Domenico Spinelli

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Domenico Spinelli, 8° Principe di San Giorgio (1788 – 1862), storico e numismatico italiano.

Sulla impropria denominazione Aes Grave data a tutta la moneta fusa[modifica]

Incipit[modifica]

Le monete fuse sono l'aes grave degli antichi, come comunemente si crede da' Nummofili? Ecco la questione che ci proponiamo di trattare.
Opinarono i Numismatici che la moneta fusa per essere per la maggior parte più massiccia e più pesante della coniata, dagli antichi per cagione del suo peso fosse stala detta aes grave, per distinguerla dalla coniata, la quale in pari modulo suole avere minore massiccezza, peso minore, prendendo così il grave nel proprio significato di pesantezza lo attribuirono ad un tal genere di moneta. Ma questa opinione, ci si conceda il dirlo, non poggia che sopra gratuite supposizioni: nessuna autorità di classico scrittore la sostiene: argomenti fortissimi la rovesciano. E primo, dimanderemmo perché per distinguere la moneta fusa dalla coniata si sarebbe prescelto un aggiuntivo indicante una qualità che avrebbe avuta comune coll'altre, anziché una speciale, come per esempio, la fusione? La pesantezza non era una qualità assolutamente eselusiva e perciò sufficiente per esprimere quella differenza che si voleva dinotare. E risaputo che la moneta romana di rame andò gradatamente sminuendo dipeso; quindi tutte le monete precedentemente fatte, essendo più pesanti delle susseguenti, sarebbero state aes grave appetto a queste; di modo che l'aes grave di una età, non sarebbe stato quello di un'altra, ed essendo il genere di moneta che lo componeva indeterminato sempre, del pari che il suo valore, così invece di presisare la idea, si sarebbe viemaggiormente confusa.

Citazioni[modifica]

  • L'aes grave, non potette indicare la moneta fusa; ma sì bene una particolare specie di moneta. (p. 73)
  • Troviamo presso gli antichi nominato aes il rame-moneta vale a dire que' pezzi di metallo del peso di una libbra che da principio tennero luogo di moneta in Roma, e che furono poscia denominali assi. Sia o pur no, che da aes derivasse il vocabolo as, o provvenisse dal greco detto nel tarantino dialetto, come opinò il Salmasio, o fosse stato nominato as per contrazione da assis per cagione della sua primiera forma, certo è per testimonianza di Varrone che: prò assibus ... aes dicebant antiqui. Che i primi assi poi fossero stati del peso di una libbra viene concordemente affermato da tutti gli antichi scrittori. Aes adunque as ed un pezzo di rame del peso di una libbra furono una medesima ed identica cosa. Questo aes si dava a peso, non si numerava, si raccoglie da Varrone e da Festo, costume che cessò con la introduzione della moneta propriamente detta, la quale fu sempre data a numero, come ci viene con chiarezza affermalo anche da Donato. (p. 73)
  • Fintanto che l'aes conservò il suo peso libbrale, che non ebbe parti, cioè a dire non ebbe summoltiplici, come in seguito; per indicare una somma bastava notare il numero degli aes; ma dopoché le vicende delle guerre, le relazioni commerciali con gli altri popoli avevano fatti mutare i rapporti tra' metalli, e fra questi e le cose, l'Asse sebbene avesse conservato il suo nome, ebbe parti nelle quali si divideva; diminuì di peso, e dall'originario a mano a mano andò sminuendo tanto che da libbrale divenne semunciale ed in seguito anche didramme. (p. 73)
  • Da ultimo: addurremo la testimonianza di un filosofo. Nello stesso significato di massa trovasi usato il grave da Seneca: placet, egli dice, argentum grave . . . sine ullo opere et nomine artificis. Sembra adunque fuori controversia che il grave soggiunto a metalli ne additasse la massa. Ora se Aes indicava gli assi librali ed il grave metallo in massa, assembrati questi due vocaboli bene espressero il sentimento di dovere valutare gli assi cosi indicati non pel valore nominale, ma per l'effettivo, vale a dire, come avendo ciascuno di essi d'intrinseco una libbra di peso. (p. 74)

Bibliografia[modifica]

  • Domenico Spinelli, Sulla impropria denominazione Aes Grave data a tutta la moneta fusa, in Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1848.

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