Costantino Nigra

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Costantino Nigra (1860 circa)

Costantino Nigra (1828 – 1907), filologo, poeta, diplomatico e politico italiano.

  • Maggio, il galante, dei primi tepori | spande sull'alpe il soffio, | squaglia la neve e semina di fiori | e di smeraldo i vertici. (da Alpi e risaie, vv. 1-4, in Poesie originali e tradotte, a cura di Alessandro D'Ancona, G.C. Sansoni, 1914)
  • Usi obbedir tacendo | E tacendo morir. (da La Rassegna di Novara)[1]

Citazioni su Costantino Nigra[modifica]

  • Costantino rivelò fin dagli anni dell'infanzia e dell'adolescenza una spiccatissima vivacità di carattere e di intelligenza. La prima volta che fece parlare di sé aveva dodici anni: giocando alla guerra, con una fionda tolse un occhio a suo fratello Michelangelo. A sedici anni, studente di liceo, scrisse in versi un Epitaffio d'amore che, pubblicato sulla Dora Baltea di Ivrea, destò un certo scandalo nella cittadinanza e tanto più nell'ambiente dei professori: la poesia era stata giudicata riprovevole perché «pervasa di erotismo sensuale realisticamente cinico e macabro». (Salvator Gotta)
  • Nei salotti ove mercè i buoni uffici del Colleretto[2], veniva ammesso, Il Nigra si faceva notare e riusciva a primeggiare, non soltanto per l'originalità del suo ingegno e la prontezza del suo spirito, ma anche per le sue innate doti di signorilità. La natura l'aveva pure favorito di prestanza e di bellezza fisica non comuni. Alto di statura, snello e forte, con un viso dai tratti fini e regolari, era ricco di fascino soprattutto con le donne che usava trattare ora con sicurezza spavalda, ora con improvvisa dolcezza accorata, maschio e delicato insieme, caustico ed ironico, fantasioso e sensuale. (Salvator Gotta)

Note[modifica]

  1. Fino al 1914, motto dell'arma dei Carabinieri.
  2. Il conte Pietro di Colleretto.

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