Eva Kühn

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Eva Kühn (1880 – 1961), scrittrice, saggista e traduttrice russa.

Prefazione a Il pensiero religioso e filosofico di F. Dostoievsky[modifica]

  • Il «debole» di Dostoievsky, e Dostoievsky il debole, sono appunto di quelli che, coscienti della loro debolezza e stanchezza, si rivolgono con umiltà all'Unica sorgente di forza, a Colui che ha detto: «La mia forza è potente nei deboli»: e questa forza trasfigura i deboli in eroi. Eroi sono la povera prostituta Sonia nel Delitto e Castigo, l'Alioscia nei Fratelli Karamasoff; il principe Mischkine, il povero idiota; il padre dell'Adolescente, questo umile contadino colla sua vita vivente; il piccolo Iliuscia che vendica l'onore del padre; e poi tanti, tanti altri, un esercito vittorioso di forti. (p. 4)
  • Trovare il Cristo non significa dichiararsi cattolico, protestante, ecc., andare in chiesa, comunicarsi, ecc. Vi sono anime che sentono il bisogno delle preghiere comuni, della comunicazione reciproca della loro gioia interna — per loro la Chiesa è necessaria, ma non è questo il più importante. L'importante è di essere stato colpito dalla superiorità, dalla bellezza della personalità di Gesù di Nazaret, come essa è fissata per l'eternità nel suo Vangelo dai suoi discepoli; avere sempre davanti agli occhi spirituali l'imagine di questa personalità, perdersi in questa imagine invece di specchiarsi nel proprio misero «io» cercare di rassomigliarle sempre più nelle sue grandi linee come sono tracciate nei vangeli dei discepoli.
    Quali sono queste linee fondamentali?
    «Io vi dico in verità se non siete mutati e non divenite come i piccoli fanciulli, voi non entrerete punto nel regno dei Cieli», disse Gesù. (pp. 4-5)
  • I suoi eroi favoriti hanno tutti la purezza, l'incoscienza dei bambini, quella incoscienza e quella sincerità che, secondo Carlyle, è la prima qualità di ogni «eroe» cioè di ogni genio; essi sono tutti single-minded, bella parola inglese che non ha un equivalente nella lingua italiana e che significa lo sforzo dell'anima di riunire tutte le forze verso una sola mèta. (p. 5)
  • Dostoievsky era il vero tipo del filosofo, se non diamo a questa parola un significato tecnico e pressoché esterno, ma intendiamo l'uomo col sentimento intenso e costante del mistero della vita. È nella posizione e nella formulazione dei problemi che prima di tutto si vede se un uomo è filosofo o no. [...] Nel Sogno di un uomo ridicolo vi è tutta l'intuizione della filosofia kantiana; le sue opere sono illustrazioni per la filosofia schopenhaueriana e nietzschiana. È appunto grazie a questa mente lucida, filosofica, che Dostoievsky non è diventato dogmatico, benché sia stato credente. Egli è morto col quesito sulle labbra. In lui poi il pensiero filosofico non era riflessione fredda, giacché s'innalzava fino a diventare un sentimento, il sentimento il più potente, che determinava tutto il resto. (p. 6)
  • Dostoievsky unisce in sé i due atteggiamenti del Cristo verso la vita: la più profonda tristezza per il male nel mondo e la più sublime gioia, perché non perdeva mai di vista lo sfondo dell'infinito, dell'«armonia universale», colla fede salda che essa sarà «l'ultimo accordo dell'universo». (p. 8)

Incipit di Enrico D. Thoreau e la sua religione naturale[modifica]

Alcuni anni fa un amico mi presentò un giorno un piccolo libro che Leone Tolstoy gli aveva dato colle parole seguenti: «Legga questo libro, è davvero meraviglioso».
Non solo l'apprezzamento di un'autorità come Tolstoy, ma già il titolo stesso di questo opuscolo m'avrebbe indotto a leggerlo: «Un tentativo di semplificare la vita» di Enrico Thoreau, ecco, come il traduttore russo aveva chiamato una scelta di pensieri dello scrittore americano.

[Eva Kühn-Amendola, Enrico D. Thoreau e la sua religione naturale, in Rassegna contemporanea, anno VII, serie II, fascicolo IX, 10 maggio 1914.]

Bibliografia[modifica]

  • Eva Amendola, Il pensiero religioso e filosofico di F. Dostoievsky, Libreria ed. "Bilychnis", Roma, 1917.

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