Claudia Mancina

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Claudia Mancina

Claudia Mancina (1947 – vivente), politica, accademica e filosofa italiana.

Anna Kuliscioff[modifica]

  • Bellissima e dolce, la lunga treccia bionda, gli occhi cerulei che sembravano investigare l'anima dell'interlocutore, la figura minuta ed elegante, sempre vestita con cura, tra cappelli piumati e pizzi neri, sin dall'inizio della sua bruciante vicenda politica la giovane russa somigliava, più che ad una severa nichilista, all'eroina di un romanzo di Tolstoj. (p. 111)
  • [...] aveva qualcosa di profondo in comune con la sua infelice omonima, la Karenina[1]. Come lei – sebbene così diversa negli interessi, nelle attività, nelle scelte – malata d'amore, affetta da una nevrosi sentimentale che le dettava un bisogno d'affetto incolmabile, irrimediabile, che neanche la passione politica poté mai alleviare.
    E anche lei incontrò il suo Vronskij[2], nella persona di Andrea Costa, socialista romagnolo, che l'amava sì ma in modo troppo prosaico e tradizionale per poter rispondere alla sua richiesta di amore assoluto, di totale e completa appartenenza delle anime, e insieme di intimo rispetto. (p. 111)
  • Laureatasi e specializzatasi in ginecologia, Anna si stabilisce a Milano con Turati e con la figlia Andreina, e inizia una nuova fase della sua vita. Respinta dall'Ospedale Maggiore di Milano perché donna, inizia la professione privata come "dottora dei poveri": «Molte povere case della vecchia Milano la vedevano spesso salire, gracile e leggiera, fino a lassù in alto, al terzo o quarto piano», leggiamo in una testimonianza.
    Ma non poté praticare a lungo la professione medica. La tisi si era tramutata in tubercolosi ossea; quei piani di scale erano troppo pesanti per lei, che comincia ad avere problemi di deambulazione e che passerà gli ultimi anni della sua vita senza più uscire di casa. (pp. 113-114)
  • Il segno politico lasciato dalla Kuliscioff è relativo alla questione femminile; anzi al legame tra questione femminile e movimento socialista. Rispetto a questo problema aveva una netta impostazione teorica, e una strategia politica conseguente. Con ispirazione marxista ortodossa, pensava che la questione femminile fosse un aspetto di quella sociale, che si sarebbe risolta con l'emancipazione del proletariato. (p. 115)
  • La Kuliscioff pensava che le donne avessero un enorme potenziale di lotta: il Partito doveva legarle a sé inserendo i loro obiettivi nel suo programma. E su questo criticava ferocemente il Partito socialista italiano, che a differenza di quello tedesco tardava a capire che le donne erano la metà del proletariato. (p. 115)

Note[modifica]

  1. Anna Karenina, protagonista dell'omonimo romanzo di Tolstoj.
  2. Amante di Anna Karenina.

Bibliografia[modifica]

  • Claudia Mancina, Anna Kuliscioff, in AA.VV., Italiane. Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale, vol. I, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, Roma, 2004, pp. 111-116.

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