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Anna Karenina

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Lev Tolstoj.

Frontespizio dell'edizione russa dell'opera

Anna Karenina (in russo Анна Каренина), romanzo di Lev Tolstoj pubblicato per la prima volta nel 1877.

Incipit[modifica]

Ossip Felyne[modifica]

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto una relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio. Tutti provavano l'impressione che la loro vita in comune non avesse più senso e che l'unione della famiglia e dei familiari di casa Oblonski fosse più effimera di quella delle persone che si trovavano casualmente riunite in qualsiasi albergo. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era sempre fuori; i bambini correvano per la casa abbandonati a se stessi; l'istitutrice inglese aveva litigato con la governante e aveva scritto a un'amica pregandole di trovarle un altro posto; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Ossip Felyne, Biblioteca Moderna Mondadori, 1960.]

Leone Ginzburg[modifica]

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch'era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s'era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n'era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s'erano licenziati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993. ISBN 88-06-13273-3]

Maria Bianca Luporini[modifica]

Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Tutto era sottosopra in casa Oblonskij. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva una relazione con la governante francese che era stata presso di loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente dagli stessi coniugi e da tutti i membri della famiglia e dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che non c'era senso nella loro convivenza, e che della gente incontratasi per caso in una qualsiasi locanda sarebbe stata più legata fra di sé che non loro, membri della famiglia e domestici degli Oblonskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era già il terzo giorno che non rincasava. I bambini correvano per la casa abbandonati a loro stessi; la governante inglese si era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto ad un'amica chiedendo che le cercasse un posto; il cuoco se n'era già andato via il giorno prima durante il pranzo; sguattera e cocchiere avevano chiesto di essere liquidati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Maria Bianca Luporini, in Tolstoj, Tutti i romanzi, Sansoni, 1967.]

Enrico Mercatali[modifica]

Le famiglie felici si rassomiglian tutte. Ogni famiglia infelice, invece, lo è a modo suo.
Tutto era sossopra nella famiglia Oblonskï. La principessa, avendo saputo che suo marito aveva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, aveva dichiarato a suo marito che ella non poteva più vivere sotto lo stesso tetto con lui. Questa situazione, che durava già da tre giorni, era penosa per gli sposi, nonché per tutti i membri della famiglia e per il personale della casa.
Tutti, parenti e domestici, sentivano che la loro convivenza non aveva più ragion d'essere, e come gli stranieri che il caso fa incontrare in un albergo siano più legati fra loro che non potessero esserlo, adesso, i membri della famiglia Oblonskï.
La moglie non usciva dalla sua camera; il marito era assente da tre giorni; i figliuoli gironzolavano per tutta la casa come dei derelitti. La signorina inglese era venuta a bega con la donna di servizio e aveva scritto ad un'amica di trovarle un nuovo posto; il cuoco, il giorno prima, se n'era andato all'ora del pranzo; la cuoca e il cocchiere reclamavano il fatto loro.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Enrico Mercatali, Sonzogno, 1957.]

Pietro Zveteremich[modifica]

Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Tutto era in scompiglio in casa Oblònskij. La moglie aveva saputo che il marito intratteneva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere nella stessa casa con lui. Questa situazione durava già da più di due giorni ed era avvertita in modo doloroso dai coniugi e da tutti i membri della famiglia, nonchè dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che la loro convivenza non aveva più senso e che persone riunite dal caso in una locanda qualsiasi erano più legate fra loro che non essi, familiari e domestici degli Oblònskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da più di due giorni. I bambini correvano abbandonati per la casa; la governante inglese aveva litigato con l'economa e scritto un biglietto a un'amica pregandola di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n'era andato già il giorno prima durante il pranzo; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Garzanti, 1965.]

Citazioni[modifica]

  • Scese, evitando di guardarla a lungo, come si fa col sole, ma vedeva lei, come si vede il sole, anche senza guardare. (I, IX; 1960)
  • Sì, amico mio, le donne sono una vite su cui gira tutto. (I, XI; 1993)
  • – Se vuoi la mia confessione riguardo a questo, ti dirò che non credo che qui ci sia un dramma. Ed ecco perché. Per me l'amore... tutt'e due gli amori che, ricordi, Platone definisce nel suo Convito; tutt'e due gli amori servono da pietra di paragone per gli uomini. Alcuni uomini ne comprendono soltanto uno, altri l'altro. E quelli che comprendono solo l'amore non-platonico è inutile che parlino di dramma. Quando c'è un tale amore non ci può essere nessun dramma. Vi ringrazio umilmente per il piacere, i miei rispetti; ed ecco tutto il dramma. E per l'amore platonico non ci può esser dramma, perché in un tale amore tutto è chiaro e puro, perché...
    In questo momento Lévin si ricordò dei suoi peccati e della lotta interna che aveva vissuta. (I, XI; 1993)
  • Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d'ombra e di luce. (I, XI; 1993)
  • Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l'incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l'aveva invasa fin dal primo giorno in cui l'aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l'espressione di quella gioia.
    Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d'essere scontenta dell'insistenza di Vronski; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l'anima, di aver ingannato se stessa; l'insistenza di quell'uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l'interesse della vita. (II, IV; 1960)
  • Beati i pacificatori, essi si salveranno – disse Betsy, ricordando qualcosa di simile, sentito dire da qualcuno.[1] (II, IV; 1967)
  • Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori. (II, VII; 1960)
  • Tu dici: aristocraticismo. Ma permetti di domandarti in che cosa consiste questo aristocraticismo, perché mi si possa disdegnare. [...]. No, scusami, ma io considero aristocratico me stesso e le persone simili a me, che nel passato possono indicare tre-quattro generazioni di famiglie che si trovavano al sommo grado dell'istruzione (il talento e l'ingegno sono un altro affare), che non si sono mai abbassate dinanzi a nessuno, non hanno mai avuto bisogno di nessuno, come hanno vissuto mio padre, mio nonno. E io ne conosco molti così. [...]. Noi siamo aristocratici, e non quelli che possono vivere solo coi doni dei potenti di questo mondo e che si posson comprar per venti copeche. (II, XVII; 1993)
  • Le donne sono la principale pietra d'inciampo nell'attività dell'uomo. È difficile amare una donna ed allo stesso tempo concludere qualcosa. Per questo c'è un mezzo d'amare comodamente senza ostacoli: il matrimonio. Ed io ho sentito questo dopo essermi sposato: ad un tratto mi si sono liberate le mani. Ma a trascinarsi questo fardello senza il matrimonio, le mani sono così ingombre che non si può fare nulla. (III, XXI; 1960)
  • È un circolo vizioso. La donna è priva di diritti per insufficienza di istruzione, e l'insufficienza di istruzione deriva dalla mancanza di diritti. (IV, X; 1967)
  • Nella conversazione avviatasi sui diritti delle donne vi erano argomenti scabrosi a trattarsi in presenza delle signore, sulla ineguaglianza dei diritti nel matrimonio. (IV, XII; 1967)
  • Un desiderio di desideri: la malinconia. (V, VIII; 1960)
  • Come a ricompensa di tutto questo, lui ora si ritrovava solo, svergognato, deriso, a nessuno necessario e disprezzato da tutti. Sentiva che non poteva allontanare da sé il disprezzo della gente perché quel disprezzo non derivava dal fatto che egli fosse cattivo, in questo caso avrebbe potuto sforzarsi di essere migliore, ma dal fatto che lui ere infelice in modo vergognoso e ripugnante. Sapeva che per questo, per il fatto stesso che il suo cuore era dilaniato, loro sarebbero stati spietati nei suoi confronti. Sentiva che la gente lo avrebbe annientato come i cani dilaniano un cane ferito che guaisce dal dolore. Sapeva che l'unica salvezza dalla gente stava nel nascondere le sue ferite. (V, XXI; 1960)
  • – È proprio così, amico mio. Ci vuole una delle due: o confessare che la presente organizzazione della società è giusta, e allora difendere i propri diritti; o confessare che si usufruisce di privilegi ingiusti e, come faccio io, usufruirne con piacere.
    – No, se questo fosse ingiusto, tu non potresti usufruire con piacere di questi beni, almeno io non potrei. Io, soprattutto, ho bisogno di non sentirmi in colpa. (VI, XI; 1967)
  • Si venne a parlare della nuova tendenza dell'arte, della nuova Bibbia illustrata da un pittore francese. Vorkuev accusava il pittore di un realismo spinto fino alla volgarità. Levin disse che i francesi avevano spinto il convenzionale nell'arte come nessun altro popolo e che perciò vedevano un merito particolare nel ritorno al realismo. Nel fatto di non mentire più, vedevano la poesia. (VII, X; 1967)
  • – Io, ecco, stavo dicendo ad Anna Arkad'evna – disse Vorkuev – che, qualora dedicasse sia pure una centesima parte dell'energia, che adopera per questa inglese, alla causa comune dell'educazione dei bambini russi, Anna Arkad'evna compirebbe un'opera grande e utile.
    – Sì, ecco, che volete, non potevo. [...] Voi dite: energia. L'energia è fondata sull'amore. E donde prenderlo l'amore? non si può comandarlo. Ecco, ho preso a voler bene a questa bambina, io stessa non so perché. (VII, X; 1967)
  • Non ci son condizioni tali a cui l'uomo non possa abituarsi, in particolar modo se vede che tutti quelli che lo circondano vivono nello stesso modo. (VII, XIII; 1993)
  • Bisogna soltanto non chiudere gli occhi, per non rimaner privi della luce. (VII, XXI; 1993)
  • «Dove sono? che faccio? perché?» Voleva sollevarsi, piegarsi indietro, ma qualcosa di enorme, d'inesorabile le dette una spinta nel capo e la trascinò per la schiena. «Signore, perdonami tutto!»[2] ella proferì, sentendo l'impossibilità della lotta. (VII, XXXI; 1993)

Explicit[modifica]

Leone Ginzburg[modifica]

M'arrabbierò egualmente contro il cocchiere Ivàn, egualmente discuterò, esprimerò a sproposito i miei pensieri, ci sarà il medesimo muro fra il santo dei santi dell'anima mia e gli altri, e perfino mia moglie, l'accuserò egualmente del mio spavento e ne sentirò rimorso, egualmente non capirò con la ragione perché prego, e pregherò, ma la mia vita adesso, tutta la mia vita, indipendentemente da tutto quel che mi può accadere, ogni suo momento non solo non è senza senso, com'era prima, ma ha un indubitabile senso di bene, che ho il potere di immettere in essa!

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993. ISBN 88-06-13273-3]

Maria Bianca Luporini[modifica]

Mi arrabbierò sempre alla stessa maniera contro Ivan il cocchiere, sempre alla stessa maniera discuterò, esprimerò a sproposito le mie idee, ci sarà lo stesso muro fra il tempio dell'anima mia e quello degli altri, e perfino mia moglie accuserò sempre alla stessa maniera del mio spavento e ne proverò rimorso; sempre alla stessa maniera, non capirò con la ragione perché prego e intanto pregherò, ma la mia vita adesso, tutta la mia vita, indipendentemente da tutto quello che mi può accadere, ogni suo attimo, non solo non è più senza senso, come prima, ma ha un indubitabile senso di bene, che io ho il potere di trasfondere in essa!

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Maria Bianca Luporini, in Tolstoj, Tutti i romanzi, Sansoni, 1967.]

Citazioni su Anna Karenina[modifica]

  • Anna è lui, Tolstòj. Li accomuna la scoperta improvvisa di un universo più reale del mondo a cui essi hanno sempre appartenuto. Anna si strappa a quel suo mondo, che è – come lo chiama Lukács nella Teoria del romanzo – «il mondo della convenzione». Anna abbandona tutto per sottrarsi ad esso. (Igor Sibaldi)
  • Anna Karenina è scritta in modo terribilmente disuguale (si vede quanto gli fosse venuta a noia). Ci sono pagine e capitoli semplicemente mediocri. (Aleksandr Aleksandrovič Blok)
  • È un'opera d'arte perfetta, che arriva assai a proposito; un libro assolutamente diverso da ciò che si pubblica in Europa: la sua idea è completamente russa. (Fëdor Dostoevskij)
  • Il romanzo non aveva ancora fatto in tempo ad essere pubblicato interamente in rivista che le librerie cominciarono ad essere assediate dalle persone che volevano acquistarne l'edizione in volume. E in un sol giorno, quando Anna Karenina comparve in tale edizione a Pietroburgo, la libreria Wolf ne vendette più di cinquecento copie, fatto assolutamente inaudito. (Sigizmund Feliksovič Librovič)
  • In Anna Karenina è rappresentata la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità; mentre al di fuori della colpa, lungo le strade di chi ha creato senza nulla distruggere, la felicità fiorisce e germoglia consentendo una più vasta ed intensa comprensione umana. (Natalia Ginzburg)
  • In Anna Karenina si vedono già distintamente, nella personalità e nella vita di Levin, le aspirazioni dello stesso Tolstoj, che diventano sempre più coscienti e definite. La critica della società moderna con tutte le sue istituzioni, la sua scienza e la sua letteratura, la tendenza verso una vita semplice e naturale del popolo, alcune idee originali e nuove rispetto alla religione, tutto ciò incomincia ad assumere, nel cuore e nel cervello dell'autore, una forma più o meno precisa. (Lev L'vovič Tolstoj)
  • La nostra cerimonia nuziale è stata indimenticabilmente descritta da Lev Nicolaevič nel romanzo Anna Karenina con le nozze di Levin e Kitty. Descrisse in modo limpido e artistico sia il lato esteriore della cerimonia che tutto il processo psicologico nell'animo di Levin. (Sof'ja Tolstaja)

Note[modifica]

  1. Cfr. Gesù, Discorso della Montagna: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
  2. Cfr. Preghiere dai libri e Ultime parole di personaggi immaginari.

Bibliografia[modifica]

  • Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Enrico Mercatali, Sonzogno, 1957.
  • Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Ossip Felyne, Biblioteca Moderna Mondadori, 1960.
  • Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Garzanti, 1965
  • Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Maria Bianca Luporini, in Tolstoj, Tutti i romanzi, Sansoni, 1967.
  • Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993. ISBN 88-06-13273-3

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