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Ermanno Rea

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Ermanno Rea (1927 – 2016), scrittore, giornalista e fotografo italiano.

Citazioni di Ermanno Rea[modifica]

  • Affidare a un pool di intelligenze il progetto di un nuovo sviluppo, la mappatura dei problemi aperti, la speranza di mobilitazione delle coscienze, il compito di elaborare una prospettiva di futuro. Napoli è una città che non conosce se stessa.[1]
  • Antonio Bassolino è il nuovo sindaco di Napoli. La città ha detto no alla nipote del duce, Alessandra Mussolini, che comunque esce dalla piazza non proprio polverizzata, con il 44,4 per cento dei voti che poca cosa non è.
    Ma che importa? Il dettaglio appartiene alla cronaca; l'evento alla storia. Un ciclo si chiude anche per questa città (si è chiuso per la verità già da tempo con il crollo di tutto un ceto dirigente e di un'impalcatura di potere) e noi, figli della guerra fredda, diventiamo archeologia.[2]
  • Chi semina vento raccoglie tempesta, sostiene il proverbio. A Napoli il vento fu seminato ancora prima dell'ultimo conflitto mondiale, quando la città fu chiamata a garantire col sacrificio del proprio mare e del proprio porto, insomma con la rinuncia a ogni forma di sviluppo possibile, i perversi equilibri della guerra fredda nell'area sud-europea.[3]
  • Federico Caffè facendo perdere le tracce di sé ha lasciato un'incognita. È stato bravo a disegnare la sua eclissi. Oggi noi lo ricordiamo per questa ragione. Scoprirne anche solo le ossa ce lo farebbe seppellire definitivamente.[4]
  • La fotografia è stata per me una grande passione, breve ma intensa.[5]
  • Nel 1863, raccontava frattanto il professore, i soldati piemontesi entrarono con i fucili spianati nelle officine di Pietrarsa, affollate da lavoratori inermi che scioperavano in difesa del salario e del posto di lavoro, uccidendone non so quanti. Una carneficina di cui nessuno sa niente e della quale ormai si va perdendo perfino il ricordo. Altrove, quei morti, avrebbero mobilitato poeti, scrittori, pittori, politici, giornalisti, storici.
    Non trovate incredibile che questo episodio tenda addirittura a scomparire dalla memoria collettiva della città, a essere inghiottito dal pozzo dell'oblio generale? Una metropoli senza passato, potremmo definirla, senza storia. [...] I trenta-quarantamila operai censiti da qualche sporadica statistica d'epoca non hanno neppure il peso sociale corrispondente a quello numerico. Insomma non contano, non hanno riconoscimento.[6]

Incipit di alcune opere[modifica]

Fuochi fiammanti a un'hora di notte[modifica]

L'Isola un tempo era infestata dai pirati, dice Martino.[7]

La dismissione[modifica]

"L'espressione malinconica dei tuoi occhi, la tua aria tra rassegnata e distratta, i tuoi gesti molli... ecco un buon punto di partenza. Che cosa c'è dentro di te in questo inizio avanzato di millennio?" Bella domanda per cominciare un libro.[7]

Note[modifica]

  1. Citato in Paolo di Stefano, Ermanno Rea, utopie e sconfitte, Corriere.it, 24 gennaio 2011.
  2. Da Mistero napoletano, Einaudi, 1995, p. 132.
  3. Dalla introduzione a Rosso Napoli, BUR, 2009.
  4. Citato in Adnkronos News, 14 aprile 2012
  5. Da 1960. Io reporter, Feltrinelli, 2012.
  6. Da La dismissione, Feltrinelli, Milano, 2014, p. 68. ISBN 9788858816516
  7. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

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