nega il metodo, seguito prima da un manipolo di fedeli arditi che furono chiamati pazzi, divampato poi in un immenso rogo di spiriti, fra le moltitudini che ormai giurano nel «verbo» di uno e di tutti. [1]

Citazioni[modifica]

  • La Rivoluzione Mussoliniana è tanto profonda che crea un «Regime», toccando così non soltanto tutti gli aspetti ma benanche tutte le fonti della vita. [...].
    Tutto è preso, tutto è riesaminato da un profondo movimento che tocca le più profonde radici. In simile tormento creativo è evidente come l'arte del comando in genere, quella del governo, la sapienza del legislatore, lo studio della storia, tutte le scienze morali debbano essere comprese. (cap. I, pp. 23-24)
  • È canone fondamentale della dottrina fascista che lo Stato sia l'unica realtà, l'unica forza di propulsione e di cemento, l'unico centro motore della vita di un popolo. Il nostro orgoglio nazionale, la nostra sete di imperio, tutta la tradizione romana che è nel nostro sangue, che pervade il nostro spirito, che costituisce la molla di ogni nostro movimento agli ordini del genio che ha veduto e che ci guida, sono in funzione dello Stato forte; di quello Stato che nei tempi più agitati della Rivoluzione non esitammo ad invocare ed a promettere per il domani chiamandolo «padre e padrone sopra il compiuto cittadino». (cap. II, p. 63)

Citazioni su Cesare Maria De Vecchi[modifica]

  • Mussolini per togliersi dai piedi il quadrumviro Cesare Maria De Vecchi di val Cismon, un monarchico torinese di nessun seguito, gli inventò un posto di governatore del Dodecaneso. (Giorgio Bocca)
  • [Parlando con Galeazzo Ciano] Il De Vecchi ha sempre creato una massa di guai dovunque io lo abbia messo. Non ha mai saputo far niente. Ora a Rodi, va malissimo. Ma non importa. Anzi, bisogna incoraggiarlo perché vada sempre peggio. Dargli la sensazione di approvare il suo operato, insaponargli la via e attendere che prenda uno scivolone così grosso, così definitivo da sentirsi liquidato ancor prima che davanti agli altri, davanti a sé stesso. E allora, me lo sarò levato dai piedi per sempre. (Benito Mussolini)

Note[modifica]

  1. Discorso pronunciato per l'inaugurazione dei corsi di Cultura fascista, a Milano, il 16 dicembre 1933.

Bibliografia[modifica]

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