Danny Federici

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Danny Federici nel 2007

Danny Federici (1958 – 2008), tastierista e organista statunitense.

Citazioni su Danny Federici[modifica]

Bruce Springsteen, Born to Run[modifica]

  • Ascoltando Danny, sentivi... la libertà. Parecchi musicisti sono limitati da ciò che conoscono. Possono suonare meravigliosamente, ma sotto sotto avverti l'ombra di ciò che sanno, ciò che hanno studiato o imparato, e la loro eleganza finisce per risentirne lievemente. Danny non sapeva quello che sapeva: non sapeva le canzoni, la progressione degli accordi, l'arrangiamento, la tonalità e le parole, non sapeva cosa cazzo stavi cercando di dirgli, lui sapeva suonare e basta! Se gli chiedevi di un pezzo prima di cominciare a eseguirlo, spesso non era in grado di rispondere alle domande più semplici. («Danny, come comincia questo?» «Boh.») Ma quando davi l'attacco, non sbagliava un colpo. Quale che fosse l'area del cervello in cui custodiva le informazioni essenziali, la accendeva.
  • Danny accettava il mondo così com'era. In tanti anni, non ci siamo mai scambiati una parola su un solo testo o una sola idea contenuta nelle centinaia di canzoni che ho scritto. Quei brani che d'istinto, come per magia, le sue dita e il suo cuore sapevano colorare alla perfezione. Danny non giudicava mai, si limitava a osservare e sospirare. Non era certo il modo migliore per colmare il divario che ci separava, ma quando succedeva l'opposto, quando cioè provavo a metterlo di fronte alle sue responsabilità, mi sembrava di essere un aguzzino, oppure un padre di una severità imbarazzante.
  • Poiché era nato come fisarmonicista, la sua mano destra possedeva un lirismo, una fluidità e un istinto che non ho mai sentito in altri: le dita comunicavano direttamente con il cuore. La mano sinistra non faceva praticamente nulla, e Danny riusciva a tenere a bada la razionalità senza però frenare l'intelligenza musicale. Le note prorompevano impetuose, scelte a meraviglia e collocate alla perfezione con una libertà che sembrava sgorgare spontanea dall'anima. Era un autentico musicista d'accompagnamento: umile, sempre al servizio della canzone, non strafaceva mai e non toglieva spazio agli altri, ma trovava il suo e lo abbelliva a regola d'arte. Se avevo bisogno di dare respiro a un pezzo che avevamo registrato, mandavo Danny in studio e gli concedevo carta bianca. Non sbagliava un colpo.

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