Disastro di Seveso

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Citazioni sul disastro di Seveso del 10 luglio 1976.

  • Guardando alla vicenda di Seveso, quello che emerge è che un danno all'ambiente può essere riparato, che chi inquina ogni tanto paga, che un deserto di diossina può diventare un parco naturale e che un disastro può rivelarsi, in prospettiva, un'opportunità per aprire gli occhi sull'importanza dell'ambiente come bene da difendere, favorendo localmente l'affermarsi di politiche più attente al territorio.
    La lezione di Seveso ci dice al tempo stesso che una collettività può decidere di non voler conoscere fino in fondo gli effetti di un danno ambientale, che la scienza non necessariamente è dotata degli strumenti più adatti per rilevarlo, che perciò il diritto non dà garanzie di risarcirlo. Ancora, che una multinazionale può causare un disastro e semplicemente metterlo in bilancio. [...]
    Il Bosco delle Querce è oggi un luogo in cui è visibile e collettivamente riconoscibile la riparazione del danno da diossina a Seveso. Ciò non toglie che il significato e la portata di questa riparazione restino per il momento ancora chiusi all'interno della comunità sevesina, restino cioè largamente ancorati all'interpretazione del danno come «disgrazia» e «prova» per la comunità. In tutto questo processo c'è stato un grande assente, la cui presenza è però necessaria perché si possa parlare a pieno titolo di riparazione: l'offensore, la multinazionale Roche. (Laura Centemeri)
  • Accanto alle istituzioni fu anche la politica, in particolare quella dei movimenti, a uscire sconfitta. La mobilitazione di sinistra si mostrò incapace di comprendere, e poi di "tradurre" nello spazio pubblico, le ragioni degli attori, di cogliere le implicazioni normative dei loro argomenti e di renderle riconoscibili come rilevanti per la definizione collettiva della posta in gioco. Fu una mobilitazione più impegnata a convincere che non a comprendere, non i lasciandosi interrogare dal fallimento delle sue iniziative ma screditando gli attori come incapaci di agire politicamente. La mobilitazione cattolica riuscì dal canto suo a essere più vicina al sentire della popolazione, in quanto più attrezzata a cogliere il contenuto politico delle sue rivendicazioni: fece però un uso strumentale del disastro, per portare avanti una lotta tesa a delegittimare le istituzioni e lo spazio pubblico come luogo del confronto e della definizione dell'interesse collettivo, alimentando così, e non contrastando, il ritiro nel privatismo. (Laura Centemeri)
  • Voi, che vivete tranquilli nella vostra coscienza di uomini giusti, che sfruttate la vita per i vostri sporchi giochetti, allora, allora ammazzateci tutti! (Antonello Venditti)

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