Felice Ippolito

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Felice Ippolito (1915 – 1997), scrittore, geologo, ingegnere, e professore universitario italiano.

La politica del CNEN[modifica]

Incipit[modifica]

A coloro di cultura non tecnica che intendano avvicinarsi ai problemi dell'energia nucleare si richiede una conoscenza specifica, anche se ovviamente limitata alle linee essenziali, degli aspetti peculiari di una materia che difficilmente trova analogie negli altri settori tecnologici moderni. Significativa, a tal proposito, è l'attribuzione degli appellativi «tradizionale» o «convenzionale» a settori e a tecniche aggiornatissime e tuttora pienamente valide, qualora vengano in considerazione nel loro contrapposto al settore e alle tecniche nucleari.

Citazioni[modifica]

  • Non dirò cosa nuova per nessuno avvertendo che il maggior problema tecnico creato dall'impiego pacifico dell'energia nucleare è quello derivante dal pericolo di contaminazione radioattiva tanto del personale, quanto, in caso di incidenti, dei territori circostanti e delle popolazioni che vi dimorano. (p. 15)
  • Allorché si parla di energia nucleare si pensa a varie applicazioni pratiche di questa nuova fonte energetica: applicazioni alla ingegneria, alla medicina, all'industria e, infine, alla produzione di energia elettrica. (p. 78)
  • L'ambiente fisico del Mezzogiorno d'Italia costituisce, per ragioni geografiche e geologiche, il presupposto naturale di quel complesso di problemi economici e sociali sinteticamente indicati con l'espressione «questione meridionale». Fin da quando, sullo scorcio del secolo scorso, una serie di insigni meridionalisti, tra i quali emerge Giustino Fortunato, affrontò lo studio sulla «questione», venne dissolta la leggenda di un Mezzogiorno ricco e altamente produttivo, perché difatti, dietro le cortine ubertose della Terra di lavoro o della Conca d'oro, si succedono montagne aspre e dirute, terreni secchi e franosi, poggianti su di un sottosuolo povero di risorse naturali, energetiche o minerarie. (p. 119)
  • Il ruolo, cui l'energia nucleare sarà chiamata nell'economia del Mezzogiorno, è fondamentale, perché essa, mettendo a disposizione in un futuro ormai prossimo quantitativi di energia notevoli a basso prezzo e senza aggravi notevoli per la bilancia dei pagamenti, permetterà di avviare a definitiva soluzione la «questione meridionale» e consentirà l'inserimento del Mezzogiorno nella più vasta comunità italiana ed europea, in condizioni di parità. Perché se il Mezzogiorno è povero di risorse naturali, energetiche e minerarie, mediante l'energia nucleare esso potrà e dovrà crearsi un'industria, segnatamente produttrice di beni di consumo e, attraverso un programma pianificato a lunga scadenza, potrà inserirsi nello sforzo produttivo dell'Europa riscattando il proprio peccato d'origine. Quando ciò sarà realizzato, se avremo le capacità e la disciplina di realizzarlo, potremo dire che il genio dell'uomo avrà vinto una grande battaglia contro le forze avverse della natura e allora finalmente «Cristo non si è fermato a Eboli».[1] (p. 142)

Note[modifica]

  1. Cfr. Carlo Levi.

Bibliografia[modifica]

  • Felice Ippolito, La politica del CNEN, Il Saggiatore, Milano, 1965.

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