Conan il barbaro (libri)

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Conan il barbaro, serie di racconti di L. Sprague de Camp, Lin Carter, Björn Syberg, basati sul personaggio creato da Robert Ervin Howard.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Conan il barbaro (film).

Incipit di alcune opere[modifica]

La legione dei morti (Lin Carter e L. Sprague de Camp)[modifica]

Un cervo si fermò sulla sponda del ruscello poco profondo e alzò la testa, annusando l'aria gelata. L'acqua gli sgocciolò dal muso in frammenti di cristallo. Il sole splendeva pigramente sul manto fulvo e brillava tra le alte corna ramificate.
Quale che fosse, il debole rumore o odore che aveva disturbato l'animale non si ripeté. La creatura si piegò a bere di nuovo l'acqua gelida che gorgogliava tra i frammenti di ghiaccio.

Il Popolo della Vetta (Björn Nyberg e L. Sprague de Camp)[modifica]

La fuga del magro turaniano doveva essere stata difficile e lunga: lo si vedeva dal giubbetto scarlatto tutto impolverato e dalle brache macchiate. Al segnale, tirò le redini della giumenta e chiese, guardando con i neri occhi increduli il gigantesco compagno: «È sicuro fermarsi qui?».

Ombre nel buio (Lin Carter e L. Sprague de Camp)[modifica]

Nella Via dei Maghi della città shemita di Eruk, i praticanti delle arti arcane misero via i loro strumenti e si accinsero a chiudere i negozi. I veggenti avvolsero le sfere di cristallo in pezze di lana, i piromanti spensero le fiamme in cui leggevano il futuro e gli stregoni cancellarono i pentacoli dalle piastrelle logore del pavimento della bottega.

La Stella di Khorala (Björn Nyberg e L. Sprague de Camp)[modifica]

Il fiume tortuoso che si stendeva pigramente fra i regni di Koth e di Ophir pareva sorridere al cielo limpido. Gli zoccoli di un cavallo incresparono appena la superficie dell'acqua all'altezza del guado più basso, creando piccoli arcobaleni di spuma. I fianchi della giumenta, scuri per il sudore, si sollevavano e si abbassavano velocemente. La bestia chinò la testa per bere, ma il cavaliere, temendo per la sua salute, tirò le redini e la guidò fino alla sponda opposta: avrebbe bevuto l'acqua gelida del fiume più tardi, quando si fosse riposata.

Il gioiello nella torre (Lin Carter e L. Sprague de Camp)[modifica]

La prima scialuppa approdò sulla spiaggia gialla poco prima del tramonto, mentre il cielo a occidente era una vampa di fuoco scarlatto. Quando la barca raggiunse l'acqua bassa, i marinai, diguazzando tra le onde, la tirarono in secca per evitare che la marea la riportasse al largo.
Erano un'accozzaglia di uomini poco raccomandabili, per la maggior parte argosiani con le spalle quadrate e i capelli bruni o rossicci. Non mancavano tuttavia zingarani dalle gambe magre e la chioma d'ebano, né shemiti scattanti e muscolosi, col naso a uncino e barbe così nere che sembravano blu.

La dea d'avorio (Lin Carter e L. Sprague de Camp)[modifica]

Portato dal vento dell'ovest il suono dei tamburi si frangeva contro la torre del tempio, di un rosa carico nella luce del tramonto. Sul muro illuminato della torre, l'ombra di Zaramba, gran sacerdote di Punt, era immobile come se qualcuno ce l'avesse inchiodata. Ricordava una cicogna e non era più nera del nero di cui riproduceva la forma, anche se quello che sembrava il becco era solo un ciuffo di capelli, alto sulla fronte della testa lanosa.

Luna di sangue (Lin Carter e L. Sprague de Camp)[modifica]

La foresta era stranamente silenziosa. Il vento sussurrava fra le foglie primaverili, verdi come giada, ma gli animali e gli uccelli che vivevano in quella lussureggiante solitudine non facevano alcun rumore. Era come se la foresta, con i suoi mille occhi e orecchi, sentisse la presenza degli intrusi.
Poi, dalle navate naturali tra le querce enormi, venne un tramestio di uomini armati in movimento: rumore di piedi, tintinnare di metallo, mormorio di voci.

Bibliografia[modifica]

  • L. Sprague de Camp, Lin Carter, Björn Syberg, Conan il barbaro, [traduttore non indicato], Mondadori, 1980.

Voci correlate[modifica]

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