Federico Caffè

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Federico Caffè

Federico Caffè (1914 – 1987), economista italiano.

  • Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assillo dei riequilibri contabili. (da Un salto nel voto, MicroMega, febbraio 2013, p. 1)
  • Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori in un quadro istituzionale che di fatto consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere che vincolano l'attività produttiva reale dei vari settori agricoli industriali, di intermediazione commerciale e la concreta licenza di espropriare l'altrui risparmio che esiste per i mercati finanziari. (dal Giornale degli economisti, 1971; citato in Marcello De Cecco, Roberta Carlini, Alla radice della crisi, il manifesto, 5 dicembre 2008)

Lezioni di politica economica[modifica]

  • La politica economica è quella parte della scienza economica che usa le conoscenze dell'analisi teorica come guida per l'azione pratica.
  • Poiché il mercato è una creazione umana, l'intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio. Non si può non prendere atto di un recente riflusso neoliberista, ma è difficile individuarvi un apporto intellettuale innovatore. [...] i limiti intrinseci all'operare dell'economia di mercato, anche nell'ipotesi eroica che essa funzioni in condizioni perfettamente concorrenziali. È molto frequente nelle discussioni correnti rilevare un'insistenza metodica sui vantaggi operativi del sistema mercato, e magari su tutto ciò che ne intralci lo "spontaneo" meccanismo, senza alcuna contestuale avvertenza sui connaturali difetti del meccanismo stesso. (p. 38)

Scritti quotidiani[modifica]

  • Possibile che, in questo paese, si debba essere d'avviso che prezzi politici, razionamenti, controlli diretti, contingentamenti, noti siano strumenti da utilizzare ai fini di una manovra composita della politica economica? Di certo, l'adozione di misure del genere confida sulla cooperazione di un consapevole spirito pubblico. Ma se lo scetticismo sull'imperativo dello spirito pubblico, che ha indubbiamente matrici più calviniste che cattoliche, è ben comprensibile in taluni ambienti, stupisce che non si facciano energici sostenitori di un maggior uso dei controlli diretti gli ambienti sindacali. Purtroppo, anche in questi ambienti, l'adesione, quando vi sia, è più di facciata che originata da un sincero e combattivo convincimento. (8 aprile 1981: p. 44)
  • Quali che siano le ragioni del disavanzo della bilancia dei pagamenti (il rincaro delle materie prime, l'altrui protezionismo, i movimenti illegali di capitali) è sempre il costo del lavoro il grande imputato e la causa ultima cui viene ricondotta, nel nostro paese, la carenza di competitività. (20 maggio 1981: p. 49)
  • Ma, in verità, senza affrontare livelli più approfonditi di indagine, il semplice buon senso dovrebbe far comprendere che, in un mondo e in una economia di oligopoli, la borsa non può che esserne il riflesso. Cercarvi, quindi, un vigore e una funzionalità di tipo concorreziale costituisce una contraddizione in termini. (15 luglio 1981: p. 58)
  • Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane. (15 ottobre 1981: p. 65)
  • Il riformista è ben consapevole di essere costantemente deriso da chi prospetta future palingenesi, soprattutto per il fatto che queste sono vaghe, dai contorni indefiniti e si riassumono, generalmente, in una formula che non si sa bene cosa voglia dire, ma che ha il pregio di un magico effetto di richiamo. (29 gennaio 1982: p. 81)
  • E la burocrazia tradizionale ha bisogno non di profeti dello «sfascio», ma di artefici della tempra di un Riccardo Bianchi o di un Meuccio Ruini, creatori o ricostruttori di apparati efficienti, in quanto non ignoravano che il primo dovere di chi amministra, nei confronti dei dipendenti, è di esserne il responsabile, non il denigratore. (12 gennaio 1984: p. 99)
  • Il capitalismo maturo, al pari di quello originario, poggia su sofferenze umane non contabilizzate, ma non per questo meno frustranti e degradanti. (21 febbraio 1985: p. 106)
  • Paradigma dell'economista è non spacciarsi da profeta. (dall'intervista del 23 maggio 1982: p. 133)
  • L'economista è il fiduciario di una civiltà possibile e se gli interessi costituiti prevalgono sulle idee, tuttavia l'economista deve stare attento alle idee. (dall'intervista del 30 maggio 1985: p. 145)
  • Uno degli indici più preoccupanti dell'accrescersi, nel nostro Paese, della situazione di "regime" è costituito dall'aggravarsi del conformismo dell'informazione: con particolare riguardo a quella economica.

Citazioni su Federico Caffè[modifica]

  • Il problema per me adesso è che potrei anche spiegarti l’economia alternativa degli anni ’80, ’90 e 2000, ma a che pro? Furono voci isolate, ignorate, che gli studenti delle università, che i tecnocrati che contano al potere e che i politici non hanno mai sentito. Cosa vuoi che conti se ti parlo di Roncaglia, Dutt, Kregel, Lee, Dilard, Caffè, Meek, Parguez, Mosler? (Paolo Barnard)

Bibliografia[modifica]

  • Federico Caffè, Scritti quotidiani (articoli pubblicati ne il manifesto), a cura di Roberta Carlini, Manifestolibri, 2007. ISBN 9788872854914

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