Ellery Queen

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Frederic Dannay (a sinistra), con James Yaffe nel 1943.

Ellery Queen è lo pseudonimo dei due cugini statunitensi, di origine ebraica, Frederic Dannay – nato Daniel Nathan ma registrato all'anagrafe come David – (1905 – 1982) e Manfred Bennington Lee – nato Manford Lepofsky ma registrato all'anagrafe come Emmanuel – (1905 – 1971), scrittori di letteratura poliziesca e creatori del personaggio che porta lo stesso nome del loro pseudonimo. Per alcuni casi è stato inoltre utilizzato lo pseudonimo di Barnaby Ross.

Citazioni di Ellery Queen[modifica]

  • Il [romanzo] poliziesco è giustizia in azione.[1]

Incipit di alcune opere[modifica]

Il caso del gatto morto[modifica]

La busta quadrata era tutta una fantasia d'inchiostro arancione su carta nera, dal che Ellery indovinò subito l'orrida provenienza. Dietro di essa si nascondeva una "spiritosa" padrona di casa, tutta denti e idee fantastiche, che spendeva a piene mani il denaro di qualche imbarazzato marito per fabbricare la migliore trappola per topi della città.
Essendo stato troppo spesso uno dei topi, Ellery fu contento che la busta fosse indirizzata alla «Signorina Nikki Porter».
— Ma perché a me nel tuo appartamento? — si stupì Nikki, voltando la busta e non trovando il mittente.
— Un deliberato insulto, — la assicurò Ellery, — da parte di una di quelle donne dal sorriso agrodolce che distruggono la reputazione d'una ragazza onesta dalla sera alla mattina. Non aprirla nemmeno. Buttala nel fuoco e rimettiamoci al lavoro.

Le indagini di Drury Lane[modifica]

La tragedia di X[modifica]

In basso, luccicante d'azzurro, c'era il fiume Hudson: una vela bianca bordeggiava mentre un tranquillo battello a vapore risaliva la corrente.
L'automobile procedeva lungo una strada stretta e tortuosa che saliva ripida. I due passeggeri si guardavano intorno. Più avanti, incorniciati da nuvole, c'erano incredibili torrette medievali, bastioni di pietra, merli, una guglia di chiesa stranamente antica la cui cuspide si innalzava al di sopra di una rigogliosissima foresta di verde.

La tragedia di Y[modifica]

In quell'interessante serata di febbraio il peschereccio d'alto mare Lavinia D, simile a un poco avvenente bulldog, rientrava dai profondi gorghi dell'Atlantico; superò il capo di Sandy Hook, ringhiò in direzione di Fort Hancock e si fece strada verso la Lower Bay, con la schiuma alla bocca e la coda ritta all'estremità posteriore. Nella stiva il pesce era scarsoo, il ponte era sporco e in gran disordine, i venti cruenti dell'Atlantico sconvolgevano ancora l'assetto del battello, e intanto l'equipaggio malediceva il capitano, il mare, i pesci, il cielo di grafite e la riva spoglia di Staten Island a babordo. Una bottiglia passava di mano in mano, e gli uomini rabbrividivano sotto le incerate punzecchiate dalla spuma.

La tragedia di Z[modifica]

Ben consapevole del fatto che la mia personale partecipazione agli avvenimenti di questa storia non potrà suscitare più che un interesse cortese e passeggero in tutti coloro che seguono le gesta del signor Drury Lane, cercherò di mettermi da parte dopo aver fornito della sottoscritta la più breve descrizione che la vanità di una donna possa consentire.

Cala la tela[modifica]

Era una barba curiosa, una barba non ortodossa, quasi umoristica. Sagomata a forma di vanga, cadeva con una bizzarra ondulazione dal mento invisibile dividendosi in due punte ben curate oltre il bordo di un colletto non meno invisibile. Nella sua successione di riccioli perfetti c'era qualcosa di femmineo e di estremamente dignitoso al tempo stesso, quasi appartenesse a una maestosa statua di Zeus. Ma a catturare l'attenzione dell'esterrefatto osservatore non era la meticolosa bellezza dei due corni villosi o la ritmiche convoluzioni dei riccioli. L'autentica meraviglia era il colore.

Quattro di cuori[modifica]

È un fatto risaputo che chiunque rimane esposto a Hollywood per più di sei settimane diventa bruscamente e incurabilmente pazzo.

Il caso dei fratelli siamesi[modifica]

La strada sembrava uscita dal forno di un gigante, simile a un lungo e serpeggiante salsicciotto di pasta malcotta steso a tornanti lungo il fianco della montagna e poi calpestato allegramente per appiattirlo. La crosta, arrostita dal sole, si era gonfiata come se uno dei suoi ingredienti fosse lievitato in ritardo; per una cinquantina di metri mostrava eruzioni degne di una focaccia di granturco integrale, poi senza alcun valido motivo, per i cinquanta metri seguenti si rattrappiva formando solchi e buche che strappavano imprecazioni agli pneumatici.

L'affare Khalkis[modifica]

Fin dall'inizio il caso Khalkis si presentò alla ribalta con una nota cupa. Cominciò, in peculiare armonia con quanto sarebbe seguito, con la morte di un vecchio.

Ventimila hanno visto[modifica]

— Per me — disse Ellery Queen — una ruota non è tale se non può girare.
— Questo puzza in modo sospetto di pragmatismo — dissi io.

Il paese del maleficio[modifica]

Il signor Queen scopre l'America
Ellery Queen stava immerso nei bagagli fino alle ginocchia, sulla banchina della stazione di Wrightsville, e pensava: "Mi par di essere un ammiraglio: l'ammiraglio Colombo".

La lampada di Dio[modifica]

Se un racconto cominciasse così: "C'era una volta, in una casetta nel bosco, un vecchio, un misantropo, che si chiamava Mayhew, un uomo bizzarro che aveva condotto nella tomba due mogli e vissuto un'esistenza miserabile: e la sua casa era chiamata da tutti la Casa Nera", se un racconto cominciasse così, dicevo, nessun lettore proverebbe un filo di emozione. Sono talmente in tanti quelli che vivono in case così!

Note[modifica]

  1. Citato in Roberto Gervaso, Ve li racconto io, Milano, Mondadori, 2006, p. 353. ISBN 88-04-54931-9

Bibliografia[modifica]

  • Ellery Queen, Il caso del gatto morto, in "La notte di Halloween", traduzione di Paola Campioli, Editori Riuniti, 1984.
  • Ellery Queen, Le indagini di Drury Lane, traduzione di Carmen Iarrera e Gianni Montanari, Mondadori, 1990.
  • Ellery Queen, Quattro di cuori, traduzione di Gianni Montanari, Mondadori, Milano, 2006.
  • Ellery Queen, Il caso dei fratelli siamesi, traduzione di Gianni Montanari, Mondadori, Milano, 2003.
  • Ellery Queen, L'affare Khalkis, traduzione di Gianni Montanari, Mondadori, Milano, 2003.
  • Ellery Queen, Ventimila hanno visto, traduzione di Gianni Montanari, Mondadori, Milano, 2004.
  • Ellery Queen, Il paese del maleficio, traduzione di Franco Cordelli, Mondadori, Milano, 2008.
  • Ellery Queen, La lampada di Dio, in "Delitti dall'Aldilà", traduzione di N.A., Mondadori, Milano, 2010.

Altri progetti[modifica]