Diana Wynne Jones

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Diana Wynne Jones (1934 – 2011), scrittrice britannica.

La città del tempo[modifica]

Incipit[modifica]

Il viaggio in treno fu terribile. Era in corso un’ondata di caldo in quel settembre del 1939, ma le autorità ferroviarie avevano chiuso tutti i finestrini affinché nessuno dei bambini stipati sul treno potesse cadere. Ce n’erano diverse centinaia, e quasi tutti si mettevano a strillare quando vedevano una mucca. Li stavano allontanando da Londra per proteggerli dai bombardamenti, e la maggior parte di loro non aveva la minima idea di quale fosse l’origine del latte. Ogni bambino portava con sé una scatola quadrata e marrone contenente una maschera antigas. Ognuno aveva un cartellino con sopra il proprio nome e l’indirizzo, e i più piccoli (che piangevano e si bagnavano piuttosto spesso) portavano il loro appeso al collo con una cordicella. Vivian, essendo una delle più grandi, aveva il suo cartellino appeso a una sacca da viaggio che la mamma aveva trovato per metterci le cose che rifiutavano di stare in valigia. Di conseguenza Vivian non si azzardava a separarsi dalla sua sacca da viaggio. Quando il tuo cognome è un generico “Smith”, il più diffuso nella tua nazione, devi assicurarti che tutti sappiano quale Smith sei. Vivian aveva scritto con cura il nome e l’indirizzo della cugina Marty sul retro di quella specie di etichetta, per mostrare che non la stavano semplicemente spedendo in campagna per essere assegnata a chiunque accettasse di ospitarla, come la maggior parte dei bambini.

Citazioni[modifica]

  • Quello che odio della Storia è che la terra continua e continua… se fossi costretto a vivere nella Storia, questo mi farebbe impazzire già dalla prima settimana. (p.103)
  • Nuotare non è qualcosa che si può dimenticare. È come camminare. (p.109)
  • -C’è così tanto da imparare! – disse Vivian in tono patetico. - La Storia era corta nel Ventesimo Sec… voglio dire, nel Secolo Venti!
    -Perché allora la Storia era incompleta – ringhiò il dottor Wilander.
    -Ma questa non è una scusa.
    -E poi non capisco. Perché è rotonda? – chiese implorante.
    -Come sanno tutti quelli della Città del Tempo, a parte te a quanto pare – disse il dottor Wilander, - è perché il tempo storico è circolare. L’inizio è la fine. Il tempo usato dall’uomo gira e rigira, in un cerchio piccolo qui all’interno della Città, e in uno molto ampio fuori nella storia. È possibile che lo stesso valga per l’intero universo. Come hanno potuto i tuoi genitori non insegnarti almeno questo? Quindi non hai imparato niente di storia. (p.127)

Explicit di alcune opere[modifica]

Il castello errante di Howl[modifica]

Ma Sophie e Howl si tenevano per mano, continuando a sorridersi, incapaci di fermarsi. – Non seccarmi, Sophie. L’ho fatto solo per denaro – le stava dicendo Howl con il suo sorriso canzonatorio sulle labbra.
-Bugiardo! – rispose Sophie. Ma la sua voce era più dolce del solito.
-Ho detto – urlava intanto Michael – Ho detto che Calcifer è tornato!
Questa fu l’unica frase capace di attirare l’attenzione di quei due.
Si girarono entrambi per guardare verso la grata del focolare, dove una faccia familiare di un bel blu intenso mandava fiamme fra i ceppi di legna.
-Non avevi bisogno di farlo, Calcifer – gli disse Howl.
-Be’, adesso che sono libero di andare e venire, non ha più molta importanza… E poi sta piovendo, là fuori, a Market Chipping.

Il castello in aria[modifica]

I due giovani sposi tornarono a Ingary carichi di regali, mappe, oggetti e con un cavallo in più carico di scatole di caramelle per la principessa Valeria. C’erano dolci di tutti i tipi, ma i più particolari erano quelli della Principessa di Tsapfan; lei li chiamava “Sfoglie d’Estate” ed erano formati da strati su strati di sottilissime sfoglie candite. I dolci erano contenuti in una scatola talmente bella e così finemente lavorata che Valeria continuò a usarla anche da grande per riporvi i propri gioielli.
A proposito della principessa Valeria, ella non fu sentita piangere e urlare quasi più, cosa che meravigliò tutti e primo fra tutti suo padre. La bambina confessò in seguito a Sophie che quando si viene esortati più e più volte da trenta persone a strillare con quanto più fiato si ha in corpo, e si obbedisce, la voglia di rifarlo passa del tutto.
Sophie e Howl tornarono a vivere nel loro castello errante e continuarono a litigare 'amorevolmente', come d’abitudine, poiché, a sentir loro, erano felici così.
Unica novità fu che vicino al castello sorse una nuova proprietà. Quando Fior-della-Notte e Abdullah tornarono dalla loro missione, infatti, il Re fece loro dono di un vasto terreno nella vallata di Market Chipping, con il permesso di erigervi un palazzo.
I due giovani fecero costruire una casa modesta, con il tetto di paglia, ma il loro parco divenne ben presto la meraviglia del circondario. La gente mormorava che almeno uno dei due Maghi di Corte avesse aiutato Abdullah nel progetto. Come avrebbe fatto, se no, un ambasciatore ad avere un intero bosco coperto di campanule che crescevano tutto l’anno?

La casa per Ognidove[modifica]

Adesso metà dei cittadini di High Norland era riunita sulla piazza Reale e osservava il castello. Tutti lo guardarono increduli levarsi appena per scivolare lungo la strada che conduceva a sud. Era poco più di un vicolo, in realtà. “Non ci passerà mai!” diceva la gente. Ma chissà come il castello si assottigliò quanto bastava per percorrerlo e sparire alla loro vista.
Mentre si allontanava, i cittadini si lanciarono in un’ovazione.

Bibliografia[modifica]

  • Diana Wynne Jones, Il castello errante di Howl, traduzione di Daniela Ventura, Kappa Edizioni, 2005. ISBN 887471095X
  • Diana Wynne Jones, Il castello in aria, traduzione di Daniela Ventura, Kappa Edizioni, 2006. ISBN 8874711069
  • Diana Wynne Jones, La casa per Ognidove, traduzione di Francesca Guerra, Kappa Edizioni, 2010. ISBN 9788874712281
  • Diana Wynne Jones, La città del tempo, traduzione di Serena Scodeller, Kappa Edizioni, 2015. ISBN 9788898002825

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