Chaim Potok

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Chaim Potok

Herman Harold Potok (1929 – 2002), scrittore statunitense.

  • Nessuno sa di essere fortunato fino a che non lo colpisce la sventura. (da Danny l'eletto, traduzione di Marcella Bonsanti, Garzanti)

Incipit di alcune opere[modifica]

In principio[modifica]

Gli inizi sono sempre difficili.
Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. "I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede, ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili. Presto starai bene".
Ricordo che una sera scoppiai a piangere perché non ero riuscito a capire un passo difficile di un commentario biblico. A quel tempo avevo circa nove anni. "Vuoi capire tutto immediatamente?", domandò mio padre. "Tutto così? Hai cominciato a studiare questo commentario solo la settimana scorsa. Gli inizi sono sempre difficili. Lo studio richiede molta applicazione. Leggilo e rileggilo ancora".

[Chaim Potok – In principio – Garzanti, traduzione di Mara Muzzarelli]

Novembre alle porte[modifica]

Un giovedì sera, nella prima settimana di gennaio del 1985, Adena ed io atterrammo in mezzo a una tormenta di neve all'aeroporto Seremetevo di Mosca. La mattina dopo lasciammo di buon'ora il calore del nostro albergo, Adena si infilò in una cabina telefonica lungo la strada e fece un numero, mentre io aspettavo fuori nel freddo pungente. Dopo un secondo o due la sentii dire: "Pronto, mio marito e io veniamo da Filadelfia. Siamo a Mosca e vorremmo incontrarla".
Non disse il nostro nome. Disse solo "Mio marito e io...".
L'uomo all'altro capo della linea le spiegò brevemente quale metrò prendere, quanto sarebbe durato il viaggio e dove ci avrebbe incontrato.

[Chaim Potok – Novembre alle porte – Garzanti, traduzione di Alberto Cristofori]

Zebra e altre storie[modifica]

Si chiamava Adam Martin Zebrin, ma tutti nel quartiere lo conoscevano col nome di Zebra. Non ricordava quando avessero cominciato a chiamarlo così. Forse quando lui aveva cominciato a correre. O forse cominciò a correre quando loro cominciarono a chiamarlo Zebra.
Gli piaceva quel nome e gli piaceva correre.
Una volta, da piccolo, i genitori lo avevano portato allo zoo e lì aveva visto per la prima volta le zebre. Erano delle creature strane, somigliavano un po' ai cavalli, ma erano più tozze, con le zampe corte, il collo grosso, il manto a strisce bianche e nere.
Un'altra volta andò al cinema coi suoi, c'era un film sull'Africa, e vide le zebre, centinaia di zebre, che galoppavano rumorosamente su una pianura erbosa, alzando torride nuvole di polvere marrone.

[Chaim Potok – Zebra e altre storie – Garzanti, traduzione di Laura Noulian]

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