Fleur Jaeggy

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Fleur Jaeggy (1940 – vivente), scrittrice svizzera.

  • [Sulla Sicilia] È una terra che amo moltissimo e in cui non mi stancherò mai di tornare.[1]
  • In tutto io sono spinta verso la brevità. Per me è importante il ritmo: quando rileggo ciò che ho appena scritto, lo faccio a voce alta. E se il ritmo s'inceppa, vuol dire che qualcosa non va. Quando scrivo, ascolto moltissima musica. Lieder soprattutto: Das knaben wunderhorn di Mahler, e poi Schumann, Wolf. La mia macchina da scrivere è circondata di compact. È una Hermes, bellissima anche nel nome. Mi accompagna da così tanto tempo, e sono preoccupata perché i nastri non si trovano più. Ne ho una scorta, e mi piace pensare che bastino per gli anni di scrittura che ancora mi rimangono. Che finirò di scrivere quando l'ultimo nastro avrà l'inchiostro consumato.[2]
  • Ogni tanto penso: forse io ho un lato siciliano. Chi lo sa? Poi però comincio a pensare alla mia famiglia. Di siciliano non ho proprio nulla. Strano... Ho una grande affinità. Mi trovo molto bene.[1]
  • Palermo mi piace moltissimo. È una città splendida...gli alberi...Hanno anche un orto botanico che ho visto anni fa, meraviglioso. Ho visto un paio di volte la sala di Serpotta. Lo trovo magnifico. Queste statue sono di una tale eleganza! Sono tra le donne più belle del mondo, si potrebbe dire. Son bellissime.[1]
  • Una volta pensavo che fossero i tasti a suggerire le parole. Nella mia vita ci sono quelli della macchina da scrivere. E quelli del pianoforte. L'ho studiato da bambina, obbligata dalla monache: andavo a lezione ma non mi esercitavo. Suono soprattutto la sera, è come meditare. Il pensiero se ne va.[2]

Note[modifica]

  1. a b c Dall'intervista Fleur Jaeggy: "Sciascia e il mio amore per la Sicilia", Repubblica.it, 8 agosto 2015.
  2. a b Dall'intervista Fleur Jaeggy: "Musica e macchina da scrivere per dare ritmo ai miei libri", Repubblica.it, 6 febbraio 2015.

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