Doris Lessing

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (2007)
Doris Lessing

Doris Lessing, pseudonimo di Doris May Tayler (1919 – 2013), scrittrice britannica.

  • Detesto il fatto che gli uomini debbano essere classificati in laburisti, conservatori, socialdemocratici o di sinistra. Le ideologie, come le fedi, hanno fatto e continuano a fare un'immensa quantità di male. Poi grazie a Dio tramontano e scompaiono.[1]
  • È dai falliti e dagli sconfitti di una civiltà che se ne possono meglio giudicare le debolezze.[2]
  • Fin dal primo versetto del Qohèlet si viene trasportati da una corrente ininterrotta di suoni, incantatoria, quasi ipnotica [...]. Si hanno le orecchie in estasi e al tempo stesso si è totalmente vigili.[3]
  • Nessuno di voi chiede qualcosa, ma tutto, e solo finché ne avete bisogno.[4]
  • Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero dirmi è 'Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più'. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione.[5]
  • Se un pesce è la personificazione, l'essenza stessa del movimento dell'acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell'aria.[6]
  • Una donna che non ha un uomo non può incontrarne uno, qualsiasi uomo, di qualsiasi età, senza pensare, sia pure per mezzo secondo, forse questo è il mio uomo.[7]

Memorie di una sopravvissuta[modifica]

Incipit[modifica]

Tutti noi ricordiamo quel tempo. Non fu diverso per me da quel che fu per gli altri. Eppure, continuiamo a raccontarci in ogni particolare gli eventi che abbiamo condiviso, e ripetendo, ascoltando, è come se dicessimo: «Fu così anche per te? Allora è vero, fu proprio così, deve essere stato così, non era un mio sogno». Concordiamo o discutiamo come persone che hanno visto creature straordinarie durante un viaggio: «Hai visto quel grosso pesce azzurro? Ah, quello che hai visto tu era giallo!»

Citazioni[modifica]

  • Felicità? È una parola che, di tanto in tanto, nella mia vita, ho raccolto, ho osservato – ma mai l'ho scoperta sotto le stesse sembianze. (pp. 9-10)
  • Gli anziani tendono a non vedere – l'hanno dimenticato! – l'essere nascosto nella giovane creatura, il più forte e più potente fra i personaggi che abitano un corpo adolescente, l'essere che istruisce, sceglie l'esperienza – e protegge. (p. 60)
  • Afflizione – sì, un atto di profondo dolore, ecco cos'è. (p. 166)

Prefazione ai diari di Sof'ja Tolstaja[modifica]

  • La Sonata a Kreutzer – che la povera Sof'ja, pur odiandola, dovette copiare – mi sembra una classica descrizione dell'omosessualità maschile. (p. 7)
  • Sof'ja Tolstoja deve aver suddiviso i suoi ultimi anni tra quelli «prima di Čertkov» e quelli «dopo Čertkov». Abbiamo avuto numerose opportunità di studiare le azioni degli ideologi, ma Vladimir Čertkov fu un fenomeno piuttosto nuovo, e probabilmente l'incapacità di Sof'ja di tener testa a quest'uomo fu in parte dovuta alla difficoltà di classificarlo: era religioso? Certo, si dedicava al bene, come un fanatico a essere sinceri. Ma Čertkov voleva un'unica cosa: dominare Tolstoj, e in questo ebbe successo. (p. 7)
  • [Il diario di Sof'ja] Mentre lo leggevo, mi sentivo così coinvolta che mi sono ritrovata a sognare Sof'ja, a parlarle in prima persona, nel disperato tentativo di raggiungerla per offrire parole di conforto al suo dolore. Spero che questo memoriale delle sue battaglie sia di aiuto e ispirazione alle generazioni presenti e future. (p. 8)

Incipit di alcune opere[modifica]

Il quinto figlio[modifica]

Harriet e David si conobbero a una festa aziendale a cui nessuno dei due aveva avuto molta voglia di andare e subito capirono di non aver atteso altro.
Antiquati vecchio stampo, retrogradi, timidi, troppo esigenti così la gente li definiva, ma non terminava qui la lista di aggettivi poco teneri che si attiravano. Entrambi difendevano un'idea di sé a cui erano testardamente attaccati; quella di essere, a buon diritto, gente comune. A quella famosa festa circa duecento persone si accalcavano in una stanza lunga, solenne e troppo decorata che per trecentotrentaquattro giorni l'anno fungeva da sala riunioni. Tre ditte collegate, che in un modo o nell'altro avevano a che fare con l'edilizia, avevano unito le loro forze per organizzare la festa di fine d'anno. C'era un gran baccano. Il ritmo martellante di un'orchestrina scuoteva il pavimento e le pareti. Erano in molti a ballare pigiati assieme per mancanza di spazio; le coppie saltellavano in su e in giù o giravano su se stesse come su un perno invisibile. Le donne si erano tutte agghindate, alcune con abiti fatali, altre in modo bizzarro, altre ancora con colori sgargianti.

L'abitudine di amare[modifica]

Nel 1947 George scrisse di nuovo a Myra, dicendo che ora che la guerra era finita da un pezzo sarebbe dovuta tornare per sposarlo. Dall'Australia, dove s'era recata con i suoi due figli nel 1943, perché aveva là dei parenti, lei gli rispose dicendo di sentire che le loro strade erano ormai divise; non era più sicura di voler sposare George. Questi non si lasciò scoraggiare. Le inviò telegraficamente l'importo del viaggio in aereo e la pregò di andarlo a trovare. Vi andò, ma per due settimane, perché non poteva lasciar soli i ragazzi più a lungo. Disse che l'Australia le piaceva, e le piaceva il clima; quello inglese non le andava più, e pensava che l'Inghilterra, con molta probabilità, fosse ormai finita. S'era abituata, inoltre, a star lontana da Londra. E, forse, anche da George Talbot.

Note[modifica]

  1. Citato in Franco Cordelli, Doris Lessing, la scrittrice in fuga dalle ideologie, Corriere della Sera, 12 ottobre 2007, p. 57.
  2. Da L'erba canta, a cura di M. A. Saracino, La Tartaruga.
  3. Da Introduzione, traduzione di Anna Nadotti, in Qohèlet, Einaudi, Torino, 2000, p. VIII. ISBN 88-06-15180-0
  4. Da Il taccuino d'oro, traduzione di M. Serini, Feltrinelli.
  5. Citato in Lesley Hazleton, Doris Lessing on Feminism, Communism and 'Space Fiction', The New York Times, 25 luglio 1982.
  6. Da Gatti molto speciali, traduzione di Maria Antonietta Saracino, Feltrinelli, 2008.
  7. Da Il taccuino d'oro, traduzione di Marialivia Serini, Feltrinelli, 20005.

Bibliografia[modifica]

  • Doris Lessing, Il quinto figlio, traduzione di Mariagiulia Castagnone, Feltrinelli, 1988. ISBN 8807013681
  • Doris Lessing, L'abitudine di amare, traduzione di Vincenzo Mantovani, Feltrinelli, 1991. ISBN 8807811812
  • Doris Lessing, Memorie di una sopravvissuta (The Memoirs of a Survivor), traduzione di Paola Faini, Lucarini Editore, 1986.
  • Doris Lessing, Prefazione, traduzione di Raffaella Patriarca, in Sof'ja Tolstaja, I diari: 1862-1910, La Tartaruga edizioni, Milano, 2010. ISBN 978-88-7738-485-0 (Anteprima su Google Libri)

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