Enrico Castelnuovo

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Enrico Castelnuovo

Enrico Castelnuovo (1839 – 1915), scrittore italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Dal primo piano alla soffitta[modifica]

Qualunque spettacolo ci fosse sul Canal Grande, s’era sicuri di veder folla in palazzo Bollati. Figuriamoci poi quanta gente s’aspettasse quella domenica 7 ottobre 1838 in cui ci doveva essere la regata in onore di S. M. Ferdinando I, venuto insieme con l’augusta consorte a beatificare di sua presenza la fedele città di Venezia.

I coniugi Varedo[modifica]

—Buona sera, Gustavo—disse la signora Valeria Inverigo, alzando gli occhi dal suo ricamo e tendendo la mano a un uomo di mezza età, di statura giusta, d'aspetto simpatico, ch'era entrato senza farsi annunziare.
—Buona Sera, Valeria. Come va?
Erano fratello e sorella, ella vedova, egli scapolo. Scambiati i saluti, l'ingegnere Gustavo Aldini si avvicinò alla stufa.—Qui si sta bene. Dai Nocera faceva un freddo….

Il fallo d'una donna onesta[modifica]

Anche quella sera, forse per la centesima volta, la Teresa Valdengo, sola nel suo salottino verde, rilesse la lettera, vecchia di circa due mesi, della sua amica Maria di Reana.
Cara Teresa mia,
Ci scriviamo di rado, ma ci vogliamo sempre bene, non è vero! Abbiamo passato tanti anni insieme, abbiamo avuto tanti sogni e tanti pensieri comuni, che, a dispetto della lontananza e del tempo, possiamo sempre fare assegnamento l'una sull'altra. Oggi son io che faccio assegnamento su te.

Il maestro di calligrafia[modifica]

IN un istituto scolastico di una città del mondo gli studenti dell'ultimo corso erano occupati nella prova scritta dell'esame di letteratura. La cosidetta sorveglianza era affidata al signor Antonino Bottaro, vecchio professore di calligrafia, che stava per abbandonare la scuola ed andare in pensione. Sorveglianza alla prova scritta vuol dir questo. Un professore, che non è quello della materia su cui si fa l'esame, rimane nella stanza, ove gli esaminandi lavorano, e invigila affinché essi non si copino i temi a vicenda, non consultino libri, non si passino carte, ecc. ecc. Naturalmente, finché non si adotti per l'esame il sistema cellulare, tutta questa roba si fa lo stesso in barba al signor professore.
[In "First Italian Readings", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897]

Il Professore Romualdo[modifica]

Il dottor Romualdo Grolli, assistente alla cattedra di matematica in una Università del regno, e dilettante di chimica nel suo privato laboratorio, sedeva una mattina del maggio 1861 davanti alla sua scrivania, intento a copiare una Memoria da leggersi nell'Accademia scientifica e letteraria della città. Il tema, enunciato in un breve preambolo, era il seguente: Determinare il volume della porzione di cono circolare retto che resta compreso tra un segmento circolare, un segmento iperbolico avente comune col circolare la corda e la parte del manto conico che la chiude.

I Moncalvo[modifica]

Arrivato a Roma la sera innanzi dopo un lungo soggiorno all'estero, Giorgio Moncalvo aveva voluto recarsi la mattina presto a Villa Borghese, ove lo chiamavano molti ricordi della sua adolescenza. Egli tornava da una grande metropoli, ricca di tutti gli agi della vita, di tutte le raffinatezze del gusto, di tutti gli strumenti del sapere, superba di recenti trofei, orgogliosa della sua civiltà prepotente e dominatrice; tornava da Berlino che a lui, spirito scientifico e indagatore, aveva offerto larghi mezzi di studio quali non può ancora offrire l'Italia. Eppure quest'Italia, non ricca, non vittoriosa, verso cui egli aveva rivolto i suoi passi con l'aria umiliata di figlio che quasi si vergogna della madre, quest'Italia lo aveva riavvinto a sè fin dal momento che, sboccando dalle gallerie del Gottardo, egli si era affacciato ai piani e ai laghi di Lombardia.

Nella lotta[modifica]

—A rivederci, signora Giulia, a rivederci, Lucilluccia mia—disse il giovine ingegnere Roberto Arconti, stendendo la mano alle due signore Dal Bono, madre e figliuola, ch'entravano in un negozio di mode nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano.
La signora Giulia fece una piccola smorfia sentendo il tono di confidenza con cui Roberto salutava la sua ragazza; pure quella smorfia finì in un sorriso, ed ella rispose—Addio, capo scarico,—mentre Lucilla non diceva nulla e si contentava di avvolgere il giovinotto in uno di quegli sguardi, che, a ventidue anni sopratutto, come ne aveva l'Arconti, penetrano fino alle midolle.

Nozze d'oro[modifica]

— Proprio non viene stasera? — disse in tono di rimprovero Angela Torralba al dottor Vignoni che s'avviava al cancello conducendo a mano la sua bicicletta.
— No — rispose il dottore — non vengo... Presto non potrei e tardi non voglio. Si preparano al suo babbo e alla sua mamma delle giornate campali, ed è bene che questa sera si corichino prima del solito.
— Persuaderli! — sospirò l'Angela. — Dormono così poco.
— Non importa... Riposeranno almeno... E farebbe bene a riposare anche lei.
Ella si strinse nelle spalle. — Io?... Se la fatica mi giova!

Sotto l'ombrello[modifica]

Mancavano ancora più di tre chilometri per arrivare alla villa quando cominciò a piovere.
La signora Susanna guardò in alto, allungò il braccio e ricevette le prime goccie sul dorso della mano e sulla faccia. Poi disse a suo nipote ch'era un ragazzo tra i quattordici e i quindici anni:—Ferruccio, va in due salti laggiù dalla vecchia Marta; ella avrà forse da prestarci un ombrello. Tu, Cecilia, resta qui.... Non faresti che inzaccherarti tutta.
[In "First Italian Readings", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897]

Una notte infernale[modifica]

Figuriamoci tre piccole stazioni ferroviarie disposte nell'ordine seguente: X, Y, Z. Mi par già di sentirmi chiedere: o che si tratta d'una equazione a tre incognite? No, l'algebra non c'entra per nulla, ma quelle tre lettere opache fanno benissimo al caso mio.
[In "First Italian Readings", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897]

Un naufragio[modifica]

Ci trovavamo (quindici o venti passeggieri di prima classe) sul ponte d'uno de' più bei piroscafi del Florio, durante la traversata da Livorno a Genova.
Il sole era appena tramontato, ma l'occidente era ancora pieno di luce; spirava una brezza tepida e soave. Gli uomini fumavano; le signore contemplavano il cielo lontano e il mare tranquillo; due sposi si guardavano teneramente negli occhi.
[In "First Italian Readings", a cura di Benjamin Lester Bowen, D. C. Heath & Co., 1897]

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]