Enzo Cheli

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Enzo Cheli e l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Enzo Cheli (1934 – vivente), giurista e accademico italiano.

Citazioni di Enzo Cheli[modifica]

  • Nei primi 12 articoli [della Costituzione] c'è la base dell'impianto, ma dentro la Carta ci sono altri pricipi supremi che guidano e mostrano cosa è intoccabile e da mantenere. Come l'articolo 139 che vieta di cambiare la forma repubblicana. Princpio che deroga all'articola 138 e quindi a possibili modifiche. Ma si pensi anche all'articolo 49 sulla pluralità dei partiti politici.[1]
  • Le Costituzioni sono congegni delicati che vanno trattati con molta cura, dal momento che servono a tenere unito il tessuto sociale di un Paese per un lungo arco di tempo, impegnando non una, ma più generazioni. Per questo si dice che le Costituzioni, più che nella politica, affondano le loro radici nella storia delle società che sono chiamate a regolare.[2]
  • Le Costituzioni, dal momento che sono destinate a definire, oltre che le basi della convivenza sociale, anche le regole fondamentali del gioco politico, per reggere la prova del tempo devono risultare condivise se non da tutti quanto meno dal numero più alto possibile dei giocatori in campo.[2]
  • L'argomento, oggi molto diffuso, che dopo trent'anni di tentativi falliti, una riforma -buona o cattiva che sia- va comunque fatta, non è un buon argomento se applicato a una Costituzione, dal momento che le Costituzione valgono per il loro radicamento nel tempo e male si adattano a esperimenti poco ponderati o a prove di forza condotte per finalità di politica contingente.[3]
  • Dei 28 referendum richiesti dal '97 ad oggi, solo 4 hanno superato la soglia del 50% più uno richiesto dalla Costituzione. [«Perchè?»] Innanzitutto, per la crescita dell'astensionismo, m anche perchè molto spesso i referendum proposti interessavano quesiti tecnici e tematiche di interesse parziale o addirittura molto parziale della popolazione.[4]
  • [«Ha senso ricorrere ancora al referendum?»] Sulle grandi questioni senz'altro sì. [Con la riforma Renzi-Boschi] alle regole attuali, quindi 500.000 firme quorum del 50% più uno degli elettori, si affianca un altro canale che prevede referendum chiesti da 800.000 elettori con quorum ridotto alla metà più uno dei votanti alle elezioni politiche precedenti.[4]
  • [Sul ddl Renzi-Boschi] Io non penso all'elezione diretta [dei senatori], perché una cosa buona di questo testo è la fiducia accordata al Governo solo dalla Camera. Piuttosto, mi lascia perplesso la doppia funzione, non retribuita, dei consiglieri regionali che faranno anche i Senatori... Questo modello non funziona perché i consiglieri-senatori finiranno per fare male l'uno e l'altro mestiere. Anche perchè le competenze del Senato sono aumentate dopo il passaggio alla Camera.[5]
  • Sulla retribuzione bisogna essere chiari: quando di parla di istituzioni non si può mica ridurre tutto alla logica dei costi.[5]

Citato in Taglio parlamentari e referendum, la doppia "sconfitta" di Governo e Lega

Di Federico Ferraù, ilsussidiario.net, 4 ottobre 2019

  • Andrebbe messo in Costituzione il divieto di fare leggi elettorali nell'ultimo anno di vita delle Camere.
  • Quando la Costituente scelse il regime parlamentare, introdusse subito delle correzioni per evitare gli eccessi dell'assemblearismo. E queste correzioni sono due: i poteri particolari, non formali, che sono affidati al Capo dello Stato, e la presenza di una Corte costituzionale che ha il controllo sulle leggi del Parlamento.
  • [«Il nostro parlamentarismo è in grado di far fronte alle nuove sfide poste dalla globalizzazione, dai mercati e dall'Unione Europea?»] Tutto dipende dalla qualità delle persone che esercitano i poteri e dal livello culturale e del senso di appartenenza democratica che un paese ha. Molto spesso il malfunzionamento non va attribuito al modello, ma agli uomini che non sanno usare le istituzioni che possiedono.
  • [«Se la sentirebbe di dare un voto a questa classe politica?»] Salvo poche eccezioni è assolutamente insufficiente.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Stefania Piras, Cheli: salvaguardare il pluralismo dei partiti, il Messaggero, 28 dicembre 2017.
  2. a b Da Che cosa significa cambiare una Costituzione, Il Mulino, 4/2016, p. 622.
  3. Da La riforma può aggravare i nostri difetti costotuzionali, Corriere della Sera, 12 giugno 2016, p. 24.
  4. a b Dall'intervista di Diodato Pirone, Il quesito troppo tecnico, difficle,interessi i cittadini, il Messaggero, 15 aprile 2016, p. 5.
  5. a b Dall'intervista di Dino Martirano, Cheli: la riforma costituzionale? Si può cambiare ogni articolo. I consiglieri-senatori non vanno, Corriere della Sera, 1º maggio 2015, p. 16.

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