Ferruccio Macola

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Ferruccio Macola

Ferruccio Macola (1861 – 1910), giornalista e politico italiano.

  • [Sul trasporto degli emigranti italiani all'estero] Scesi nel corridoio. Dio mio! Quale tanfo! C'era da perdere il respiro. Figuratevi cinquecento persone ammassate in uno spazio di altrettanti metri cubi d'aria, con una ventilazione insufficiente nelle condizioni normali, più insufficiente allora, perchè gli hoblots a murata del corridoio inferiore erano rasenti alla linea d'acqua, e col mare agitato non si potevano aprire. L'aria entrava solamente dai boccaporti aiutata da qualche mobile tromba a vento di tela, che le raffiche sbattevano violentemente, strozzando a tratto l'orificio benefico che portava quel refrigerio di frescura. E quando, come in certi piroscafi dove lo spardek sostituisce la murata, si devono chiudere i boccaporti col mare grosso per non inondare le stive di acqua? Io inorridivo, mentre il sudore mi colava da tutti i pori, allargati quasi istantaneamente in quella temperatura asfissiante e corrotta. Intendiamoci bene; capisco perfettamente che le esigenze dello spazio a bordo fanno misurare a tutti l'aria a dispetto degli igienisti e delle regole più elementari; ma anche le esigenze devono avere il loro limite ; e io spero di poter dimostrare, che si potrebbe diminuire di un quarto, per esempio, la quantità del carico umano a bordo, senza offendere gl'interessi delle Società oneste di navigazione.[1]
  • [Sulle morti che avvengono a bordo durante la traversata] Ora quale è la causa prima di questo eccidio, il quale non teme statistiche, che lo denuncino, ne giornali che lo deplorino, nè filantropi che piangano, perchè i morti non parlano, mentre la ignoranza più crassa garantisce dalle indiscrezioni dei vivi? È il soverchio ammassamento, che fa dei piroscafi nazionali non trasporti di passeggieri, ma trasporti di carne umana. L'uomo vien considerato merce che va stivata diligentemente, fin nelle ultime frazioni di metro cubo, che la stazzatura rende disponibili a bordo. Che poi la merce così trasportata presenti qualche avaria, poco importa; l'essenziale è che il carico sia a bordo, e che si possa dimostrare in qualunque caso, che si è fatto il possibile per conservarlo sano; di qui il tocca-sano del medico, che naviga cogli emigranti! Ho sentito io il cavaliere Avellone (uno dei più seri e colti ufficiali della nostra marina, comandante il Provana, cannoniera destinata di stazione nel Sud-America) dire al nostro console a Rio Janeiro che a bordo del Re Umberto della Navigazione italo-brasiliana, dopo una inchiesta d'ufficio ordinata per abusi denunziati, era risultato che a bordo gli emigranti potevano disporre per muoversi, sdraiarsi e vivere, infine, di 66 decimetri quadrati; poco più di uno dei nostri giornali spiegati.[1]

Note[modifica]

  1. a b Da L'Europa alla conquista dell'America Latina. Citato da Edoardo Pantano nella 1a Tornata del 3 giugno 1896 della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).

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