Cesare de Seta

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Cesare de Seta (1941 – vivente), scrittore e storico dell'arte italiano.

Era di maggio[modifica]

Incipit[modifica]

D'un tratto gli occhi di lei si facevano tristi, erano quasi sempre tristi, appena velati da un'ombra e quando lo fissava divenivano scuri come schegge d'ardesia. A lui non interessava la storia della sua vita, voleva capire perché i suoi occhi avevano quel colore, quei colori cangianti nei quali si rifletteva la mestizia che si portava dentro. Quegli occhi grigi, verdi, azzurri erano attraversati da nuvole, piogge, temporali, scrosci d'acqua, sprazzi improvvisi di luce, erano battuti da folate di venti gelidi: percepiva il freddo che era al fondo di quello sguardo, e pure – in taluni momenti – aveva sentito che si accendevano, come se in lei ardesse una vampa di cui forse non era consapevole.

Citazioni[modifica]

  • L'occupazione dell'università fu per molti la flagrante constatazione, l'ineccepibile prova, che la rivoluzione s'era inverata in un sacco a pelo: dove stringersi per una notte intera con la compagna amata fino allo sfinimento. (p. 35)
  • Hai tutto da imparare, tutto da scoprire, il nostro mondo ha mille finestre da cui affacciarsi... Fa' quello che vuoi, seriamente, ma evita di fare il giornalista: ma se ti va di farlo, sei libero. Ho il dovere di dirti che non ho mai amato i figli dei medici che fanno i medici, quelli dei notai che studiano da notai con il padre e lo zio. Quanto meno è prova di mancanza di fantasia e chi affronta la vita senza un pizzico di fantasia, senza il gusto di compiere una piccola scoperta, parte già col piede sbagliato. Salvo eccezioni, che confermano la regola. (p. 58)

L'Italia nello specchio del Grand Tour[modifica]

  • Il fulcro di questo saggio è il Paese reale, così come esso viene "scoperto" dalla coscienza europea in età moderna. La complessa e aggrovigliata esperienza del Grand Tour, viaggio di formazione della classe dirigente europea, fu un contributo rilevante alla cultura del cosmopolitismo, in cui è stato fondamentale il ruolo assunto dall'Italia come centro di aggregazione della civiltà nell'Europa moderna.
  • Mai come in Sicilia, antropologia e scienze naturali trovarono un punto di contatto e d'incontro. D'altronde anche questa peculiarità non è certo in assoluto una novità, se è vero che Dante nel Paradiso così descrive l'isola: «E la bella Trinacria che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo ma per nascente zolfo». La Sicilia diviene nel corso del XVIII secolo un crocevia ideale di interessi: dove artificio e natura, mito e pittoresco, il senso del caos e del sublime e del terrifico, il groviglio delle civiltà si amalgamano.
  • Viaggiatori provenienti da ogni parte d'Europa giudicano ineludibile concludere il Grand Tour con un viaggio nell'isola che accoglie nel suo grembo memorie che sono sintesi di quanto è accaduto nel Mediterraneo dal tempo dei fenici. Goethe istituzionalizzerà a canone questa tappa e scriverà, dopo due settimane di soggiorno a Palermo, che «senza la Sicilia non ci si può fare un'idea dell'Italia: qui è la chiave di tutto» (hier ist der Schlüssel zu allem). Ma già in precedenza, e in modo istintivamente perentorio, come solo può forse esserlo un poeta grandissimo, prima ancora di essere giunto in Italia aveva scritto: «La Sicilia è per me preannuncio dell'Asia e dell'Africa, e il trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco». Epifania di un destino che si riduce a un punto di fuga nella prospettiva di una storia plurimillenaria.

Bibliografia[modifica]

  • Cesare de Seta, Era di maggio, Rusconi, Milano, 1991.
  • Cesare de Seta, L'Italia nello specchio del Grand Tour, Rizzoli, Milano, 2014.

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